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Usciamo dal recinto?

31 ottobre 2012

Proviamo per un giorno (e magari anche un po’ di più) ad uscire dal lacrimevole contesto dell’Alessandria parastatale? Tanto della situazione Comune e dintorni abbiamo già detto di tutto di più, e non ci resta che attendere proposte concrete da chi ricopre ruoli decisionali. Ferma restando la piena solidarietà per tutti i lavoratori dell’ente e delle sue partecipate, a cui lo stipendio va pagato con regolarità, auspico da questo punto di vista che nessuno si dimentichi di chi sta nelle cooperative. Sono loro quelli davvero in prima linea, e svolgono attività essenziali e insostituibili: a partire da quelle nell’ambito dei servizi sociali. Eppure il mio dubbio è che le cooperative stesse siano considerate “sacrificabili”, solo perchè i loro soci lavoratori non hanno superato un concorso pubblico.

Detto questo, cerchiamo di dare fiato, più possibile e tutti insieme, anche all’Alessandria che lavora nel settore privato, e che vorrebbe lavorare di più e meglio.

In un territorio sano deve esistere un forte tessuto di attività private: produzione, commercio, artigianato, libera professione. Se il modello cultural-economico degli alessandrini rimane quello di oggi, ossia lavoro pubblico e pensioni, abbiamo già perso, e ci aspetta un futuro “nerissimo”. Per ragioni strutturali evidenti.

Eppure del lavoro privati si parla solo “a latere”, del tipo: “se non paghiamo gli stipendi pubblici non lavorano neppure i bar e i negozi”. Sì, è vero: ma è anche vero che un’economia che si fonda su un simile circuito ha un respiro corto, cortissimo.

A me ha sempre colpito un fatto: ad Alessandria e nelle aree circostanti (lo dicono le statistiche, ma anche banalmente il numero di sportelli bancari) esiste un risparmio privato notevolissimo. Del resto alzi la mano chi non conosce diverse ottantenni milionarie, con figli impiegati pubblici e nipoti laureati disoccupati o ampiamente sottoccupati. Ma può una società (problema non solo locale, lo so: in provincia però si nota di più che nelle grandi città) campare di rendita? No, non può: prima o poi collassa, ed è quello che sta succedendo.

Eppure io di persone che si alzano alle 6 di mattina, e si sbattono 6 giorni su 7 per tenere in piedi la loro attività ne conoscono diverse. Certo, non hanno tempo di leggere i giornali, soprattutto quelli on line. E quindi forse ci interessano meno, perché abbiamo costruito un circuito autorefenziale, rendiamocene conto.

Ma è solo se il territorio (comprese le sue istituzioni pubbliche) saprà aiutare chi ha capacità e voglia di darsi da fare che usciremo dalla spirale in cui siamo precipitati. Invece spesso accade il contrario.  Ecco due piccoli aneddoti che mi hanno raccontato in questi giorni, abbastanza significativi.

Esempio numero uno: Piero (nome d’arte) da due mesi (60 giorni) aspetta che nel suo laboratorio di artigiano l’Amag attivi l’erogazione del gas. Gli avevano detto massimo 30 giorni. “Il problema non è tanto il freddo, quello ci fa un baffo. Il punto è che al di sotto di una certa temperatura le mie lavorazioni si rovinano, i materiali non possono essere trattati”.

Esempio numero due: Gianni, che un’attività imprenditoriale per sua fortuna già ce l’ha, ha pensato di avviarne una seconda: una roba piccola, di nicchia, ma che potrebbe funzionare. Ma non ha fatto i conti con l’ente Provincia, “che da 6 mesi deve mettere la firma su un permesso, dopo una serie infinita di pratiche e sopralluoghi”.

Ora ditemi voi: Amag e Provincia, in questi casi come magari in diversi altri, stanno aiutando il territorio a reagire? E’ un discorso appena accennato, e che mi piacerebbe sviluppare anche con i vostri contributi.

E. G.

Ps: le pecore che escono dal recinto (pubblico) sono una piccola provocazione, lo so. Ma foto di Palazzo Rosso e Palazzo Ghilini ne abbiamo pubblicate anche troppe, no?

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  1. Graziella (gzl)
    31 ottobre 2012 alle 08:42

    Caro Corrieral, la lingua batte sempre dove il dente duole….la malapolitica!!!!! Per pacchi di voti hanno ingrassato il parco dipendenti in ogni dove, e sono convinta che la percentuale di chi si astiene al voto sono quelli che nulla hanno a che fare con l’apparato pubblico di ogni livello perché non devono mantenere lo status personale, il posto di lavoro ecc quindi non devono turarsi il naso perforza, . ..sono convinta che la magra percentuale di chi si reca ancora al voto sono quelli che o personalmente o per parentele stette vivono di pubblico.

    Gli unici colpevoli delle nostre grame condizioni e malessere sono i politici a tutti i livelli. Loro ci hanno portato al disastro, loro non sono stati in grado di capire e provare a fare qualche passo indietro tornando a fare la buona politica. La politica italiana è altro e fa altro ed è distratta da altro, lasciando liberi i burocrati di fare il bello e cattivo tempo (a questo proposito segnalo un articolo interessante che spiega bene la burocrazia de IL FATTO “Elogio del burocrate” a firma di Diego Marani http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/07/23/elogio-del-burocrate/302357/)

    Le colpe della politica sono il tempo che perde a occuparsi di strategie di alleanze partitiche, fatiche immense di valutare se stare con questo o con quello facendo gli occhiolini all’altro, perdere tempo su difensive persino in casa propria per non perdere leaderchip e affari non sempre leciti perché se non sono sulla poltrona e non hanno le mani in pasta, come possono arraffare senza sporcarsi le mani denaro pubblico e pezzi del paese Italia (anche tramite altri, parenti amici ecc. ) per poi dire che non sapevano nulla, non centravano nulla e continuare a stare in testa e al comando del paese?

    Quindi tutto parte sempre dal “manico”, come possiamo sperare in un futuro con una politica rimasta bizantina nel tempo e una burocrazia pletorica ed inefficiente che non risponde ad una efficace attività amministrativa ?

    • 31 ottobre 2012 alle 18:57

      Le pecore non escono dal recinto(pubblico), anche se sono state tutta la notte all’addiaccio, anche se da 4 giorni sono a digiuno e non sanno quando mangeranno e cosa gli succederà domani.Stanno ferme al loro posto, continuano la loro vita da pecore, pensano da pecore e tremano davanti al cattivo lupo nero. Non hanno il coraggio di alzare la testa e pensare che sono in tante ed insieme sono più forti. Non mi spiego come è possibile essere pecore e non saperlo. Non riuscire a riconoscere la propria incapacità di reagire, di dire: “…adesso basta…!”, non solo qui sul blog, in casa, tra colleghi e amici. Bisogna reagire. La casta politica nazionale e locale è stata scelta e votata dal popolo italiano e spero che sia stata una scelta studiata, valutata leggendo i programmi elettorali e non solo. Forse le pecore votano per simpatia, perché hanno sempre votato quel partito, perché bisogna scegliere il male minore, o perché hai chiesto un favore, un lavoro per tuo figlio e ora devi ricambiare.
      Quindi non parte tutto dal “manico” perché, già la padella è bucata.
      Se il sistema non va ……… tutti insieme dobbiamo urlare NOOOOOOOO!!!!…… e fermarci, perché un individuo da solo è in balia delle onde e verrebbe definito “pazzo” risolvendo nulla.
      Come disse un giorno il compagno Igor Ivanovič Sikorskij ”il calabrone non può volare, a causa della forma e del peso del proprio corpo in rapporto alla superficie alare. Ma il calabrone non lo sa e perciò continua a volare”.
      Così le pecore non sanno ancora quanto è grande la loro forza.

      Mary had a little lamb,
      Little lamb, little lamb,
      Little lamb, little lamb,
      Mary had a little lamb,
      Its fleece was white as snow
      Everywhere that Mary went,
      Mary went, Mary went,
      Everywhere that Mary went
      The lamb was sure to go
      It followed her to school one day
      School one day, school one day
      It followed her to school one day
      Which was against the rules.
      It made the children laugh and play,
      Laugh and play, laugh and play,
      It made the children laugh and play
      To see the lamb at school
      And so the teacher turned it out,
      Turned it out, turned it out,
      And so the teacher turned it out,
      But still it lingered near
      “Why does the lamb love Mary so?”
      Love Mary so? Love Mary so?
      “Why does the lamb love Mary so?”
      The eager children cry
      “Why, Mary loves the lamb, you know.”
      the lamb, you know, the lamb, you know
      “Why, Mary loves the lamb, you know.”
      The teacher did reply

      • Ettore Grassano
        31 ottobre 2012 alle 19:46

        Grandissima Polina….

        E. G.

      • Graziella (gzl)
        1 novembre 2012 alle 01:25

        ” Come disse un giorno il compagno Igor Ivanovič Sikorskij ”il calabrone non può volare, a causa della forma e del peso del proprio corpo in rapporto alla superficie alare. Ma il calabrone non lo sa e perciò continua a volare”.
        Così le pecore non sanno ancora quanto è grande la loro forza.”
        ________________________________________________

        le pecore se non si sono ancora rese conto di avere una forza numerica … non lo capiranno mai ! Cara e grande …anzi no…grandissima Polina, le pecore ad oggi non hanno ancora compreso quanto è grande la loro forza quindi continuano a sottomettersi al pastore e ai suoi due o tre cani,….. peggio per loro. Rimane il fatto che il “manico” ne approfitta di tale ignoranza e sudditanza e continuano di fronte al timore delle pecore portarle a percorrere la strada anche se conduce nel dirupo. In questi giorni si notano i pecoroni alessandrini che corrono a vedere ed applaudire i “manici” che arrivano da Roma per raccattare una percentuale di consensi: io pecora nera non li degno neanche di andare ad insultarli.

        Morale spiccia: una speranza c’è al momento e senza spargimento di sangue, una sempre più vasta percentuale di italiani quella che snobba le urne sta uscendo dal branco, ne rimane ancora una risicata percentuale che o perchè pecora o perchè ha interesse votando segue ancora il cattivo pastore e i tre cani. Non sarà democratico ma da mò, ho compreso che è l’unica arma, dopo di che se il “manico” continua insistere suo malgrado, sono certa che un moderno Joseph Ignace Guillotin tirerà fuori un nuovo brevetto per “tagliare il manico”.

  2. pino dei palazzi
    31 ottobre 2012 alle 10:59

    Leggo sempre con piacere questo blog, sia per i post degli utenti, sia per le repliche dei commentatori. Nutro particolare simpatia per una nobile donna che mi trova spesso in sintonia con le sue esternazioni, peccato che altrettanto spesso manchi il bersaglio, in ciò mi ricorda una scena passata alla storia della commedia cinematografica italiana.

    • Graziella (gzl)
      31 ottobre 2012 alle 11:36

      Fantozzi è il classico italiano… riverente, spassoso …eh eh …..ma, …. se non si vuole essere lo sfigato Fantozzi, mai pararsi in traettoria di lancio e cercare di scansare il tiro….non è difficile.

  3. Maciknight
    31 ottobre 2012 alle 15:06

    Ottimo intervento, peccato si debba sempre attendere che la situazione si faccia rovente e da emergenza grave per accorgersi dei mali italici, ed anche in questo caso molti continuano a mistificare e tergiversare. E’ un circolo vizioso in cui tutto è correlato ed interconnesso, se la crisi è così grave nel nostro paese è proprio per i motivi accennati nel tuo intervento. la situazione è rimasta immutata, non è che con la crisi qualcosa si sia semplificato o accellerato in termini positivi per agevolare il poco lavoro che c’è o che ci sarebbe, il parassitismo pubblico burocratico e politico è rimasto a livelli patologici, in Italia chi produce veramente è una esigua minoranza di persone responsabili ed oneste, troppi al contrario vivono di rendite pubbliche senza alcuna consapevolezza, anzi convinti in maniera “appunto” AUTOREFERENZIALE ED AUTOCELEBRATIVA di essere indispensabili ed importanti, mentre invece sono parte del problema … Per capirci bene senza ombra di ambiguità, intervenire sui costi della politica è doveroso e fortemente simbolico, ma in ogni caso sarebbero pochi miliardi di euro che si sarebbero risparmiati in questi anni CONTRO 150 miliardi di euro che sono costate ad esempio le pensioni baby, quelle tributate a centinaia di migliaia di pubblici impiegati che hanno lavorato (si fa per dire) pochi anni e si sono goduti l’erogazione per decenni, mentre i veri lavoratori devono attendere di essere vecchi e stanchi e malati per riceverla solo per pochi anni … Su questo argomenti avete mai sentito un diretto interessato e beneficiato che ammetta le sue responsabilità, almeno morali?

