Home > In primo piano > Alessandria in marcia: ma verso dove?

Alessandria in marcia: ma verso dove?

15 ottobre 2012

Comincia per Alessandria un’altra settimana di passione? Tutto lascia supporre che sia così: il Comune con le casse vuote, la Provincia alle prese con la riduzione degli stipendi dei dirigenti (e con la coda polemica dei tagli di giunta di sabato), e l’appuntamento con il processo Solvay fissato, salvo rinvii dell’ultima ora, per mercoledì 17.

Di tutti i temi, a me francamente questo sembra di gran lunga il più serio, e infatti appassiona giusto qualche bastian contrario come Lino Balza, che mi piace citare spesso per la coerenza con cui porta avanti la sua battaglia quasi solitaria.
Sindacati, politici e cittadini di Alessandria dell’inquinamento generato dal polo chimico se ne fregano da sempre: credo si possa chiamare “rimozione di massa”, che non significa non sapere. Significa credere che va bene così, tanto di qualcosa si deve pur morire, ecc ecc..

Sindacati, politici e cittadini saranno presenti invece, in massa e senza bandiere di partiti, alla fiaccolata per Alessandria di giovedì sera. Iniziativa contro cui naturalmente non ho nulla, e che spero non venga vissuta come una sorta di via Crucis, o marcia funebre.

In questi casi, però, il cui prodest, ossia a chi giova, è d’obbligo porselo. E’ quella di giovedì sera una dimostrazione di forza rivolta a mister Monti? Beh, ma quello Alessandria non sa nemmeno dove sta sulla carta geografica: appartiene sicuramente alla categoria di milanesi “ah, da voi nelle Langhe si mangia benissimo” che mi sono sciroppato per anni, credetemi.

E del resto saremmo davvero dei provinciali nel senso più triste se non ci rendessimo conto che di situazioni di enti locali alla canna del gas (o territori in condizioni disperate: pensate a L’Aquila, per fare solo un esempio) ce ne sono talmente tante, che non è che possiamo aspirare al primo posto nell’agenda del governo.

A me la mobilitazione di giovedì sera pare quindi assolutamente rivolta al “fronte interno”: mi pare cioè che sia un modo che sindacati e amministratori locali del centro sinistra (il centro destra, o quel che ne resta, per ora tace: e non si sa se acconsente) hanno per “serrare le fila” del consenso, e per dire in primis alle migliaia di lavoratori che dipendono in maniera diretta o indiretta da Palazzo Rosso (e in fondo anche da Palazzo Ghilini): noi siamo con voi, noi siamo voi.

Sarà un successo? In termini di partecipazione, probabilmente sì. Ma, ancora una volta, l’auspicio è che ci sia chi, nel team del sindaco di Alessandria, sta lavorando seriamente sull’assetto futuro di tutto il “sistema” Palazzo Rosso.

Per Palazzo Ghilini il discorso è più sfumato: se davvero il Governo ha intenzione di commissariare tutte le Province entro fine anno, che altro possono fare nel frattempo Filippi e Comaschi se non ridurre i costi all’osso (compreso il ridimensionamento di alcuni stipendi), e soprattutto cercare di vendere l’immobile di Arenzano? Ben poco.

Il Comune, invece, ha una maggioranza eletta da pochi mesi, e che dovrebbe ragionare da qui al 2017, almeno. Andando, come visione, anche molto oltre, e proponendo soluzioni finanziarmente compatibili e realizzabili. Del tipo: ecco come ti rivoluziono un ente “decotto”.

Con un progetto serio, anche in bozza, si possono battere i pugni sul tavolo di Monti, ed esigere ossigeno per realizzare l’impresa. C’è questo progetto? Qualcuno sta lavorando con numeri e dati su una riorganizzazione complessiva del Comune, e delle sue partecipate? Speriamo di sì, e che prima o poi se ne abbia notizia.

In caso contrario, fiaccolare e marce su Roma, finalizzate a trovare risorse per procrastinare sine die lo stato di cose presenti, assomiglia terribilmente ad una richiesta di elemosina. E, dato il contesto del Paese e il numero di “Alessandrie” esistenti, non ci vuole un genio per capire che si sta perdendo tempo. E’ finita un’epoca: o ne prendiamo atto e mettiamo in campo un nuovo modello di ente locale, o ne pagheremo le conseguenze ogni giorno di più.

E. G.    

Annunci
Categorie:In primo piano
  1. francodellalba
    15 ottobre 2012 alle 09:23

    Geniale l’idea di portare in piazza la gente e mescolarcisi in mezzo, tutti colpevoli nessun colpevole. Altro che via crucis, è un “far puntare il dito da un’altra parte”. E come disse quel furbone….io non ci stò! Se devo fiaccolare, fiaccolo dove dico io e non dove mi dice chi a fiaccolare mi ci ha costretto.
    Sì, ci sarà tanta gente, l’ingoranza di ciò che ci accade, del perchè ed a causa di chi è ancora troppo alta.

