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Volano i profitti del polo chimico: e la bonifica?

3 ottobre 2012

“Accidenti – mi dice un amico nei giorni scorsi – ho letto sul giornale che il polo chimico di Spinetta va alla grande, ed esporta quasi tutto all’estero. A noi però rimangono gli effetti collaterali”. Sa che sono sensibile su questo tema, e gli piace stuzzicarmi.

In realtà però l’amico ha messo il dito nella piaga. Ossia: si avvicina la data del processo (che poi magari slitterà di altri 6 mesi per qualche cavillo procedurale: mi stupirei del contrario), e parte sui media locali la grancassa del consenso. Ben orchestrata, sia pur con qualche distinguo, dai sindacati, che naturalmente hanno nel proprio dna la tutela contrattuale ed economica dei propri iscritti, per cui ci sta.

Però ci piacerebbe che anche per la salute dei lavoratori (e di tutti gli abitanti della Fraschetta e di Alessandria, attenzione) ci fosse la stessa attenzione, lo stesso rispetto. E’ evidente che, nei decenni, non è mai stato così. Ed è altrettanto evidente che, anche oggi, di bonifiche serie e radicali (quindi costose, certo) non se ne parla minimamente. Ricordate gli slogan di Fabbio e Repetto? Beh, oggi pare siano stati derubricati pure quelli. Silenzio assordante, avanti tutta, e chi si ammala peggio per lui.

Nei giorni scorsi il solo Lino Balza è tornato a fare l’elenco dei veleni, e a ricordare che, con certi profitti, sarebbe anche lecito aspettarsi un impegno sostanziale, da parte del gruppo chimico, sul fronte del devastato territorio alessandrino. I sindacati, invece, tacciono. Mentre i politici, beh loro hanno ben altri problemi di questi tempi.

Quanto all’andamento positivo sul mercato della Solvay, e di tutto il comparto chimico, non possiamo che esserne lieti sul fronte occupazionale. Ma si tratta, al contempo, della dimostrazione di quanto la nostra provincia sia arretrata, sul piano economico culturale. Non raccontiamoci frottole: nessun territorio evoluto ospita con entusiasmo fabbriche chimiche, che finiscono solitamente con l’insediarsi nelle aree più deboli, depresse, culturalmente modeste.

Insomma, Alessandria richiama per associazione mentale Brindisi o certe province sarde, non certo la silicon valley o anche semplicemente operosi distretti artigianali o agricoli. E non si vedono all’orizzonte segnali o progettualità in grado di cambiare la situazione in modo significativo.

E. G.

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Categorie:In primo piano
  1. cittadino
    3 ottobre 2012 alle 12:01

    assordante silenzio dei “giornalisti” nazionali e alessandrini.
    e ovviamente, della procura della repubblica.
    I politici, invece… magari stanno chiedendo contributi per la prossima campagna elettorale, come fece bersani con ILVA.

  2. blackbeard
    3 ottobre 2012 alle 22:23

    buonasera

    desidero fare un riflessione.
    Non sono esperto di chimica, però mi sembra di capire che i prodotti della Solvay sono utilizzati in molto prodotti e processi produttivi, in ultima analisi sono utilizzati da noi tutti. Un discorso simile vale per l’Ilva, il cui acciaio è quello delle nostre automobili o delle nostre lavatrici.
    Ora, nessuno di noi credo sia disposto a rinunziare agli elettrodomestici e all’automobile, nè ai prodotti e servizi che utilizzano tra i propri inputs anche ciò che è prodotto a Spinetta.
    Inoltre, nonostante le belle parole dei politici, è assai probabile che l’inquinamento di questo produzioni sia in una certa misura incomprimibile.
    Lavoro e salute in un certo senso presentano quello che un economista chiamerebbe un trade off, cioè sono in qualche modo alternativi tra di loro. il progresso tecnico ha fatto miracoli, oggi non ci immaginiamo neppure cosa accadeva anche solo trent’anni fa nelle fabbriche, e tuttavia qualcosa (molto?) rimane. Confidiamo nel progresso della scienza ma che facciamo?
    Spostiamo l’Ilva e la Solvay in Cina, così muoiono di tumore i cinesi e non gli italiani? E’ una prospettiva aberrante, un po’ razzista, ma facciamo un serio esame di coscienza : siamo proprio sicuri che dietro le nobili battaglie ambientaliste non ci sia una bella dose di egoismo?
    Io non ho risposte facili né accuso nessuno ma ricordiamoci sempre la scena finale del fantastico film “Finchè c’è guerra c’è speranza” di Alberto Sordi

