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Bona: “racconto una storia scomoda, che fa parte della nostra storia”

12 ottobre 2012

Sangue di tutti noi è il nuovo romanzo dello scrittore alessandrino Giorgio Bona, che sta facendo parecchio discutere, e non solo a casa nostra. Narra della vita, e della morte, del comunista “eretico” Mario Acquaviva, ucciso a colpi di pistola a Casale Monferrato l’11 luglio del 1945. Buona lettura su AlessandriaNews!

E. G.

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Categorie:Cultura
  1. 14 ottobre 2012 alle 22:03

    Da qualche giorno voglio parlare di questo romanzo, ma il tempo è quello che è, l’età incalza e la vista non è più quella di una volta; va beh!, bando ai piagnistei, è un gran bel libro!.
    Io, ai tempi, me la sono vissuta da vicino la lotta tra gli stalinisti e gli altri, tutti gli altri, e non è che fossi propriamente d’accordo, ma tant’è, ho dovuto digerire l’internamento, in un campo, della mia adorata Polina, figurarsi se avessi parlato di questo!, Iosif mi avrebbe sparato in orbita, anzi nell’arcipelago… gulag. Il compagno Acquaviva, Paolo, incarnava allora quei valori che furono il fondamento, anzi il sentimento, della Rivoluzione e purtroppo, mano a mano che venivano abbandonati , in nome della ragion di stato, lo slancio rivoluzionario ideale si affievoliva e generava qualcosa di più terribile del vostro imborghesimento: la tirannia (se vogliamo chiamarla con il suo nome). Il sogno meraviglioso di un futuro migliore senza padroni, scevro dallo sfruttamento dell’uomo sull’uomo, si infranse sugli scogli del culto delle personalità e chi non era d’accordo veniva denigrato, emarginato o ucciso, come trozkista, fascista, controrivoluzionario e chi più ne ha più ne metta…..Era difficile, allora, molto più che ai giorni nostri, mantenersi saldi nei propri principi e vivere secondo quelli, dato che ci si giocava, letteralmente, la vita; erano tempi crudi e la posta in gioco era alta, altissima. Certi proclami, certe affermazioni dei membri della nomenklatura, come si legge nel libro di Giorgio, valevano come disegnare un bersaglio sulla schiena degli avversari politici e l’epilogo, come nel caso di Mario, a volte era tragico e funesto. Io, come spesso scrivo, mi pregio di annoverare tra i miei amici, oltre a Fang Zhimin (vecchio rivoluzionario cinese) e al comandante Testa ‘d Fer, anche Amadeo Bordiga che, ai tempi, era il diretto ispiratore del compagno Paolo. Non a caso, pur provenendo da paesi diversi e da diverse declinazioni del marxismo, ci siamo riavvicinati molto e le nostre idee sono entrate in comunione. Amadeo, ancora l’altra sera parlando del romanzo, si dichiarava arcicontento che qualcuno, obiettivamente, gettasse un po’ di luce su alcuni tragici accadimenti del passato, cercando di farlo con amore per la verità, qualsiasi essa si rivelasse durante la narrazione, base importantissima per ricostruire un percorso, quanto più possibile veritiero e condiviso, all’interno della classe lavoratrice. Io lo trovo importante per capire, tra l’altro, avvenimenti e comportamenti di alcuni personaggi pubblici dei giorni nostri……Una frase mi ha colpito, a questo proposito, ed è di una attualità sconcertante:
    “[…] I centristi stanno sempre a tramare nell’ombra, silenziosi, inquadrati, in linea con Mosca, subdoli, pronti a far patti con la borghesia. Hanno una grande visione della realtà perchè capiscono che una volta raggiunto il potere devono entrare negli apparati statali per controllarli e usarli come strumento di regime [..]”. Quindi, prendendo in considerazione solo questo aspetto, i vari veltroni e d’alema, anche se sostengono di non essere mai stati comunisti, nei fatti della pratica politica quotidiana lo sono stati, oh se lo sono stati!…
    E le atmosfere evocate nel romanzo (per la parte che ho letto), quanti ricordi, quanti struggenti momenti, che pensavo obnubilati, riportati in vita dalla sapiente narrazione.
    Il risveglio delle coscienze, l’incontro di studenti, operai e contadini che, rialzata la testa, decidono di far pagare il fio, per le malvagità perpetrate, ai crudeli fasci, somma delle disgrazie italiche e piemontesi.
    Poi la scrittura: decisa, veloce; interi capitoli letteralmente divorati in un crescendo di azione. Quindi il racconto del rapporto con la moglie e la figlia: struggenti momenti strappati alla lotta politica, guardandosi incessantemente dai nemici, interni ed esterni. Due livelli su cui si snoda la narrazione e scorrono le vite straordinarie dei protragonisti.
    Testa ‘d Fer, come ci si può immaginare, ha apprezzato tantissimo l’uso del dialetto, magistralmente amalgamato all’italiano, quasi a creare una neolingua; in realtà si tratta veramente dello specchio di quei tempi, come ho appreso da Testaferri e da altri vecchi partigiani piemontesi. Il dialetto era lingua di tutti i giorni, anche per quelli “stidioi”(studiati) come il “ragiuniè” Acquaviva. Non avrebbe proprio avuto senso pensare ai ragazzi e agli uomini della Resistenza, nel basso Piemonte, mentre si esprimevano in un italiano corretto e fluente.
    Amadeo, poi, avendo rifiutato tutta la vita la visione del suo partito, massimalista, alleato con i socialdemocratici e di conseguenza con la borghesia, in questi giorni, mi appare sempre più sconcertato dal comportamento dei “compagni” (mah….), indipendentemente dal partito di provenienza. Comunque rinnovo l’apprezzamento per questa pregevole opera, dovuto, principalmente al fatto che si tratta di qualcosa di nuovo e alternativo, rispetto all’esistente, con molteplici chiavi di lettura. L’unico tentativo di indagare su fatti ed episodi del primo dopoguerra, di cui sono a conoscenza, è di pansa, ma ha tutto il sapore di un opera ispirata ad un revisionismo da 30 denari; quì, invece, siamo su di un altro pianeta e il risultato è veramente azzeccato. Giorgio, dipanando la sua matassa, ci fornisce un modello, molto attuale, al quale in molti potrebbero ispirarsi. Concludendo ( e quì mi ripeto) voglio ricordare la storiella che Amadeo era solito raccontare, per spiegare il suo pensiero riguardo le alleanze politiche contronatura (borghesia+classe operaia, ad esmpio). Questa parabola mi torna alla mente ogni volta che sento, anche a livello locale, appelli all’unione: ah!, quei bellissimi “stringiamoci a coorte” che mi provocano sì un certo “stringimento”, ma anatomico….

