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Attenta Ilva: se si riuniscono i sindaci….

28 novembre 2012

Son così tante le emergenze che coinvolgono il nostro territorio (in ordine sparso: Amiu, Aspal e partecipate comunali alessandrine tutte, ma pure i Grigi, e l’Ilva, e troppo altro) che qualche volta la voglia di parlar d’altro viene, per forza. Oppure di tacere, ma non si può.

Torniamo, allora, su questa devastante vicenda dell’Ilva di Taranto, ma anche di Genova, e di Novi Ligure.

“Ma come, lì non fate nulla?”, mi ha detto ieri al telefono un’amica genovese, “qui si sta scatenando il finimondo!”. “Va beh, Genova è terra di portuali, di camalli e di  lotte, dai”, le ho risposto. E poi ho chiesto a colleghi più informati di me come Novi si stesse attrezzando alla “madre di tutte le battaglie”.

E questo, non ridete please, è quanto è emerso ieri pomeriggio: “I Sindaci di Novi Ligure, Lorenzo Robbiano e di Racconigi, Gianpiero Brunetti, hanno concordato che, nel caso l’incontro di giovedì prossimo a Roma non dovesse portare risultati positivi, promuoveranno una riunione dei Sindaci delle città in cui hanno sede gli stabilimenti Ilva”.

E se fanno una riunione questi qui, signori dell’Ilva, tremate perché davvero non ce n’è più per nessuno!

Ironie a parte (strameritate però: non si possono fare comunicazioni del genere, dai. Meglio un dignitoso silenzio), come non sottolineare che, a noi della provincia alessandrina, le emergenze ambientali ci fanno un baffo, ma pure di fronte ad eventuali licenziamenti di massa sappiamo prenderla calma, e filosofeggiarci sopra?

Lo so, quella della proprietà Ilva è una strategia ricattatoria, che troverà qualche soluzione politica conveniente per tutti (tranne che per i morti di ieri, di oggi e di domani, si intende). C’è pure chi, in quel caleidoscopio di news vere e false e di opinioni in libertà che è facebook, lancia ipotesi complottistiche di passaggi di proprietà prossimi venturi, per cui questa operazione sarebbe finalizzata ad abbassare il prezzo del gruppo industriale.

Sia come sia, a noi basterebbe che, per una volta almeno, si spezzasse il circuito perverso “se vuoi lavorare taci, e se ti ammali arrangiati”, e che la dignità dei lavoratori non fosse posta come alternativa al diritto alla salute di intere comunità territoriali. E chi pensa che ci riferiamo soltanto all’Ilva si sbaglia di grosso! Ma è un tema, lo diciamo spesso, che qui da noi appassiona meno del taglio di 50 centesimi ai buoni pasto degli impiegati comunali. E chi è causa del suo mal…

E. G.

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Categorie:In primo piano
  1. 28 novembre 2012 alle 02:42

    Alessandrino…terra di sindaci rivoluzionari. Un consiglio comunale radical-chic che prende posizione, con eleganza ma senza impegno, per i diritti degli animali, ma che non spende una parola sul polo chimico di Spinetta. Non parla dei diritti dei nostri figli a vivere in un ambiente sano. A meno che, non li portiamo tutti nel recinto dell’ex zuccherificio, perchè li il sito non è contaminato, come certificato dai solerti, quattro-stagioni, dirigenti comunali.
    Storie di ordinaria follia come quella dell’Ilva…del resto mi ricordo, anni addietro, che ci fosse mancato poco che l’acqua della Bormida venisse dichiarata potabile, quindi, nulla può più stupire.

  2. mandrogno
    28 novembre 2012 alle 08:51

    non avete capito.
    La vera minaccia non sono i sindaci: il governo ha un terrore boia che questi possano scatenare l’enorme esercito di parenti e amici che hanno piazzato in enti e amministrazioni
    🙂

  3. luigi
    28 novembre 2012 alle 11:04

    negli anni 60 (non nel medioevo) con giunte comunali più o meno “progressiste” spinetta e castelceriolo hanno dovuto digerire lo scempio della Bormida che cambiava di colore da un giorno all’altro e la moria di pesci e di poveri cristi, Nello stesso tempo i contadini della valle Bormida, anche se avevano l’appoggio della Coldiretti, persero la causa contro l’Acna, dato che un esimio perito dell’Università di Pavia, nominato dal Tribunale, dichiarò che l’acqua del fiume andava bene così (che similitudini con Ilva di Taranto!). Di più: i pé negher della Coldiretti furono oltre tutto condannati a pagare le spese del processo.
    Sia i periti, sia i magistrati erano tutta gente laureata, magari anche con onore. Dei politici di allora non mi ricordo più, ma sicuramente la dentatura l’avevano uguale a quelli di adesso.

  4. luigi
    28 novembre 2012 alle 13:22

    un amico laureato, con il ,quale discutiamo a volte di un pò di tutto, mi ha subito telefonato per farmi notare che trattandosi di fiume si deve scrivere il Bormida e non la Bormida.
    Ne approfitto anch’io subito per dire che non è vero e voglio dirlo anche ai giornalisti che scrivono sul Piccolo e sulla Stampa. La Bormida è una femmina ed è per questo che noi di castelceriolo la amiamo. D’altra parte, come la mettiamo con la Dora, la Senna, la Vistola?
    E poi c’è il grande Alessandro Manzoni che scrive: “la Bormida al Tanaro sposa”.
    Se poi volessimo fare anche un pò di ricerca toponomastica, scopriremmo che il nome, di origine pre-romana, significa sorgente (che è femmina pure lei). A me bastava il dialetto che lo ha sempre coniugato al femminile. Vedete un pò voi

  5. 28 novembre 2012 alle 13:56

    Credo sia corretto dire la Bormida Luigi, oppure il fiume Bormida. In ogni caso, sulle similitudini tra Ilva e Fraschetta ci torniamo, anche se mi pare ci sia bel processo di rimozione non solo istituzionale, ma proprio nella testa della gente.

    E. G.

  6. Enrica Bocchio
    28 novembre 2012 alle 15:04

    il mio professore di lettere alle superiori, Stellio Lozza, ci aveva insegnato che un conto sono le licenze poetiche, un conto è l’uso, che fa la regola. Per non farla tanto lunga, si dice il Barbera (è sottinteso vino), il gorgonzola (sottint. formaggio), il Bormida (sottint.fiume) ecc
    Per quanti riguarda la Dora,anzi le due Dora, essendo accompagnate entrambe da una specificazione che funziona da aggettivo (Baltea e Riparia) sono al femminile (il nome deve concordare sempre con l’aggettivo, Luigi!). Sulla Senna, la Loira, la Vistola ecc. mi astengo: non conosco le regole grammaticali relative ai fiumi stranieri..In TV un giorno ho sentito dire “la Scrivia” (perchè finisce con “a”?!?) e allora, alla 5^ ripetizione, non ho più retto e sono intervenuta in diretta.
    L’amico laureato è stato corretto; me lo stai rovinando,” Luigi”!

  7. 28 novembre 2012 alle 16:33

    ” […] Quello era il primo giorno d’autunno. Una nebbia densa
    occupava l’aria; e la Bormida faceva quei fumacchi, che
    quando io era fanciullo, mi parevano d’acque scaldate di
    sotto dal demonio […].
    Giuseppe Cesare Abba – Le rive della Bormida nel 1794 – Cairo Montenotte

    Testa ‘d Fer, proveniente dalla zona dei ridenti paesini che si si situano tra l’ Acquese e il Savonese, altresì legato alla Bormida da una reale corrispondenza di amorosi sensi, mi narrava, spesso, del profondo debito che le genti di quei luoghi sentivano verso ella, madre amata, dispensatrice di forza vitale, sia sul colle che sul piano, ma anche matrigna, alla quale periodicamente sacrificavano un tributo di vite umane. Le albe nebbiose in cui, come dice Abba, si librano sull’acqua quei “fumacchi”, sorta di pennacchi di nebbia, con le sembianze di vapori termali, la ricca messe di pesci, nelle reti o appesi agli ami, il vocio allegro delle donne, scese a valle in gruppo per fare il bucato nel fiume, il profumo di sapone, quello vero, che si attarda nelle nari per alcuni momenti mescolato al sentore di muschi, di alghe e di legna, che ogni grande fiume, ancorchè pulito, emana come brezza profumata, sono ricordi, secondo la narrazione di Testaferri, che non hanno prezzo e non hanno tempo. Sono parte del patrimonio, della cultura di quelle genti, momenti vissuti o semplicemente condivisi nei racconti e nei ricordi degli anziani, passati di nonno in nipote, fino ad oggi. L’indignazione silenziosa e dignitosa di quelle stesse genti, nel vedere l’amata Bormida, al pari di una madre o di una sorella, violentata dalla mano infingarda dell’uomo, nel sentirsi “orbi di tanto spiro”, del suo alito vitale, costretti a condurre una esistenza priva di un tale punto di riferimento. Violentata, più e più volte, dagli scritti, dalle parole e dalle azioni di sicofanti, magistrati, politici, ogni volta che si nascondeva la realtà e l’esistente, mentre, con ancora negli occhi e nelle orecchie i ricordi di spensierati pomeriggi, all’ombra delle fronde sulle sue rive, delle arcate dei suoi ponti, quando si cercava refrigerio dalla calura estiva, magari con una gita su una delle numerose barche in affitto, o una traversata su uno dei tozzi “navaron”, si guardava, senza riconoscerlo, quel fiume marrone e rosso, maleolente, dall’aria infida. Un pianto o una prece, per la madre defunta, o meglio una maledizione all’indirizzo di chi causò cotanta distruzione…
    Fin dalle elementari, come diceva il mio amico, l’orgoglio e l’affetto suscitati nei piccoli valligiani, in ogni scuola di ogni paese, per quel fiume, declinato “rigorosamente” al femminile, cantato dal Manzoni nel “Marzo 1821″, quella Bormida che, insieme a ” l’Orba selvosa”, tanto ha dato e tanto ha preso dalle nostre terre.
    Ordunque e perciò, madre, sorella o matrigna, per ora e per sempre sarà “la Bormida”, prostrata per vile mano dell’uomo, ma mai vinta, quasi mitizzata…checchè ne dicano dotti, medici e sapienti… :mrgreen:

    P.s: nonostante la Treccani dica che è indifferente il maschile o il femminile e il forum dell’Accademia della Crusca lo porti solo al femminile, nella cultura e nella tradizione, durante gli ultimi secoli, per le popolazioni rivierasche è stata, comunque, sempre “La Bormida”.

    • Enrica Bocchio
      28 novembre 2012 alle 18:17

      il faccino verde con i denti digrignati mi ha un po’ impressionato.
      Comunque dalla splendida descrizione di G.C.Abba ad oggi sono trascorsi più di 200 anni: il linguaggio si evolve….
      Manzoni poi, non avrebbe certamente potuto far sposare due fiumi …”al maschile”!
      Ultimamente Molotov ed io abbiamo opinioni diverse. Per fortuna possiamo anche esprimerle.

      • 28 novembre 2012 alle 21:25

        Era un sorriso, irlandese, non padano, niente di digrignante, almeno nella mia interpretazione. Le faccine le uso pochissimo, proprio quando voglio sottolineare che non c’è alcun motivo di astio, anzi un normale dibattito tra persone che si stimano, ma non possono essere d’accordo su tutto (vivaddio !)…

  8. Graziella (gzl)
    28 novembre 2012 alle 18:04

    http://www.tmnews.it/web/sezioni/top10/20121128_162342.shtml

    ………e’ la sfiga dell’anno bisestile: Monti, UE, terremoti, alluvioni, trombe d’aria, disoccupazione, fame, malatie, lacrime&sangue = morte di un popolo!

  9. mandrogno
    28 novembre 2012 alle 18:15

    LA bormida.
    e LA barbera. IL barbera è il vitigno, non il vino.
    Salvo per chi non lo conosce.
    Astemi, o forestieri.

    • Enrica Bocchio
      28 novembre 2012 alle 18:19

      e il gorgonzola?

      • mandrogno
        28 novembre 2012 alle 18:21

        il gorgonzola è buono. 🙂

  10. luigi
    28 novembre 2012 alle 20:57

    Mi pare che anche il dialetto possa dire la sua, poichè anche lui fa storia e tradizione
    noi paesani l’abbiamo sempre chiamata “la bergunsola” se la regola vale, vale anche per la lingua del luogo in cui si è vissuto.

  11. T
    29 novembre 2012 alle 16:43

    luigi :
    Mi pare che anche il dialetto possa dire la sua, poichè anche lui fa storia e tradizione
    noi paesani l’abbiamo sempre chiamata “la bergunsola” se la regola vale, vale anche per la lingua del luogo in cui si è vissuto.

    LA gorgonzola, La bormida, e gioco giovannino bruni contro stelio lozza 😉

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