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Il prestito “con l’occhiolino”?

7 novembre 2012

Come sempre in questi casi, basta un fiammifero per incendiare la prateria. E creare magari false illusioni. Così ieri qualcuno mi diceva: “hai visto, da Roma ci danno 40 milioni: sai se sono già arrivati? Quindi l’emergenza è finita?”

Finita un par di ciufoli, verrebbe da rispondere a noi, che per fortuna (nostra, e forse altrui) non abbiamo mai amministrato neppure un condominio. Ma allora attenti, caro sindaco e cari assessori, a non creare nella cittadinanza falsi miti, e false aspettative.

Perché, se è vero che i tecnici più preparati del centro sinistra alessandrino già mettono le mani avanti, e precisano che “l’iter dell’eventuale prestito non sarà brevissimo, e comunque non chiederemo certo 40 milioni, ma molti meno: perché poi vanno comunque restituiti”, in città la notizia del probabile via libera del governo all’emendamento “salva Alessandria” proposto dagli onorevoli Lovelli e Stradella rischia di far del danno, ancor prima di diventare realtà.

Eh sì, perchè da un lato c’è chi, tra i dipendenti della galassia di Palazzo Rosso (partecipate comprese) pensa: “tutto resterà come prima”, dall’altro la maggioranza dei cittadini (che si apprestano al salasso Imu di dicembre) già trema all’idea di quale altro balzello locale ad hoc sarà inventato, a partire dal 2013, per ripianare l’ennesimo debito del comune, in questo caso con lo Stato.

Allora diciamolo forte e chiaro: il rapido arrivo di queste risorse è auspicabile, e addirittura indispensabile, per far fronte alle note emergenze. Ma sarà anche la vera cartina di tornasole per misurare le intenzioni della maggioranza di Palazzo Rosso. Se, infatti, bastasse questa boccata d’ossigeno a stoppare qualsiasi processo di seria riorganizzazione di una baracca che, già nel 2012, dovrebbe “recuperare” in qualche modo uno squilibrio annuo di 25 milioni di euro, apriti cielo! Prima o poi persino i mitissimi, pazientissimi alessandrini potrebbero perdere davvero la pazienza.

A meno che, naturalmente, non si sia noi un po’ allocchi, e il prestito in questione non sia erogato con “l’occhiolino”, e dandosi di gomito, fra vecchi sodali della politica fedeli al motto “i debiti vecchi non li pagare, e quelli nuovi lasciali invecchiare”.

E. G.

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Categorie:In primo piano
  1. Ettore Grassano
    7 novembre 2012 alle 08:40

    Dati Inps segnalati da La Stampa di oggi: A Novi Ligure ci sono 10.451 pensionati su 28 mila abitanti. Più di una persona su tre. Aggiungeteci i dipendenti pubblici, i pochi infanti, i tanti studenti. E considerate che stiamo parlando del distretto considerato più dinamico del territorio provinciale. Secondo voi un modello socio economico così (che è quello italiano nel suo complesso, comunque quello alessandrino e genovese) quanto può reggere?

    E. G

  2. Sandro
    7 novembre 2012 alle 09:38

    Porca miseria. Nemmeno un cenno per i disoccupati, come al solito.

  3. Ettore Grassano
    7 novembre 2012 alle 11:03

    Giusto Sandro: grave dimenticanza, ma noi ne parliamo spesso, in verità. Il quadro comunque è ancora più grave: come può stare in piedi un Paese in cui il lavoro produttivo praticamente sta scomparendo? A voi sembra che la classe politica stia creando le condizioni per migliorare la situazione? A me paiono tutti lì a macerarsi su come peggiorare ulteriormente il Porcellum, per salvarsi dal diluvio in arrivo!

    E. G.

  4. Pino Doglio
    8 novembre 2012 alle 16:03

    Fatti salvi gli approfondimenti specifici per ogni “argomento di spesa”, condivido pienamente il pensiero di Ettore.
    Se il prestito è senza “occhiolino”, la vera partita per salvare il futuro di Alessandria inizia domani, serve una politica che sappia guardare oltre il guado (e oltre il ponte) con un progetto globale che metta al centro la ricostruzione di una gestione etica dei beni comuni; serve un progetto di città “sostenibile” dove i servizi vengono erogati al giusto costo, pagati e usufruiti nella giusta dimensione e la “Politica-amministratrice” sappia dare indirizzi e controllare attraverso la “golden share” di cui legislamente gode, il corretto funzionamento e il raggiungimento degli obbiettivi.
    Se assisteremo a questo mutamento genetico in itinere abbiamo buone possibilità di voltare pagina e frà cinque anni vedere la luce in fondo al tunnel, se non sarà così la luce apparsa in queste ore ai “tutto come prima” (mica sono solo dipendenti pubblici, sai? le corti dei miracoli hanno cerchi ampissimi), sarà sicuramente il famoso TIR greco carco di feta.
    L’esperienza di questi ultimi anni non mi rende ottimista ma il solo fatto di essere padre mi obbliga a coltivare l’utopia del buon senso.

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