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Meglio un ponte faraonico, o strade asfaltate?

20 novembre 2012

Mentre Alessandria “ribolle”, e amici miei di rientro dalla Germania mi raccontano di come esista ad un’ora di aereo da qui “un altro mondo, evoluto e civile”, con gente che lavora sodo, e che viene retribuita regolarmente per farlo, stasera da noi torna di scena il ponte Meier.

L’occasione è un’assemblea pubblica promossa dal Movimento 5 Stelle, e segnalata in maniera puntuale anche sul sito di Beppe Grillo, vetrina web di primissimo livello.

Del tema abbiamo vivacemente dibattito di recente, e certamente la serata sarà occasione per ulteriori chiarimenti. La presenza di una persona seria e preparata come Marcello Ferralasco, assessore alla Pianificazione Urbanistica del Comune di Alessandria, credo sia garanzia di risposte concrete, per quanto nelle sue competenze.

Finalmente forse sapremo se la realizzazione del ponte sia irreversibile, o se ancora esista la possibilità di fermarsi, o almeno di ripiegare su un progetto meno “faraonico”. Di certo il Meier, così come ci è stato prefigurato negli anni, rischia oggi di essere una patetica cattedrale nel deserto, dai costi non trascurabili. Soprattutto perchè, pare di capire, la ricaduta in termini di occupazione sul territorio non sarebbe gran che, e noi che ragioniamo “terra terra” francamente le stesse risorse le vedremmo meglio impiegate in un serio recupero del territorio, a partire dal manto stradale in disfacimento. Magari con, in agggiunta, una bella pista ciclopedonabile che colleghi di nuovo la città e la Cittadella. Insomma, basta farsi un giro per i quartieri cittadini, e soprattutto nelle vaste e sfigate periferie dei sobborghi, per capire che la situazione strade è davvero un’emergenza, e pare un po’ poco vincolarne il recupero ai futuri oneri comunali di urbanizzazione: ma quali, di grazia? Siamo seri, e concreti.

Meglio strade percorribili e sicure, o un ponte di lusso che oggi “farebbe a pugni” con gli sforzi quotidiani richiesti a tutti gli alessandrini? Guardate che dicembre si avvicina, e tra Imu e tassa rifiuti ci sarà davvero da piangere: ne riparleremo presto!

E. G.

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  1. Graziella (gzl)
    20 novembre 2012 alle 07:38

    ” ……..Mentre Alessandria “ribolle”, e amici miei di rientro dalla Germania mi raccontano di come esista ad un’ora di aereo da qui “un altro mondo, evoluto e civile”, con gente che lavora sodo, e che viene retribuita regolarmente per farlo, stasera da noi torna di scena il ponte Meier…….”

    In Germania ( ma non solo) invece di chiacchierare, cazzeggiare, blaterale, cittadini, politici, giustizia e media fanno fatti operando per il bene comune. Ma l’Italia non è tutta marcia e fallita come la composizione umana ad ogni livello nella nostra città,…..troppi bla bla improduttivi senza idee, progetti ed impegno condiviso comune: niente va bene, nulla sa da fare e ognuno per se …. in aggiunta alla troppa, immensa ignoranza nonostante l’ostentata dimostrazione di conoscenza puramente astratta da parte dell’apparato e dei fidi reggicoda ….

  2. 21 novembre 2012 alle 00:15

  3. 21 novembre 2012 alle 08:27

    Leggete il resoconto della serata di martedì su AlNews:
    http://www.alessandrianews.it/politica/il-meier-s-ha-fare-ma-opere-pisu-si-possono-cambiare-23964.html

    La posizione della giunta è chiara: non ci sono alternative, il Meier si fa. Quindi città in dissesto, stipendi pubblici a rischio, strade gruviera e ponte faraonico. La contraddizione è evidente. E un po’ irritante.

