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Avanti popolo (o indietro?): tutti all’istituto tecnico

6 novembre 2012

Sapete qual è la ricetta italiana per uscire dalla crisi? Studiare meno, rinunciando ad acquisire strumenti di comprensione critica della realtà. Sembra una barzelletta, lo so. E invece è la realtà di un Paese da cultura della barzelletta. In cui le persone con un bagaglio professionale più solido (soprattutto in ambito tecnico scientifico) cercano di andare a sfangarla altrove in giro per il mondo, mentre qui da noi si esortano le nuove generazioni a percorsi formativi brevi, e di tipo tecnico. Del resto, un mio amico filosofo a chi gli chiedeva a cosa servisse studiare filosofia, rispondeva serafico:  “beh, a non fare domande come questa, ad esempio”.

Così, mentre l’Istat ci informa che nel 2013 i consumi andranno peggio di quest’anno, e che la propensione al risparmio degli italiani crollerà (ma va? E la luce in fondo al tunnel di Monti? Attenti al treno in arrivo!), la ricetta che sempre più viene propugnata come vincente è  “per uscire dalla crisi basta liceo: istituti tecnici e poi a lavorare“.
Dove e come, poi, non si sa, con l’aria che tira. Ma intanto che i figli dei poveri la smettano un po’ con tutte le loro insane aspirazioni di emancipazione, e poi si vedrà. Mamma mia!

Vi cito un caso esemplicativo di quanto siamo mal messi, e anti occidentali. Anche gli Stati Uniti conoscono la crisi: ma la loro è una crisi ben diversa dalla nostra, perché inversa è la loro forma mentis, e la loro capacità di reazione, e di valorizzazione di chi sa fare, ne ha voglia e ha competenze da vendere.

Mi raccontava l’altro giorno un amico che frequenta gli States abitualmente che nel distretto di Boston (una delle aree tecnologicamente più evolute del mondo), ma un po’ in tutto il Paese, il prezzo delle case è determinato dalla qualità delle Università presenti sul territorio. Più si produce eccellenza, a livello di cervelli, e più l’area è considerata appetibile, quindi costosa.

Ma, soprattutto, negli Stati Uniti uno scienziato non guadagna tanto quanto un bidello o un commesso del supermercato; mentre da noi, soprattutto per le nuove, disperate generazioni è la norma.

Non solo: udite udite, pare che in quello strano Paese la mobilità sociale (attenzione: ascendente, ma pure discendente) esista davvero, e che ad un qualsiasi lavoratore chiedano di dimostrare cosa sa fare, e non chi lo manda.

In tale contesto internazionale, quest’Italietta feudale che ha fatto delle caste e castine (spesso miserabili) il proprio biglietto da visita e la propria ideologia, e che invita ora le classi popolari a disinvestire rispetto all’istruzione dei propri figli, che futuro volete che abbia? E come pretendete che sia considerata agli occhi dei tedeschi, degli americani e persino dei cinesi?

Mi torna alla mente il ricordo di un anziano del mio paese, che tanti anni fa, per prendere garbatamente in giro il ventenne con idee (ed illusioni) di sinistra che aveva davanti, canticchiava, su un’aria musicale d’antan: “avanti popolo, che siamo in tanti. Tutti ignoranti, tutti ignoranti”. Lì torneremo, a quanto pare.

E. G.

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Categorie:In primo piano
  1. Graziella (gzl)
    6 novembre 2012 alle 10:11

    Intanto:
    http://www.alessandriaoggi.it/primo-piano/4692-visita-lampo-di-pierluigi-bersani-ad-alessandria-e-casale.html

    beh! è grazie anche a questi personaggi (tutte le colorazioni per evitare insurrezzioni ed indignazioni dai cortigiani di tali personaggi ) che si degnano di girare per il paese una volta ad ogni morte di papa solo per raccattare consensi dai solititi allocchi che ci credono ancora per stare a galla, che i nostri giovani e nella situazione attuale, dovranno rinunciare allo studio e al sapere anche se poi con una laurea qualsiasi scelgano di andare a fare un mestiere; es. idraulico, elettricista, piastrellista , ma con cultura ….la cultura utile per non farsi più irretire da questi parassiti che hanno portato il paese in disgrazia.

    forse i parassiti, tarli di Stato, hanno scoperto che con la cultura gli italiani si sono svegliati e in grado di capire le azioni disoneste, di incapacità ecc.. quindi riportare il paese nell’ignoranza per poter maneggiare e tornare ad essere riveriti con timore.

