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Se crolla l’edilizia, altro che Fiat…

19 settembre 2012

Edilizia alla canna del gas significa, per il nostro territorio, sofferenza profonda. Non giriamoci tanto attorno, non serve. Per una provincia che non ha saputo nel tempo evolvere in altre direzioni, rimanendo saldamente ancorata all’economia “del mattone”, nelle sue declinazioni pubblica e privata, prendere atto che gli enti locali non hanno più un euro da investire in infrastrutture di qualsiasi genere vuol dire prepararsi ad una crisi di lungo periodo. E considerato che il numero di alloggi “sfitti” ad Alessandria e dintorni è già oggi significativo, e che le famiglie prima di comprare nuove case e contrarre mutui ci pensano non due ma almeno tre volte, non è che anche da lì possano arrivare chissà quali sferzate in positivo.

Per chi conosce in maniera diretta qualche impresario edile, o anche semplici muratori, i dati emersi l’altro giorno all’incontro pubblico del Collegio Costruttori di Alessandria non sono sorprendenti. Gravi sì però, e Franco Osenga, presidente uscente Ance, non lo ha certo minimizzato: «Avrei voluto lasciare con altre prospettive e in altri contesti, sia per la nostra categoria che per il Paese. Avrei voluto immaginare un passaggio con una programmazione di azioni positive e sentimenti di fiducia e ottimismo. Ho ben presente i colleghi che stretti tra enormi difficoltà, perché io stesso con la mia impresa non ne sono certo esente».

Ci troviamo di fronte ad un vero bollettino di guerra: in pochi anni in Italia sono “saltati” nel comparto edile circa 500 mila posti di lavoro, con una riduzione degli investimenti del 26% fra il 2008 e il 2012, e la chiusura di circa 40 mila imprese.

E sul piano provinciale il trend è simile: le imprese edili sono scese dal 2008 ad oggi del 30% (ne sono rimaste 972), e gli occupati del 32% (oggi sono circa 4.200). Senza contare, naturalmente, che con un mercato in simili condizioni il lavoro “nero” rischia di trionfare, e di conseguenza le condizioni di sicurezza per gli addetti possono ulteriormente peggiorare.

Come se ne esce? Sgravi fiscali, certamente. E le grandi opere, stile Tav e Terzo Valico?
Qui farei attenzione: non è che con la scusa di rilanciare il comparto edile ci si debba mettere tutti a “battere le mani” a certi progetti. Semmai, al contrario, è doveroso chiedere ai nostri politici, tutti quanti, se abbia senso, in un Paese che cade a pezzi (strade, montagne, colline, edifici pubblici), lasciare andare tutto a ramengo per investire decine di miliardi di euro dei cittadini nella Tav. Scommettiamo che, se consultata, la gran parte degli italiani la penserebbe diversamente?

Però questo rimane il Paese dei paradossi. Fiat e le sue “pantomime” (che in Italia l’intenzione sia chiudere i battenti della produzione e mantenere un avamposto direzionale/marketing a Torino lo si sussurra da anni, e certi sindacalisti sono “pinocchietti” un po’ indecenti)
fanno più scandalo dell’edilizia in ginocchio. Così come, su scala locale, se i dipendenti pubblici vincitori di concorso ricevono gli stipendi con una settimana (7 giorni) di ritardo è scandalo, mentre di decine di migliaia di precari, dipendenti di cooperative alla canna del gas e disoccupati senza prospettiva non parla praticamente nessuno. E’ una guerra tra poveri, d’accordo. Ma comunque  si usano pesi molto diversi. Perché secondo voi?

E. G.  

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  1. Graziella (gzl)
    19 settembre 2012 alle 01:34

    ………..perchè , c’è ancora qualcosa che sta in piedi in mezzo alle macerie provocate da chi per anni ci ha chiesto il voto per servire come zerbini gli alti poteri della finanza che sono pari se non peggio delle varie piovre italiane? Per assicurarsi un potere da quattro soldi e una sicurezza economica personale i nostri eletti ci hanno venduto e dissanguato oltre l’inimmaginabile….signori è finita e il futuro i giovani dovranno cercarlo in altri paesi dove i nostri imprenditori, le nostre industrie grazie a leggi italiane prodotte da “incapaci e dementi”, si sono delocalizzati portando lavoro e ricchezza altrove….. non è uno sfogo è constatare la realtà, realtà che forse non si è ancora recepita….

  2. Maurizio Fava
    19 settembre 2012 alle 14:33

    Smettere con la balla delle “grandi opere” fasulle, e ri-destinazione di quei denari pubblici destinati alle mafie e ai soliti grandi appaltatori amici della politica ad un SERIO PROGRAMMA DI MANUTENZIONE E RECUPERO DEL PATRIMONIO EDILIZIO E INFRASTRUTTURALE ESISTENTE.

    Solo eliminando la bufala e le oscene e inutili distruzioni del TAV si renderebbero immediatamente disponibili oltre 30 ( TRENTA !!) MILIARDI DI EURO…
    Scuole, ospedali, strade, abitazioni, centri storici, monumenti, edifici storici, ponti, prevenzione delle catastrofi, riqualificazioni antisismiche, messe a norma, riqualificazioni energetiche, ammodernamento reti idriche ecc., coibentazioni, bonifiche… hai voglia a far lavorare le imprese…

    Contemporaneamente reintroduzione della LEGGE MERLONI E DEL DIVIETO DI SUBAPPALTO, e introduzione di serie misure ANTICORRUZIONE e di agevolazioni nell’accesso al credito per le imprese localizzate sul territorio.
    Basterebbe così poco, per rilanciare il settore senza fare altri danni…

    Riusciranno i nostri affamatori a rinunciare alle loro provvigioni sulle “grandi opere” e ad accettare di andare in galera se scoperti in flagrante corruzione?
    Assapropinén !

  3. andrea.vochieri
    19 settembre 2012 alle 15:46

    e in tanto dolore in città spuntano ditte edilizie di casoria e afragola, con muratori in trasferta. fatto certo, non i disu.
    ci sarà un perché.

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