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[BlogLettera] Alessandria: chiudono i negozi, aprono le banche. Non è strano?

24 ottobre 2012

Caro Corrieral,

crisi, disoccupazione, cassa integrazione e dissesto, Alessandria è il contenitore di enorme fallimento provocato dalla “casta” di ogni livello e da tempo che ha sprecato e nonostante i costi della casta, cazzeggiando amministrazione dopo amministrazione  non sono riusciti a portare in  questa città investimenti interessanti, seri e duraturi.

Ora le normali attività commerciali storiche chiudono, quelle nuove nascono e muoiono nel giro di un anno. Alcuni marchi particolari e alla portata di tutti in Alessandria non investono. In un negozio di marchio per bimbi ho chiesto un capo bello ed elegante da catalogo (valore 36,00 euro) mi è stato detto che il capo non verrà dato  nella sede alessandrina per scelta del marchio. Ho chiamato il marchio (casa madre)  chiedendo perchè e mi è stato risposto che il serbatoio  Alessandrino non è idoneo a quel capo, ma ho scoperto che Savona sì, ed è lì che sono andata ad acquistarlo. Avete compreso? i nostri abitanti non sono al livello di poter avere la totalità di scelta della produzione di un marchio.
Le industrie e le attività artigianali  medio/piccole  stanno sparendo, eppure abbiamo tre ingressi e uscite autostradali molto comode, abbiamo tangenziali comode ma Alessandria è zero appetibile……

Ieri però mi sono posta una domanda dopo essere passata in piazza Marconi, una piccola piazza dove prima vi erano negozi eccellenti ora vi sono la bellezza di quattro (4) istituti di credito….uno di fronte e a fianco dell’altro che unitamente a tutte le altre banche e loro filiali, comprese le finanziarie, sono ormai le vetrine della città. DOMANDA:  data la situazione perchè Alessandria è appetibile solo per le banche se la massa di popolazione  è quella in cui nelle tasche arriva ormai poco o nulla?

Graziella Zaccone Languzzi

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Categorie:BLettere
  1. luigi
    24 ottobre 2012 alle 19:34

    cara signora, la invito a proseguire nel porsi qualche domanda di più. Si è mai chiesta quanti clienti correntisti ci vogliono come minimo per consentire ad uno sportello bancario di essere remunerativo o almeno non chiudere il conto economico in perdita? Si è mai chiesta quanti sportelli bancari e affini ci sono ad Alessandria città?. Le ricordo che tolti i sobborghi la città ha si e no 70.000 abitanti, di cui oltre la metà pensionati e disoccupati, cioè improduttivi.
    Non è che le banche sono piene di soldi sporchi (mafie varie) o di attività inconfessabili o in nero? Chi vuole che venga ad investire in una città come questa!
    Ci vuol altro che i negozi in franchising che aprono e chiudono come una porta girevole, lasciando magari code di affitti non pagati, tasse e contributi non versati. Siamo seri una buona volta e parlando guardiamoci nelle palle degli occhi.

  2. Giancarlo
    24 ottobre 2012 alle 23:53

    domanda:”” data la situazione perchè Alessandria è appetibile solo per le banche se la massa di popolazione è quella in cui nelle tasche arriva ormai poco o nulla?””

    risposta: perchè è proprio la massa che continua ad indebitarsi con il sistema del credito al consumo, spesso per soddisfare solo esigenze di natura personale a cui purtroppo non si è piu’ in grado di rinunciare.
    Invece per coloro a cui il credito non viene concesso, rimane la soluzione dei gratta e vinci ovvero delle lotterie.

    • luigi
      25 ottobre 2012 alle 00:12

      forse Giancarlo ha informazioni datate. La massa si è indebitata è vero – ma negli scorsi anni,-Da qualche tempo le banche hanno chiuso i rubinetti del credito al consumo e non sono nemmeno più in grado di erogare credito in maniera adeguata alla gente seria che vuole fare investimenti, sempre ammesso che ad Alessandria siano rimasti tanti imprenditori seri, il che non mi pare proprio. Mi risulta invece che siano in aumento coloro che credono di poter metter via soldi fallendo e dribblando fornitori, banche, fisco e contributi sociali, tanto ormai le leggi li proteggono. Non le ricordano niente le leggi di pochi anni fa sulla depenalizzazione del falso in bilancio e la legge sulla depenalizzazione dell’emissione di assegni a vuoto? Le pare che siano state leggi emanate per favorire gli imprenditori seri?
      Qualcuno deve fare una seria autocritica se ha dato il voto a quelli che hanno consentito queste belle riforme “epocali” O no?