  3. 4 ottobre 2012 alle 00:24

    Quando ci si mette in viaggio dalla vecchia Gorky (a me piace ricordala così, anche se oggi si chiama Nizhny Novgorod) per raggiungere Dzerzhinsk, si riceve un consiglio solo: “turarsi naso e bocca”, laddove sia possibile (un po’ come succedeva in Piemonte, ad esempio, nei pressi di Cairo, almeno così mi racconta Testa ‘d Fer). L’odore è nauseante….. e certo!, un tempo era il più grande polo chimico segreto dell’Unione. Pensate che, all’epoca della prima guerra mondiale, aveva già inondato l’ambiente con, all’incirca, 300.000 tonnellate di sostanze balsamiche, delle quali alcune, tanto per capirci, rispondevano agli esotici nomi di fosgene, sarin ed iprite; da notare che non si trattava, allora come oggi, di sostanze con spiccate inclinazioni nazionaliste, anzi, direi che, sicuramente, amavano viaggiare per migliaia di chilometri, ad oriente e ad occidente.
    Durante la guerra fredda, in zona, si producevano plastica, armi chimiche, gomma e si sfornavano i primi aerei da caccia Mig; l’aria era talmente pesante che, negli anni ottanta, sembrava più facile tagliarla con il coltello che respirarla. In seguito la situazione è lentamente migliorata, anche se non si potrà mai tornare alla condizione aulica narrata dalle cronache antiche: boschi, pascoli e fiumi pescosi, popolati da storioni pregiati……Ah!, a proposito di storioni, bisogna fare una premessa: durante l’epoca delle megacostruzioni, la “sindrome del muratore” prese un po’ tutti e grandi opere inutili furono costruite in tutta l’Unione (un po’ come capita oggi da voi con il “terzo valico”, i ponti e la tav) e la zona di Dzerzhinsk non fu esente; furono edificate numerose dighe, anche in posti in cui non avevano nessuna utilità. L’unico risultato fu che si interruppe il transito delle pregiate creature acquatiche che, tra l’altro, necessitavano di acqua corrente per svilupparsi. E quì l’inventiva di qualche oscuro funzionario brillò, con la luce effimera di una stella cadente: si cercò di prelevare gli esemplari più preziosi con degli appositi ascensori…….Si trattava, in realtà, di casse di legno nelle quali mai, e dico mai, alcuno riuscì a convincere uno storione ad entrare. Sono quelle cose incredibili che….. a proposito!, proprio in questi giorni ho appreso che la zona del polo chimico, a Spinetta, è inquinata almeno fino alla Pederbona, ma miracolosamente, l’ex zuccherificio, pur essendo al centro del territorio, non è contaminato.
    Finalmente una “fantastica” notizia!, e io che pensavo che la taumaturgia fosse “cosa nostra” sovietica (laica, mi raccomando), qui siamo ben oltre gli incroci tra pomodori e cotone, per ottenerne una qualità di colore rosso, o gli ibridi miracolosi tra animali, sbandierati dalla propaganda cinese durante il “grande balzo in avanti…..
    Le dighe causarono anche la formazione di fanghi giallastri che persistono ancora oggi, addirittura in certi punti raggiungono temperature molto elevate. C’è persino un laghetto, in una zona pericolosa, nel quale confluiscono gli scarichi di numerose industrie, costituito interamente di sostanze tossiche; il contenuto di fenolo nell’aria è elevatissimo e le diossine sono 17 milioni di volte sopra la norma. Gli abitanti lo hanno ironicamente soprannominato Mar Bianco, ma… a me, tutto questo, per affinità, fa tornare alla mente la fanghiglia marrone-giallastra che costellava e componeva le sponde della vostra Bormida, con quell’acqua traslucida in cui nuotavano pesci fantasma.
    Comunque, oggi, a Dzerzhinsk si producono ancora armi, esplosivi e missili per le lanciarazzi Katiusha, l’ Istituto americano Blacksmith l’ha inserita tra le dieci città più inquinate del mondo, basti pensare che la durata media della vita è di 47 anni per le donne e 42 per gli uomini. Anche lì, come da voi, si parla di bonifiche da tempo, ma gli interessi, dai tempi dell’industrializzazione forzata ad oggi, sono gli stessi, cambiano solo i beneficiari dei proventi; per dirlo meglio, in realtà si sono riciclati alla grande, da burocrati comunisti ad oligarchi economici. Politici, apparatchiki e cronisti, invece, svolgono come sempre la loro funzione: minimizzazione, disinformazione e dissimulazione; naturalmente stò parlando dell’Unione e della Santa Madre Russia, da voi è tutto un altro paio di maniche……
    Il poeta futurista Misha Davidovič Chigrakyov ebbe i natali nella regione, precisamente a Nižnij Novgorod, e fu, durante la sua breve vita, mortalmente impressionato dal deserto chimico nel quale sopravvivevano solo filari di esili betulle, quasi una sorta di futuristica foresta pietrificata . Scrisse una malinconica e arrabbiata poesia sulla situazione della sua terra, chiedendo una cosa sola per le sue genti e il martoriato territorio, ferito e sfigurato dalla mano dell’uomo: Giustizia……
    Quando la lessi per la prima volta, dopo che fu divulgata, anni dopo la sua prematura scomparsa, pensai che poteva essere stata composta pensando ad innumerevoli zone di questo malandato pianeta, violentate e snaturate dal potere del capitale.
    La domanda di giustizia sale spontanea dalle genti che, semplicemente, chiedono che i responsabili, con i loro complici, vengano chiamati a pagare il fio per le malvagie azioni perpetrate……..
    A maggior ragione penso che questo valga per il vostro seviziato territorio e per il “polmone verde” di Spinetta, al quale il componimento, a tratti, sembra rivolgersi…….

    Giustizia

    Fruscia aerea e fluida una nube invisibile
    Si espande liquida e scorrevole la falda acquifera
    Requiem! Requiem! …….
    L’un l’altra formano una celata minaccia mortifera,
    eburnea gora da fosgene compunta
    di lattee stelle trapunta,
    scisto e calcare cromati
    da cinereo piombo adornati,
    nell’acqua, nel latte e nell’uomo sversati

    L’occultata nuova è sepolta da lordura cronistica
    tramite fanatici piaggiati successi economici
    Giunto è l’oblio da statisti prezzolati,
    nelle vetuste stanze germogliati
    della vergogna i fiori immorali,
    con servili burocrati che procurano
    interessi peculiari

    Tic-tac, tic-tac
    Toc-tic, toc, tic….
    Quanto tempo sottratto a vite incompiute
    Ma nessuno paga i disastri e i rischi
    Le madri dissolte lacrime pietrose
    piangono
    per i figli svaniti
    che recriminano affranti:
    GIUSTIZIA!

    Misha Davidovič Chigrakyov

  4. 4 ottobre 2012 alle 00:41

    A quelli che……fa comodo pensare che noi siamo, colpevoli, vittime delle sindromi NIMBY, NIABY E BANANA.

  5. Graziella (gzl)
    4 ottobre 2012 alle 06:08

    NON CENTRA NULLA NEL CONTESTO, “può fregar de meno ai più” perchè ho compreso che c’è ancora tanta voglia di ridere e cazzeggiare, ma non è una notizia da poco a mio parere. Mi leggerò la relazione della Corte dei Conti, quella nazionale è sempre puntuale nella stesura e ogni anno da anni bacchetta di brutto la politica soprattutto in ambito ambientale/corruzzione malavitosa tipico italiana, ma ogni anno tutto resta come sempre anzi peggio.

    http://www.facebook.com/#!/photo.php?fbid=450255608351104&set=a.339584579418208.78508.339573669419299&type=1&theater

  6. anonimo (luigi rossi?)
    4 ottobre 2012 alle 09:00

    barbanera ci dice che produzione industriale e cancro da inquinamento sono inscindibili. E’ una teoria che sento spesso, di solito da qualche finto saccente esponente di partito molto molto vicino agli industriali, come il PD.

    Sono BALLE.

    Ci sono zone in Europa ben più ricche e industrializzate della nostra che riescono a produrre, fare reddito e a non avere questo tipo di danno collaterale così marcato.
    La differenza?
    dopo aver vissuto anche loro inizialmente le problematiche dei veleni, hanno deciso di rimediare, investendo parte dei profitti in sicurezza. Oggi tutti i parametri di sicurezza in quelle zone sono sotto controllo, almeno per la parte macroscopica.

    Sono quasi certo che si tratti di una parte ancora molto inferiore in percentuale alla parte di profitti che i delinquenti “prenditori” italici, ben coperti dalla politica corrotta, sottraggono sottoforma di esportazione illecita di capitali, yacht e ville i9n paradisi fiscali, evasione fiscale, tangenti e finanziamenti ai partiti, corruzione e stecche pagate a chi dovrebbe controllare, giudicare, far rispettare le normative e giù giù fino a qualche sindacalista compiacente e fedifrago

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