    La loro presenza in Alessandria perdipiù di poco tempo puzza di bieca demagogia e presa per il posteriore e che non porterà nulla e di necessario alla città……

  2. TM
    6 novembre 2012 alle 15:55

    una interpretazione pessimista anzichenò. posso ricordare che è meglio un bravo perito – a cui poi nessuno impedisce di laurearsi, e spesso bene – di un liceale approssimativo che bivacca dieci anni all’università? questa idea che gli istituti tecnici siano scuola di serie b deriva da una specie di pregiudizio inverso a quello gentiliano. se invece il discorso è che manca completamente un progetto culturale in senso lato per la scuola e per il paese, ovvero non esiste alcuna visione in prospettiva del futuro dei nostri figli, che siano liceali o apprendisti, mi trova perfettamente d’accordo.
    annoto che nella pagina successiva lo stesso identico quotidiano – che non più di un mese fa piangeva sulla morte dell’istruzione tecnico professionale – ci informa che, grazie alla spendin’reviù, è giustappunto stata abolita, al miur, la direzione generale dell’istruzione tecnica e professionale. visione lungimirante e coerente, come si diceva.

  3. Ettore Grassano
    6 novembre 2012 alle 16:08

    I giornali (e a maggior ragione i blog come il nostro) sono inaffidabili e approssimativi per definizione, premettiamolo. Rincorrono la quotidianità, le mode, o gli umori del bloggista. Epperò, posto che ovviamente al liceo si sono sempre iscritti anche fior di mediocri (per lo più di famiglie benestanti), e che gli istituti tecnici possono sfornare fior di intelligenze, caro Tm, una riflessione credo che tagli “la testa al topo”, come diceva il sommo Frassica. Ed è questa: secondo te i signori che attualmente ci comandano a bacchetta dall’alto della loro “aura” di tecnici, e soprattutto i loro figli, figliocci e figliastri (padroni di domani) hanno frequentato e frequentano in gran parte gli istituti tecnici, o si sono formati e formeranno altrove? E’ nel sistema formativo che si annidano e ri/producono le differenze sociali, di ceto e di casta (ma anche di classe: Berlusconi è già archiviato come cronachetta minore, Marx rimane Storia del pensiero), l’antitesi del merito insomma. Ma naturalmente, buon istituto tecnico a tutti quelli a cui garba. Solo, conserviamo anche per i non abbienti l’opportunità/sogno di evolvere, dai….

    E. G.

  4. TM
    6 novembre 2012 alle 17:20

    ma su questo sfondi una porta spalancata! però la licealizzazione coatta degli ultimi anni sta producendo una generazione di presunti istruiti (o coltio semianalfabeti) che restano comunque carne da macello per lorsignori, oso dire più indifesi dei coetanei ‘tecnici’. e il crollo qualitativo dell’istruzione pubblica con il suo effetto domino (in soldoni: tecnici dequalificati, tutti al liceo, abbattimento del livello del liceo, ecco vedete che i prof non lavorano e il pubblico non funziona? ) crea la premessa per la progettata dismissione della stessa scuola pubblica, per cui rimarranno i servizi essenziali e il resto verrà progressivamente privatizzato o meglio fintoprivatizzato. modello sanità lombarda, per intenderci. alla faccia di costituzione, calamandrei e einaudi.

  5. 6 novembre 2012 alle 17:36

    Che cosa c’entra andare al liceo (o a un istituto tecnico) con la presunta delegittimazione della scuola pubblica a favore di quella privata?

    Non ti sembra, TM, di “forzare” un po’ il ragionamento?

    Cordialità.
    A. A.

  6. TM
    6 novembre 2012 alle 18:25

    la progressiva asfissia/decadenza della scuola pubblica – che, attenzione, mica ho negato che abbia mostrato negli anni i suoi limiti e i suoi difetti – è sotto gli occhi di chiunque la frequenti non di passaggio. resto sulle secondarie per non tracimare: negli ultimi anni il susseguirsi delle riforme (e la demografia) ha progressivamente abbattuto il livello dell’istruzione tecnica (si veda sulla stampa l’articolo precedente a quello di cui qui parliamo, se lo ripesco lo linko).
    la logica controspinta delle famiglie è stata la ricerca di una scialuppa di salvataggio nei licei, ritenuti ancora depositari di qualche qualità. questo anche perché si è creduto che il tre più due universitario avesse cancellato il ‘tecnico semplice’ a vantaggio del tecnico laureato. siccome i risultati degli interventi sulla scuola si vedono sul medio lungo periodo,
    adesso il bel risultato è che i licei sono dequalificati e i tecnici sono derelitti.
    siccome è anche evidente da circa dieci anni che il progetto su tutti i settori statali è quello di ridurre all’osso i servizi direttamente gestiti dallo stato, non mi sembra di ‘forzare’ se ritengo che la road map sulla scuola che ho sopra descritto non sia poi una mera ipotesi.
    sottolineo che non identifico la scuola privata con la scuola confessionale, equivoco che forse spiega la rispostina piccata 🙂 e non ho affatto parlato di ‘delegittimazione’ ma di deliberata ‘dequalificazione’ .
    insomma, se il servizio pubblico è scadente, chi può cercherà il privato – o il presunto tale.
    è ovvio che taglio grosso e sintetizzo un argomento di dimensioni enormi – che come giustamente osserva grassano non sono analizzabili nella dimensione di un blog, sia pure di qualità come questo.

    • 7 novembre 2012 alle 16:07

      TM :

      sottolineo che non identifico la scuola privata con la scuola confessionale, equivoco che forse spiega la rispostina piccata :-) e non ho affatto parlato di ‘delegittimazione’ ma di deliberata ‘dequalificazione’ .
      insomma, se il servizio pubblico è scadente, chi può cercherà il privato – o il presunto tale.

      Dai, era una domanda, e nemmeno piccata. E’ che non avevo capito il ragionamento, e chiedevo lumi.

      Lascerei stare le scuole “confessionali” (termine piccato) che, almeno per una volta, non c’entrano nulla.

      A. A.

      PS: non l’ho capito ancora adesso, anche se ho fatto il Classico…

  7. Ettore Grassano
    6 novembre 2012 alle 18:37

    Innanzitutto bentornato ad Andrea, impegnatissimo e con grandi soddisfazioni in performances extra-alessandrine (per la serie cervelli in fuga), ma che ciononostante sta ricominciando qualche incursione sul blog, e ha promesso di tornare presto a stimolarci anche con suoi interventi personali. E qui (anche se dovremmo fare quelli che dissentono fra loro per principio, per ravvivare il dibattito) devo pure dargli ragione. Io intendevo proprio solo dire: attenti a chi vuole convincere tutti, ma le classi subalterne in primis, che la scorciatoria per una vita migliore è studiare poco, acquisire solo competenze tecniche (ipoteticamente) spendibili nel breve, senza dotarsi di “inutili” strumenti critici per capire come va il mondo. Poi arriva il primo pirla che ti va due citazioni in latino, e tu zitto e mosca, con la coda tra le gambe. Qui non è questione di scuola pubblica (certo spesso mortificata in quanto a risorse) o privata (ce ne sono di buone, e di pessime), ma di capire che, come dice sempre il mio amico filosofo, “tra chi conosce dieci parole, e chi ne conosce cento, comanderà sempre il secondo”.

    E. G.

  8. luigi
    6 novembre 2012 alle 19:58

    e chi dice che se uno non fa il liceo ma si limita alle scuole tecniche debba appartenere giocoforza alle classi subalterne? Ci sono professioni manuali che consentono di guadagnare molto di più di uno che ha fatto magistero al Plana o anche filosofia o quelle pseudo facoltà che danno specializzazioni fumose ed inutili . D’altronde l’Italia è un paese di finti o quasi laureati che si fanno chiamare dottori e siedono in comode poltrone pubbliche da dove pretendono di comandare senza in realtà dirigere alcunchè (e chiedono consulenze esterne per evitare di far brutta figura). Io nella mia vita ho conosciuto persone, adesso ormai ottantenni, che non avevano nemmeno fatto le medie e non avevano studiato il latino, ma si esprimevano in un buon italiano,e conoscevano la storia e la geografia molto più di certi liceali di oggi, che confondono una cosa con l’altra, parlano un italiano sgrammaticato e nella loro esistenza avranno letto si e no una decina di libri.

  9. Ettore Grassano
    6 novembre 2012 alle 20:24

    Tutti, caro Luigi, abbiamo conosciuto e conosciamo laureati cretini e contadini saggi. E lungi da me difendere la pletora di nullafacenti con una laurea umanistica raccattatta per caso, che aspettano il posto al sole che non arriverà. Io dico però che inculcare, a priori, la convinzione che acquisire strumenti di comprensione della realtà il più possibile raffinati (studiare davvero insomma) è inutile o nocivo è un’operazione criminale, assolutamente funzionale a chi vuole che pochi dominino su molti. E guardi che un caprone che guadagna tanto, facendo il calciatore o qualche attività ad alto tasso di evasione, resta un caprone. Mi rendo conto, tuttavia, che un Paese anormale come questo, in cui chi si specializza davvero deve emigrare, o rassegnarsi a fingersi incompetente per trovare un lavoro dozzinale, tutto il ragionamento diventa faticoso. Rimango però convinto che chi ne ha le potenzialità (non le capre che studiano per forza) debba sempre puntare al meglio: in un Paese normale, chi si specializza crea valore per sé, e per la società. E prima o poi, ne sono convinto, persino l’Italia sarà un Paese normale. Anche se, forse, come cantavano i Nomadi, “noi non ci saremo”.

    E. G.

  10. Graziella (gzl)
    7 novembre 2012 alle 02:48

    Dice esatto il dott. Grassano quando cita che se una persona in un dialogo a due ti tira fuori due parole in latino (magari le uniche che conosce) l’altro tace perchè non saprebbe come continuare il dialogo non conoscendone il significato. Io non conosco il latino e quando mi capita rispondo : “traduci un pò?” e dentro di me lo definisco un cafone, le citazioni in latino falle con uno che sai al tuo pari e non nella normalità … e poi a che scopo , dicendo “traduci o traduca un pò” lo prendo ancora per il fondello. Ma, ho avuto necessità di un piastrellista e un idraulico e ho faticato metterli insieme nel cercare di iniziare e concludere un piccolo lavoro per la montagna dei loro impegni. Nella messa in opera del lavoro uno chiamava dott. all’altro in dialetto “terrone” e io in ossequioso rispetto e a mani incrociate sperando che non venissero disturbati da una emergenza vista la quantità di chiamate ai cellulari e mi smettessero anche per qualche ora il lavoro. Ecco , se cerchi un proff. per qualche ora di lezione in una qualsiasi materia per tuo nipote ne trovi a bizzeffe…son tutti lì e per pochi soldi, se cerchi un artigiano con la media inferiore fatichi e il costo orario è una bella zuppa con o senza fattura. Con questo non sto sparando sulla cultura, la cultura serve per una qualifica personale e per non farci infinocchiare dai “ciuci” della politica (di cui molti il titolo di Dott. gli è stato comprato da papà) ma come ho già scritto, anche con una laurea uno si può adeguare e in tempi di vacche magre fare qualunque mestiere tecnico/artigianale.

    • luigi
      7 novembre 2012 alle 10:37

      a proposito di professori e di laureati perchè se un idraulico o un elettricista che viene da voi al sabato a fare una piccola riparazione e non vi fa la fattura diventa subito un bieco evasore, mentre se un professore che da lezioni private a casa vi prende trenta euro all’ora, senza ricevuta, è una persona rispettabile? Solo perchè il professore è contornato da un’aureola di rispettabilità avendo imparato nozioni tutto sommato elementari che ripete ormai da anni, sempre uguali ma rientrano nella sfera delle professioni dell’intelletto e non del braccio?
      Quando arriverà il momento che noi italiani dovremo riprendere la strada dell’emigrazione, come fu per i nostri nonni e bisnonni,, cosa potrà andare fare all’estero un professore di lettere o di filosofia? Un elettricista o un falegname potrà cavarsela senz’altro meglio e se poi nella vita ha anche imparato a parlare bene ed in modo appropriato ed avrà avuto amore per la lettura, sarà senz’altro fortunato e non dovrà temere per il suo futuro.

  11. TM
    7 novembre 2012 alle 10:41

    riconosco che le motivazioni del governo sono bieche (governo in cui siede un certo michel martone che è un paradigma dei soggetti di cui parla grassano) me resto del parere che non sia giusto identificare l’istruzione tecnica con una scuola di bassa qualità nella realtà dei fatti. ma un conto è sostenere il principio che i capaci e meritevoli abbiano diritto al più alto grado dell’istruzione, un altro presumere e trasmettere il messaggio che solo nei licei si impara a ragionare e che solo lì si raggiunga il più alto grado di istruzione. le teste non son tutte uguali, né le capacità, né gli interessi (e neanchei licei :-))
    se mi si passa il concetto, se non posso dare ai miei figli la bistecca gli darò lo spezzatino, e credo sia meglio essere il miglior perito sulla piazza che l’ennesimo dottor qualcosa a spasso.
    che al momento siano poi a spasso l’uno e l’altro è dolorosa verità.

  12. Ettore Grassano
    7 novembre 2012 alle 11:08

    Resta il fatto che nessuno di voi mi ha risposto, perché la risposta è: praticamente nessuno dei Signori che ci comandano a bacchetta, e dei loro figli, figliocci o figliastri ha frequentato o frequenterà l’istituto tecnico, credetemi. E se un uomo con la fionda incontra un uomo con il fucile…(per parafrasare quel tale). Dopo di che, ognuno fa, pensa e sceglie come crede, e come può. Attenti solo a non farvi menare per il naso da questi che ci propinano le loro statistiche, e le loro profezie che si autoadempiono!

    E. G.

  13. TM
    7 novembre 2012 alle 15:08

    Ettore Grassano :
    Resta il fatto che nessuno di voi mi ha risposto, perché la risposta è: praticamente nessuno dei Signori che ci comandano a bacchetta, e dei loro figli, figliocci o figliastri ha frequentato o frequenterà l’istituto tecnico, credetemi. E se un uomo con la fionda incontra un uomo con il fucile…(per parafrasare quel tale). Dopo di che, ognuno fa, pensa e sceglie come crede, e come può. Attenti solo a non farvi menare per il naso da questi che ci propinano le loro statistiche, e le loro profezie che si autoadempiono!
    E. G.

    è il praticamente che mi piace: infatti abbiamo la luminosa eccezione della signora ministro ragioniera fornero elsa. dove si dimostra che spesso il parvenu diventa più realista del re.

  14. Ettore Grassano
    7 novembre 2012 alle 16:28

    Ma Elsa si è benissimo accasata Tm: è noto che le ragazze del popolo, se carine e sveglie, hanno un’arma in più. Berlusconi, che è di un’ingenuità disarmante, se ben ricordi lo dava come consiglio, e si prendeva le pernacchie. Altre procedono in silenzio, e diventano ministre.

