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[BlogLettera] Pronti alla piazza: il Governo non può uccidere Alessandria

6 ottobre 2012

Se sarà confermato quanto sembra emergere, vale a dire l’esclusione dei Comuni in dissesto, e quindi di Alessandria, dal novero delle Amministrazioni Locali verso cui il Governo ha deciso di destinare le risorse del “Fondo di riequilibrio”, destinate al mettere in sicurezza le situazioni di particolare emergenza, ci troveremmo di fronte a una intollerabile beffa.

Alessandria sta faticosamente cercando di voltare pagina dopo il disastro finanziario prodotto dalla precedente Amministrazione. La nuova Amministrazione ha responsabilmente applicato le procedure di dissesto cui era obbligata per legge, avviando un percorso virtuoso di rientro da una voragine finanziaria, della quale peraltro non reca alcuna responsabilità.

Ogni giorno, il Sindaco, la Giunta e la maggioranza che li sostiene sono costretti a fare appello allo spirito di sacrificio:  dei cittadini, che vedono messi a rischio i servizi; delle imprese e dei loro lavoratori, che attendono giustamente il pagamento di quanto loro dovuto;  dei dipendenti del Comune e delle sue Aziende, su cui ogni mese gravano le incertezze per il pagamento degli stipendi e, addirittura, per il posto di lavoro.
Di fronte a tutto ciò, sarebbe intollerabile che il Governo voltasse la testa  dall’altra parte e decidesse di lasciare nel pantano chi cerca di operare con rigore per il bene della propria comunità.

Sinora, giustamente, il Sindaco ha mantenuto la propria azione, dignitosamente, entro i canali della correttezza istituzionale, scegliendo la strada del confronto con Palazzo Chigi, al fine di ottenere misure concrete di sostegno, a fronte del documentato e verificabile impegno al risanamento.

Ma se tutto ciò non fosse servito a nulla, se a nulla sarà servito neppure l’autorevole intervento di un Ministro alessandrino a far comprendere al Governo che in gioco non c’è il “quieto vivere” del Sindaco, ma la sorte di un’intera comunità di centomila abitanti, è evidente che occorrerà alzare la voce.

Se è questo che si vuole, come Partito Democratico noi siamo pronti a fare la nostra parte, a sostegno di tutte le iniziative che l’Amministrazione e le forze economiche e sociali alessandrine riterranno di attivare per costringere Roma a cambiare rotta. La piazza non ci fa certo paura.
Certo, avremmo preferito, e ancora preferiremmo, poter contare su una soluzione ragionevole da parte del Governo. Vedremo nelle prossime ore, anche impegnando i nostri Parlamentari, se ciò sarà possibile o se si tratterà di un auspicio del tutto velleitario.

Nei dieci mesi della sua esistenza, il Governo Monti ha a più riprese dato prova di essere refrattario ai principi dell’autonomia e del federalismo. Ha imposto sacrifici draconiani agli Enti Locali, riducendoli in molti casi alla paralisi, e ha fatto solletico alle burocrazie ministeriali. Molto “incisivo” nell’amputare in periferia, assai lasco nel tagliare al centro.
Se le cose rimanessero così, Alessandria sarebbe solo l’ultimo esempio di un approccio del tutto sbagliato al tema delle autonomie locali, affrontato male, a spizzichi e bocconi, e senza un vero disegno riformatore.

Soprattutto, sarebbero drammatiche le conseguenze per una comunità ben più ampia di quella ricompresa nella cinta daziaria della città. La crisi verticale del capoluogo avrebbe, infatti,  conseguenze drammatiche per gran parte del territorio provinciale, mettendo in ginocchio servizi essenziali, come il socio-assistenziale, la raccolta e lo smaltimento dei rifiuti, il trasporto pubblico locale.

Noi questo non lo potremmo accettare e faremo tutto ciò che è possibile fare per costringere il Governo a cambiare registro. Alessandria non può essere soffocata, nella sua vogli di mettersi in ordine e di rinascere, da quella stessa miopia politica che, come ha di recente detto la stessa Corte dei Conti, sta bloccando la ripresa del Paese.