      • Giancarlo
        25 ottobre 2012 alle 07:46

        Forse le banche tradizionali hanno chiuso i rubinetti, ma alcune “banchette” specializzate nell’erogare credito sono aperte anche di sabato, questo dice tutto!

  3. Graziella (gzl)
    25 ottobre 2012 alle 00:57

    Questa potrebbe essere una città come molte altre, anche con meno abitanti ma con una politica sveglia, attiva, produttiva e dove all’interno delle varie amministrazioni, invece di ciurlandot messi lì da segreterie di partiti sepur ben consapevoli del non possesso di eccelse capacità, vivacchiano tirando avanti con la supponenza che altri gli vengano ad offrire i business utili.

    Per uno sviluppo locale di questa città chi ha svolto nel dopo alluvione il ruolo di local development manager? Nelle tre ultime amministrazioni chi ha avuto il ruolo di prendere una valigetta e andare a cercare investitori per questa città, portando attività produttive e non solo commerciali per creare lavoro quindi ricchezza? Quanti progetti utili e seri sono stati presentati per essere finanziati con fondi UE a vantaggio dei settori indispensabili (al di fuori dai soliti corsi professionali di cui nulla si viene a sapere dei risultati ottenuti). Abbiamo una fortezza unica al mondo: la Cittadella. Qualcuno aveva suggerito di proporla o candidarla per un CAR Europeo visto che vi era una ricerca di alcuni luoghi strategici. Sarebbe stato un grande affare per Alessandria, avrebbe fatto lavorare le nostre aziende locali artigianali, commerciali , ristorazione ecc. …..inoltre manutenzione per lo stesso aglomerato, ma si vede che su quel monumento “altri interessi” sono in attesa di mettergli le mani addosso. Un commerciante alessandrino aveva avuto una grande idea: una Marengoland, un business non da poco ma a suo tempo quasi deriso,… a suo tempo abbiamo rifiutato all’iKEA di venire a piazzare un grosso magazzino non di vendita, ma allo scopo di approvvigionare i punti di vendita delle grandi città grazie alla fortunata viabilità stradale che avrebbe servito Torino, Milano, Genova. ….la politica che ci tocca da sempre e sempre la stessa, non è neppure in grado di copiare i suggerimenti che gli arrivano gratis da menti più sveglie e aperte di loro. Eppure la figura di un manager per lo sviluppo non è stata minimamente pensata o mal riposta in persone poco capaci di svilupparle…..siamo sempre là, sviluppo, ricchezza è un ruolo che sta nella politica che ci tocca a realizzarlo “vendendo bene il prodotto Alessandria”, ma l’impegno della politica che ci tocca è pensare al proprio benessere sulla pelle di una comunità che giocoforza dipende da loro; i risultati sono sotto gli occhi di tutti.

    Tornando alla fiorente “industria” bancaria e di credito locale, in effetti gli sportelli bancari e affini sono tantissimi a cui aggiungo posta/banca, ….non volendo pensar male, diversamente non me lo spiego visto che non siamo appetibili neanche nelle ricerche di mercato che non ritengono di dover inserire un catalogo stagionale completo perchè non tutti gli articoli sono a livello degli alessandrini sepur il costo di alcuni è sotto ai 50 euro….e questo …è persino offensivo.

  4. luigi
    25 ottobre 2012 alle 10:41

    il “prodotto” Alessandria evidentemente non interessa a nessuno. Il famoso e fumoso triangolo Mi- GE-TO (ormai ex industriale) è rimasto solo un triangolo per coprire le nostre nudità che sono ormai all’evidenza di tutti. Abbiamo fallito – ecco tutto- dalle opportunità che sembravano affacciarsi qualche decennio fa fino al fallimento dello stesso Comune. E’ fallito il progetto sullo scalo ferroviario, è fallito il progetto Distripack, è in crisi il progetto Cittadella, il progetto Alessandria 2000, e sta fallendo il fior fiore dell’edilizia alessandrina.
    Persino gli astigiani, che saranno quel che saranno, ma hanno avuto esperienza come anche i cuneesi, cercano di evitarci. Il fatto è che vogliamo essere troppo furbi e cerchiamo non opportunità di lavorare ma solo opportunità di metterlo in quel posto a qualcuno. Siamo dei commercianti da strapazzo, non degli imprenditori che guardano lontano ed i nostri vicini lo sanno. Se qualcuno pensa di aggregarci ai genovesi si tolga le illusioni: quelli sono ancora peggio di noi e si è visto ancora recentemente nella vicenda alluvione.

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