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Palazzo Rosso: ci vorrebbe Pierino?

7 settembre 2012

Sarà che la nostalgia è sempre un po’ canaglia, e prima o poi spinge ognuno di noi a dire che “si stava meglio quando si stava peggio”. Però davvero chi per mestiere o per passione/perversione è abituato a seguire le sedute del consiglio comunale di Alessandria non può fare a meno di notare che, rispetto al recente passato, almeno per ora si avverte nella “pattuglia” dei 32 consiglieri la mancanza di un paio di personalità molto forti, e magari per qualcuno un po’ eccentriche, che hanno sempre avuto il pregio di vivacizzare anche le riunioni più “sciatte”, e spesso di sottolineare che il re era nudo.

Mi riferisco a Mario Bocchio (Pdl) e a Paolo Bellotti (ex Idv, oggi battitore libero vicino al movimento 5 Stelle), a lungo protagonisti della vita politica cittadina, e a tutt’oggi in piena attività, anche se non più con la “maglietta” del consigliere comunale: Bocchio ci ha provato, a ricandidarsi, ma ha fatto le spese in prima persona della dèbacle di Fabbio. Bellotti, abbandonato (definitivamente? Chi può dirlo..) il partito di Di Pietro per insanabili contrasti con il segretario provinciale Demarte, ha scelto di non ripresentarsi di fronte agli elettori, ma continua ad esserci, eccome. Non è inusuale incontrarlo ancora oggi, nei corridoi di Palazzo Rosso, costantemente impegnato in battaglie civiche: dall’opposizione all’edificazione della collina di Valle, alla lotta contro la criminalità organizzata, al dibattito sul dissesto. Mi è capitato di definirlo in passato regista, o burattinaio, dei “grillini”, e lui scherzosamente quando mi incontra finge di muovere fili immaginari. O forse solo invisibili a chi non ha dimestichezza con l’arte della politica. E ride.

Sia come sia, a me certe sequenze “mitiche”, con Bellotti che (era credo il 2008) sventolava in consiglio un paio di boxer e urlava al sindaco Fabbio “lei lascerà questa città in mutande” sono rimaste impresse nella memoria. Anche perché all’epoca lo faceva solo lui, mica tutti questi che da tre mesi in qua si prodigano, all’italiana, in soccorso del vincitore, anzi della vincitrice. E, diciamocelo, i cavalieri solitari che remano controcorrente sono in genere assai più simpatici delle truppe cammellate.

A prescindere da come la si pensi, non si può non riconoscere anche a “Marione” Bocchio una notevole tenacia e determinazione nel difendere le sue posizioni: dai tempi della Scagni a quelli di Fabbio, a quelli di Rita Rossa, tutto si può dire tranne che l’ex consigliere di An sia un voltagabbana, o un opportunista che si “riposiziona” in base all’aria che tira. E, per questo, merita sicuramente il rispetto anche di chi quasi mai condivide i contenuti delle sue battaglie.

Bene. Ma oggi? L’impressione (diamo però tempo al tempo, siamo solo all’inizio) è che il consiglio comunale targato elezioni 2012 sia, oltre che ridotto nel numero (32 consiglieri contro i precedenti 40) anche costituito da persone mediamente più istruite e preparate del gruppo che li ha preceduti. Una classe, se non di seccchioni, certamente di studenti diligenti, seri e che si applicano. In sintonia del resto con i tempi, che richiedono rigore, applicazione e senso di responsabilità.

E tuttavia, in questo gruppo così “politicamente corretto”, forse ci vorrebbe qualche Pierino in più, in grado di portare un po’ di vivacità, al limite di scorrettezza, ma insomma anche di “pepe”. Ci sentiamo un po’ orfani, noi che osserviamo e commentiamo la vita politica alessandrina: ci manca la “peste”, il battitore libero, il provocatore intellettuale, e (a livello simbolico, si intende) un po’ anche fisico.

Tanto che, incontrandoci attorno a Palazzo Rosso, può capitare che si dica: “eh, certo che Bellotti…”, oppure “ma Bocchio cosa avrebbe fatto?”.

