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Il superstite (104)

16 settembre 2012

di Danilo Arona

Intervistato due anni fa in merito al suo libro “Pura Vida”, edito da AAM Terra Nuova Edizioni, questo dichiarava il giornalista-viaggiatore Andrea Bizzocchi:
«Come si fa non criticare la globalizzazione? La globalizzazione passa in primis per una globalizzazione culturale. Cioè noi viviamo, pensiamo, diamo tutti le stesse risposte, allo stesso modo. Siamo omologati, siamo un gregge di pecore belanti.

Nel mio libro, già nella prefazione, io parlo molto dell’Altro che è anche ciò che mi spinge al viaggio. Conoscere questo Altro che vive, ragiona, pensa diversamente da noi. E quando vedi cose per noi “strane”, invece di domandarsi “perché”, bisogna domandarsi “perché no”. Bisogna avere curiosità di capire perché gli ottentotti fanno certe cose, i boscimani altre, i ladakhi altre ancora. Questo non significa che dobbiamo diventare ottentotti o boscimani o ladakhi. Però, se tu fai uno sforzo onesto di capire l’Altro, cosa che la globalizzazione nega concettualmente perché pretende di eliminare a monte ogni differenza culturale, allora riesci ad accettare la diversità, che è qualcosa che appartiene al mondo e alla vita stessa. Ed è sacrilegio volerla eliminare. E per che cosa poi? Per riempirci di oggetti che invece di farci stare meglio ci fanno stare peggio e che stanno trasformando, anzi hanno trasformato, la Terra in una immensa pattumiera?»

Rilette o lette per la prima volta, oggi, mentre il mondo intero da un  lato pencola sul baratro di uno scontro fra civiltà e dall’altro su quello di un’apocalisse economica su scala globale, e mentre ci si uccide e si muore un po’ dappertuttocon  rassegnata indifferenza, le parole – sacrosante – di Bizzocchi ci fanno vedere uno dei grandi problemi di fondo di questa società che ce la sta mettendo tutta per dar credito ai Maya: purtroppo l’Altro oggi non solo non vogliamo capirlo, bensì proprio lo respingiamo quando non lo eliminiamo. Naturalmente sto parlando di linguaggi del profondo, perché a parole e anche a politiche, spesso più di facciata che di sostanza, si è tutti schierati a favore del politically correct.

Ma, andando a spulciare ad esempio nell’immenso repertorio delle cause condominiali, si va a toccare con mano che quasi sempre non si accetta neppure l’Altro che ci vive accanto, sullo stesso pianerottolo. Questo vale per tutti, va da sé, anche per coloro che sono l’Altro. Ma il gioco a rimpiattino del chiudersi a riccio in tante microcapsule esistenziali, ripiegati unicamente su sé stessi, alla fine porta al disastro sociale. La coscienza collettiva involve, nulla più ci turba e diventiamo completamente incapaci, citando ancora Bizzocchi, di lasciare la vita, anzi, la Vita essere, scorrere. Fra le tante rotte da invertire ce ne sta una dentro ognuno di noi.

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Categorie:Editoriali
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