    E. G.

    • Marcello Ferralasco
      25 novembre 2012 alle 17:20

      La questione del ponte Meier è delicata, non ci sono dubbi. E capisco che appaia contraddittorio che risorse pubbliche ingenti siano impegnate in una singola opera in un periodo in cui non ci sono denari per necessità più immediate ed importanti. Anche per questo ho approfondito – nei limiti delle mie capacità e degli atti disponibili – la questione, senza particolari passioni o pregiudizi favorevoli o contrari, ma anzi con il carico di dubbi ed inquietudini che avrei comunque manifestato da “cittadino semplice”. Il risultato delle riflessioni è quello che ho cercato di esporre nella serata di dibattito, seppure in un modo un poco frammentario per la modalità di botta-risposta adottata per i lavori. (Per inciso: serata a mio giudizio più che opportuna e per la quale ringrazio gli organizzatori; il confronto con i cittadini PRIMA di formare le decisioni dovrà diventare una modalità ordinaria, DOPO è comunque troppo tardi).
      Il complesso delle argomentazioni è impossibile da condensare in venticinque righe, ma ne espongo almeno un paio.
      Primo: non siamo più nella fase di scelta dell’opera (se e cosa fare), ma ad opere approvate, appaltate, consegnate all’appaltatore. Questo, simpatico od antipatico che risulti, è un fatto: fermare le macchine costa ed i relativi danni (penali, ecc..) potrebbe configurare addirittura un danno erariale.
      Secondo: le risorse destinate alla costruzione del ponte (non da questa Amminsitrazione peraltro) NON potrebbero comunque essere usate per altre attività, ma – se del caso – restituite a chi le ha messe a disposizione. In altri termini: città in dissesto, stipendi pubblici a rischio, strade gruviera e – per un bel po’ – anche niente ponte (a firma Meier o qualsiasi altra).
      Di solito cerco di evitare le semplificazioni eccessive o la riduzione a slogan di temi complessi, prediligo il confronto puntuale sui fatti ai giudizi sommari. Spero dunque che queste considerazioni non risultino polemiche o supponenti, ma solo un contributo al ragionamento. Se e quando Lei voglia potremmo approfondire ancora meglio le cose.

      • 25 novembre 2012 alle 18:35

        Egregio assessore,

        avevo già premesso nel post da cui è partita la conversazione che non nutro dubbi sulla sua competenza e correttezza, e ribadisco la mia stima nei suoi confronti. Credo che, anche in questa occasione, abbia evidenziato con chiarezza quali sono i termini tecnici della questione, e i diversi step e passaggi. Rimane comunque evidente a tutti (e indisponente per molti) la contraddizione appunto tra comune in dissesto, stipendi a rischio, tasse ai massimi livelli, strade bucate…e ponte faraonico. Alcuni, anche all’interno del centro sinistra, mi dicono che la soluzione, quando si vuole davvero, si trova sempre. E che la politica è l’arte del possibile, e a volte anche dell’impossibile. Altri (lo dico altrettanto francamente) insinuano che il ponte s’ha da fare, punto. Per patti d’onore che vanno mantenuti. Qui onestamente altro non possiamo fare che dare voce alle diverse posizioni, e stimolare il confronto (invitando sempre tutti, peraltro, al rispetto reciproco delle posizioni altrui: se poi qualcuno trascende, se ne assume la responsabilità). Al consiglio comunale il compito, nel caso, di dibattere ulteriormente sul tema.

        E. G.

  4. cittadino
    21 novembre 2012 alle 10:00

    Se un appalto rende bene, a chi lo appalta e a chi incassa, si FA.
    I cittadini possono fottersi.
    Il teorema gavio è diventato un postulato.
    Non è necessario dimostrarlo.

  5. Pino Doglio
    21 novembre 2012 alle 10:43

    Quando sono opposizione, tacciono, impegnati nelle loro beghe interne, nelle campagne elettorali varie e perchè in fondo “peggio fanno e meglio vinciamo” col senso civico di un branco di iene.
    Quando, seppur schifati da 3/4 dell’elettorato, governano, navigano a vista, scoprono l’America una volta al giorno, fingono meraviglia di fronte al disastro e l’unico progetto di amministrazione è frutto di calcoli matematici e sguardi al cielo in attesa di una manna che difficilmente coprirà Alessandria.
    Siano grati alla sorte di essere mele marce in un cesto di mele bacate e accendano un cero ogni sera per ringraziare gli Dei di avere un popolo più civile di loro (finchè dura!) e che ripone la sua indignazione sul simbolo del Movimento 5 Stelle; se fosse per la loro statura politica saremmo invasi da “Albe d’orate” e qualsiasi altro peggio la politica possa offrire.
    Il dissesto è un dato di fatto, la nostra unica speranza è che questa classe politica prenda atto della sua incosistenza e si faccia commissariare, in Alessandria non è fallita la giunta Fabbio, è fallita la politica e non darei per scontato che con una semplice partita di giro e una fiaccolata si possa addebitare il tutto sulle spalle dei cittadini.
    La moderazione e la pazienza hanno un limite che l’arroganza e la presupponenza di essere imprescindibili rendono sempre più prossimo.

  6. 25 novembre 2012 alle 19:01

    Fino a qui abbiamo cercato di portare dati, fornire cifre, capire qualcosa del tourbillon di dati che vengono sparati ad arte da politici e giornali, online e non; ora apprendiamo che anche chi ha i dati reali a disposizione, evidentemente, fa fatica a racappezzarsi.
    Questa è la solita opera che sa di “io sono io e voi non siete un…” detto dalla classe nobiliare alessandrina a quelli che, loro, pensano essere popolani ignoranti.
    Io, aldilà dello schiaffo morale ad una cittadinanza prostrata, che fra poco, per la gran parte, non avrà di che imbandire il desco, dato costruendo un’opera faraonica inutile, dagli sterratori nostrani, sono contrario, anche per motivi, diciamo così, filosofici, a questa allucinazione, progettata da appassionati di lego miliardari, pagata con i nostri soldi.
    Un ponte deve unire una città, deve diventare parte integrante delle due zone che unisce, armonizzandosi con il tutto, completando ed integrando le due sponde, come lo era il ponte Cittadella, parte della storia, dell’immaginario e dell’anima di Alessandria. Quando invece un’opera appare aliena dal contesto, come questa psichedelia di forme futuribili, che ripeto farebbe la sua “porca” figura nella baia di Sidney, con la quale i “nuovi marchesi” di Alessandria, sodali con i vecchi, si apprestano a violentare lo spazio fiume, esistente di per sè, con il suo carico di umane gioie e tragedie, dall’alba dei tempi, questa non unisce idealmente le due parti di un tutto, ma si configura come cosa a sè stante, con un peso ideale grandissimo e una portata urbanistica devastante. Tutto questo, oltretutto, individuato da una parte di cittadinanza, come frattura spirituale calata dall’alto, senza alcun riguardo per le vite delle persone.
    L’acqua è sacra dalla notte dei tempi, ma parlarne con chi ne fa commercio, ancora, in spregio alla sovranità popolare, non ha senso. Il rispetto del territorio è, altresì, fuori dalla portata di questi signori…Visto che il segretario degli sterratori cita come fonte di ispirazione “Papa Giovanni”, consiglierei loro di farsi ispirare, ad esempio, dalla Bibbia, da cui si evince che l’uomo deve “usare e non abusare” della natura e che deve “coltivare e non sfruttare, curare, sviluppare, governare e non distruggere”, almeno nell’interpretazione di valenti religiosi.
    Nell’antichità, prima di costruire un ponte qualsiasi, si effettuavano riti propiziatori, dato che “si univa ciò che era stato diviso”, non a caso i ponti erano spesso associati alla figura del diavolo. Il termine pontifex, pontefice, significa “costruttore di ponti”; in periodo arcaico il ponte Sublicius era restaurato a cura del collegio pontificale.
    Da lì al pontefice sommo il passo è breve, quindi io mi chiedo: “Sarà Alessandria la prima città con un “pontifex” di sesso femminile?”.
    Tutto questo e moolto smart!.

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