    E. G.

  15. 7 novembre 2012 alle 20:14

    Non so, sarà perchè sono affezionato al liceo dai tempi di Kukarka, ma non ho nemmeno mai pensato cosa possa offrire un istituto tecnico ad un ragazzo realmente avvinto da “dissennata e folle voglia di imparare “… tutto il possibile. Io, il liceo, lo ho sempre ritenuto naturale sfogo di quella sete di conoscenza che ti tormenta insanamente, fin dalla tenera età, per cui ami i libri, quasi fisicamente, e non riesci a separatene. Come le più belle canzoni della tua vita accompagnano, sorta di colonna sonora, i fatti salienti della tua esistenza, la lettura fornisce a questi ultimi un accompagnamento culturale e onirico, stimolando il pensiero e la fantasia, indispensabili per permettere un esistenza degna di essere vissuta. Sono il primo a dire che la scolarizzazione e la cultura non sempre vanno a braccetto, anzi….Ma una cosa posso dire dei licei, anche se va da sè che li ho frequentati qualche anno fa: sono, sempre per chi ha le attitudini, la voglia e la capacità, una fucina che, a volte, permette di forgiare e stimolare il libero pensiero, anche in presenza di un corpo insegnanti reazionario, come è capitato al sottoscritto, convinto, per la gran parte, che “i figli degli straccioni” devono continuare a fare gli “straccioni”. Al liceo ecco impartita la prima lezione, più ti avvicini al “classico”, più è evidente: alcuni studenti, per parafrasare Orwell, sono “più uguali degli altri”, ma attenzione!…ad un certo punto conterà solo l’attitudine culturale all’apprendimento e al ragionamento, che novantanove su cento spazzerà via qualsiasi considerazione sul censo economico. Ma le cose veramente fondamentali del liceo, raffrontate agli altri ordini di scuola superiore sono il metodo e la forma mentis che si delineano e maturano nel corso degli studi, sia per la parte scientifica che per la parte classica. Anche se la preparazione culturale di base è altissima, il concetto sicuramente fondamentale è che ognuno viene incoraggiato ad elaborare un metodo di approccio allo studio che, nella vita, diventerà un grimaldello per aprire qualsiasi porta nel campo della conoscenza e permetterà di avvicinarsi a qualsiasi questione in maniera efficace. La capacità di astrazione dovuta allo studio dell’evoluzione metafisica del pensiero umano non ha l’uguale nella formazione di menti veramente libere, capaci di indagare qualsiasi questione, senza pregiudizi e senza pastoie mentali; si elimina, a priori, qualsiasi approccio fideistico, è una specie di vaccino cerebrale. Non ha l’eguale anche nella comprensione dell’altro da sè, che a mio avviso è elemento fondante di una società giusta e a misura d’uomo. Quello che dicevano i membri del circolo degli Scipioni, in pratica il motto della loro scuola ellenistica, “homo sum nihil humanum mihi alienum puto” e cioè (prima che GZL me ne chieda conto :razz:), “sono un uomo, nulla che sia umano mi è estraneo”, ha condensato, almeno nel mio caso, come in attimo di illuminazione, tutto quello che, inconsciamente, avvertivo già con tutto il mio essere. E’ chiaro che una persona veramente colta e avvinta da “insano umanesimo” sa perfettamente due cose: la propria cultura non giustifica l’uso della stessa per sminuire alcuno, se no verrebbe meno il rispetto per qualsiasi manifestazione umana e, molto importante, non sa mai chi gli impartirà la prossima lezione, magari il ragazzo di colore che chiede l’elemosina all’angolo della strada che, come è capitato al sottoscritto, ha due lauree e si stupisce, lui (giustamente direi io), di trovare qualcuno che sa esprimersi in inglese per parlare del rapporto stato-religione in Italia e in Sudan . Poi, scrivendo, a volte scappano delle frasi latine, vuoi perchè reminiscenze di un periodo aulico della tua vita, vuoi perchè il latino non è morto ed inutile come i più sostengono, anzi è vivo e lotta insieme a noi, ogni volta che parliamo in italiano. Le locuzioni latine spesso sono trancianti, condensano in un lampo, composto di poche parole, concetti molto interessanti, anche se difficili. La forza di una mente umana, come posso definirla?, allenata al pensiero è grandissima; ricordo sempre come un monito che, ad esempio, Democrito, filosofo presocratico dell’antica Grecia, con il solo ausilio della sua mente aveva individuato gli atomi…
    Ma una altra cosa si apprende al liceo, cosa di cui purtroppo negli istituti tecnici non si fa cenno, i numeri hanno un anima. Ad un certo punto, matematica e filosofia tangono e si compenetrano; i concetti più alti della matematica volgono in metafisica. Non sono gli aridi numeri della ragioneria, gli sterili estimi catastali, ma concetti elevati che tendono all’infinito. Non a caso nell’antichità, come oggi, tra matematici e filosofi il passo è sempre stato breve….