  2. anonimo (luigi rossi?)
    15 ottobre 2012 alle 09:32

    giovedì si vedrà chi sono le pecore ancora disposte a farsi menare al pascolo da questi incapaci.
    Bisognerebbe filmare con attenzione il corteo, per guardarli in faccia, se non altro per metterli definitivamente nel conto degli “irrecuperabili”, così che non abbiano a far danni in futuro.
    Sul fatto che la rossa incapace arrivi fino al 2017… scommettiamo che la sua strada sarà molto, ma molto più breve? In pochi mesi è già molto più isolata (dai suoi “alleati” e dalla gente) di quanto la Scagni non lo sia stata in quattro anni,
    Succede, se non si hanno altre abilità che una smodata voglia di potere e di esibizionismo, e una assoluta assenza di contenuti. E se vengono a mancare i punti forti di una resistibilissima ascesa al soglio: le spinte e gli appoggi potenti.

  3. 15 ottobre 2012 alle 20:58

    Sono cambiati i tempi, ai miei bastava un nonnulla per infiammare i cuori, bastava parlare di libertà, diritti, giustizia e il popolo si animava e come si animava!…. Ah!, quelli si che erano bei tempi, dove la gente, provata dalla disperazione della fame, del freddo, della lotta per la sopravvivenza quotidiana (io so cosa si prova, ricordando quando chiusa nel gulag agognavo una cipolla intera) aveva una coscienza e molto orgoglio personale.
    La mia compatriota Emma Goldman, grande donna, scriveva sul “Mother Earth” che ogni classe oppressa ha ottenuto la sua liberazione dagli sfruttatori solo grazie alle sue stesse forze. È dunque necessario che ogni persona, uomo o donna, apprenda questa lezione, comprendendo che la sua libertà si compirà nella misura in cui avrà la forza di realizzarla.
    Forse non si è accesa ancora negli italiani e negli alessandrini quella scintilla per cui non si riesce più ad accettare quello che ti vogliono propinare i mass media, quello che dicono i partiti e i politici. Bisogna trovare la forza di tagliare quel cordone ombelicale che ti tiene legato alla “mamma” istituzione, che sia essa vestita da insegnante, religioso, dirigente, amministratore o politico.
    Loro non hanno la verità in bocca. Ogni loro azione ha un tornaconto che non è il tuo. Ti addolciscono la pillola con zucchero e miele ma sei tu che la ingoi, sei tu il malato.
    Sei tu che pensi al ménage famigliare e come arrivare alla fine del mese. Sei tu che ogni giorno devi affrontare le ingiustizie, i cavilli burocratici, sei tu che vivi questa vita. Ne sei fiero?, o forse pensando che anche tu potresti migliorare qualcosa solo con il fatto di ragionare con la tua testa e non con quella degli altri, forse uno spiraglio di dignità la puoi trovare. Come quando entrai nel partito Socialdemocratico Russo dei Lavoratori e cercai di far capire ai compagni che non è il padrone a pagarci ma siamo noi con il nostro lavoro a voler essere pagati; siamo noi che tutte le mattine timbriamo il cartellino, con la pioggia, con la neve, con il pensiero che oggi nostro figlio non sta bene. Siamo noi che davanti alla mamma istituzione cambiamo la maschera e guardiamo con occhi lucidi e sognanti il suo volto e ogni sua parola è manna dal cielo. In questi momenti provate a pensare, quando la mamma vi esternalizza, quando vi mette in cassa integrazione o peggio vi licenzia per esubero del personale, vi urla in faccia o proprio non considera voi e neanche il vostro lavoro, quando il vostro lavoro non viene pagato.
    Chi saranno e quante saranno le persone che indosseranno la maschera giovedì sera portando il cero, saranno pecore come dice il Principe?, o persone piccole che pensano di manifestare per la propria situazione?, mentre intanto, le voci dei sindacati dicono che i dipendenti pubblici rimarranno senza stipendio per questi tre mesi, per non parlare del surplus tredicesima. Ma quali proteste sono state messe in atto nel frattempo?: nessuna!, né i sindacati, né i lavoratori hanno preso una posizione.
    Sveglia cari dipendenti pubblici!, bisogna lottare e conquistarseli i propri diritti se no a Natale Ded Moroz (Nonno Gelo) e Babucka (una dolce nonnina) vi porteranno oltre al tradizionale pezzo di pane nero, …………… una carruba e due noci!

  4. Charlie
    15 ottobre 2012 alle 21:24

    Già. Eccomi qua. Sono una pecora. E giovedì ci sarò. Perchè si parla del mio stipendio, della mia vita e dela mia famiglia. Baloccatevi pure con i vostri contorcimenti da politicastri frustrati. Io lo stipendio non lo prendo davvero. Sarò anche uno stupido fancazzista, ma voi che parlate della guerra dei mondi non fate altro che ridere di noi. Lo trovo stupido e cattivo. Scusate lo sfogo

    • anonimo (luigi rossi?)
      16 ottobre 2012 alle 00:35

      Pensa a chi ti ha messo in questa situazione, a roma e ad alessandria.
      E poi pensa che c’è anche chi sta peggio di te, grazie alla fornero e a quei deputati e senatori che hanno votato la sua belle riforme, con tutto il PD e il PDL e l’UDC che qui fanno finta di essere fieri “nemici”..
      E quando giovedì sfilerai buono buono dietro costoro, pensa che li stai legittimando ad andare avanti così.
      Io non rido di queste cose, le compatisco ma mi fanno incazzare.

  5. Rael
    15 ottobre 2012 alle 22:33

    Credo che l’intervento della compagna Molotova sia a favore dei dipendenti pubblici e non denigratorio, anzi.

  6. 15 ottobre 2012 alle 23:09

    Se ci fosse veramente la volontà di prendere in giro qualcuno, avreste ragione a prendervela a male, ma l’intenzione non è quella, basta leggere bene i commenti. Qui l’oggetto dei post miei e di mia moglie Polina riguardano un altro argomento ed è sempre lo stesso: cui prodest?, a chi giova la mobilitazione di giovedì?. Innanzitutto Charlie, non sei l’unico con lo stipendio a rischio, quindi mi guarderei bene, prima di accusare di cattiveria chi potrebbe essere nella tua stessa situazione. Vorremmo semplicemente capire, ad esempio, come mai, alla fine del 2011, cittadini comuni e lavoratori delle partecipate sono stati, a più riprese, a presidiare i consigli comunali farsa, svoltisi tra novembre e dicembre, per chiedere il commissariamento del comune e la salvaguardia dei diritti, mentre i sindacati confederali latitavano. Totale assenza dei rappresentanti politici, forse che l’ordine di scuderia era di lasciare intatto lo status quo?. E adesso all’improvviso una mobilitazione che, come dice Ettore, sembra sempre più una conta destinata ai dipendenti per, diciamo così, tenerli buoni in attesa della inevitabile apertura del baratro. Come dice mia moglie, nel commento precedente, l’unica forza che hanno i 2500 dipendenti comunali è quella che sapranno trovare con la loro unione e non di certo qualche evento miracoloso calato dall’alto. Questa fiaccolata a me ricorda, senza con questo nulla volere togliere al libero arbitrio di un qualsiasi cittadino alessandrino, un lunch beat in P.za Marconi. La cattiveria sta in altri luoghi, la mistificazione, e continuo a ripetermi, sta nel continuare ad additare i dipendenti pubblici e i loro emolumenti come causa principe della crisi o delle crisi, dimenticandosi sempre di parlare del costo della politica, delle dirigenze, delle consulenze e, guardando oltre il comune, dell’evasione, dell’elusione, delle spese pazze per la difesa e delle regalie alla chiesa. C’è una maggioranza di lavoratori pubblici che svolgono coscienziosamente il proprio dovere e che, nei fatti, tirano avanti la baracca tra mille difficoltà, mentre gli stessi enti per cui lavorano mettono loro i bastoni tra le ruote. Io penso, quindi, che devano rialzare la testa e rimandare al mittente qualsiasi accusa, perchè, in questo paese disastrato, se qualche servizio al cittadino viene erogato, se qualche ufficio funziona, il merito è solo della abnegazione dei singoli. Poi le clientele e gli sprechi vanno tagliati ovunque essi siano, e la cosa non può che andare a vantaggio degli onesti. La cattiveria non stà nei nostri scritti, non siamo politici e tantomeno politicanti, ma l’essere stati lasciati soli, nel pubblico o nel privato, molte volte e nel momento che il bisogno era più acuto, ha acuito la nostra diffidenza verso forme di lotta politica che appaiono sempre più come strumentalizzazioni….

