Home > In primo piano > Tra Faletti e Pomigliano, c’erano una volta gli Agnelli

Tra Faletti e Pomigliano, c’erano una volta gli Agnelli

3 novembre 2012

“Pronto, Faletti? Ma lo scrittore o il medico?”. Guardate che la “topica” presa da La Stampa, che ha sparato sul tema “campanili provinciali” venerdì in terza pagina nazionale un’intervista con Giorgio Faletti, per poi smentirla il giorno dopo (in posizione assolutamente defilata, come da manuale purtroppo), ha davvero del clamoroso. Non oso pensare come si senta il collega che ha firmato la falsa intervista: dico sempre in questi casi che per fortuna noi giornalisti non facciamo operazioni a cuore aperto, ma raccontiamo storie e opinioni destinate ad essere smentite il giorno dopo dai fatti. Le vere grane della vita, insomma, sono altre.

Ma in questo caso la smentita è stata addirittura uno scambio di persone: una oltretutto famosissima, e che nella prima versione dell’intervista ha sparato a zero sui mandrogni, in difesa della superiorità astigiana. Mentre nella seconda (assai più banale: la fantasia è quasi sempre più brillante della realtà) dice le solite banalità di buon senso. Unica gaffe magari quella finale, in cui dà implicitamente a Umberto Eco del vecchio, e al contempo gli si accosta sul piano letterario. Urge ora rilancio da parte del nostro conterraneo?

A parte gli scherzi, io punterei piuttosto sulla scoperta del personaggio medico astigiano, ma soprattutto farei raccontare, come un libro aperto, al giornalista come è nata l’incredibile vicenda. Sarebbe assai più divertente, diciamocelo, che leggere la seconda versione delle chiacchiere falettiane.

Ma questo per l’universo Agnelli è un week end da dilettanti allo sbaraglio anche su un altro fronte, un po’ più di sostanza.
L’ufficio stampa Fiat (lo stesso Marchionne, secondo alcuni, ormai in preda a deliri da “faccio tutto io”) in poche ore ha diffuso due diverse versioni dello stesso comunicato. E mentre nel primo definisce i 19 lavoratori della Fiom che dovranno essere assunti a Pomigliano “storici oppositori”, nella seconda versione ci ripensa, e addolcisce un po’ la pillola. Al riguardo, leggetevi la bella analisi di Sergio Luciano.
E buona domenica di gaffes e relax a tutti!

E. G.

Annunci
Categorie:In primo piano
  1. 3 novembre 2012 alle 13:42

    Bella analisi quella di Sergio Luciano, a parte Romiti campione di trasparenza, uauh!.uauauauauhhhhh!. Ma siamo su “paggetti” a parte?
    Potrebbe andare bene ai più, se dimenticassimo che nel 2000 la Cassazione gli ha confermato la condanna a undici mesi e dieci giorni di reclusione per falso in bilancio, finanziamento illecito dei partiti e frode fiscale relativa al periodo in cui ricopriva la carica di amministratore delegato del gruppo Fiat, consigliere in Rcs MediaGroup e Impregilo. Mmmhhh…… impregilo, sempre dalla parte della trasparenza, del rispetto delle popolazioni, dei diritti e del diritto, in Italia e nel mondo..
    La Corte di Appello di Torino, in data 4 dicembre 2003, in accoglimento dell’istanza di incidente di esecuzione, ha revocato la sentenza di condanna per falso in bilancio dichiarando che il fatto per cui era stata emessa sentenza non è più previsto dalla legge come reato. Indovinate chi depenalizzò il falso in bilancio?.
    Molto interessante questo fatto, tanto per rimanere sulle armi di distrazione di massa, Il gup Saluzzo, nella sentenza che condanna Romiti e Mattioli, invita esplicitamente la procura ad aprire un’inchiesta sull’intero Comitato Esecutivo degli anni delle tangenti, e cioè su Giovanni e Umberto Agnelli, Gianluigi Gabetti, Franzo Grande Stevens e Mario Monti….MARIO MONTI, ma guarda un po’, chi sarà mai questo Mario Monti?, forse è lo stesso di oggi?, ma nò, questo è stato dirigente Fiat negli anni delle tangenti, pensate che controllava il CdA Gilardini (FIAT) dal 1979 al 1983, il CdA FIDIS (FIAT) dal 1982 al 1988 e poi era nel Cda e comitato esecutivo FIAT dal 1988 al 1993.
    I cinque, comunque, vengono inquisiti per falso in bilancio nel maggio 1998. Ma ogni tentativo di approfondire il loro eventuale ruolo nel sistema illecito si infrange dietro i “non so” , “non c’ero”, “se c’ero dormivo”. Così alla Procura non rimane che chiedere l’archiviazione, in quanto “non esistono sufficienti elementi di prova a carico dei membri del Comitato Esecutivo”. Un tale corrado passera, ad dell’Ambroveneto, così commentò la condanna di romiti per le tangenti a craxi: “Una gran brutta notizia”.

    Forse potreste anche chiedervi chi era a capo di Impregilo durante lo scandalo della “monnezza” a Napoli, quando il governo amico del berlusca con il decreto legge n. 245 del 30 novembre 2005, varato dal Consiglio dei Ministri , per fronteggiare l’emergenza dei rifiuti in Campania, risolse “ope legis” i contratti con le società appaltatrici. Queste erano le controllate Fibe s.p.a e Fibe Campania s.p.a. che gestivano l’intero ciclo di raccolta e smaltimento dei rifiuti in Campania nonché la controversa realizzazione dell’inceneritore di Acerra. Proprio in relazione allo scandalo dei rifiuti napoletani Impregilo, insieme al Presidente della Regione Campania antonio bassolino sono stati rinviati a giudizio; 27 imputati tra cui bassolino, romiti & figli con accuse gravissime: 700 milioni di euro di danni alla collettività e un vero e proprio attentato alla salute dei cittadini. Il processo langue a colpi di eccezioni e cavilli della difesa, nel dichiarato tentativo di arrivare alla prescrizione totale……

    E il “modello Romiti” alla Fiat, ce lo siamo dimenticato?, va bene che sono stati tutti amnistiati, romiti, agnelli & co, ma questo fiore di giornalista, luciano, si è forse scordato i licenziamenti per rappresaglia all’Alfa di Arese? .
    Il modello romiti: licenziamenti, desindacalizzazione, repressione, indottrinamento dei quadri, divisione fra i sindacati, isolamento dei sindacalisti, negazione dei diritti, occultamento degli infortuni e, “in cauda venenum”, schedatura illegale degli operai che non ci stavano.
    Quest’ultima è una pratica usata “ab initio temporis” dalla fiat, fin dai tempi di valletta; un pretore ha accertato che solo dal 1949 al 1971 la fiat ha schedato, illegalmente, 354.077 persone. Non vi ricordate più di Walter Molinaro e della battaglia dei metalmeccanici della Cgil e del Pci, per i diritti negati?.

    Allora continuo a chiedermi: di cosa stiamo parlando?, ma scherzate?, mettere su di un piedistallo un plurinquisito e condannato, una persona negativa a capo, per lungo tempo, di un gruppo che ha approfittato e continua ad approfittare dei soldi pubblici, i soldi delle nostre tasse. Questo è un paese senza memoria, che dimentica tutto, e i paggetti come il signor luciano, che in virtù del loro lavoro potrebbero contribuire alla divulgazione della verità, si girano dall’altra parte.
    Per citare un paese sicuramente non comunista, gli Stati Uniti, posso notare che là si regolano diversamente, chi sbaglia paga, molto più che da noi. Se un impresa viene condannata in qualche parte del mondo per gravi reati e se viene interdetta dal poter partecipare a gare di appalto pubbliche, anche alla fine dell’interdizione, la si valuta con sospetto ed attenzione, ad esempio, prima di affidargli la costruzione di un ponte, di un posteggio sotterraneo, o che so, di un valico magari il terzo della zona…
    Se un cittadino non paga le tasse, aldilà del fatto che va in galera, sopravviene la morte civile, i vicini, per dirne una, non lo salutano più.
    Quì invece gli evasori sono coccolati e giustificati, ma guarda un po’….

    Ah, già!, dimenticavo….i mali della società derivano tutti, solamente da quella pletora di scansafatiche pubblici, i famigerati dipendenti che stanno seccando la linfa vitale della società italiana….

    Tanto non c’è ancora qualcuno che ha obiettato qualcosa sui dati REALI che pubblico da due giorni, forse che si siano fatte troppe parole prima?

    https://corriereal.wordpress.com/2012/11/01/province-che-tira-e-molla/#comment-12558

  2. Ettore Grassano
    3 novembre 2012 alle 15:37

    Ho segnalato l’analisi di Luciano in merito alla vicenda Marchionne-Pomigliano-comunicati stampa ecc: confesso che l’ode a Romiti mi era sfuggita, e hai ragione da vendere caro Molotov. Mica volevo fare “il santino” degli Agnelli rispetto a Marchionne: solo evidenziare che questi di oggi sono dilettanti un po’ fanfaroni. Quelli là invece si sono ingrassati con i soldi di Stato per generazioni: in politica ci mettevano i loro galoppini, a cui davano gli ordini. Meccanismo che il “povero” Berlusca voleva alterare, per smanie di protagonismo diretto, ma che ora tornerà a funzionare ad arte. Scommettiamo?
    Quanto invece alla difesa della macchina pubblica italiana: spiacente, ma resto della mia idea. Costa troppo non in assoluto, ma in rapporto a ciò che produce. Dai, siamo seri: i dipendenti pubblici per me possono anche crescere di numero, mica devono diminuire per forza. Ma in un modello di servizi e prestazioni di qualità, oggi lontanissimo, per tante cause che abbiamo spesso elencate: incapacità organizzativa dall’alto, irresponsabilità/inamovibilità dei dirigenti a tutti i livelli, clientele ramificate che hanno riempito gli enti pubblici anche di lingère. E allora sì ad un’economia a vocazione pubblica che funziona e produce, no all’assistenzialismo mascherato, percHè porta al naufragio. Per chiudere parafrasando un commento ad un post di ieri (che leggo solo ora: siete iper prolifici): in Italia di “bulici col culo degli altri”, amici miei, ce ne sono davvero troppi. Come diceva quel tale, è ora di finiamola! Buona domenica a tutti!

    E. G.

  3. Giorgio
    5 novembre 2012 alle 07:49

    Siamo in balia dei dilettanti… e incapaci. Leggete questa notizia, perché ha dell’incredibile!!

    «È uno dei musei più importanti, ha ottenuto riconoscimenti europei, è molto conosciuto all’estero. Eppure sembra che non importi agli alessandrini». La telefonata arriva da Villanova Mondovì, provincia di Cuneo. Chi parla usa toni pacati, però la rabbia traspare. Perché stavolta al Marengo Museum di Spinetta l’hanno fatta grossa. Era chiuso. Ma non è stato annunciato in alcun modo. E così sabato pomeriggio, alle 15, un gruppo di una dozzina di persone provenienti dal Cuneese e dalla Liguria si sono ritrovate di fronte ai cancelli sbarrati di villa Delavo. Come recita anche il sito web del Marengo Museum, l’orario invernale (da novembre ad aprile) il sabato e la domenica è dalle 15 alle 18. Ma sabato era tutto chiuso. Nessuna spiegazione. E tanto meno comunicazione. Dopo un’ora di attesa i visitatori (potenziali) se ne sono andati. Arrabbiati. E ieri pomeriggio uno di loro ha chiamato in redazione. Ma cosa è successo?

    Bisognerebbe sapere se il responsabile del Marengo Museum era a vedere i grigi o a fare il suo lavoro….

  4. anonimo (luigi rossi?)
    5 novembre 2012 alle 09:04

    il buco nero di Marengo ha ingoiato tanti, ma davvero tanti, soldi pubblici.
    Un vizietto di due persone in particolare, gente senza meriti ma di lungo pelo sullo stomaco.
    Chiamarlo “museo” e far pensare che avrebbe portato turismo, è stata una bufala colossale per giustificare quegli sperperi.
    Ora l’asino è cascato. E la dozzina di visitatori se ne è accorta: finiti i fondi pubblici, il bluff è sgonfiato subito.
    Strano, visto che i due di cui sopra sono andati per anni a reclamizzarlo a Parigi, “investendo” tanti tanti soldi pubblici.
    ça va sans dire

  1. No trackbacks yet.
I commenti sono chiusi.
%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: