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[BlogLettera] L’assassinio sociale

26 settembre 2012

Cara Redazione,

“La vita è bella” (Trotsky dixit) … senza l’assassinio sociale (Engels docet). Il capitalismo corrompe sempre più la vita del pianeta, ne distrugge gli eco-sistemi, l’ambiente,  l’economia e la stessa dignità e natura degli esseri umani. Una corruzione così ignobile e profonda dello stesso animo umano che porta all’indifferenza sociale diffusa perfino nei confronti dei più drammatici atti di protesta individuali che saltuariamente emergono “col darsi fuoco”: ad esempio, perché nel 1969, in Cecoslovacchia, le fiamme del suicidio di Jan PALACH contro l’imperialismo staliniano generarono la “primavera di Praga”, perché le fiamme del suicidio di Mohamed BOUAZIZI nel 2010 in Tunisia hanno generato la “primavera araba”, mentre l’analogo suicidio di lavoratori disoccupati, come quello  attuato a Roma l’11 agosto 2012 davanti a Montecitorio da Angelo DI CARLO, non generano alcuna rivolta morale né politica ma solo ipocrita commiserazione?

Perché la sofferenza e la schiavitù fisica imposta dai regimi totalitari favoriscono l’istinto collettivo di ribellione, mentre la sofferenza e la schiavitù morale del consumismo imposta dall’attuale oligarchia capitalista favoriscono l’individualismo, la delega, la passività e la rassegnazione sociale.
In simili condizioni disperate di ricatto o di plagio psicologico diventa ipocrito parlare di suicidi: essi stanno assumendo sempre più i connotati di “assassinio sociale”. Basti ricordare quanto già scriveva Frederick ENGELS a metà dell’800, nell’Inghilterra della prima rivoluzione industriale: << “Se un individuo arreca ad un altro un danno fisico di tale gravità che la vittima muore, chiamiamo questo atto omicidio (preterintenzionale); se l’autore sapeva in precedenza che il danno sarebbe stato mortale, la sua azione si chiama assassinio. Ma se la società pone milioni di lavoratori in una situazione tale che debbano necessariamente cadere vittime di una morte prematura innaturale …..se toglie a milioni di individui il necessario per l’esistenza, se li mette in condizioni nelle quali essi non possono vivere; se mediante la forza della (sua) legge (di classe) li costringe a rimanere in tali condizioni finché non sopraggiunga l’inevitabile morte; se sa, e anche troppo bene, che costoro in tale situazione devono soccombere, e tuttavia la lascia sussistere, questo è … un assassinio mascherato e perfido, un assassinio contro il quale nessuno può difendersi, che non sembra tale, perché non si vede l’assassino, perché questo assassino sono tutti e nessuno, perché la morte della vittima appare come una morte naturale, e perché esso non è un peccato di opera, quanto un peccato di omissione. Ma è pur sempre un assassinio …. ciò che i giornali inglesi a pieno diritto chiamano assassinio sociale”>>.

Ringraziando per la cortese pubblicazione, porgo i più cordiali saluti.

Claudio Ferro
Partito comunista dei lavoratori Alessandria

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Categorie:BLettere
  1. 26 settembre 2012 alle 20:15

    Concordo pienamente, del resto ricordo, che Gramsci, sull’ Ordine Nuovo, scriveva:
    “[…] Governo e rappresentanza parlamentare borghese sanno ottimamente che la crisi non può avere altra soluzione che l’affamamento di una parte della classe operaia e contadina.
    […] Certo essi trovano legittimo che questo avvenga, poiché per loro entra nel corso naturale delle cose. Essi spiegano la crisi come una calamità sociale alla quale gli operai devono sottomettersi con lo stesso animo con cui affrontano una carestia. Il governo, come rappresentanza borghese, e tanto più in quanto vuole apparire di essere con tutto il popolo, studia progetti, presenta disegni di legge, li approva, per far credere che esso si interessa realmente alla vita degli operai e contadini. Esiste un limite però: esiste il limite della proprietà privata, che non può essere violato. L’affamamento degli operai non può giustificare che si debba ridurre il profitto capitalistico o meglio violare il diritto della proprietà privata.
    […] Oggi che il numero dei disoccupati va rapidamente crescendo e che la classe padronale non ha più alcuno scrupolo nel mettere sul lastrico centinaia di migliaia di famiglie operaie, altra parola d’ordine si richiederebbe da coloro che hanno ricevuto il loro mandato dalla classe lavoratrice. Ma la realtà è fuori del Parlamento.
    […] (Gli operai) stiano in guardia da qualunque intervento dello Stato nelle loro lotte contro la classe padronale. La sola verità che essi non devono dimenticare mai è che dai padroni otterranno sempre tanto per quanto saranno forti e che oggi l’unica via di salvezza consiste non nell’attendersi aiuti e provvedimenti dai governi della borghesia.
    […].
    Naturalmente, il pensiero di Antonio, che conobbi nel ’22 a Mosca, alla conferenza dell’Esecutivo allargato dell’Internazionale, si attaglia (in maniera preoccupante) a tutti i censi proletari della popolazione italiana di oggi, non solo agli operai, dato il progressivo impoverimento, generato dalle scellerate politiche dei governi di questa malandata repubblica. Vero è, come tu dici, che l’appiattimento culturale collettivo, la sbornia mediatica a cui vengono sottoposti, fin dalla gioventù, gli Italiani, coronamento di un percorso di asservimento al potere che comincia dai banchi di scuola, sommati alla precarizzazione forzata di intere generazioni, perpetrata scientemente, sopratutto con l’ausilio delle forze di sinistra, sia politiche che sindacali, ha generato un’abulia, una inattività e una rassegnazione che sfociano nell’indifferenza generalizzata dei giorni nostri.
    La speranza è in un risveglio fortissimo delle coscienze che, ribellandosi finalmente alla malapianta partitica, alle malebolge politico-mediatiche che ruotano intorno ai gironi danteschi della Capitale (e non solo), diano finalmente una spallata al regime odierno che stà avvelenando la nazione.
    Ma i nostri convincimenti sono anacronistici……..

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