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Grigi: la politica prende le distanze?

30 novembre 2012

Ai lettori di questo blog, lo abbiamo già constatato in passato, il calcio e i Grigi, che ne sono il simbolo principale in provincia, interessano poco. E tuttavia tra le aziende del territorio in crisi sembra esserci, nuovamente, anche l’Alessandria calcio, per cui interessarcene ogni tanto è doveroso.

Nei giorni scorsi, come nell’aria da tempo, si è dimesso il presidente della società, il commercialista Maurizio Pavignano. Che secondo i bene informati starebbe per assumere l’incarico di liquidatore di una partecipata di Palazzo Rosso, e comunque che di mestiere faccia il commercialista, e sia socio dell’assessore Pietro Bianchi, ad Alessandria lo sanno anche i sassi.

Nella storia dei Grigi, peraltro, nell’ultimo anno e mezzo la figura del presidente è sempre stata affidata a figure  tecniche, in mancanza di un “patron” o grande timoniere alla Amisano o Gianni Bianchi. La meteora Veltroni lasciamola perdere, per carità. Oggi c’è un azionista di maggioranza, che è Gianluigi Capra. Il quale però, anche in una recente intervista,
ha avuto modo di chiarire a quali accordi e condizioni accettò di essere coinvolto nel progetto di salvezza e rilancio dei Grigi. Ossia: doveva trattarsi di un gioco di squadra (anche e soprattutto sul piano finanziario), mentre Capra lamenta di essere stato lasciato solo, e non ci sta, adducendo motivazioni trasparenti e, tutto sommato, più che condivisibili. Quale imprenditore, di questi tempi, sarebbe pronto a finanziare in perdita, e ad oltranza, un progetto sportivo, trascurando al contempo le proprie aziende? Probabilmente chi lo facesse sarebbe da considerare un incosciente, o quanto meno un eccentrico.

La sostanza, comunque, pare essere un nuovo, grande punto interrogativo sul futuro dell’Alessandria calcio. Che, badate bene, è realtà che interessa ad una minoranza della città. Esattamente come il teatro, per dire: solo che sono due minoranze diverse, e non so come mai quella sportiva sembra sapersi far ascoltare di più di quella culturale, chiamiamola così.

E la politica che fa? L’impressione è che, dopo non poche fregature (si chieda ai sindaci Scagni e Fabbio) la politica stia prendendo le distanze dai Grigi, e non li consideri più (al contrario di un anno e mezzo fa, quando Rita Rossa e Paolo Filippi furono, si disse, decisivi nelle operazioni di salvataggio) una priorità per il territorio.

Del resto, se guardiamo alle emergenze quotidiane che tutti ben conosciamo, appare difficile sostenere il contrario. Alessandria, dunque, è destinata a perdere la propria squadra di calcio? Speriamo sinceramente di no, e che davvero ci sia qualche imprenditore di livello intenzionato a farsi avanti, raccogliendo l’appello di Capra e degli altri soci. Ma certamente è arrivato il momento di fare, anche nello sport, il passo lungo come la gamba, e di predisporre stagioni sportive finanziariamente sostenibili. Magari proponendo anche un modello di azionariato popolare diffuso, che consenta davvero di verificare quanti, tra gli appassionati o i sedicenti tali, siano disposti a mettere mano al portafoglio per garantire all’Orso Grigio di ruggire ancora (sempre che l’orso ruggisca: a qualche esperto di animali di indicarci il termine più preciso).

E. G.

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  1. mandrogno
    30 novembre 2012 alle 10:22

    forse hai un’idea distorta dei grandi timonieri.
    I prestanome al massimo possono stare sul ponte per conto terzi, a prendersi il vento in faccia.
    E se una squadra di calcio deve servire a chi si espone per ottenere compensazioni a spese nostre dalla politica, forse è meglio che si ridimensioni, scenda di un paio di categorie e competa al livello che riesce a sostenere senza trucchi, inganni o sotterfugi.
    Magari facendo giocare ragazzi del posto.
    Da quanti anni non succede? dopo Rivera chi è arrivato ai grigi senza essere strapagato per la gioa di intrallazzatori e mediatori?

  2. 30 novembre 2012 alle 11:57

    Ho citato infatti Amisano e Bianchi (forse meno amato e “mitizzato” del primo: ma ci ha messo del suo, e ha vinto parecchio) come ultimi esempi. Del resto, con onestà, Capra non si è mai presentato come timoniere individuale. Concordo sul passo lungo come la gamba: largo ai talenti locali, in una categoria sostenibile. Il resto è fuffa artificiale, come nel resto del sistema calcio, e del sistema Italia.

    E. G.

  3. Giorgio
    30 novembre 2012 alle 12:12

    Mah! In realtà il pensiero di E. G è ampiamente condivisibile.
    Aggiungerei che il calcio italiano è cambiato moltissimo negli ultimi decenni e mantenere una squadra in serie C2 solo per l’amore di qualche centinaio di spettatori la domenica, costa un paio di milioni di euro all’anno e non porta alcun ritorno!
    Guardate Bianchi… è fallito ma secondo voi quanti tifosi dei GRIGI gli sono stati vicini nei 5 anni di Presidenza? Considerate che Bianchi è l’unico che ha centrato 2 promozioni consecutive (mai successo in AL) e che ha portato sponsor (avevamo COSTA CROCIERE sulla maglia… non pizzeria Peppino!) e soprattutto gente allo stadio! I giocatori dell’Alessandria andavano nelle scuole, c’era un settore giovanile vivace e molto apprezzato in Italia e avevano un centro sportivo al Cristo molto competente.
    E’ stato preso a pesci in faccia e l’hanno visto tutti. Secondo voi anche se ci fosse un imprenditore voglioso di acquistare i GRIGI, con queste premesse cosa farebbe? Se fosse sano di mente investirebbe in altre realtà sportive oppure si terrebbe i soldi chiusi nei cassetti.
    Riguardo la cultura posso dirvi che AL fa acqua da tutte le parti, però se andate ad Alba, alla Fondazione Ferrero c’è una bellissima mostra su Carrà. Ebbene, Carrà è nato a pochi KM da Alessandria (a Quargnento) e non ricordo di aver mai visto una mostra così bella, completa e profonda sulla sua figura come quella offerta (gratis) dalla Fondazione Ferrero.
    Dico questo perché c’è anche esposto un bel quadro della nostra “Pinacoteca di Alessandria”… COMUNE DI ALESSANDRIA…. chi lo sapeva? Io no. L’ho letto per caso mentre guardavo la mostra.

  4. luigi
    30 novembre 2012 alle 13:21

    Caro Giorgio, hai messo il ditino nella piaga. La maggioranza degli alessandrini ignorano persino ciò che hanno in casa o a due passi da casa. Quanta gente ha visitato la chiesa di Rivalta Scrivia ed ha visto la sua magnifica sala capitolare? oppure quanta gente ha visitato la chiesa di S.Maria a Sale? mi fermo qui, perchè l’elenco potrebbe proseguire per intere pagine ancora. Andate a vedere le iniziative che sono maturate nell’albese o nel cuneese e cosa ha fatto, per esempio, un comune tutto sommato piccolo come Cherasco (in un anno ben 28 manifestazioni culturali di ottimo livello che hanno attirato visitatori fin da Torino ed oltre). Qui stiamo ancora a parlare dei grigi come se ci fossero ancora Baloncieri o Rivera. Non c’è più un ragazzo delle nostre parti che giochi, non dico in serie A, ma nemmeno in C/2
    Sono tutti davanti alle macchinette o in discoteca ad aspettare che venga giorno un’altra volta.
    Alessandria mi sembra il deserto dei Tartari, almeno dal punto di vista culturale.

  5. Giorgio
    30 novembre 2012 alle 16:19

    Sottoscrivo in pieno quanto dice luigi!! Sono al 1000% d’accordo.
    La cultura e l’amore per la propria città si dovrebbe imparare anche a scuola. Purtroppo i giovani sono più attratti da un nuovo modello di iphone che dalla nostra storia e dal nostro patrimonio artistico.
    Proprio su questo blog sono stato insultato per aver asserito che i nostri ragazzi che frequentano le superiori non sanno nulla del ponte Mejer e francamente non gliene può fregare di meno… APRITI CIELO!!!
    Non sono interessati manco ai grigi…

  6. Giorgio
    30 novembre 2012 alle 16:24

    PS. ovviamente il Mejer non è arte/cultura ma attualità. Il mio discorso era riferito ai giovani e al loro modo d’informarsi, di apprendere le notizie, di interessarsi ai problemi della città (culturali e non…)

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