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Rilanciamo Alessandria, o si va tutti a Malindi?

19 novembre 2012

Incertezza e sfiducia. Sembrano queste le parole chiave per interpretare lo stato d’animo degli alessandrini in questo scorcio finale di 2012. Non che, naturalmente, il resto del Paese se la passi gran che meglio, ma da noi quest’anno vissuto pericolosamente, a parlare sempre e solo di tagli, dissesti, stipendi in ritardo e in forse, ha lasciato il segno.

Del resto, quando un territorio si trasforma, nel tempo, in un’area “a vocazione pubblica”, raggomitolandosi progressivamente attorno a poli occupazionali come comune, provincia, Asl e Ospedale (senza scordare il grande fiume delle pensioni, che tiene in piedi l’economia delle famiglie alessandrine), non è che ci si possa aspettare un epilogo molto diverso.

La realtà è che nessuno degli attori sociali ed economici del territorio, al di là e ben prima dei vari piani strategici, mi pare si sia mai mostrato in possesso di una visione davvero lungimirante, e capace di progettare il futuro. E oggi arriva il conto.

Ma, badate bene, nessuna profezia Maya o di altri “gufi” si avvererà, e uscire da questa situazione dipende essenzialmente da noi, dalla capacità che il territorio avrà di reagire, e di mettere in campo un vero progetto di sistema. Un ciclo si sta chiudendo, e la sua fine non proprio gloriosa rischia di lasciare sul campo morti e feriti. Si possono allora limitare i danni, e soprattutto fare in modo che sia possibile guardare ai prossimi anni non solo in termini di resistenza e sopravvivenza, ma di ri/organizzazione di un modello sociale ed economico?

Certo che sì, accidenti. E prima condizione per farlo è che ognuno (a cominciare da chi oggi ha la responsabilità delle realtà più delicate, come quella di Palazzo Rosso) parli chiaro, e presenti progetti seri e concreti, condividendoli con le famose “parti sociali”, ma soprattutto con i cittadini. Naturalmente,  se la risposta dei sindacati si limiterà ad una difesa dello status quo, con i suoi costi insostenibili e la sua inefficienza a tutti nota (e da tutti riconosciuta, in privato: salvo mettersi la maschera quando si fanno esternazioni ufficiali), ognuno si assumerà la responsabilità delle proprie scelte.

Però, attenzione, neanche si può pensare che tutto si risolva licenziando un po’ di lavoratori dalla sera alla mattina. Anzi, quello è certamente il modo per aggravare la situazione e il disagio diffuso, non per porre le condizioni del suo superamento.

500 in cassa integrazione subito, e sindacati fuori dalle scatole: sono loro che hanno rovinato tutto”. Me lo ha detto, sia pur a mo’ di battuta (o no?), l’altra sera un autorevole esponente della sinistra alessandrina. Che forse lo negherebbe, in pubblico. Il punto allora è capire davvero quale sia la verità, e cercare di superarla in maniera costruttiva. Senza farla pagare ai più deboli (che già così, tra Imu e Tarsu, Iva e altre tasse nazionali, stanno collassando), ma senza neppure illudersi che l’economia alessandrina, al collasso pubblico e privato, possa uscire da questa situazione grazie alla bacchetta magica, o a qualche pur necessario aiuto (prestito, peraltro) di Stato.

Da questo abisso si esce solo con un progetto di rilancio: non solo di Palazzo Rosso o di Palazzo Ghilini, ma di tutta l’economia del territorio. Che non può rimanere economia soltanto pubblico/assistenziale.

Ma dove sono gli attori privati? Stanno dialogando a sufficienza tra loro e con la città, e ci credono al rilancio di questo territorio, oppure anche ad Alessandria chi ha le risorse le sta trasferendo in Svizzera, o al Rotary Club Malindi dei Briatore e delle Melandri?

E. G.

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  1. Graziella (gzl)
    19 novembre 2012 alle 03:15

    ” Da questo abisso si esce solo con un progetto di rilancio: non solo di Palazzo Rosso o di Palazzo Ghilini, ma di tutta l’economia del territorio. Che non può rimanere economia soltanto pubblico/assistenziale”
    ________________ _________________

    So che non interesserà a nessuno ciò che sto per commentare ma lo faccio lo stesso:

    nel fare ricerca per sviluppare una relazione in un ambito non meno importante di ogni altro necessario nella vita di cittadini perchè quando colpisce coinvolge il rischio vita, salute, economia e non temporaneamente ma per sempre, ebbene solo in questo ambito scopro quante risorse vengono sprecate inultimente, quanto disordine, quanta pochezza , quanta inutilità. E chi produce tale situazione? La politica, Il legislatore, i burocrati, i controllori dei controllati che poi sono gli stessi e che non sono in grado di fare riordino, pulizia in toto a partire anche dal riordino nei partiti e dei loro vertici…..e se non si è ancora capito tutto parte da lì; dallo Stato centrale e da quella “sporca dozzina di parassita a capo delle segreterie di partito”. Negli enti intermedi invece il vivacchiare ha sostituito la buona regola dell’amministrare in modo corretto e trasparente e tanta capacità di idee e progetti da sviluppare….. progetto di rilancio? Dott. E.G. ma se non sanno neanche da che parte sono girati, a loro basta avere una carica e le mani in pasta comunque…..ma comprendo che tante sono le chiacchiere ma poi di fatto nulla, seguendo un lento scorrere del tempo fino a che si affoghi, loro però stanno sempre a galla riveriti, ossequiati dai gnuranton di questa città, provincia, regione, “Stato”……

  2. Giancarlo
    19 novembre 2012 alle 05:52

    “500 in cassa integrazione subito, e sindacati fuori dalle scatole: sono loro che hanno rovinato tutto”. Me lo ha detto, sia pur a mo’ di battuta (o no?), l’altra sera un autorevole esponente della sinistra alessandrina. Che forse lo negherebbe, in pubblico.””
    ——————————————————————————————————
    piccola richiesta:
    dai non lasciare il lavoro incompleto Ettore, da buon giornalista rivela il nome di questo “autorevole” personaggio della sinistra alessandrina, così metti che i 500 vengano scaricati per davvero, potranno almeno evitare di votarlo nel futuro.

    • Graziella (gzl)
      19 novembre 2012 alle 07:47

      Giancarlo…non può completare il lavoro e fare il nome se poi l’altro nega di avere dato tale notizia, peggio ancora se è un autorevole esponente politico di sinistra che va a braccetto come uno sposo con il sindacato….Giancarlo sono tutte “puttane” e soluzioni non ce nè…

  3. 19 novembre 2012 alle 08:32

    Una conversazione privata tale resta caro Giancarlo, o almeno io così mi sono sempre regolato, e mi regolo. Il nome comunque non aggiungerebbe o toglierebbe nulla, credimi: ho solo riportato la battuta (perché tale era, non abbiamo fatto un ragionamento articolato) perché la ritengo significativa del clima cittadino. Che gli addetti dell’universo di Palazzo Rosso siano troppi rispetto alle risorse dell’ente, e non raramente sottoutilizzati, lo pensano in tanti. Le cause storiche le conosciamo, e nessuno di noi, credo, godrebbe nel vedere anche un solo licenziamento. Anche perché quasi sempre si tratta di persone che con quello stipendio ci arrivano a fine mese, non di nababbi. Ma, onestamente, tu credi che l’economia pubblica alessandrina possa sostenere questi livelli occupazionali (e di pressione fiscale: a dicembre si va a piangere tra Imu e conguaglio Tarsu) nei prossimi anni, con le previsioni nefaste che ci sono all’orizzonte? Io no. Leggiti l’intervista di oggi con Paolo Filippi: il problema in Provincia, ad esempio, è solo posticipato di un anno rispetto al comune. Per questo dico che, più che mai, c’è la necessità (a livello Paese, e sul nostro territorio) di una classe dirigente, politica ma anche privata, che ci creda, e che metta in campo un progetto di rilancio complessivo, e non solo un muro difensivo/argine destinato a sgretolarsi mese dopo mese. Comunque sia, sarà dura: inutile raccontarci frottole.

    E. G.

  4. anonimo (luigi rossi?)
    19 novembre 2012 alle 09:10

    Resta il FATTO incontestabile: ma quanto è SINISTRA, la sedicente “sinistra”?
    Questi hanno venduto tutti noi per i propri PRIVILEGI e i propri arricchimenti personali, i figli ben piazzati, le amanti pure, sempre a spese pubbliche.
    Il figlio ‘ndrocchia che parla così, chiunque esso sia, è solo un LADRONE. Ci scommetto.

  5. 19 novembre 2012 alle 18:40

    Il “Rotary Club of Malindi” era un luogo magico per i bianchi in depressione, qui in depressione di potenti non ce ne sono. Diciamo che tanto fiduciosi non lo sono più; di sicuro non sono depressi, invece mi sembrano un po’ dubbiosi. Il “ti piace vincere facile”, evidentemente, non ha avuto gli sviluppi sperati. Del resto, in tutte le epoche storiche, tempi eccezionali hanno richiesto persone eccezionali o come direbbe John: «quando il gioco si fa duro, i duri cominciano a giocare».
    Anche i tiranni greci erano scelti dall’assemblea cittadina, fra persone di rara levatura, per fronteggiare anni straordinari, quindi, visto che sembrava che i nostri amministratori fossero quasi stati predestinati, dalla “divina provvidenza”, per separare le acque turbolente del presente e condurre il proprio popolo in salvo nella terra promessa del futuro, penso non ci sia niente da temere. Salvo poi accorgersi che, lungi dall’avere il potere di separarle davvero, ci si accontenta di sorvolarle, le acque nostrane, su di un ponte…per la modica spesa di poco più di 20 milioni di euro. Ma cosa volete, non se ne può fare a meno…proprio non si può, no, no, no. I politici sono come le mie figlie: mi ricordo che a Vladivostok, durante una vacanza primaverile, “inzuppata” dalle frequenti piogge, anche torrenziali, non riuscivo a tenerle lontane dalle pozzanghere. Allo stesso modo non si riesce a tenere lontano gli amministratori pubblici da ponti, buchi e valichi. Non è colpa loro, vedono una montagna e la vogliono bucare, vedono una piazza e vogliono scavare, vedono un fiume e lo vogliono superare, sono affetti da “sterro compulsivo”; tu ti puoi sgolare per giorni a spiegargli che c’è un altro ponte 100 metri più in su, ma loro no, hanno deciso che devono attraversare il fiume lì e non vanno dall’altra parte finchè non ci riescono. Almeno lo scopo finale delle mie figlie era quello di divertirsi, ma che utilità hanno lo sterro e la costruzione per i nostri amici politici?, mah!, chissà… Posso solo notare che lì i progetti ci sono, tra l’altro anche strapagati, le idee sono chiarissime, mentre per la città e il suo futuro, invece, siamo in trepida attesa di un preannunciato, quanto nebuloso “lacrime e sangue” (io preferisco un Tarantiniano “sangue e me***”).
    Ma Vecchioni offre anche altri spunti che, in fondo in fondo, mi portano a pensare che l’Italia potrebbe essere una democrazia evoluta…però del Nord Africa, magari adattando un po’ il significato dei suoi versi. Ad esempio, “pagare prima poi vedere”, rapportato alla nostra situazione, mi sembra fin ottimistico, perché normalmente paghiamo, ma a volte, anzi molto spesso, non vediamo alcun risultato… oppure “qui da noi c’è sempre roba da buttare”, molto calzante, non devo certo io parlare di sprechi, anche perchè, per dirne una, ogni cittadino di Alessandria è titolare di una bellissima rosa…
    O il termine Swahili “ASANTE, che vuol dire grazie”, per le attenzioni riservate dai politici ai sudditi, pardon!, cittadini (ultimamente soffro di lapsus continui), ma anche “IEO che vuol dire insieme,
    e solo Dio sa quanto ci volete bene”; non abbiamo la pelle nera, non siamo kenioti o swahili, ma abitanti di terra di conquista, ormai sì. Non diciamo: “Jamba jambo jambo bwana” , ma guardiamo, mediamente, al politico amministratore come, atavicamente, il nero guarda l’uomo bianco.
    I due versi, però, che più di ogni altro sintetizzano la situazione della “repubblica delle banane”, tutta, e della provincia di Alessandria, in particolare, sono: “…e in attesa di sapere cosa sia, abbiamo la democrazia”; questa è verità assoluta… la mia personale visione, anzi percezione, dell’attuazione della stessa, l’ha sintetizzata, come al solito, Fang, con uno dei suoi bellissimi detti popolari cinesi: “E’ difficile acchiappare un gatto nero in una stanza buia soprattutto quando non c’è”.
    E all’imbrunire, è vero, normalmente, l’animo umano volge al disio e, finanche, viene assalito da una vena di tristezza (il professore dice “all’ora del gabbiano”), ma sempre di più, in questi tempi cupi, non serve aspettare il tramonto del sole, anzi non ci si riesce più a liberare da un senso di ingiustizia e oppressione latenti, che stanno in agguato al limitare della soglia dell’ io cosciente, pronte a liberarsi in maniera assoluta, che so, vedendo la fotografia di un ragazzino sanguinante o leggendo la notizia di una svendita di lavoratori nostrana (politica o sindacale che sia).
    L’unica domanda vera, che risponde al caso nostro, Roberto Vecchioni la fa cominciando il brano: “Chi l’ha detto che siam nati per soffrire?”; chi l’ha detto che dobbiamo sopportare supinamente tutto quello che sta accadendo?. Dobbiamo liberarci, prima di tutto, dalla morsa ferrea delle convinzioni inculcate da millenni di indottrinamento, perpetrato da poteri temporali e religiosi, per convincere gli esseri umani (senza fatica, nella maggior parte dei casi) di non poter decidere per sé, di dover, sempre e comunque, delegare a qualcuno, sorta di “deus ex machina”, la soluzione dei problemi del vivere comune quotidiano. Dobbiamo liberarci dalla servitù morale, che porta gli uomini ad inchinarsi a qualsiasi potere, anche elettivo, riconoscendogli uno “status” che non è: gli amministratori pubblici “servono” la collettività, non è la popolazione che “serve” loro, non hanno cariche ereditarie. Un unico parallelo si può fare con i feudatari dell’evo medio: nella gestione del potere, essi ricorrono spesso, ultimamente, alla forza per obbligare i sudditi-cittadini a subire le loro decisioni. Mentre da una parte ci chiedono sacrifici immani, a livello nazionale e locale, per riparare danni fatti da loro, in anni e anni di governo ininterrotto, perchè di vergini debuttanti, credetemi, non ce ne sono (monti, ad esempio, era nel cda fiat negli anni delle tangenti a craxi), dall’altra parte pretendono che tacciamo, pena una lauta dose di manganellate, mentre spendono milioni e miliardi di euro in opere superflue e inutili, ponti, valichi e alta velocità…
    Potrebbe anche succedere che “se venite a Rotary di fine mese avrete un mucchio di sorprese”, magari i sette giri, i sette sacerdoti, le sette trombe e i sette giorni… prima o poi il popolo urlerà talmente forte che le mura di Gerico cadranno…

  6. 19 novembre 2012 alle 19:23

    questa campagna, appena lanciata da Greenpeace nella capitale, non è male….
    http://www.repubblica.it/ambiente/2012/11/19/foto/greenpeace_sfida_la_politica_io_non_vi_voto_-46972653/4/

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