C’è Locci, certo: Emanuele (amico di questo blog, e persona assai preparata) si sta ritagliando sicuramente un ruolo importante, approfittando anche del vuoto di idee e proposte che c’è dalla sua parte politica. Ma, anche quando lo fanno arrabbiare, non è certamente un provocatore da gesti eclatanti e clamorosi. Semmai è esempio di tenacia e determinazione, o di ironia amara, come quando di recente ha ringraziato il presidente del consiglio comunale, Enrico Mazzoni, con un “come è buono lei”.

E i 5 Stelle? Ecco, loro davvero stanno infrangendo il cliché (abusato e banale, certo) dei “grillini” incazzati e casinari. Anche se, a ben pensarci, quasi nessuno dei 5 Stelle finora noti, anche altrove, corrisponde all’immagine battagliera e provocatrice del loro leader. Eppure un po’ più di grinta, di aggressività, in fondo non ci spiacerebbe vederla in campo, anche da parte loro.

Dai, facciamo un gioco: qual è il consigliere comunale che ad oggi, dopo tre mesi di attività, promuovereste senza indugi? E la maggior delusione?

Prometto che, se vi sbilanciate voi, poi provo a seguirvi.

E. G.

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Categorie:In primo piano
  1. Graziella (gzl)
    7 settembre 2012 alle 07:57

    Ovviamente Locci, se non altro di fronte al comportamento “inusuale” del “presidente del consiglio comunale”, si è rivolto al Prefetto . Il resto è assopimento sia in maggioranza che in minoranza a parte un inizio di far toccare i “muscoli” da parte dei 5 stelle, si spera in un attivismo più corposo: tre non sono pochi e se conoscessero il pregresso su certi personaggi tornati in consiglio ridivenuti verginelli, qualche sgnaccata sul naso potrebbero dargliela appena aprono bocca perchè la situazione odierna ha padri e madri da almeno dieci anni….non raccontiamocela ma è così!

    Ma sappiamo che come in parlamento, anche nei consigli comunali ci sono i “peones”, quelli che hanno la funzione di votare su comando pro o contro su cenno dei capoccioni. Ho compreso però che a volte conoscono poco la materia che viene trattata nonostante alcuni di loro hanno il “pezzo di carta” che centra poco con le argomentazioni della vita comunale.

  2. anonimo (luigi rossi?)
    7 settembre 2012 alle 08:40

    Qualcuno evidenzia qualche contraddizione. O almeno una: una campagna elettorale che ha portato acqua al mulino del potere tramite una fidata candidata.
    La coerenza non dovrebbe conoscere barrere

  3. 7 settembre 2012 alle 12:01

    Che forte!, non c’entra niente, ma stavo pensando agli ultimi anni di Stalin, i quali, ripensandoci ora, appaiono veramente sconfinare nel ridicolo, ma non tanto per le scelte politiche, quanto per quello che accadeva tra il Cremlino e la dacia di Kuntsevo. Il politburo di allora era composto da uomini scialbi e insignificanti, dei veri “da chelovek”, yes men direste voi, sempre compiacenti con Iosif, del calibro di Berija o Chruščёv, che, per inciso, erano i migliori, pensate gli altri….. Erano assai pericolosi, comunque, perchè in alcuni casi riuscivano a consigliare Iosif (sopratutto Berija), rimanendo dietro le quinte, e io ho sempre diffidato dei consiglieri occulti, anche perchè chi usufruisce dei loro servigi, pensando di servirsi, magari, solo del buono che ne può ricavare, il più delle volte, a sua insaputa, acquista “tutto il pacchetto”. Dal “pacchetto” al “pacco”, poi, il passo è veramente breve…
    Meno male che in Alessandria questo non potrebbe succedere, dato che in giro ci sono solamente persone animate, esclusivamente, da più che onorevoli intenzioni…..
    Comunque oltre a fare politicamente tutto il possibile per condiscendere Stalin, i boiardi si prestavano a seguire uno stile di vita e di lavoro incredibile; Stalin si alzava molto tardi, fumava tantissimo, lavorava fino a sera e poi stava in piedi fino al mattino. La sua cera era pessima, ma tutti si sperticavano in lodi sul suo aspetto, lui addirittura si mise a dar retta ad un tale Dott.Oleksandr Oleksandrovyč Bohomolec’ che produceva un siero della longevità, miracoli della senescenza. Comunque, ad una certa ora, dopo la proiezione di un film a “palazzo”, trasferimento dalla Piazza Rossa alla dacia di Kuntsevo, con itinerario segreto e spiegamento di forze imponente, quindi cena luculliana con abbondanti libagioni, rigorosamente tra maschi, con numerosi brindisi, scherzi da caserma, frizzi e lazzi di fantozziana memoria. A volte si lavorava, a volte Iosif schiaffeggiava qualcuno, principalmente Berija, colui che fungeva da maestro di cerimonie, ma ad una certa ora “lui” metteva su un disco e giù tutti a ballare tra loro, per il suo divertimento, “rimanendo veri uomini però”, fino alle prime luci dell’alba. Se non si andava alla dacia c’era comunque il rischio di essere svegliati, nel cuore della notte, per qualche pressante esigenza del “piccolo padre”; tutto questo generava un curioso fenomeno, potremmo dire fisico, tutta la nomenklatura aveva il caratteristico “colorito del Cremlino”, che dava sul grigiastro, impresso sul volto. Come dicevo, la situazione sconfinava nella farsa e non si salvava nessuno, per tenersi la poltrona sicuramente, ma molto di più per garantirsi la vita. Ogni serata iniziava senza che alcuno sapesse se sarebbe terminata con il ritorno alla propria casa o il trasferimento alla Lubianka. Quindi qualche valida giustificazione, per dire sempre sì al partito, negli anni 50 c’era, oggi, da voi, non mi pare proprio. Sarà meglio cominciare a guardarsi intorno, e controllare il colorito e l’incarnato dei visi, o almeno di alcuni……

  4. Ettore Grassano
    7 settembre 2012 alle 16:58

    http://www.lospiffero.com/sottoscala/province-il-grande-risiko-del-riordino-6092.html
    Provo a tradurre: con Alessandria non vuole andarci nessuno….

    E. G.

  5. 7 settembre 2012 alle 21:42

    Che spettacolo!, prima pensavo che questi provincial-politici si facessero dei decotti di “Menta del Turkestan” (Lagochilus inebrians), utilizzata dagli sciamani turkmeni, che come dice il nome scientifico, inebria di brutto….una sorta di amarissimo che fa benissimo “ante litteram”, mentre ora, dopo che mi sono imbattuto in questo articolo, mi sono ricreduto. Se è vero, come è scritto nell’articolo che posto, gli assessori provinciali percepiscono più soldi di rimborsi spese che di stipendio (che basso proprio non è), al punto che il più povero dei rimborsi chilometrici, di una vostra vecchia conoscenza che proviene da Mandrogne, è di soli 8, e dico 8, euro ogni volta che si reca a palazzo Ghilini. Ma porca di quella……….., continuate a menarla con i dipendenti pubblici da 1000 euro al mese, che viaggiano a loro spese e pagano il posteggio e questi qui continuano a spolpare l’osso con rimborsi e missioni….. 36 euro da Tagliolo?, incredibile!. Ma che missioni poi?, sono evangelisti e missionari anche loro?, fanno politica per spirito di servizio come tante dame di San Vincenzo?, mah!…….

    http://www.oggicronaca.it/2012/09/07/alessandria-rimborsi-spese-in-provincia-piu-alti-degli-stipendi-caldone-e-breglia-i-piu-retribuiti-tutti-i-dati/

  6. 7 settembre 2012 alle 21:46

    Comunque mi sento buono con l’anima che si volge candida all’infinito…..posso solo dire che vorrei vederli danzare…..

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