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Il Superstite (109)

21 ottobre 2012

di Danilo Arona

Chi mi conosce bene, ne è al corrente. Da molti anni certe indagini, per capirci condotte “ai confini della realtà”, non le voglio più svolgere. Ci ho nutrito una rubrica pubblicata settimanalmente sul “Piccolo” di Alessandria durante gli anni Novanta e per molto tempo il tutto ha funzionato. Ma poi in questi territori si arriva al punto, oltre il quale c’è la zona di non ritorno, in cui ti chiedi chi te lo fa fare e soprattutto ti senti intossicato, zeppo di spazzatura larvale se posso usare per mezza riga un linguaggio un po’ tecnico.

E allora, stop. Per due ragioni. L’una ovviamente “depurativa” perché poi alla fine a me piace la luce, la musica, l’amore e l’amicizia, e via cinguettando. E non si può sempre vivere dentro le tenebre a fianco della malevolenza metafisica, anche se io perfettamente come schermarmi e proteggermi. L’altra viene messa in gioco dalla letteratura perché la cosiddetta fiction – che nel mio caso tanto fiction non è – offre la possibilità di poter far conoscere certe storie che a livello giornalistico, per tanti comprensibili motivi, non potrebbero essere divulgate.
Eh, sì, lo avrete capito. Negli ultimi tempi c’è un bel “però”. Per quanto non lo voglia, un paio di indagini ho dovuto riprenderle. Esistono momenti nella vita in cui non puoi proprio tirarti indietro. Un po’ perché qualcuno ti chiede aiuto e un po’ perché, capperi, quel qualcuno ti racconta faccende che, una volta appuratane la veridicità, farebbero impallidire gli autori del film Poltergeist (Spielberg e Hooper, se ricordo bene).

Così, mio malgrado, sono tornato in pista. Con discrezione e con i miei tempi. E con il solito bavaglio: non ne posso parlare. I riferimenti sono qui, nell’Alessandria dissestata e animata dal rigore sabaudo con cui qualche zelante omissis romano ha inteso gratificarci. Geografie, cognomi noti, personaggi, storie e devo – al momento – tacere anche per la legge sulla privacy. Ma una cosa si può dire: ho scoperto – si fa per dire, ne ero già al corrente sin dalla mia annosa indagine su certe faccende della Val Cerrina – che non esistono soltanto case infestate e problematiche per chi ci vive e magari decide di tagliare la corda. Esistono, ben più vaste e pericolose, le Zone, estensioni geografiche anche di qualche chilometro, dove “qualcosa non va” e la natura ti respinge, ti opprime e ti deprime. E non da oggi: per una di queste Zone, vicinissima ad Alessandria, già da lustri i contadini e gli abitatori dei luoghi limitrofi usavano raccomandare ai loro figli di non passare per certe strade perché “si sentono le voci, e quando le sentite non voltatevi mai”. Già, come le Sirene di Ulisse, non par vero.

A proposito della Val Cerrina: io e la dolce Miss Cicengo, che si era fatta avanti per raccontarmi tutto quello che non andava dalle sue parti. Non riuscivamo proprio ad andare avanti. Quella Terra, quella Zona molto grande, si mette sempre di mezzo. Ora con un apparente incidente, ora con un cataclisma meteorologico, a volte con presagi e avvertimenti di cui sarebbe impossibile non tener conto. E’ una situazione quasi buffa di stallo che superficialmente si potrebbe persino alla pigrizia. Ma non è così. Quella Terra che si ribella da anni non vuole che si scriva di lei. Per cui i lavori sono in stand by, come le tantissime cattedrali nel deserto di cui parla sempre Striscia la Notizia, monumenti allo spreco e alla corruzione. Fantasmi pure loro. Ma non demordiamo. Mai demordere.

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Categorie:Editoriali
  1. TM
    21 ottobre 2012 alle 21:25

    grazie arona, grazie. grazie da bassavilla, che abbiamo bisogno di ricordarci che siamo (forse) già tutti fantasmi.

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