  7. topolinia
    16 ottobre 2012 alle 00:50

    Concordo in tutto e per tutto con molotov e Molotova…..Charlie : ma di cosa stai parlando?? Libero tu di andare alla fiaccolata e liberi Molotov e Molotova di esprimere il loro parere dicendo che la stessa appare agli occhi di molti come una strumentalizzazione ed un evento non a favore dei dipendenti ma di altri.
    Charlie ricordati che in molti si scagliano contro i pubblici dipendenti, considerati il male della società. Nessuno però dice che l’evasione fiscale in Italia ha raggiunto numeri impressionanti 500 MILIARDI di euro all’anno… 187 dovuti alla malavita ed il resto ai liberi professionisti, commercianti etc etc. Dati della Banca d’Italia. Aggiungiamoci la perdita di denaro per la corruzione ormai dilagante a tutti i livelli e traiamo le conclusioni. Tra i tanti difetti dei pubblici dipendenti, peraltro riscontrabili anche nel privato dove sembrano tutti ridotti in schiavitù, una cosa è certa: le tasse le pagano sino all’ultimo centesimo anche per coloro che fanno parte dei 500 miliardi di evasione! La stessa Corte dei Conti ha detto che non era più possibile fare tagli nella pubblica amministrazione perchè gia abbondantemente fatti e non più sostenibili. Ricordo che Molotov ,mesi fa ha pubblicato in questo sito tali deduzioni, ma non le trovo. Nessuno regala niente per la gloria, caro Charlie….. E purtroppo quello che rende più tristi è il rumore del silenzio di tutti ed una profonda tristezza per il senso di abbandono e solitudine.

    • 16 ottobre 2012 alle 01:39

      Relazione Corte dei Conti sul costo del lavoro pubblico Anno 2012
      Sintesi
      1.1. A partire dal decreto-legge n. 78 del 2010, le manovre volte a fronteggiare gli
      effetti della crisi economica, attraverso il necessario riequilibrio dei conti pubblici,
      hanno inciso in maniera significativa sulla spesa per redditi da lavoro dipendente
      del settore pubblico, oggetto di reiterate misure di contenimento consistenti, tra
      l’altro, nel blocco della contrattazione collettiva nazionale per l’intero triennio
      2010-2012 e degli automatismi stipendiali, nella cristallizzazione, fino al 2014, del
      trattamento ordinariamente spettante, nella riduzione percentuale dei redditi più
      elevati, nell’inasprimento e nell’estensione dei vincoli alle facoltà assunzionali.
      […..]
      2.1. Le misure di contenimento della spesa di personale contenute nel citato
      decreto-legge n. 78 del 2010, ulteriormente rinforzate dalle successive manovre
      estive, hanno prodotto già nel 2011 – primo anno di applicazione della normativa –
      effetti finanziari superiori a quelli programmati.
      2.3. Il rapporto tra il PIL e la spesa per redditi è, dunque, stimato in diminuzione
      sino a raggiungere, nel 2014, un valore pari al 10%, dato che rappresenta il valore
      minimo decennale del predetto indicatore.
      Nel periodo 2005-2011 il divario tra le retribuzioni contrattuali del settore pubblico
      e quelle dei comparti privati subisce un drastico ridimensionamento, passando da un
      valore dell’8% al 2,6%, forbice destinata ad ulteriormente restringersi per effetto
      del blocco della contrattazione collettiva per i soli dipendenti pubblici fino a tutto il
      2014.
      [….]
      2.4. Anche per effetto delle misure sopradescritte, l’andamento della spesa per
      redditi, posta a raffronto con altre variabili demografiche e macroeconomiche,
      evidenzia per l’Italia valori in linea con i principali paesi dell’Unione europea.
      In particolare, si rileva nel 2010 per l’Italia una crescita molto contenuta, pari allo
      0,6%, a fronte di più significativi incrementi nel Regno Unito, in Francia ed in
      Germania. Il rapporto tra la spesa per redditi ed il PIL (11,1% nel 2011) appare
      superiore esclusivamente al parametro relativo alla Germania. Nella media europea
      si colloca il rapporto tra spesa per redditi e spesa corrente delle pubbliche
      amministrazioni. Il raffronto tra il numero dei dipendenti pubblici e il totale degli
      occupati, in forte discesa per l’Italia nell’ultimo decennio (dal 16,4% al 14,4%),
      evidenzia un peso della burocrazia sul mercato del lavoro pari a circa la metà della
      Francia e di gran lunga inferiore anche al Regno Unito.
      [….]

      http://www.corteconti.it/export/sites/portalecdc/_documenti/controllo/sezioni_riunite/sezioni_riunite_in_sede_di_controllo/2012/nota_sintesi_costo_lavoro_2012.pdf

  8. pinatubo
    16 ottobre 2012 alle 20:11

    Mi piace moltissimo l’idea della fiaccolata notturna: è molto più facile contare le pecore e sapere quanto è numeroso il gregge.
    Chi ha votato Fabbio avrà una fiaccola che produce luce di colore diverso?

  1. No trackbacks yet.
I commenti sono chiusi.
%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: