Home > In primo piano > Scuola e sanità alla fiera dei “tagli”

Scuola e sanità alla fiera dei “tagli”

10 novembre 2012

Ci sono due pilastri che ancora separano l’Italia dal baratro, e si chiamano sanità e scuola. Entrambe con l’aggettivo pubblica: non per demonizzare le opzioni private di vario tipo (più o meno convenzionate), ma per ribadire la centralità che lo Stato è doveroso abbia rispetto a queste due colonne portanti del nostro welfare. La terza colonna sono le pensioni: e vedrete che lì il prossimo passo sarà tagliare, da maggio, gli assegni già erogati. Grecia docet.

Scuola e sanità, dicevamo. Ad entrambe il governo Monti sta dando la mazzata definitiva, con tanti saluti ai diritti delle classe popolari, che del resto una ministra di recente ha definito “smorbie”, ma in inglese.

Sul fronte scuola, avrete letto anche voi l’ennesimo grido d’allarme delle Province, che non hanno più il becco d’un quattrino per pagare il riscaldamento degli edifici, per cui appena il freddo sarà un po’ più intenso, tutti a casa. Per noi padani, in particolare, abituati ad un inverno che comincia a novembre e finisce ad aprile, uno scenario di “vacanze lunghissime” da far tremare i polsi alle famiglie. I ragazzi studieranno davanti al pc domestico connesso ad Internet? Forse, ma da autodidatti, perché la scuola italiana non ha fatto certo passi in avanti significativi neppure su quel fronte. Del resto, se si pensa che docenti e studenti si portano la carta igienica da casa, ha senso mettersi a discutere di innovazione?

Eppure, attenzione, al maxi concorso per insegnanti (mestiere una decina di anni fa snobbato, e quasi denigrato) si sono presentati 321 mila candidati per 11 mila posti: un dato che, meglio di tante analisi sociologiche, dice quale sia la realtà occupazionale italiana. E, tra l’altro, in pochi evidenziano che l’accesso al concorso è stato precluso ai neolaureati degli ultimi anni (non so quanti di preciso), altrimenti il numero di aspiranti sarebbe stato ancora più eclatante.

Passiamo alla sanità: il ministro alessandrino Balduzzi, prossimo candidato del Pd alle politiche 2013 (o così si dice in giro, ma mi pare così strano: è un tecnico, no?), ha varato un nuovo piano di tagli, col plauso e le frasi retoriche di rito del Quirinale: “Bene i tagli, ma salvaguardare il servizio”. Ora, tutti noi siamo stracerti che nella Sanità (che si “brucia” quasi l’80% dei bilanci delle regioni: un mare di euro) ci siano “mangerìe” di ogni genere e ad ogni livello, sprechi per inefficienza cronica, e magari anche una quota di amministrativi o dirigenti vari ben imboscati, a fronte di carenza di infermieri e medici di prima linea.

Epperò ci crede qualcuno al fatto che i tagli avverranno sul fronte degli sprechi e delle inefficenze, senza invece penalizzare i pazienti?  Figuriamoci: qui saltano 30 mila posti letto, e incrociamo le dita, augurandoci di conservare la salute a lungo.

Ma da quanti anni sentiamo parlare di riduzione di costi in questi e altri settori nevralgici dell’economia pubblica? Possiamo ancora credere alla buona fede, e alla competenza, di chi li propone?

Il welfare, con i suoi tre pilasti essenziali (istruzione, sanità, previdenza) rimane il discrimen tra una società civile, che offre a tutti un livello almeno “basico” di opportunità e tutele, e una nuova era barbarica, in cui andare, tutti contro tutti, a guadagnarsi privilegi e favori individuali. E secondo molti osservatori e indicatori europei il biennio 2013-2014 vedrà l’Italia al centro della tempesta. Monti continua a vedere la luce in fondo al tunnel? Sarebbe bello chiederglielo!

E. G.

Annunci
Categorie:In primo piano
  1. 10 novembre 2012 alle 11:27

    L’importante, come in Grecia, che non si fermino le commesse per le armi, 13,5 miliardi di tagli (gli ultimi), la casta salvata (ma guarda un po’), e 7 miliardi di euro di forniture belliche nel 2012. Eppure, ancora pochi giorni fa, ho letto un bell’elogio con intervista al ministro fatto dalle nostre parti……

  2. Ettore Grassano
    10 novembre 2012 alle 12:03

    Mica vorrai mettere in discussione Finmeccanica caro Molotov? Una perla di Stato, a cui nessuna persona di buon senso vorrebbe rinunciare…troppo redditizia!

    E. G.

  3. Rael
    11 novembre 2012 alle 10:54

    Sarò noioso oltre misura ma lo ridico: sono in assoluto pericolo i diritti sociali di tutti NOI! Pericolo reale, concreto, attuale, non ipotetico, esagerato, futuro. E la matassa non è lineare o circoscritta ad un particolare ambito tematico o geografico. Il sentire popolare è un ingrediente strategico di questo intreccio ed è fortemente influenzato se non addirittura “plasmato” sulla base delle emotività indotte da notizie, commenti, immagini, provenienti dall’alto ma pure dal basso. E gli imput dal basso, assai più efficaci di quelli calati dall’alto in quanto non rumorosi e immediati ma permeanti nel tempo, hanno questo effetto, che spesso è prodotto involontariamente da parte di chi li crea e li riverbera, dato che v’è la convinzione di agire in buona fede. Mi rendo conto che all’apparenza alcuni miei discorsi possono apparire distonici, soprattutto quando dico che per proteggere i diritti sociali è necessario proteggere il pubblico impiego e non invece attaccarlo, come invece vedo avvenire spesso anche su questo blog di liberi pensatori quando ci si scaglia contro la macchina pubblica dipingendola come un opificio di stipendi. Certo si citano sempre i distinguo, che ci sono persone per bene che vi lavorano, ma oramai paiono frasi rituali di cortesia, perchè il messaggio sostanziale, quello che passa, è solo uno: tagliare, licenziare perchè sennò non esiste futuro. NON E’ VERO! Si vuole portare la cittadinanza a credere che la causa del male sono i costi derivanti dagli stipendi pubblici, dagli esuberi di personale: NON E’ VERO! I dati economici e della Corte dei Conti che il Compagno Molotov ha già snocciolato su queste pagine rendono giustizia alla VERITA’. Semplicemente vengono presi ALCUNI, e solo ALCUNI, aspetti negativi di una realtà piuttosto articolata e sbattuti in pasto agli spiriti sempre più spaventati e schiacciati per far si che le conseguenti e prevedibili reazioni di opposizione e indignazione investano TUTTA quella data realtà. Senza alcun distinguo. Quali sono i risultati? Che ci stiamo “segando” le gambe da soli, contribuendo enormemente a far saltare i paletti di civiltà posti a nostra stessa tutela da chi ci ha preceduto e se non iniziamo a rendercene conto sul serio, e immeditamente, notizie come quelle riportate nell’articolo sopra non saranno “anormali”, bensì costituiranno l’ordinarietà per TUTTI NOI. Questo male non ha cura, ma solo prevenzione. E la prevenzione non è l’amputazione degli arti come si vuole far credere agli stessi pazienti, ma parte innanzitutto dalla presa di coscienza popolare di come davvero stanno le cose e del perchè qualcuno vuole indurci in tentazione a pensare che non esistono altre strade se non quella del NOSTRO massacro. Del nostro ritorno in schiavitù.

    • 11 novembre 2012 alle 15:59

      Tovarisch Rael per sintetizzare lo spirito di quello che tu ed io (in maniera molto più logorroica…) stiamo cercando di dire da un po’ di tempo, ti dedico un pensiero di Orwell: “Nel tempo dell’inganno universale dire la verità è un atto rivoluzionario.”
      Concordo in pieno con il tuo verissimo e interessante intervento, grazie!.

      p.s. per la prima volta, invece di espandere un pensiero (anche perchè era già molto esauriente di suo), l’ho sintetizzato, non pensavo di esserne capace, per la gioia di Franco Dell’Alba .mrgreen:

  4. Ettore Grassano
    11 novembre 2012 alle 12:02

    Caro Rael, ho finito giusto ora di scrivere sui temi che sollevi, e che saranno oggetto di alcune riflessioni nel post di domattina. Piena sintonia sulla necessità di alzare la testa oltre l’orticello locale, e la guerra tra poveri. Anche i problemi alessandrini vanno inseriti in un contesto assai più ampio, o non si capisce cosa sta succedendo, e ci si becca come i polli di Renzo. Continuo peraltro a pensare che l’aspetto dell’inefficienza dell’apparato pubblico sia un aspetto che risponde a realtà: ma è vero che è una parte marginale del tutto, e che se non prendiamo coscienza del processo in corso, a livello assai più ampio, ne pagheremo tutti conseguenze pesantissime. O meglio: forse le conseguenze le pagheremo anche prendendone coscienza, ma almeno con consapevolezza. Ne riparliamo domattina però: godiamoci qualche ora di relax domenicale!

    E. G.

  5. Ettore Grassano
    11 novembre 2012 alle 12:09

    Ma quelli di Renzo probabilmente erano capponi: ora controllo!

    E. G.

  6. 11 novembre 2012 alle 23:11

    da leggere attentamente, questo è l’uomo che ha risollevato l’Argentina, rifiutando la politica del fmi….
    http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/11/11/crisi-italiani-attenti-ricetta-tedesca-vi-fara-finire-come-grecia/410003/

  1. No trackbacks yet.
I commenti sono chiusi.
%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: