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Al via il processo “polo chimico”: senza fiaccolate!

17 ottobre 2012

Per un giorno almeno, prendiamo fiato rispetto al tema dissesto/stipendi/fiaccolate, ricordando che oggi, in tribunale ad Alessandria, dovrebbe decollare il processo relativo al polo chimico (oggi Solvay Solexis, in passato Ausimont, Montedison, Montecatini ecc).

Dico dovrebbe, perché i rinvii per questioni procedurali in questi casi sono ordinaria amministrazione. Vedremo.

Intanto, pur prendendo atto che il tema sembra interessare poco gli alessandrini (e meno ancora politici e sindacati), noi rilanciamo, ritenendo invece sia una questione di importanza assoluta. Il polo chimico ha portato a questo territorio sviluppo, occupazione, ma pure serissimi effetti collaterali. Sperimentati sul campo dagli abitanti della Fraschetta (i più esposti, ma non gli unici “beneficiari”, anche se gli alessandrini, con la Bormida di mezzo, si sono sempre sentiti “immuni”), ma anche supinamente accettati come inevitabili. Senza arrivare a pensare che l’alessandrino medio debba essere identificato con quel tale che, in tv, si vantava del suo “naso bucato”, è indubbio che altri territori un po’ più di amor proprio e dignità in casi analoghi hanno saputo esprimerlo.

Comunque: teniamo gli occhi puntati sull’andamento del processo. Non tanto per sapere se avvelenamento c’è stato (bella scoperta…), ma se esiste la concreta possibilità che chi ha avuto e continua ad avere profitti importanti possa farsi carico di un processo di bonifica che, di questi tempi, caricare sulle spalle dello Stato (per non dire degli enti locali) appare anacronistico. Oltre che ingiusto.
Quanto alle famiglie che hanno avuto in casa nel corso dei decenni malati e morti: alzare la testa e farsi sentire, non tanto per quantificare il danno, ma per avere giustizia, a noi parrebbe scontato. Certo, se ci fosse una rete di istituzioni, partiti e sindacati a supporto sarebbe più facile. Ma fiaccolate per avere chiarezza sul fronte del polo chimico non ce ne saranno, fidatevi….

E. G. 

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Categorie:In primo piano
  1. 17 ottobre 2012 alle 14:02

    “Apritemi sono io…
    busso alla porta di tutte le scale
    ma nessuno mi vede
    perché i bambini morti nessuno riesce a vederli.
    Sono di Hiroshima e là sono morta
    tanti anni fa. Tanti anni passeranno.

    Ne avevo sette, allora:
    anche adesso ne ho sette perché i bambini morti non
    diventano grandi.

    Avevo dei lucidi capelli, il fuoco li ha strinati,
    avevo dei begli occhi limpidi, il fuoco li ha fatti di vetro.

    Un pugno di cenere, quella sono io
    poi il vento ha disperso anche la cenere.

    Apritemi; vi prego non per me
    perché a me non occorre né il pane né il riso:
    non chiedo neanche lo zucchero, io:
    a un bambino bruciato come una foglia secca non serve.

    Per piacere mettete una firma,
    per favore, uomini di tutta la terra
    firmate, vi prego, perché il fuoco non bruci i bambini
    e possano sempre mangiare lo zucchero.”

    Ricordiamo le armi chimiche sul Vietnam, le bombe nucleari di Hiroshima e Nagasaki, gli “incidenti” di Chernobyl, di Fukushima e… tanti altri disastri ecologici e stragi umane molte delle quali non conosciamo l’esistenza e le ripercussioni che hanno avuto sull’essere umano. La testimonianza importante del poeta turco Nazim Hikmet, autore di questa toccante poesia nella quale dà vita alla voce straziante di una bambina che per la sua tenera età non capisce i motivi per cui succedono queste cose.
    Bisogna impedire che tutto ciò riaccada e che altri innocenti come lei possano vivere una vita normale e possibilmente in un mondo senza più conflitti.
    I bambini bruciati non hanno più bisogno né di pane né di zucchero, i bambini morti infatti non crescono perché sono ormai solo cenere, ma dovrebbero restare indelebili nelle nostre anime, scuoterle, al fine di evitare altre morti inutili.
    Però nulla è cambiato da quel lontano dopoguerra ad oggi, nonostante il tanto declamato progresso della civiltà, perché gli uomini sono ancora più interessati a fabbricare strumenti di morte che a promuovere la vita. Sono convinta che quella bambina non è morta invano e che le sue parole continuano a scuotere la coscienza di chi, come me, avendo l’umiltà di fermarsi a riflettere, sente il peso della propria responsabilità e decide nel suo piccolo, per quanto può, di fare qualcosa perché il lungo e difficile cammino verso la tanto sospirata pace possa, anche attraverso il suo modesto contributo, fare passi da gigante.

  2. Ettore Grassano
    17 ottobre 2012 alle 14:20

    Grazie Polina…

    E. G.

  3. Enrica Bocchio
    17 ottobre 2012 alle 15:57

    a proposito di bimbi e in occasione dell’anniversario del rastrellamento nel ghetto di Roma (16 ottobre 1943) vi propongo questo brano, dedicato a tutti i bimbi del mondo:
    “hanno ucciso i bimbi nelle culle, perfino quelli nel grembo materno. 7 milioni. Solo le madri vengono contate. 7 milioni. E se rimarrà un ebreo nella lontana America, o in Eretz Israel, che reclami anche quei bambini al tribunale del mondo, che reclami quelli non ancora nati e già uccisi, quelli asfissiati nel ventre delle loro madri”
    Yitzhac Katzenelson – da “Canto per il popolo ebraico massacrato”

  4. 18 ottobre 2012 alle 00:45

    Mi sa, caro Ettore, che ci dobbiamo rassegnare: del “polmone verde” e dell’ambiente in cui viviamo non interessa quasi a nessuno, figurati farci delle fiaccolate. Forse in città sono tutti convinti che la Bormida, come una magica barriera, trattenga le porcherie che arrivano dalla zona di Spinetta; pensare che le sostanze chimiche viaggiano per migliaia di chilometri, ad esempio dal lago d’Aral all’Himalaya. A me pare proprio che il disinteresse, non so quanto o se, interessato cominci dall’alto, per passare attraverso i media, e poi conseguentemente arrivi alla popolazione che si guarda bene dall’informarsi al di fuori dei canali tradizionali; tanto nei dintorni del polo chimico lo sporco lo stanno scopando sotto il tappeto….Poi arrivano ” le Iene”, dopo anni che la situazione è palese, e un commentino su facebook ci scappa, non sia mai detto. Intanto, qualche giorno fa è apparsa, sui quotidiani, una notizia che fa il paio con quella del post di MD, la solvay pagherà metà della retta dell’asilo per i bambini, figli di dipendenti…. ma allora dentro la multinazionale batte un cuoricino d’oro!.

    E’ mai possibile che nel mondo, finchè non vengono scoperti, i grandi gruppi continuino ad inquinare intere zone del pianeta e che lo facciano impunemente, foraggiando chiunque e con il beneplacito di gran parte della popolazione e dei suoi rappresentanti?. All’estero, però, è stato superato il ricatto dei posti di lavoro in cambio dell’impunità, in italia nò; nei paesi civili, a cui ci riferiamo sempre come democrazie compiute, si pongono dei vincoli e non si cede ai ricatti occupazionali, si cerca uno sviluppo sostenibile. In italia, ad Alessandria, nò!: anche dai commenti di questo blog ci sentiamo dire che dobbiamo accettare come fatto inevitabile, come danno collaterale, dello sviluppo e della piena occupazione, l’inquinamento e una dose accettabile di morti, tumori e malattie varie….
    Ma ce li mandiamo noi o ci vanno da soli!.
    Sono le stesse persone che applaudono ogni opera di sterro inutile, ogni costruzione di ponti miliardaria, ogni schifosa opera proposta a scapito della salute dei cittadini e dell’ambiente. Sono le voci ragionevoli e moderate del buonsenso, quelle che cercano di farci ragionare sull’ineluttabilità di questo tipo di progresso, ponendo garbate questioni, sono i sicofanti del potere, l’anticamera del regime. La cosa terribile è che molti pensano di esserci arrivati con la loro testa, non si accorgono, assolutamente, di essere manipolati. Poi ci stupiamo delle iniziative come la fiaccolata di oggi, parlando della quale potremmo continuare con il ” cui prodest”, ma tanto non servirebbe a niente; sono abbastanza avvilito dalla situazione e sbocchi non ne vedo all’orizzonte, fiducia nei politici e nei sindacati meno che mai. A mio parere se avessero fatto quello che si doveva, tempo fa, non saremmo in questa situazione; vale per il comune e per il “polmone verde”.
    Ma tant’è, Tito Maccio Plauto, nel Truculentus, diceva: “Pensa a quanto è saggio un topolino:non affida mai la sua vita a un solo buco”.
    Mi viene da dire solo una cosa: ” Giù le mani dai nostri figli!”……..

  5. 18 ottobre 2012 alle 08:40

    P.s. grazie anche da parte mia a Polina ed Enrica, perchè non bisognerebbe mai dimenticare, anzi la memoria delle tragedie passate dovrebbe aiutarci ad evitare quelle future, ma non è così. Finche il capitale governerà le nostre vite, finchè la precarietà verrà utilizzata per annichilire le coscienze dei popoli, finchè lo spettro di un benessere insostenibile si aggirerà per l’Europa, non potremo che peggiorare……..

    La tepco, la proprietaria della centrale di Fukushima, ha ammesso di non essere stata preparata alle emergenze, infatti, a riprova di questo fatto, durante la catastrofe hanno, in maniera geniale, tentato di riparare la falla creatasi, dalla quale fuoriusciva la radioattività, con sacchetti di nylon e segatura.
    La British Petroleum trivellava e trivella, in mare aperto, a profondità chilometriche, senza avere a disposizione una tecnologia utilizzabile in caso di incidente, come si è visto. Durante il disastro ambientale di qualche tempo fa, mentre milioni di tonnellate di petrolio si riversavano in mare, facendo scempio dell’ambiente, il numero 1 della compagnia faceva delle meritate vacanze sul suo yacht. Questo la dice lunga sulla coscienza(?) che muove le multinazionali……
    So benissimo che si possono scalzare i despoti, che si possono scacciare gli oligarchi, quello che non si può fare è impedire ai lacchè, ai servi ed ai sicofanti di continuare a esserlo.
    E potrei continuare, servirebbe a poco, però “tanto ci sarà sempre, lo sapete,
    un musico fallito, un pio, un teorete, un Bertoncelli o un prete…….”.

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