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Alessandria malato terminale? Assolutamente no, ma…..

10 settembre 2012

Ripartire dalle imprese, per non lasciare morire la città. Un passaggio importante, quello emerso dall’incontro di Rita Rossa con i rappresentanti di un nutrito elenco di associazioni di categoria.

Posto naturalmente che 1) alle parole devono seguire i fatti, 2) le stesse associazioni di categoria, non nascondiamoci dietro un dito, spesso sono oggetto di critica da parte degli iscritti, che le descrivono come dei piccoli o grandi carrozzoni i cui rappresentanti “se la raccontano”, e gestiscono i loro affari.

Ergo, bando alle ciance e andiamo al sodo. Alessandria è un malato terminale? No, per fortuna. Ma avviare un percorso di vera inversione di tendenza, lavorando ad un rilancio dell’intero territorio, è un processo che richiede capacità, determinazione e forma mentis che questa giunta e chi la sostiene (sindacati, corpi sociali intermedi qualunque cosa significhi, associazioni, persone) devono ancora dimostrare di possedere. In fin dei conti, si tratta di soggetti che quasi sempre arrivano dal passato, e che hanno avuto la loro parte nel processo di disfacimento almeno ventennale (per fermarci lì) di cui ora cogliamo i frutti.

Quindi facciamo, e facciano, parlare i fatti. Cosa significa “rilanciare la città, e farla ripartire”, come dice la sindaca?

Attenzione: non possiamo pretendere che gli amministratori di Palazzo Rosso, con una bacchetta magica, trasformino il territorio in un’oasi di produzione, crescita, ottimismo. Il contesto è noto: siamo un Paese in fallimento.

Il premier Monti racconta frottole (e ben si guarda dal sottoporsi al giudizio elettorale: ma del resto è senatore a vita, che volete?), sostenuto dalla quasi totalità dei media: il fatto che la Bce abbia deciso di continuare a comprarsi il nostro debito (a quali condizioni di ingerenza non lo sappiamo: ma la sovranità popolare è già oggi un optional, quindi…), non significa che ci siano stati miglioramenti sul fronte dello spreco, dell’inefficienza della macchina pubblica, della corruzione. Significa solo che dall’Europa ci hanno lanciato l’ennesimo salvagente, e adesso c’è la corsa a prendersi i meriti. Ma lo Stato non è mai stato così barcollante e in difficoltà: 95 miliardi di euro di debiti solo con le imprese (94 di fatture non ancora saldate, 1 di debiti pregressi), tanto per restare in tema.

Quindi Alessandria si muove in un contesto disperato. Napoli, Palermo, ma anche Torino o Tortona non hanno conti molto migliori. Anzi, il debito pro capite dei torinesi (ripartendo il passivo del Comune per il numero di abitanti) è assai più elevato di quello degli alessandrini. Posto, naturalmente, che si tratta di uno strumento di misurazione opinabile, perché molti di noi pensano di non dovere al proprio comune proprio nulla, anzi di averne sempre strapagato i servizi, in rapporto alla qualità ricevuta.

Dunque, in un contesto così drammatico, provare a ripartire significa sicuramente saldare i conti col passato, penalizzando il meno possibile i creditori di Palazzo Rosso, e cercando di stimolare ogni forma di agevolazione, fiscale e non, per le imprese. Ma ci devono anche spiegare (in un batti baleno saremo di nuovo a fine mese) come si intende da un lato garantire il pagamento degli stipendi a chi lavora (dipendenti delle partecipate, ad esempio), ma dall’altro anche affrontare un processo di riorganizzazione dell’universo di Palazzo Rosso. A meno che non si sia convinti che va tutto bene così com’è: ma anche in questo caso, bisogna avere il coraggio di dirlo chiaramente, perché ognuno possa farsi la propria opinione.

Purtroppo ascoltiamo, ogni giorno, “sfoghi” e storie personali che fanno pensare che, fra i dipendenti comunali (e locali: la Provincia non sta messa tanto meglio) il clima sia da “tutti contro tutti”, per cui “a me hanno soppresso i buoni pasto, faccio già fin troppo”, oppure “a questo ci pensi il tal politico, che si è fatto asfaltare la strada”.

E’ scarso senso di responsabilità personale, o convinzione che “tanto è uguale, perché siamo al capolinea”? Certamente, per scongiurare l’un atteggiamento e l’altro, servono dall’alto non solo “nuove parole e nuovi pensieri”, come direbbe l’assessore Puleio, ma anche esempi virtuosi e progetti credibili. Li aspettiamo.

E. G.  

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Categorie:In primo piano
  1. cittadino
    10 settembre 2012 alle 02:35

    Alessandria, purtroppo, è morta da tempo.
    Come un Faraone giace, mummificata, sotto una enorme piramide di debiti e di abusi, e di malagestione.
    Ma il Faraone non è trapassato per morte naturale: è stato ucciso, dagli stessi sacerdoti fedifraghi che imperterriti, ora, chiedono al popolo di continuare a portare offerte sempre più grandi alla tomba, per garantirsi l’aldilà.
    Le offerte, come sempre, in realtà garantiscono solo il benessere dei sacerdoti medesimi.
    Dell’aldilà non v’è certezza.