    Un bel giorno, un leone ed un asino decisero di coalizzarsi per superare insieme le asperità e le difficoltà del percorso, molto più agevolmente che se lo avessero dovuto fare separati. E così fecero, affrontando le salite il leone saliva in groppa all’asino e percorrendo le discese l’asino veniva portato sulla schiena dal leone. Senonchè il leone si aggrappava con gli artigli alla schiena dell’asino, mentre quest’ultimo, non avendo artigli, ma zoccoli, non potendo aggrapparsi, utilizzava, per tenersi in posizione, un attrezzo, potremmo dire un organo, più acconcio per la bisogna…….Come potrete sicuramente arguire dal racconto, il leone, aldilà dei problemi fisici, anche psicologicamente non era molto contento dei risultati dell’accordo….
    Amadeo non mi ha voluto dire come finì la storia del nobile animale, ma è lecito pensare che, ad un certo punto, il leone, coglionato, assecondando la natura ferina che gli apparteneva, avesse fatto bistecche del furbo somaro……

    I

  2. Maurizio Fava
    14 ottobre 2012 alle 22:44

    Sono andato apposta alla presentazione del libro per sincerarmi che Giorgio non avesse imboccato anche lui la strada del revisionismo. 🙂
    Nulla di tutto ciò.
    La verità storica esiste, e si può raccontare senza falsità ne’ opportunismi.
    Questo libro è anche uno schiaffo morale a chi dopo essersi arricchito col conformismo comunista ora continua a ingrassare col conformismo del colore opposto.
    Un plauso, vecchia canaglia. La vecchia Jole sarebbe contenta di te, almeno sul fronte letterario\psicologico. ,-)

    • 15 ottobre 2012 alle 00:16

      Alcuni miei compagni Russi, già ai bei tempi, dicevano che la maggior parte dei comunisti Italiani avevano il cuore a sinistra e il portafoglio a destra. Guarda come sono finiti…..da una cadrega all’altra. Comunque una bella presentazione, mi hanno detto, all’altezza del romanzo che vale veramente la pena di leggere, tanto per aprire, un poco di più, la mente.
      :mrgreen:

  3. 15 ottobre 2012 alle 00:17

    aveva e non avevano (oops!)

  4. giorgio
    15 ottobre 2012 alle 18:32

    grazie a Molotov, ha centrato in pieno l’argomento, un’analisi giusta. Maurizio, la Iole mi manderebbe in terapia

    • Maurizio Fava
      15 ottobre 2012 alle 19:10

      si. ma solo per problemi orgasmici 🙂 .-)

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