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[BlogLettera] Decreto taglia Province: bene la riduzione del numero, assurda la soppressione delle Giunte

2 novembre 2012

Pur muovendo dal presupposto positivo, di ridurre il numero e semplificare la rete amministrativa, creando con le nuove Province enti intermedi più grandi, il decreto licenziato dal Governo è destinato a creare più problemi di quanti ne vorrebbe risolvere.

Inaccettabile e prevaricatoria è, infatti, la norma che prevede la soppressione delle Giunte a decorrere dal 1° gennaio, e la sua sostituzione con una sorta di balzano “direttorio” costituito dal Presidente e da tre Consiglieri delegati, che dovrebbero guidare l’ente fino alle elezioni del 2013. Un pasticcio amministrativo: esattamente il contrario di ciò che servirebbe, vale a dire la piena operatività delle Giunte provinciali, proprio nel guidare la transizione dai vecchi ai nuovi enti.

Nel caso di Alessandria, questa misura appare per di più connotata da una concezione “autoritaria” del rapporto tra Governo centrale e Autonomie locali, del tutto irrispettosa della prova di responsabilità di cui, in primo luogo il Presidente Filippi, e in secondo luogo tutta la maggioranza che lo sostiene, hanno dato prova nelle scorse settimane, decidendo di rimanere al loro posto, nonostante i molti rischi,  non solo politici, e procedendo in poche ore  a ridurre, con una scelta difficile e dolorosa, alla riduzione del numero degli assessori, anche per dare un segnale sul fronte del contenimento dei costi della politica.

E’ evidente, perciò, che come PD provinciale, in linea con quanto già espresso dal nostro partito a livello regionale, faremo ogni pressione affinché le storture del decreto licenziato dal Governo siano corrette nel corso dell’iter parlamentare.

Domenico Ravetti
Responsabile Enti Locali PD

Daniele Borioli
Segretario Provinciale PD

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Categorie:BLettere
  1. peppone
    2 novembre 2012 alle 18:18

    Ben vi sta!
    Avete voluto far fuori la sinistra, adesso tocca a Voi!

  2. Precari Provincia Alessandria
    2 novembre 2012 alle 21:34

    Fa male essere liquidati senza tanti complimenti esclusivamente come dei costi?
    Ora qualcuno capirà come si sentono i Precari che da Luglio 2012 sono a casa!

  3. Graziella (gzl)
    3 novembre 2012 alle 00:27

    visto che si deve tirare la cinghia,
    visto che si devono cancellare le province,

    iniziamo a risparmiare a partire dalle giunte (compensi e rimborsi)

    ma:

    visto che si deve tirare la cinghia,

    si dovrebbero rivedere stipendi e rimborsi delle giunte regionali e portarle agli stessi livelli di rivalutazione che hanno avuto gli stipendi e pensioni dei cittadini nel dopo euro. Da anni gli stipendi e pensioni sono rimaste al palo, differente i compensi dei politici regionali e nazionali.

    visto che si deve tirare la cinghia con lo smembramento della sanità, scuola, sociale, trasporti, viabilità, ambiente, territorio…..tutto insomma nonostante accise aggiuntive, tasse aggiuntive e costi dei beni di necessità lievitati oltremisura, …..Dott. Borioli, ve ne state rendendo conto dei sacrifici che sta subendo la popolazione grazie al governo Monti e ai “ciuci” che lo appoggiano? niente niente siete masochisti sperando in un nuovo “Joseph Ignace Guillotin” italiano?

  4. anonimo (luigi rossi?)
    3 novembre 2012 alle 01:50

    non è ben chiaro quali rischi stia correndo filippi.
    borioli sa cose che noi non sappiamo?

  5. peppone
    3 novembre 2012 alle 08:22

    Il presidente della provincia ha avuto verso i suoi assessori lo stesso rispetto di quelli che lasciano il cane in autostrada.

  6. 3 novembre 2012 alle 10:16

    Sotto lo zar Alessandro II ebbe luogo una delle più grandi farse della nostra storia; nel 1861 furono emancipati quaranta milioni di servi della gleba, ma fu una delle tante finte effettuate, guarda caso, dagli “illuminati sovrani”. Infatti le commissioni locali per l’emancipazione, composte di proprietari terrieri, la effettuarono, naturalmente, a loro vantaggio: le condizioni dei contadini, ma guarda un po’, si “precarizzarono” ancora di più. Dopo tre anni l’amministrazione dello stato fu ripartita in distretti , delle vere e proprie province governate dagli zemstva, assemblee elette con suffragio basato sul censo, che naturalmente rappresentavano la nobiltà e la borghesia locale. Di contro, nei centri più piccoli furono creati i volost’, piccole comunità contadine. Il risultato fu quello voluto, in nome dell’assunto “divide et impera”, di aumentare il divario tra contadini (i precari ante-litteram) e la nobiltà alleata ai borghesi (l’equivalente dei politici dell’epoca). Poi, ahimè!, il povero Alessandro II smise di soffrire, conducendo una vita ascetica, fatta di stenti, ad opera degli anarco-populisti di Narodnaja Volja, che lo accompagnarano alla casa del padre e il suo successore Alessandro III cominciò un’opera di controriforma e restaurazione.Gli zemstva, in particolare, furono svuotati di ogni potere con l’introduzione di sovrintendenti (praticamente dei commissari, che avrebbero presieduto così un “direttorio”) nominati direttamente dal ministro degli Affari Interni e provenienti tutti dalla classe dei nobili.
    Va ed è sempre andata così, anche dalle mie parti, non è la prima volta che si cambia o si ripristina l’amministrazione di uno stato, sta nella storia del mondo, anzi degli imperi e delle monarchie assolute, illiberali, come la nostra.
    Commovente pensare agli amministratori locali che si trattano tra loro e vengono trattati dal malvagio potere locale come fossero semplici precari. Eh sì!, loro se lo sono dimenticati, ma precari lo devono essere per definizione e buonsenso, invece nò, sembra che si sia tornati in epoca feudale, ci mancherebbe soltanto che stabilissero l’ereditarietà delle cariche poi saremmo a posto….Persino nell’antica Grecia i tiranni rimanevano in carica, detenendo il potere asssoluto, al massimo per due anni, poi si sottoponevano al giudizio dell’assemblea cittadina. Per San Basilio!, ma può ancora esserci qualcuno che si dispiace per la sorte dei politici, a parte i politici stessi. Io mi preoccupo molto di più per la sorte dei lavoratori che, quando non sono già precari, come i nostri amici della provincia di Alessandria, ingiustamente “tagliati” senza alcuna pietà e proditoriamente abbandonati da gran parte dell’opinione pubblica, ai quali va la mia solidarietà incondizionata, stanno per essere precarizzati e sprofondati in un baratro senza fine, fatto di erosione dei diritti, con la colpevole indifferenza dei nuovi democristiani e dei loro alleati di una finta sinistra. Il presidente ha lasciato a casa i suoi assessori?, monti, fornero, bersani, casini, alfano, vendola, ecc.ecc. lasciano a casa i presidenti di provincia?, e allora?, permettetemi un eufemismo, lo stesso usato da renzi, il ragazzo prodigio, riguardo all’articolo 18, “nun me ne po’ fregà de meno!”. Tanto quando verranno ad Alessandria ad esercitare i loro diritti feudali, i segretari feudatari, riceveranno l’omaggio di vassalli, valvassini e valvassori, non hanno di che preoccuparsi…Per renzi c’erano tutti, aah!, ma erano atti istituzionali dovuti, scusate…dimenticavo…cosa volete l’età incalza!.

    A tutti i vassalli, i valvassini e i valvassori, con la speranza che si ravvedano, a tutti gli uomini liberi con l’augurio che possano continuare ad esserlo …questo brano di un genio vero, che io, immeritatamente ed umilmente ho usato in alcuni miei filmati…..

  7. 3 novembre 2012 alle 14:30

  8. Ettore Grassano
    3 novembre 2012 alle 15:17

    Meraviglioso, e verissimo sul piano ontologico. Da riascoltate almeno una volta al giorno direi: ma da non far ascoltare a Monti o Fornero. Se “liberassero” da un giorno all’altro un milione di schiavi pubblici, senza prepararli psicologicamente a godersi la vera vita…ahi ahi..

    E. G.

  9. paradiso x illusi
    4 novembre 2012 alle 20:43

    Quando il sistema tocca i propri interessi i tagli dovuti diventano starture del sistema da combattere.. un pò di decenza e di silenzio in questo pd non guasterebbero

  10. TM
    4 novembre 2012 alle 21:09

    Ettore Grassano :
    Meraviglioso, e verissimo sul piano ontologico. Da riascoltate almeno una volta al giorno direi: ma da non far ascoltare a Monti o Fornero. Se “liberassero” da un giorno all’altro un milione di schiavi pubblici, senza prepararli psicologicamente a godersi la vera vita…ahi ahi..
    E. G.

    caro grassano, capisco la battaglia contro il pubblico impiego come idolo polemico principale del momento, ma guardi che il discorso riguarda chiunque sia in qualche modo inserito nel sistema socioeconomico dell’occidente avanzato. è chiaro che lo schiavo nomenclator di cicerone si stimava di più del misero schiavo agricolo, ma alla fine il collare lo avevano entrambi.

  11. Ettore Grassano
    4 novembre 2012 alle 21:25

    Si figuri, nessuna battaglia ideologica: viva l’economia pubblica che funziona. Quella svedese quindi, o non so che altra: non la nostra, suvvia…

    E. G.

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