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Amiu e Aristor al capolinea?

15 novembre 2012

Amiu e Aristor in liquidazione. Due storie diverse, e un diverso peso dell’azionista Palazzo Rosso (che controlla in maniera ampiamente maggioritaria la società della raccolta rifiuti, e ha solo il 15% di quella delle mense, ormai in mano al privato Compass). Ma anche altri due tasselli della frana in corso, a cui speriamo possa seguire, finalmente, un progetto industriale che guarda al futuro.

Mi pare di capire che, sul fronte Amiu, la situazione sia: l’azienda è decotta, e la causa principale delle sue difficoltà sta nel fatto che il Comune di Alessandria le deve uno sproposito (più di 20 milioni di euro, c’è chi dice 23 o 24), corrispettivo di servizi svolti (essenzialmente la raccolta della monnezza) e mai pagati. Una furbata durata diversi anni e con la complicità di tanti.

Io lavoro, e consento che i miei servizi siano pagati (cari e salati, ricordiamocelo) dai miei clienti finali, i cittadini di Alessandria, non a me ma ad un altro ente, ossia direttamente a Palazzo Rosso?  Naturalmente, come sempre, i piccoli comuni sono invece corretti e rigorosi, e rischiano di farne le spese pure loro, come nel caso del Cissaca. Sia detto non marginalmente.

Il giochino tra galantuomini (sì, insomma, fate voi) si è rotto nel momento in cui, per tenere in piedi la baracca, si è pensato bene di chiedere l’intervento di una banca. E qualcuno (meravigloso tocco di realismo alesssandrino) di recente ha avuto pure “il becco” di commentare, più o meno: “beh, io li avevo avvertiti. Quelli sono inglesi, gente precisa: i soldi li vogliono indietro davvero”. Pazzesco, una banca che ti presta del denaro e lo chiede indietro: i tempi son proprio cambiati.

Sic stantibus rebus (scrivo prima di conoscere l’esito dell’ultimo incontro con i sindacati, quindi seguiremo la vicenda via via che si dipana), l’ideuzza ora mi pare sia: liquidiamo la vecchia Amiu, e ne mettiamo in piedi una nuova. Ma che significa questo, ce lo dovranno spiegare bene. E’ un modo per non pagare i debiti vecchi, ripartendo da zero? E si può fare? Le banche creditrici acconsentono, o pignorano?

E ancora: qualcuno ricorda che di Amiu in circolazione già ce ne sono due, in realtà. E del resto leggete voi stessi cosa dice il sito ufficiale di Amiu. E’ solo (si fa per dire) inefficienza, o l’operazione alle porte, come spiega qualcuno, è il completamento formale e scontato di una procedura scontata da tempo? E non è che, alla fine, si sta pensando di rispolverare il vecchio progetto di privatizzazione del tandem Fabbio Vandone? Tutti quesiti rispetto ai quali certamente nei prossimi giorni ci verranno fornite risposte esaurienti. Ben avendo presente, naturalmente, che il fulcro della questione è un servizio essenziale che non si può interrompere, e che per conseguenza occorre fornire garanzie precise a chi lo svolge, ossia gli attuali dipendenti Amiu.

Su Aristor, invece, è il Comune di Alessandria a sentirsi, in qualche modo, parte lesa, e a mettere le mani avanti:  “Qualora le scelte dell’assemblea dei soci Aristor – ha dichiarato l’assessore alla Sostenibilità Economica, Pietro Bianchi – dovessero comportare disservizi nelle attività attualmente affidate all’azienda, il Comune di Alessandria si riserva ogni azione a tutela dei diritti del’Amministrazione e dei cittadini utenti del servizio”.  Occhi aperti sugli sviluppi dunque, sia su questi due fronti, che sui diversi altri.

Palazzo Rosso insomma è oggi un cantiere aperto e una voragine, ma forse anche una speranza di cambiamento vero, strutturale. O almeno vogliamo crederci.

Poiché, però, non siamo politici costretti a “lisciare il pelo” agli elettori, consentiteci un’osservazione a margine. Una parte cospicua degli alessandrini, di tutto il drammatico processo in atto, non ha capito un’emerita mazza, e in giro per bar e negozi il commento più frequente è: “ma tanto adesso sono arrivati i soldi da Roma”.

Colpa dei politici “incantatori” di serpenti (e allocchi)? Dei giornalisti “passacarte”? No no….un popolo che fa questa fine (e lo dico riferito all’Italia intera) è assai più complice che vittima. E l’ignoranza non è mai una scusante.

E. G.

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  1. anonimo (luigi rossi?)
    15 novembre 2012 alle 11:01

    comunque non assolverei i “giornalisti” passacarte.
    Ne abbiamo in zona alcuni esempi davvero infami.

  2. 15 novembre 2012 alle 12:31

    Categoria satura di mediocri, caro Mandrogno. Anche ai vertici, iper tutelati. Figurati nel sottobosco, fatto di precarietà e miseria. Comunque, ti prego, non fare i nomi…e neanche i cognomi! Giornataccia itinerante per me, vi rileggo stasera sul tardi.

    E. G.

    • mandrogno
      15 novembre 2012 alle 13:03

      per non costringerti alla correzione del lapsus, diciamo che condivido il commento di Anonimo 🙂

  3. 15 novembre 2012 alle 14:38

    Mi scuso con entrambi….ma il concetto resta valido!

    E. G.

  4. 16 novembre 2012 alle 03:25

    E’ tutto il giorno che mi accingo a scrivere, ma poi mi fermo, perchè oggi ho il timore di uscire veramente dalle righe. Alla prima fotografia di un bambino, uno dei nostri figli, massacrato dagli emissari del regime, il mio cuore ha cominciato a sanguinare…. Stamani, ed è tutto il giorno che ci penso, avevo spiegato ad una delle mie figlie che quando uno è a posto, può democraticamente rivendicare i suoi diritti, in qualsiasi contesto… domani dovrò dirle che le ho raccontato una frottola. Questa dittatura morente sta esalando gli ultimi respiri, ma agitandosi scompostamente può ancora fare gravi danni…In questi giorni, quel bambino mai nato, che chiamiamo democrazia, è stato sepolto per sempre: i neri becchini delle nomenklature hanno saldato il coperchio. Il sudario è stato strappato, “IL RE E’ NUDO!”.
    Non un fiato, non una parola: normalizzare, obnubilare, le parole d’ordine. E allora oggi, dopo essere stato con i miei figli e mia moglie, conscio che difenderli, in futuro, da quegli stessi che dovrebbero proteggerli, sarà impresa ardua, con ancora nelle orecchie l’apologia malata degli aguzzini dei nostri figli, perpetrata da un avvocato, seriale difensore di criminali veri, mi sono dedicato al mio solito passatempo catartico, la satira. Eh! si, la satira… insieme alla parola e al libero pensiero (anche la cultura, ma diciamolo sottovoce, perche a qualcuno dei tecnici, anche nostrani, magari, corre la mano alla fondina), per ora, sono le uniche armi che abbiamo. Quindi nel mio piccolo, spero almeno di strappare un sorriso a quanti, come me, si sentono come se avessero perso una cara persona, come se fossero stati trafitti da un dardo avvelenato, dedicando un pensiero ai liquidatori …

    P.s. un ringraziamento a Ettore per la partecipazione, non sapevo imperversasse anche nelle news americane…

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