  4. Ettore Grassano
    31 ottobre 2012 alle 15:52

    Purtroppo siamo tutti complici caro Mac, e vittime. Il sistema fondato su valanghe di pensionati, più o meno baby e comunque con assegni spesso più alti dei redditi da lavoro dei figli (evidente sintomo di un Paese malato), e su 4 milioni di dipendenti pubblici non propriamente tutti indispensabili, è al capolinea. E’ stato voluto e creato da una classe politica e dirigente che oscillava tra disonestà, incompetenza, faciloneria. La logica fu “arraffa tutto ciò che puoi, poi vedremo”. Oggi cominciamo a pagare il conto e, attenzione, siamo soo all’inizio della fine di questo sistema. Monti mente sapendo di mentire quando parla di fine del tunnel ecc ecc…: nessuna luce vera e nessuno nuovo sviluppo potrà arrivare prima di riforme pesantissime. Il punto è: chi fu il male, può essere anche la cura? Io dico di no, non si è mai visto in natura. E ancora: si può dare alla maggioranza di italiani preparati e onesti (soprattutto ai giovani, ovvio) la possibilità di rimboccarsi le maniche e costruirsi un futuro, uscendo da una logica di puro favore/assistenza/burocrazia? I due piccoli esempi di disfunzione burocratica locale che ho citato nel post sono verissimi, e imbarazzanti.
    E si può farlo senza massacrare “le generazioni di mezzo”, e i famosi diritti acquisiti? Io dico che dopo le elezioni di aprile, chiunque vinca, ci chiederà lacrime e sangue veri, non l’Imu. Temo molto per pensioni e stipendi pubblici: che vuol dire, per come è messa l’Italia, colpirci tutti al cuore, e nel portafoglio. E, come sempre, a pagare davvero saranno i poveri.

    E. G.

  5. mandrogno
    31 ottobre 2012 alle 16:51

    e così, tanto tuonò che asti e alessandria sono state accorpate.
    Ora CI ASPETTANO LE PEGGIO PORCATE CENCELLIANE, CON COSTI E SPRECHI ANCORA PIU’ ALTI.
    Io resto per l’abolizione totale delle provincie, con trasferimento dei servizi essenziali ai comuni e alla regione, insieme con i dipendenti e le risorse. A casa dirigenti e mangiapaneatradimento vari assunti con logiche nepotistiche e clientelari.

  6. topolinia
    31 ottobre 2012 alle 22:53

    come sempre sono d’accordo con Molotova. tuttavia le pecore hanno una carattersistica: la paura. Una paura instillata da situzioni non chiare, e da mancanza di solidarietà.una pecora non fa primavera e soprattutto le pecore non soono indipendenti e spesso vengono tenute nel recinto, con un cane da guardia che rimette subito al suo posto quella che prova ad uscire, ringhiandole contro e facendole capire con le cattive chi è il più forte. Certo è che, in gran parte, le pecore sono vigliacche e, nel caso specifico, lo sono perchè ognuno è pro domo sua. Ma ormai questa forma di egoismo è inutile e controproducente e si ritorcerà inevitabilmente contro loro stesse. Poi ci sono anche le pecore intontite di cazzate sparate a vanvera da coloro che entrano dentro il recinto per convincerle a stare dentro il recinto. Ma attenzione, perchè in un gregge possono esserci anche le pecore nere e qualche mucca pazza che prima o poi si rompe le balle di essere presa per il c…lo.
    Le pecore si sono anche rotte di essere definite fannullone, di far parte di un carrozzone e di essere il male di questa società… Certo chi lavora in altri campi sarà anche poco interessato a questi commenti da pecore, bisogna però dire che se da un lato le pecore sono considerate come la disgrazia sociale altrettanto dicasi della disgrazia di chi è riuscito a creare un’evasione fiscale che fa venire i brividi… 500 miliardi di euro sono tanti forse un pò di più di quanto costano i dipendenti pubblici di tutta europa.. E allora o si dice che le pecore devono diminuire o si da a loro solidarietà per non avere di che mangiare. Entrambe le cose stridono… O si è solidali con loro o non lo si è.

    • Graziella (gzl)
      1 novembre 2012 alle 01:30

      …….grande topolinia….

    • Rael
      1 novembre 2012 alle 13:31

      Giustissimo. Troppo facile continuare a parlare di solidarietà e comprensione durante le ore pari per accaparrarsi la simpatia da parte del volgo “pubblico” e di fannullonaggine e licenziamenti durante le ore dispari per ottenere autorevolezza nei confronti del volgo “privato”. Chissà che i due popolini non inizino a parlarsi fra loro, e così facendo scoprano che in realtà non sono altro che due facce di una stessa medaglia. Magari appuntata sulla divisa bicolore di un qualche colonnello ligio al suo dovere di servitore di un qualche interesse superiore, e proprio perchè tale inconoscibile al volgo, che a sua volta non è “particolare” bensì totale.

  7. 1 novembre 2012 alle 14:50

    E’ da qualche giorno che mio marito Viaceslav mi chiede il suo piatto preferito e come diciamo noi in Russia “ succeda quel che succeda, basta che ci siano i vareniki”, però questa volta mancava un po’ di smetana. Comunque, ritornando all’ovile, l’egoismo in un’azione di lotta non è maaaai stato producente. Abbiamo una testa e un cervello capace di pensare e ragionare senza ascoltare le stupidaggini che entrano nel recinto e una mucca pazza o una pecora nera (e poi perché nera?, è solo capace di usare quel dono che un giorno è stato concesso all’essere umano, la ragione) se esce dal mucchio continuerà ad essere presa per i fondelli. La pecora combatte, si difende , con le armi che possiede, certo che deve conoscerle.
    E poi la solidarietà, si è vero… bisogna meritarla. Se anch’io decidessi di fare di tutta l’erba un fascio potrei generalizzare, ma non è nel mio costume.
    Quanti mercanti vendono prodotti scaduti, scadenti, di bassa fattura, solo per vendere.
    Quanti non fanno lo scontrino, quanti fanno i prepotenti e gli arroganti, o addirittura hanno un comportamento servile troppo servile con i clienti.
    Quanti evadono le tasse comprando ogni cosa a nome dell’attività che svolgono e la usano, anche, per scopi personali.
    Se la proprietaria di un bar ha il bambino che non stà bene telefona all’aiutante che aprirà la saracinesca ugualmente e non le verranno sottratti dallo stipendio quei due ridicoli copechi e, comunque, qualcuno la sostituirà nel lavoro.
    Molti liberi professionisti, quando chiedi loro la fattura per la prestazione data, alzano il prezzo , ti ricattano.
    Forse è meglio incaricare una ditta edile che lavora in nero o far fare i lavori ad un amico, sempre per pagare di meno?
    La mela marcia c’è ovunque e ogni lavoratore non deve cadere in tentazione.
    Il lavoro va fatto e nel miglior modo possibile e come diceva mio padre, ebreo praticante, citando Re Salomone: “Non negare un beneficio a chi ne ha bisogno, se è in tuo potere il farlo “ .

  8. Graziella (gzl)
    1 novembre 2012 alle 17:13

    vareniki = ravioli della cucina Ucraina, ripieni di patate e formaggio di pecora (pecora si fa con l’articolo)

    conditi con :

    smetana = panna acida

  9. topolinia
    1 novembre 2012 alle 22:36

    Sig.ra Molotova, purtroppo alcune pecore conoscono benissimo il cane che le ringhia contro. E si rendono anche conto di non avere la forza giusta per contrapporsi allo stesso. Sono pecore nere proprio perchè sono poche (in genere in un gregge ce ne sono max2\3) e le mucche pazze sono quelle che ad un certo punto si ribellano!! E sono pazze perchè uniche e coscienti di cosa le aspetterà dopo la ribellione. Ribellione intesa come fuoriuscita dal gregge infarcito di caz…te e gridare al gregge che le stanno raccontando ca…..te per tenerle dentro. E come dice Lei verrà solo presa per i fondelli… E quindi?? E quindi, dopo essere stata di nuovo ammaestrata tornerà nel mucchio zitta zitta…Le pecore sono tutte dotate di intelligenza ma non di denti aguzzi, alla stregua del cane che ringhia.
    Tornando agli umani, è vero le mele marce esistono ovunque e sarebbe folle voler affermare il contrario, ed è giusto e doveroso lavorare onestamente e nel miglior modo possibile. Però spesso bisogna essere messi in condizione di lavorare in questo modo, organizzando le risorse sulla base delle potenzialità delle persone e non per simpatia o altro. Ma questi discorsi cadranno nel nulla, come al solito…
    Tornando agli animali il pesce puzza dalla testa. Purtroppo troppe persone questa puzza non la sentono e spesso dicono persino che è profumo….

    • 2 novembre 2012 alle 11:09

      Quindi dici che le cose non si possono cambiare da dentro, le tue mi sembrano parole di rassegnazione tovarish, eppure la storia si ripete, quante volte una rivoluzione fatta da chi non aveva diritti, non aveva cibo,non aveva potere, ha cambiato lo status quo. Loro hanno il potere che noi gli lasciamo avere. Se ci ritiriamo adesso, loro saranno sicuri di averne ancora più domani.
      Spès ultima Dea.
      Come si fa a non reagire quando i giorni sono accompagnati da quella rabbia che ti mangia l’anima. Seneca diceva :”Se la rabbia non è accompagnata dalla forza si espone al disprezzo e al ridicolo;che cosa c’è in effetti di più tiepido di una rabbia che scoppia invano?”

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