Home > In primo piano > Ma a chi importa del Teatro comunale?

Ma a chi importa del Teatro comunale?

5 ottobre 2012

A quanti alessandrini importa davvero qualcosa del Teatro comunale, chiuso da due anni a seguito di una vicenda surreale e dilettantesca? Dieci per cento? Quindici?

Ho letto in questi giorni le riflessioni dell’ex direttore della struttura, Franco Ferrari, e la posizione espressa dal comitato Ridateciilteatro.

Assolutamente condivisibili. E continuo a credere che alla base della scarsa reattività nell’affrontare tutta la vicenda ci sia, ahimé, anche il fatto che, tra le tante emergenze che Alessandria sta vivendo (i servizi sociali, la spazzatura, il trasporto pubblico e altre ancora) la questione Teatro è considerata marginale dalla maggioranza della popolazione, e quindi per conseguenza neanche troppo “emergenziale” per la stessa classe politica.

Chiariamoci: se per una settimana l’Amiu non vuotasse i cassonetti andremmo anche noi (amanti della prosa e del cinema) su tutte le furie, e ancora peggio sarebbe se si finisse col sospendere servizi di sostegno alle fasce più deboli o a persone disagiate, oggi erogati per lo più da straordinarie cooperative sociali alla canna del gas.

Quindi capisco benissimo che ci siano delle priorità. Così come sono certo che il tandem costituito dal presidente Nuccio Lodato e dal direttore Anna Tripodi garantisca al Tra un bagaglio di competenza ed entusiasmo che sono risorse preziosissime, specie con le casse vuote.

Ben venga, dunque, una stagione teatrale di transizione, itinerante, costruita in virtuosa sinergia con le associazioni culturali ed artistiche del territorio. E per i film d’autore ci arrangeremo con le ottime proposte del Macallè, ma anche con qualcosa che “passa” ai Kristalli, e d’ora in poi a quanto pare anche al Sociale di Valenza, di imminente riapertura.

Ma è del futuro che vorremmo sentir parlare. A partire proprio dalla struttura, quel Teatro comunale che ha potenzialità straordinarie (certo, con le migliorìe e le modifiche che il tempo sempre impone), e che non può essere abbandonato così, simbolo di degrado cittadino che rischia di fare il paio con il degrado industriale dell’ex zuccherificio, o con quello militare della Valfrè e della Cittadella, o…..la lista si può allungare a dismisura, ed è credo un emblema della condizione del nostro territorio, anno di (dis)grazia 2012.

E naturalmente in tutto ciò va tenuto in adeguato rilievo che ci sono anche quindici dipendenti del Tra, attualmente in cassa integrazione (con qualche piccolo rientro a rotazione), che hanno diritto di sapere che ne sarà del loro futuro professionale, e se ce ne sarà uno. Così, tanto per potersi se non altro organizzare.

In questi giorni mi hanno mostrato progetti, datati diversi anni addietro, ma bellissimi. In cui il Teatro comunale è davvero multifunzionale, e con una serie di nuovi spazi si apre alla città, diventandone il vero baricentro culturale. Ci vorrebbero risorse, è vero. Ma rimango convinto che, a fronte di una vera volontà politica (a sua volta stimolata e supportata da un autentico consenso popolare sul tema) le risorse si trovano sempre.

Che ne pensate?

E. G.

Annunci
Categorie:In primo piano
  1. Giorgio
    5 ottobre 2012 alle 13:21

    19 febbraio 1967
    ALESSANDRIA è “..sfiducia nel mistero. Diffidenza per il Noumeno. Una città senza ideali e senza passioni. Nell’epoca in cui il nepotismo era una virtù, Pio V, Papa alessandrino, caccia i parenti da Roma e dice che si arrangino. Gli alessandrini non si sono mai entusiasmati per nessuna Virtù Eroica, nemmeno quando questa predicava di sterminare i Diversi. Alessandria non ha mai sentito il bisogno di imporre un Verbo sulla punta delle armi non ha creato miracoli d’arte per cui far sottoscrizioni, non ha mai avuto nulla da insegnare alle genti, nulla per cui debbano andar fieri i suoi figli, dei quali essa non si è mai preoccupata di andar fiera.”

    COS’E’ CAMBIATO DAL 1967 AD OGGI?

    • Graziella (gzl)
      5 ottobre 2012 alle 14:20

      niente, semmai è peggiorata.

  2. 5 ottobre 2012 alle 14:54

    Ah ah….debbo purtroppo darvi ragione, anche se ogni volta che vedo un o una ventenne arrabbiati e consapevoli non perdo la speranza. Sono fatto così. Però concordo: siamo provincia conformista e accomodante. Sempre ipercritici, ma per nulla portati al cambiamento, e “codini” con ogni potere, vero o presunto, piccolo o grande. Qualsiasi mutamento significativo del Paese non partirà da Alessandria. Ma magari da qualche altra parte sì, ecchediamine!

    E. G.

  3. Giorgio
    5 ottobre 2012 alle 20:40

    Ovviamente il pensiero che ho “copiato” nel mio precedente commento, è stato scritto da un certo Umberto ECO, alessandrino come noi.

  1. No trackbacks yet.
I commenti sono chiusi.
%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: