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Il Superstite (114)

24 novembre 2012

di Danilo Arona

Primavera di otto anni fa. In una saletta messa a disposizione del Teatro Comunale. Arrivarono più o meno tutti puntuali. Una trentina di soggetti fra gruppi e cantanti solisti. Gente che tornava a calcare il palco per l’occasione e artisti allora, e tuttora,  in piena attività. Il fine di quella clamorosa reunion era lo spettacolo che auspicavo da mesi per celebrare degnamente “in carne e ossa” l’uscita del volume (Io), lui, gli altri e la musica, secondo tomo di Ugo Boccassi e Franco Rangone dedicato alla storia dei musicisti alessandrini. Lo spettacolo avrebbe avuto luogo poi in due magiche serate ai primi di giugno sul grande palcoscenico del Comunale, con le ciliegione sulla torta dell’arrivo inatteso e graditissimo di Gian Pieretti e Donatello.

Più di sei ore di generoso spettacolo, dove tutti si sono esibiti gratis a favore di un’iniziativa benefica, dimostrando soprattutto di “esserci” e che, parafrasando il rock’n’roll, “la musica non muore mai”. Si chiamava “I fantasmi del palcoscenico – il ritorno”, il tentativo un po’ nostalgico di ripetere l’incredibile successo di due magiche serate del 1989.
Occorre qui menzionarli ancora una volta tutti dato che lo spazio allora a disposizione sui manifesti non permetteva di elencarli anagraficamente: Quel Pazzo Mondo (con la sezione fiati del maestro Gigi Chappin), I Docks, Western Comfort, Gene Guglielmi, Dado Bargioni, Privilege, The Definitives, Fubine Ridens, Fabio Tolu, Gianni Naclerio, Mara Tinto & Tiziano Agnisetta, Franco Russo & Silvia Benzi, Gli Squali, Paolo Stella & Roberto Marzano, Al Rangone, The Dragsters, Serrapiglio Quintet, Claudio Damiani e la band di Gabriel Delta, Blue Movida, Beggar’s Farm, Cristiano Mussi con band, Carlo Contese e Los Tres, Ricky Show, King Willy, Supersession, Roberto Vergagni & Franco Rangone, Adriano Brocanello, Quo Modo Vitae, Franco e Elio Pasino, Fog Town.

Tutti si contraddistinsero per la carica umana, la gentilezza e la simpatia, sfatando un antico luogo comune da sempre privo di fondamento che vuole i musicisti alessandrini guardarsi l’un l’altro in cagnesco. Il grande evento a ridosso da ricordare per scaldarci il cuore negli anni bui che ci attendevano, ovvero questi, fu proprio è la prima sera di riunione in quella sala del Teatro dove arrivarono tutti, ma proprio tutti, e sembrava la mimesi in piccolo di un raduno di reduci con gente che non si vedeva più da tre se non quattro decenni.

Come nel romanzone di Stephen King It, “a volte ritornano per la grande serata di Ognimmorti Show”. E moltissimi, fra le decine di quei “fantasmi” si-fa-per-dire, meriterebbero ancora oggi a distanza di otto anni la luce di un riflettore ben più ampio di quello di un ritorno una tantum. Ah, forse lo scrittore a questo punto potrebbe anche prendere il sopravvento. Perché? Perché non è del tutto vero che c’erano tutti. Se ne vedevano di più. Un gruppo di quattro ragazzi, pallidi e vestiti di nero. Se ne stavano laggiù in fondo sala. Non parlavano con nessuno. Nessuno sembrava conoscerli. Io non li avevo convocati. Perché, facendo il classico appello, loro erano in eccesso, non assenti.

Approfittando di un attimo di silenzio nel casino generale, io in cattedra come un caposquadra (ma non poteva essere altrimenti data l’occasione) feci loro un cenno e chiesi, quasi gridando: «Ehi, amici, chi siete? Mi ricordate qualcuno, ma…». Interrompendomi perché non sapevo più che dire. Uno di loro venne avanti di un paio di metri. Il popolo dei musicisti alessandrini si fece di lato. Quello sillabò soltanto: «Black Stones».
Già, Black Stones. Li ricordavo. Meteore. Molto fulgide, ma meteore. Perché… Ma, accidenti, non era quel gruppo che precipitò giù dal Passo dal Turchino?
Già, Santi numi, pur di suonare a volte ritornano!

Discretp incipit, vero? Potrei andare avanti e farci 400.000 battute. Purtroppo i Black Stones veri sono già tutti morti sul serio. E questa, anche per il racconto, è una triste conclusione.
Per chi lo volesse, su Youtube si trova, di quelle due serate, un’esibizione dei Dragsters, T’en va pas.

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Categorie:Editoriali
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