Daniele Borioli
Segretario Provinciale PD Alessandria

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Categorie:BLettere
  1. Franco
    6 ottobre 2012 alle 09:42

    Boia chi molla !!!!!
    Dopo Reggio Alessandria

  2. 6 ottobre 2012 alle 10:32

    Mah…quando un sistema si sgretola in mille pezzettini, ognuno legittimamente pensa al proprio particulare. Proveremo a rifletterci a bocce ferme. Ma abbiamo idea, vero, di quanti debiti ha il soggetto (lo Stato) a cui i comuni (non solo Alessandria) stanno chiedendo aiuto? E ci rendiamo conto, vero, cosa ci aspetta, come italiani e non solo come alessandrini, nei prossimi mesi e anni?

    E. G.

  3. 6 ottobre 2012 alle 11:40

    quante parole inutili …sempre le stesse ..che nn servono a nient’altro che a dare fiato alla bocca …a quando l’uso del cervello nel fare le cose ?? avete dichiarato dissesto?? avete voluto salire in comune?? e adesso muovete il culo e datevi da fare ,,,come diceva mia nonna …voluta la bicicletta ?? e mò pedala !!!!..e smettetela con sti piagnistei …siamo stanchi di sentirvi ..

  4. cittadino
    6 ottobre 2012 alle 11:54

    ciccio franco daniele piddì.
    Con monti a roma, contro monti a alessandria.
    chissà come la pensa a cassinelle, o a alluvioni cambiò.

  5. e.r.
    6 ottobre 2012 alle 15:44

    caso mai chiediamo come mai la corte dei conti ci ha messo così tanto tempo a fermare quella emoragia assurda di denaro pubblico che il baffetto allegramente cantava come politiche anticicliche con lo scappellamento a dove vi pare. Facciamo una bella class action su chi non ha vigilato. Sarebbe molto più sensato

  6. TM
    6 ottobre 2012 alle 17:50

    cittadino :
    ciccio franco daniele piddì.
    Con monti a roma, contro monti a alessandria.
    chissà come la pensa a cassinelle, o a alluvioni cambiò.

    per alluvioni cambiò, frazione mezzanino, posso garantire che il principale problema è che i ravòn non rendono più una cippa.
    resta il fatto che non si capisce perché salvare chi sta sull’orlo e non chi ci è cascato.
    al di là di ogni altra considerazione, è come dire che alessandria non solo è a bagno e deve restarci, ma nemmeno serve da esempio visto che altri se la caveranno dopo aver fringuellato in modo analogo.
    così, per sapere, chi sarebbero i salvati?

  7. 6 ottobre 2012 alle 18:37

    Però non esageriamo: la verità è che Alessandria nello scacchiere nazionale poltiticamente vale quanto Canicattì, o forse meno. Quindi non poteva aspettarsi specifica menzione, dai. Il che non significa che verrà ignorata, a vantaggio di altri: non facciamo i provinciali vittimisti. Una qualche forma di aiuto arriverà. La questione però è che la coperta nazionale è sempre più corta, cortissima: per l’anno prossimo c’è chi parla (Denenedetti su Repubblica, ad esempio) di un altro -3% di Pil, rispetto al disastro di quest’anno. Doveva caspita volete che le vada a prendere il Governo le risorse per salvare comuni, province e quant’altro, se pure lo Stato stesso va verso la bancarotta? Faranno un po’ di giochini virtuali, partite di gire, pagherò: ma Alessandria è messa come il resto del Paese signori. Questa è la situazione, al di là dei populismi e degli scarica barile.

    E. G.

  8. 6 ottobre 2012 alle 18:39

    Comunque segnatevelo: prima il nuovo governo Monti, o Bersani, o quel che sarà. Tutti insieme appassionatamente. Subito dopo il drastico taglio di pensioni e stipendi pubblici: scommettiamo?

    E. G.

  9. 7 ottobre 2012 alle 00:22

    E noi abbiamo già le immagini……in esclusiva.

  10. Rael
    7 ottobre 2012 alle 08:57

    Se all’apparenza la decisione del Governo di escludere Alessandria dai benefici può apparire a qualcuno razionale e giusta in quanto la nostra città non è in pre-dissesto ma in dissesto dichiarato, nella sostanza si tratta di una scelta afflitta da una grave mancanza di realismo e perciò irrazionale. E aggiungo, non solo per Alessandria, dato che non è la più bella, la più importante, e la più meritevole fra le altre città italiane già dissestate, ma proprio per tutte queste città – fra le quali c’è appunto anche Alessandria – che stando con i piedi per terra, non possono assolutamente risollevarsi con le sole proprie forze. E’ come dire: io ti curo una contusione dandoti i medicinali antinfiammatori per evitare che tu possa peggiorare ma se per caso tu ti sei già fratturato io non ti ingesso, non ti fornisco stampelle, non ti opero, e tu ti arrangi a guarire da solo perchè tua è la colpa di esserti fratturato. E secondo voi si guarisce? E’ inverosimile, a meno che non si accetti un destino da storpi. Un conto sono le responsabilità del danno, altro conto è la cura del danno. Due percorsi diversi, due ricette diverse. Non per Alessandria perchè è la migliore, ma per tutte le città dissestate, che debbono potere essere messe nelle condizioni di recuperare le proprie forze. E non esiste che lo possano fare in assenza di un percorso che per quanto possa essere difficile, lungo, controllato alla paranoia dalla Corte dei Conti, non sia anche agevolato quel tanto che permetta alle Amministrazioni coinvolte di riuscire nell’opera. Qui non c’entra un bel niente essere pro o contro rispetto a una compagine politica piuttosto che a un’altra, qui c’entra che si vuole aprire un altro varco verso la destrutturazione del welfare per trasferire ai singoli dei compiti di salvagardia sociale ed economica che in realtà non sono in grado di sostenere e che devono essere di pertinenza del pubblico. RIpeto: le responsabilità saranno accertate nelle giuste sedi e con i giusti percorsi, i risanamenti sono altro e devono potere essere resi possibili in modo concreto e realistico senza che si mescolino i due concetti. Il resto è fine retorica data in pasto alle masse per sorreggere delle azioni atte a far regredire i diritti sociali delle persone e conquistati in secoli di sacrifici. Sacrifici sempre fatti da quelle stesse persone, cioè da noi.

  11. Franco
    7 ottobre 2012 alle 09:41

    L’istanza va inoltrata non più a Monti, ma a Frau Merkel, del resto perchè i greci dovrebbero morir di fame e noi neppure fare sacrifici ?

    • Rael
      7 ottobre 2012 alle 10:23

      I greci non dovrebbero affatto morire di fame! La morte per fame NON è l’unica soluzione, ineluttabile, inevitabile, certa, obbligatoria. E non è d’obbligo la macelleria sociale, la privatizzazione dei servizi, lo smantellamento dei diritti sociali. Non è inevitabile il travolgimento sociale. NO, non lo è! Le persone non sono numeri, tatuati sugli avambracci ieri piuttosto che scritti su dei bei grafici colorati oggi. NO. NO. NO.

  12. mandrogno
    7 ottobre 2012 alle 12:31

    Certo, lo stato non può affondare parti di se’ senza affondare esso stesso.
    Ma ho l’impressione che dare denari da spendere a un “comitato d’affari” trasversale che da decenni sta dimostrando di essere uno sperperatore incapace non sia una cosa intelligente, e accrescerà solo il disastro.
    Ci vuole un cambio drastico e definitivo del manico, e poi ne riparliamo.

  13. Rael
    7 ottobre 2012 alle 13:50

    Come non essere d’accordo con questo ragionamento, Sig. Mandrogno. Il fatto è, che per eliminare il pericolo – o magari chiamiamola pure certezza in un impeto di lungimiranza – di foraggiare ulteriormente certi comitati d’affari trasversali, il sistema legittimo esiste. Si chiama legge lettorale, norma anticorruzione, poteri alla Corte dei Conti, controlli incrociati, trasparenza obbligatoria, rimozione immediata di eletti o nominati qualora versanti in certe condizioni, tagli netti e radicali dei compensi con effetto immediato, penalizzazione dura (carcere tosto) per corruzione, peculato, falso in bilancio pubblico. Tutte cose che chi decide gli aiuti può decidere e applicare dalla sera alla mattina. Così come dalla sera alla mattina può decidere di lasciare che certe città precipitino nel baratro Grecia e altre invece no. E quando dico città non voglio certo riferirmi alle amministrazioni che le governano, ma alla gente comune che ci vive. Perchè a ben vedere, tutte queste città dissestate e pre-dissestate sono alla fin fine in difficoltà per la medesima causa. E come ho già detto prima, un conto è la “causa” di un fenomeno o la colpa di un comportamento errato, che non deve essere cancellato o sminuito, altra cosa è impedire il baratro Grecia alla popolazione. E qui io parlo di gente comune e di ciò che può subire in modo inerme. Non mescolate le cose, perchè questo vogliono.

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