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Lavoro e disperazione

22 novembre 2012

Vuoi continuare a lavorare? Sali sul tetto più alto (o sulla torre, o sul campanile), e spera che se ne parli. Ieri mattina ci siamo svegliati con la notizia di tre operai della Tre Colli di Carrosio barricati su un silos di trenta metri per chiedere di non perdere il posto di lavoro.

Un dramma a cui i media ci hanno ormai abituati, se non fosse che stavolta si parla di casa nostra, e non della disperata Sardegna o di qualche imprenditore che protesta di fronte ai palazzi del potere romano. La Tre Colli è azienda forse poco nota ad Alessandria, ma fa capo all’imprenditore Tarcisio Persegona, che ha tra i suoi successi la realizzazione dell’Outlet di Serravalle, per intenderci. Oltre a tanti altri centri commerciali in giro per l’Italia, e in parallelo un’importante attività nel settore oleodotti, gasdotti e costruzioni. Insomma, una realtà solida, ma evidentemente non immune dal vento della crisi.

Ma è la modalità della protesta ad essere efficace, e terribile. Perché ben esprime la disperazione di tanti lavoratori che non sanno più da che parte girarsi, per uscire da una spirale di crisi “di sistema” di cui sono le principali vittime, e che rischia di schiacciarli.

Colui che vive di solo lavoro è l’anello più debole della catena: il primo ad essere sganciato, in un Paese che è al top per le rendite (pensionistiche e finanziarie), ma tra i più deboli dell’intero Occidente sul fronte del sostegno ai disoccupati, e delle politiche di reale riqualificazione e re/inserimento professionale.

E’ un dramma che oggi riguarda milioni di persone che il lavoro lo hanno perso, e altre, soprattutto giovani, che non lo hanno mai trovato, e che con l’entusiasmo dell’età (e la rete sociale delle famiglie: l’unica che ancora funziona in Italia) si arrabattano in mille mestieri, tra libere professioni improbabili, abusivato e sogni irrealizzabili.

Ma ve la ricordate l’Italia del lusso pacchiano e ostentato dei tanti “berluschini” di qualche anno fa, assai più patetici e improbabili del già caricaturale originale? Io sì, e l’altra sera, guardando una fiction Rai con il sempre ottimo Neri Marcorè ambientata nell’Italia naif e solidale degli anni Sessanta (fra povertà e ottimismo verso il futuro) mi è venuto da sorridere su come i tempi cambiano rapidamente. Persino Briatore ora va in tv da Santoro, e fa dichiarazioni “filo Fiom”: poi però sta a Malindi, a costruire l’ennesimo paradiso artificiale. Mentre qui una presa di coscienza popolare in termini collettivi mi pare lontana, e ci si affida a singole urla di disperazione. Ma qualcuno le sente? E a qualcuno importa davvero?

E. G.

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  1. Graziella (gzl)
    22 novembre 2012 alle 08:09

    ……questi sono i risultati che hanno prodotto i vari governi, l’attuale, la politica gestita dalle segreterie dei partiti, dalle lobby di ogni settore,dai sindacati che per anni hanno dormicchiato, gli industriali che hanno pensato solo ad ingrassarsi senza fare sviluppo, dalle giustizie varie….da uno Stato stretto nei coglioni dalle varie criminalità, da troppo buonismo che ha moltiplicato ingressi incontrollati che abbisognano di tutto …..eppoi ci chiedono di votare il meno peggio? e qual’è il meno peggio?

    Solidarietà per tutti i lavoratori disperati vittime di uno Stato piovra e letale.

  2. luigi
    22 novembre 2012 alle 13:11

    magari anche quegli sfortunati operai di Carrosio sono stati primi fra quelli che sono corsi all’Outlet di Serravalle a comprare stracci firmati e contribuire a fare la fortuna di quel tal Persegona, che se fosse dipeso solo da me sarebbe morto di fame. Dove ha trovato i soldi quel tale per impiantare quella giostra di centri commerciali in tutta Italia?
    Non vorrei scoprire, magari dopo anni, che ha avuto una mano da coloro che stringono i coglioni dello Stato, come ha scritto Graziella prima di me.
    Non ci stiamo accorgendo che i nostri imprenditori, forse troppo ingenui, si stanno facendo mangiare la minestra sotto il naso da quelli senza scrupoli che vengono da fuori?
    Il rettilineo Alessandria-Novi è ormai pieno di capannoni deserti, ma continuiamo a rilasciare licenze come se tutti gli alessandrini non facessero altro che spendere per comprare roba inutile, ma firmata beninteso.
    La ribellione della gente qualunque deve cominciare dal carrello della spesa

    • Graziella (gzl)
      22 novembre 2012 alle 13:38

      mio caro luigi, i carrelli giocoforza sono neccesariamente quasi vuoti , fra un pò completamente vuoti. se usciamo ancora agonizzanti a dicembre a gennaio saremo morti grazie a chi? …non lo ripeto più ….a che serve?

  3. 22 novembre 2012 alle 17:59

    Questa è la motivazione con cui ken Loach ha rifiutato un prestigioso premio del Torino Film Festival, così deve essere……..questo vuole dire essere solamente “radical” e non “chic” come le nostrane cariatidi!. Ya basta!.

    “È con grande dispiacere che mi trovo costretto a rifiutare il premio che mi è stato assegnato dal Torino Film Festival, un premio che sarei stato onorato di ricevere, per me e per tutti coloro che hanno lavorato ai nostri film. I festival hanno l’importante funzione di promuovere la cinematografia europea e mondiale e Torino ha un’eccellente reputazione, avendo contribuito in modo evidente a stimolare l’amore e la passione per il cinema. Tuttavia, c’è un grave problema, ossia la questione dell’esternalizzazione dei servizi che vengono svolti dai lavoratori con i salari più bassi. Come sempre, il motivo è il risparmio di denaro e la ditta che ottiene l’appalto riduce di conseguenza i salari e taglia il personale. È una ricetta destinata ad alimentare i conflitti. Il fatto che ciò avvenga in tutta Europa non rende questa pratica accettabile. A Torino sono stati esternalizzati alla Cooperativa Rear i servizi di pulizia e sicurezza del Museo Nazionale del Cinema (Mnc). Dopo un taglio degli stipendi i lavoratori hanno denunciato intimidazioni e maltrattamenti. Diverse persone sono state licenziate. I lavoratori più malpagati, quelli più vulnerabili, hanno quindi perso il posto di lavoro per essersi opposti a un taglio salariale. Ovviamente è difficile per noi districarci tra i dettagli di una disputa che si svolge in un altro paese, con pratiche lavorative diverse dalle nostre, ma ciò non significa che i principi non siano chiari. In questa situazione, l’organizzazione che appalta i servizi non può chiudere gli occhi, ma deve assumersi la responsabilità delle persone che lavorano per lei, anche se queste sono impiegate da una ditta esterna. Mi aspetterei che il Museo, in questo caso, dialogasse con i lavoratori e i loro sindacati, garantisse la riassunzione dei lavoratori licenziati e ripensasse la propria politica di esternalizzazione. Non è giusto che i più poveri debbano pagare il prezzo di una crisi economica di cui non sono responsabili. Abbiamo realizzato un film dedicato proprio a questo argomento, «Bread and Roses». Come potrei non rispondere a una richiesta di solidarietà da parte di lavoratori che sono stati licenziati per essersi battuti per i propri diritti? Accettare il premio e limitarmi a qualche commento critico sarebbe un comportamento debole e ipocrita. Non possiamo dire una cosa sullo schermo e poi tradirla con le nostre azioni. Per questo motivo, seppure con grande tristezza, mi trovo costretto a rifiutare il premio”.

    Ken Loach

  4. 22 novembre 2012 alle 23:00

    Signori io avrei un’idea…anzi in realtà me l’ha suggerita un amico…
    Perchè non “Nutrirsi oggi, nel caso non si possa farlo domani”, imparando dal regno animale.
    In questi ultimi giorni ho visto, messi in cantiere, degli apericena elettorali e altre iniziative politico-culinarie. Quindi, perchè non unirsi tutti, precari, sfrattati, movimenti, cassaintegrati, lavoratori a rischio, pubblici e privati, e persone in difficoltà economiche, presentarsi agli appuntamenti elettorali , confidando nella notoria generosità evangelica dei partiti, con i loro comitati e movimenti di sostenitori, per godere con i nostri familiari di qualche momento di serenità, circondati dalla bontà e dalla gentilezza dei politici, che vedranno realizzarsi in un colpo solo tutti i loro filantropici propositi…
    Pensate la gioia che potremmo donare loro: finalmente potrebbero toccare con mano e realizzare tutte quelle buone azioni di cui parlano sempre!.

    • Graziella (gzl)
      23 novembre 2012 alle 01:56

      questa è una idea! oltre portare le nostre bocche…si può andare anche col carrello spesa preso in prestitito da un super mercato e con sacchetti per alimenti per fare scorta?

  5. 22 novembre 2012 alle 23:19

    Naturalmente, vale come idea da oggi alle politiche del 2013……

  6. Enrica Bocchio
    23 novembre 2012 alle 01:21

    …Sarà una data
    da studiare a memoria:
    un giorno senza fame!
    Il più bel giorno di tutta la storia.
    Gianni Rodari

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