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Paga e taci, vecchiaccia…

1 settembre 2012

Nei giorni scorsi ho letto sul quotidiano on line l’Inkiesta un articolo inquietante, a cominciare dalla foto della vecchietta zombie/vampiro che non mi va di riprodurre qui sul blog.

Il tema è di estrema attualità, anche e soprattutto per la nostra provincia, tra le più vecchie (un tempo, quando non c’era la crisi, si diceva longeve, in positivo) e assistite del Paese. In sostanza: siamo un Paese non solo di anziani, ma di anziani ricchi: nel senso che l’elevato risparmio privato del Paese (quello che i nostri politici offrono in garanzia all’Europa, a fronte dell’enorme debito pubblico, per intenderci) è in realtà per lo più nelle mani delle generazioni dai sessant’anni in su, fino ai novantenni più o meno arzilli. I cinquantenni di oggi sono già mediamente più poveri dei loro padri, e naturalmente stendiamo un velo pietoso sulle generazioni dai 40 in giù, che galleggiano nella precarietà, nell’abusivato, nell’incertezza sul futuro.

L’articolo, però, firmato da un signore che non conosco, ma che “butta lì” in calce al pezzo 7 righe di qualifica (sintomo quasi sempre di insicurezza e scarsa autostima, secondo me) è interessante per il suo “taglio” aberrante. Leggetelo. Descrive gli anziani italiani di oggi (gente che in genere è uscita in braghe di tela e scarpe bucate dalla seconda guerra mondiale, ed è partita da zero) come fossero vampiri gretti e insensibili, carogne che non vogliono più schiattare, e men che meno “mollare l’osso”, ossia il malloppo a figli quaranta cinquantenni e giovani schiere di nipoti. E’ vero, mantengono in piedi tutta la famiglia, ma sotto sotto accampano pretese, e apriti cielo se “per mandare il nipotino in Inghilterra, il nonno dovrà razionarsi la badante o, sacrilegio, vendere la casa di proprietà”.

Vendere la casa per mandare il nipotino in Inghilterra, capito? Ma quanto sole ha preso nelle scorse settimane questo prof. Persico? Mah….però dall’analisi emerge una forma mentis interessante. La generazione uscita povera dal dopoguerra, e arricchitasi (sia chiaro: in un Paese in grande espansione, in cui chi aveva voglia di darsi da fare aveva enormi spazi in tutti i settori, ecc ecc..) con decenni e decenni di duro lavoro, e certo magari anche di evasione fiscale, oggi dovrebbe pagare e tacere (schiattare no però, finché l’Inps paga generose pensioni, accompagnamenti ecc…) , investendo sulla formazione non dei figli (già fatto, a suo tempo) ma dei nipoti che i figli hanno messo al mondo.

Non so se esista un altro Paese al mondo che ragiona così, mi piacerebbe scoprirlo. So che qualche grave errore, i settanta ottantenni di oggi che si ritrovano sulle spalle famiglie del genere, lo hanno commesso di sicuro.

E. G.

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Categorie:In primo piano
  1. Graziella (gzl)
    1 settembre 2012 alle 09:13

    ….è però i vecchiacci (mi ci inserisco anch’io) , oggi “restituiscono” ciò che lo Stato (quella componente composta dai parassiti ed incapaci ) prima ha dato per diritto ottenuto da ciascuno di noi col lavoro eppoi piano piano ha tolto perchè lo Stato ha pensato bene di tenersi tutti i diritti di godimento per se stesso. Noi “vecchiacci” stiamo sostenendo spese mediche a pagamento per noi , per i nostri figli e nipoti per evitare attese. Noi “vecchiacchi” contribuiamo a incentivare stipendi non più al passo dell’evento Monti , dei nostri giovani per riuscire a sostenere gli alti costi NON DEL SUPERFLUO , ma del necessario. Noi “vecchiacci” lasceremo una casa di proprietà ottenuta con lavoro, risparmio e uno Stato un tempo meno famelico, corrotto, sprecone, bugiardo,…e qualcosina d’altro se lo Stato non ce lo mangerà in qualche modo. Quindi le pensioni , i risparmi , i beni dei “vecchiacci” oggi vengono restituiti ai propri giovani causa il maltolto che i giovani stanno subendo dallo Stato incapace di governare il paese….uno Stato che da tempo non rispetta neppure la sua Carta Costituzionale.

  2. 1 settembre 2012 alle 09:29

    Pensare che da noi, in Russia, stanno lanciando un programma, in 45 regioni del paese, operativo, probabilmente, alla fine del 2012, per l’alfabetizzazione informatica degli anziani. Mi ha molto colpito un bellissimo articolo di una giornalista russa che racconta “l’assalto alla rete” da parte di una nutrita pattuglia di blogger over 70, con migliaia di contatti in rete; da qui, queste persone, vissute nelle epoche peggiori del nostro grande paese, riescono a riappropriarsi di quel ruolo che, atavicamente, gli anziani hanno sempre esercitato in tutte le culture del mondo. Loro era il compito di guidare e consigliare i giovani, forti della saggezza maturata con l’esperienza di una vita, compito dal quale furono esautorati, a metà del secolo scorso, dalle parodie democratico-consumistiche, ma anche da quelle totalitarie, che imperversarono per tutto il 900 e che trascinano i loro effetti ancora oggi. Pensare che le teorie di questo signore, invece di essere bisbigliate nel chiuso di una stanza imbottita ad un signore dal camice bianco, vengano raccontate, magari dall’alto di uno scranno universitario, a giovani studenti ignari, fidando sul “principio di autorità”, mi fa torcere le budella. Nell’articolo di cui parlavo sopra si parla, ad esempio, di Dmitri Lomonosov, che a 87 anni è il più vecchio blogger russo della rete. Lui racconta della seconda guerra mondiale e ha circa 2000 contatti; alcuni tra questi, tra l’altro, gli hanno trovato una foto del medico italiano che gli salvò la vita e l’indirizzo della fattoria prussiana dove lavorò un tempo e dove lui progetta di fare un viaggio. Ci sono altre blogger in età, che cercano di aprire gli occhi dei giovani russi, loro “nipoti” virtuali, sui pericoli della civiltà consumistica odierna, in particolare sulle trappole del nazionalismo e del dio denaro, rappresentati dalla politica e dalle oligarchie economiche (….anche da voi). Penso che loro, come i tanti Nonni Italiani, che tanto fanno, anche economicamente, per sostenere le famiglie dei loro figli, non si meritano le ingenerose accuse di questo signore, disturbato gravemente, e non pensano sicuramente a mandare i nipoti in Inghilterra….. a loro basta contribuire, con parole e fatti, a che abbiano una esistenza dignitosa con la garanzia dei più elementari diritti, sanciti anche dalla “dichiarazione dei diritti del fanciullo”, che tanti politici, anche del vostro territorio spesso dimenticano

  3. il Principe
    1 settembre 2012 alle 09:31

    ‘o pisce (persico) puzza int’ a capa

  4. Maurizio Fava
    1 settembre 2012 alle 10:04

    se questi sono i professori…
    ecco spiegato perchè i gravissimi problemi che la politica inetta ha messo fittiziamente in mano loro resteranno irrisolti.
    Se si accusa di furti e malversazione, e di egoismo, la generazione che partendo dalle macerie del fascismo ha lavorato duramente (non parlo dei politici, parlo dei cittadini) e ha fatto grandi sacrifici per risollevare il Paese, spesso facendo l’emigrante e il paria in luoghi ostili pur di mandare a casa le “rimesse in valuta” che hanno portato l’Italia tra le prime sei economie mondiali come minimo si sbaglia mira.
    Credo lo si faccia in malafede, per parare il culo ai veri responsabili del disastro: quelli che di quei sacrifici e di quei risparmi si sono appropriati ad uso personale senza avere ne titoli ne’ capacità. Gente da 20 mila euro\mese senza aver mai lavorato, gente da vitalizi da migliaia di euro\mese lucrati solo per aver precedentemente RUBATO quei ventimila euro al mese.
    E non ci dica, il signor Persico, che aver votato per quella che oggi sappiamo essere la CASTA è una colpa di quei cittadini.
    Se l’apparato informativo (colluso e controllato dai medesimi malfattori di cui sopra) non fa il suo dovere di informare,. ma crea solo abili cortine fumogene per coprire i delinquenti di stato, molte persone occupate a lavorare e pagare tasse, oltre che a mantenere generazioni di figli di papà, potrebbero credere a quello che gli si racconta. E lo hanno fatto. Molti lo stanno ancora facendo.
    Se una colpa si può addebitare alle generazioni mature di oggi, è quella di aver protetto troppo i figli, di averli cresciuti nella bambagia e nel nepotismo, e di non avergli dato un sano calcio in culo al momento giusto.
    Ora non sarebbero costretti a doverli ancora mantenere, magari dopo essere stati espropriati dai sedicenti “professori” e dai loro protettori politici di quei diritti (pensioni, tutela sanitaria) che per tutta la vita si sono pagati col loro sudore e a cui avrebbero sacrosanto diritto, se i “professori” e i loro mandanti politici non se li fossero MANGIATI.
    Io di anni ne ho 54, lavoro da quando ne avevo 8, nessuno mi ha mai regalato nulla ma a quelli come persico e compari politici (che si guardano bene di mollare l’osso che stanno spolpando da decenni) forse non basta.

  5. Rael
    1 settembre 2012 alle 11:22

    Come implode un qualsiasi sistema? Che nel caso specifico di un sistema sociale è bene dire “come involve?”. Così, Signori e Signore. Proprio così. Il sistema che si è avvitato su forme di deupaperazione delle proprie vere risorse in nome di una crescita “perpetua” – percorso di per sè già folle a meno che non si sia in presenza di risorse infinite, ma a tutti inculcato come unica radiosa strada per l’avvenire anche grazie al fatto che si è innalzata l’ignoranza, l’incapacità e la distosione del reale in finta istruzione, finta preparazione e finta responsabilità con una sorta di operazione alchemico-culturale straordinariamente avvenuta al contrario – paradossalmente non può fare altro che continuare a individuare nuove forme di distruzione di pezzi di se stesso per mantenersi in vita. Un cane che si morde la coda. Ultimamente, sotto l’influsso di roboanti dichiarazioni di guerra proclamate contro gli sprechi, si stanno promuovendo massivamente dei concetti poi utili a far sostenere collettivamente delle prassi di scardinamento e demolizione di diritti sociali conquistati dopo secoli e secoli di sacrifici. Dopo il settore del lavoro pubblico ora inizia anche la santa crociata contro i “vecchi vampiri” rei di impedire la “crescita”. Il sistema è sempre lo stesso: fare leva su distorsioni e anomalie effettivamente reali ed estenderle orizzontalmente su di una platea sociale ben più vasta e in buona parte estranea a quelle stesse distorsioni ben poste in evidenza con statistiche “inconfutabili”. Dopodiché le “soluzioni” imbeccate arrivano ad essere fatte proprie dalle stesse platee. Non mi stupirei se a un certo punto gli stessi vecchi vampiri iniziassero a credere che l’unica soluzione sia davvero quella di sostenere i costruttori di paletti di frassino. Perchè sennò non si cresce. Ma forse siamo in pieno Kali Yuga e tutto è inutile, o no?

  6. Maciknight
    1 settembre 2012 alle 12:52

    Non ho letto il pezzo ma deve essere odioso ed aberrante da come lo descrivi, in effetti l’errore commesso era di non soffocarlo nella culla quend’era piccolo uno che ragiona in questo modo violento (scusate il paradosso provocatorio). Però che ci siano degli anziani che non mollano l’osso, nel senso del potere, inteso nella sua accezione più ampia di condizionamento, influenza, indisponenza, egoismo, autoritarismo, ecc., è vero, eccome se è vero, nel senso che si sentono vivi solo se impongono se stessi e detengono privilegi da ostentare o comunque far pesare (non pensate che siano solo i politicanti ad avere queste caratteristiche). Questa parte di anziani non desidera certo che i giovani facciano loro ombra e possano subentrare nei loro privilegi e soprattutto nei loro patrimoni, e questo spiega una certa difficoltà a relazionarsi …

    • 1 settembre 2012 alle 13:45

      Assolutamente d’accordo: sul fatto che siamo un Paese in cui tutti i settori nevralgici, a partire dalla politica, sono in mano a mummie che non vogliono farsi da parte, sfondi una porta aperta. Quella è bieca occupazione del potere, per poi tramandarlo a figli e figliocci. Ma nel pezzo si delira di altro: ossia di questo Paese al contrario, in cui per la prima volta (credo) nella storia del mondo si chiede a 70/80 enni di mantenere figli e nipoti. Come fosse naturale, mentre è un delirio, il capolinea di un sistema malato.

      E. G.

  7. 1 settembre 2012 alle 13:29

    Elogio dell’ombra

    La vecchiaia (è questo il nome che gli altri le danno)
    può essere il tempo della nostra felicità.
    l’animale è morto o è quasi morto.
    rimangono l’uomo e la sua anima.
    Vivo tra forme luminose e vaghe
    che non sono ancora le tenebre.
    Buenos Aires,
    che prima si lacerava in suburbi
    verso la pianura incessante,
    è diventata di nuovo la Recoleta, il Retiro,
    le sfocate case dell’Once
    e le precarie e vecchie case
    che chiamiamo ancora il Sur.
    Nella mia vita sono sempre state troppe le cose;
    Democrito di Abdera si strappò gli occhi per pensare;
    il tempo è stato il mio Democrito.
    Questa penembra è lenta e non fa male;
    scorre per un mite pendio
    e assomiglia all’eternità.
    I miei amici non hanno volto,
    le donne sono quel che erano molti anni fa,
    gli incroci delle strade potrebbero essere altri,
    non ci sono lettere sulle pagine dei libri.
    Tutto questo dovrebbe intimorirmi,
    ma è una dolcezza, un ritomo.
    Delle generazioni di testi che ci sono sulla terra
    ne avrò letti solo alcuni,
    quelli che continuo a leggere nella memoria,
    a leggere e a trasformare.
    Dal Sud, dall’Est, dall’Ovest, dal Nord,
    convergono i cammini che mi hanno portato
    nel mio segreto centro.
    Quei cammini furono echi e passi,
    donne, uomini, agonie, resurrezioni,
    giorni e notti,
    dormiveglia e sogni,
    ogni infimo istante dello ieri
    e di tutti gli ieri del mondo,
    la ferma spada del danese e la luna del persiano,
    gli atti dei morti, il condiviso amore, le parole,
    Emerson e la neve e tante cose.
    Adesso posso dimenticarle. Arrivo al mio centro,
    alla mia algebra, alla mia chiave,
    al mio specchio.
    Presto saprò chi sono.

    Jorge Luis Borges

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