    Anche questo lo riterrei un vaccino fondamentale da impiegare nella pratica politica quotidiana, sempre più fatta degli sterili numeri dell’economia, dimenticando l’umanità, a volte dolente, che sottende quegli stessi numeri. Generazioni di aridi tecnici e/o politici hanno dimenticato questa lezione, quasi sempre scientemente, imparando a nascondersi dietro grafici, simboli e termini stranieri, quelli sì, usati ad arte nel tentativo di confondere ed indottrinare il popolo, favoriti dal fatto che l’esterofilia è dilagata nel vostro paese in modo esponenziale. Quando penso che i francesi non usano il termine computer, loro dicono “ordinateur”!. Comunque, in un paese in cui, fin dalla scuola elementare, a parte qualche rara eccezione, si cerca di allevare delle pecore, sempre incoraggiate alla delazione e al conformismo, l’unico favore che si può fare ai propri figli, è quello di permettere loro di emanciparsi a livello culturale, fornendogli i mezzi per ragionare con la propria testa, sviluppando un vero, libero, pensiero critico. L’unica arma che possiede “un figlio del popolo” per lottare contro la supponenza e la protervia delle tante emanazioni del potere, economico o politico, è il suo bagaglio culturale. In questo caso l’uomo con il fucile vince sull’uomo con la pistola (culturale), quando si incontrano.
    In qualsiasi aristocrazia, plutocrazia o regime finto-democratico, come quello italiano, si è sempre cercato di limitare l’accesso agli studi superiori per i figli delle classi meno abbienti. C’è stato un unico periodo, aldilà della mera politica, negli anni passati, che ha permesso a tutti, come direbbe Pietrangeli, “di avere il figlio dottore”.
    Non a caso i “Khmer rossi”, sotto la dittatura di Pol Pot, come prima offensiva interna, perpetrarono l’eccidio di tutti i maestri e professori e decretarono la chiusura delle scuole, privando intere generazioni dell’accesso alla conoscenza.
    Non a caso, al contrario, checchè se ne dica, Fidel Castro, appena preso il potere, arruolò maestri e professori e li mandò in tutta l’isola per alfabetizzare la popolazione (a Cuba, siamo al 99%, una delle medie più alte al mondo).
    Non a caso un gruppo di insegnanti salirono sulla sierra del Chiapas e, dopo alcuni anni, discesero trasformati nel Subcomandante Marcos e nei suoi Comandanti alla testa di un esercito di liberazione indigeno.
    La cosa che più spaventa il potere, in questa repubblica delle banane, è avere dei cittadini critici ed informati, culturalmente emancipati, aldilà della posizione che andranno ad occupare nella vita e dei loro valori di riferimento. Mi ripeto, ma veramente non è più il tempo di Renzo Tramaglino e Azzeccagarbugli con il suo “latinorum”: oggi il “latinorum” lo capiscono in molti, ed è per questo che da anni, ministri dell’istruzione di tutti i colori, hanno cercato di cancellare qualsiasi conquista ottenuta con la lotta democratica, atta a garantire il diritto all’istruzione, pauperizzando la scuola statale e potenziando, con i soldi pubblici, le istituzioni private. Potrei citare ancora qualche esempio di paese nordico illuminato, o qualcun’altro a me più consono, come l’Urss. In entrambi i casi, aldilà di quello che si possa pensare, chi meritava, chi aveva le capacità, veniva incoraggiato e sostenuto economicamente nello studio, in nome dell’assunto per cui, un cervello illuminato, avrebbe sicuramente contribuito allo sviluppo della società.
    L’ultima ratio di questa parodia di nomenklatura, è quella di cercare di convincere il gregge a tarpare, scientemente, le ali ai propri figli in nome di un fantomatico mercato del lavoro, contando sul fatto che la gran parte dei padri di oggi sono cresciuti obnubilati in una “Italia da bere”, ammaestrati dai nani e dalle ballerine, dai grandi fratelli televisivi, pubblici e privati, cooptati dai berlusconiani di destra e di sinistra.
    Un altro sacrificio, quindi, in nome dello stato aristocratico, chiesto ai fedeli, perpetrato dai novelli sacerdoti Maya, officianti i riti del capitalismo finanziario da rapina sulla ziqqurat della partitocrazia.
    A loro una sola risposta, quella scritta sulla locandina del prossimo film di Albanese: ” ‘Ntu culu ai Maya”……..

    p.s. come l’altra volta, scusate il francesismo.

    • mandrogno
      8 novembre 2012 alle 09:08

      Sanctus, sanctus, sanctus

  16. Ettore Grassano
    7 novembre 2012 alle 21:15

    Ah ah…..ora ti rileggo una seconda volta caro Molotov: una sola è davvero troppo poco. Grazie.

    E. G.

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