  2. Magliarossa
    10 settembre 2012 alle 06:20

    …”(in un batti baleno saremo di nuovo a fine mese) come si intende da un lato garantire il pagamento degli stipendi a chi lavora (dipendenti delle partecipate, ad esempio),”…
    …..”affrontare un processo di riorganizzazione dell’universo di Palazzo Rosso.” …
    …”non solo “nuove parole e nuove pensieri”…, come direbbe l’assessore Puleio, ma anche esempi virtuosi e progetti credibili. Li aspettiamo….” : L’AZIENDA SPECIALE E’ L’ESEMPIO?
    Dopo che abbiamo sostenuto queste cose qualche mese fa ( moto prima del cambio di Amministrazione!) adesso attendiamo qualche idea (?) della simpatica “fata morgana”..
    Con simpatia
    Magliarossa

  3. Graziella (gzl)
    10 settembre 2012 alle 11:44

    già un anno fa un amico che opera nell’Ente Provincia mi diceva che erano alla frutta. dopo un lungo periodo di vacche grasse arrivano segnali di tagli vari …mancava solo più il taglio alla carta igenica. E’ vero o non è vero? Che fa l’opposizione in ambito provinciale? Controlla la situazione o aspetta un eventuale tracollo pubblico utile per fare poi accuse e campagna elettorale? Un fatto è certo: si legge in giro che in caso di cancellazione delle piccole Province, Asti vorrebbe andare con altra e a Casale Monferrato c’è chi non vuol stare con Alessandria, bella nomea che abbiamo .

  4. 10 settembre 2012 alle 14:57

    E nel nome del progresso
    il dibattito sia aperto,
    parleranno tutti quanti,
    dotti medici e sapienti.

    Tutti intorno al capezzale
    di un malato molto grave
    anzi già qualcuno ha detto
    che il malato è quasi morto.

    Così giovane è peccato
    che si sia così conciato
    si dia quindi la parola
    al rettore della scuola.

    Sono a tutti molto grato
    di esser stato consultato
    per me il caso è lampante
    costui è solo un commediante

    No, non è per contraddire
    il collega professore
    ma costui è un disadattato
    che sia subito internato

    Permettete una parola, io non sono mai andato a scuola
    e fra gente importante, io che non valgo niente
    forse non dovrei neanche parlare,

    Ma dopo quanto avete detto, io non posso più stare zitto
    e perciò prima che mi possiate fermare
    devo urlare, e gridare, io lo devo avvisare,
    di alzarsi e scappare anche se si sente male,
    che se si vuole salvare, deve subito scappare

    Al congresso sono tanti,
    dotti, medici e sapienti,
    per parlare, giudicare,
    valutare e provvedere,
    e trovare dei rimedi,
    per il giovane in questione.

  5. anonimo (luigi rossi)
    10 settembre 2012 alle 15:03

    le provincie vanno eliminate. Punto.
    meno sottogoverno, meno disastri, e chi lavora si ricollocherà, se vincitore di concorso, con la mobilità. A casa i raccomandati e i fannulloni, che spesso coincidono.

  6. Enrica Bocchio
    10 settembre 2012 alle 15:57

    a proposito di dotti e sapienti, non so se qualcun altro ha notato l’improvvisa promozione di geometri, maestri, tecnici (->biennio dopo le medie) a “dottor” come se il titolo indicasse il livello intellettuale e sociale della persona.
    Il mitico Nando, ex Escobar, poi barista al pianobar dei Buoi Rossi, ai comportamenti sconsiderati di qualche avventore (caduta del bicchiere, o del portaceneri, trascinamento di sedie, sbadigli en plain air, schiamazzi vari…..) commentava: “a vot vighi c’l’ha la laurea?”
    Questa fraudolenta scalata sociale, che insegue la psicologia del Trota, è il termometro dei nostri tempi?

    • 10 settembre 2012 alle 20:51

      Cara compagna (e con ciò non voglio darti della comunista), quello che noti fa il paio con i due consigli comunali che mi sono sorbito, in cui erano tutti presidenti, e si, come posso dire, sbavano?, forse va bene sbrodolavano, l’un l’altro, apprezzamenti e carinerie . A me tutto ciò ricorda alcune cose, ma una in particolare, che già apprezzavo in russo all’oratorio di Vjatka, vicino a Kukarka, il mio paese natale, quando la proiettavano nel cinema parrocchiale e ora che capisco bene l’italiano, come fosse la mia prima lingua, è diventata fonte di ispirazione.
      E lui è il vero “mistico dell’occidente”………

  7. 10 settembre 2012 alle 16:14

    Siamo tutti un po’ dottori cara Enrica: qualcuno, nella quantità, è persino davvero laureato. Ma non lo dice per pudore, o timore di essere inadeguato. Ah ah…buon sole di settembre

    E. G.

  8. 10 settembre 2012 alle 19:00

    Certo non è bello transitare in Consiglio Comunale e vedere tanti pseudo-schettini… responsabili di un vero e proprio naufragio comunale dissestante… SEDUTI ANCORA LI’… SUGLI SCRANNI DEI CONSIGLIERI COMUNALI! Che tristezza… e che rabbia! Eh… lo so: LI HANNO RIVOTATI! Che squallore!!!! :-((

  9. anonimo (luigi rossi?)
    10 settembre 2012 alle 20:44

    solo degli sprovveduti, o peggio, potevano credere che qualsivoglia esponente della casta politica alessandrina avrebbe potuto risolvere i gravissimi disastri che con tanta appassionata pervicacia gli stessi sono riusciti a produrre con anni e anni di “impegno” e durissima e spietata “lotta” alla ragione e ai sani principi gestionali “del buon padre di famiglia”

  10. Enrica Bocchio
    11 settembre 2012 alle 01:54

    per Molotov: ero presente anch’io alla 1^ seduta del Consiglio comunale, dove l’inflazione delle nomine di “Presidente” è stata tra il patetico e il divertente. Ma il momento clou è stato raggiunto col voto di Mazzoni a Priano.
    Per quanto riguarda il finale del filmato, percepisco un vago sapore profetico…

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