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Archive for dicembre 2012

Buon 2013 da… Epi e Molotov!

31 dicembre 2012 18 commenti

epi_molotovCari amici,

dopo un anno intenso, in cui ci avete seguito in tanti, partecipando in maniera molto attiva (con commenti e riflessioni puntuali e spesso “pungenti”, ma anche con preziose segnalazioni in privato) e contribuendo al successo di questo blog, perché non congedarci da questo 2012 con un piccolo scoop, e soprattutto con un sorriso?

E allora ecco a voi un’esclusiva straordinaria, anzi due. Il ritorno di Episcopio, il “mitico” super coniglio inviato “di punta” di CorriereAl, coincide infatti con l’intervista esclusiva all’opinionista che (senza nulla togliere ad altri) più di tutti quest’anno ci ha fatto riflettere, divertendoci ma anche stimolando la nostra curiosità. “Senti, ma chi è Molotov?”, è la domanda che ci siamo sentiti rivolgere più spesso nei mesi scorsi, tanto da lettori comuni quanto da molti esponenti della vita pubblica locale, che da oggetto della sua satira (sempre peraltro assolutamente garbata) si sono trasformati in suoi fans.

Ebbene: Epi ha organizzato una “rentrée” da par suo. Di ritorno, dice lui, da un impegno (improbabile, aggiungiamo noi) come “spin doctor” del presidente Obama, Episcopio intercetta il compagno Molotov, in versione sub comandante Marcos, ma con accento russo torinese piemontese piuttosto esilarante. Il risultato godetevelo insieme a noi e…perdonateli, e perdonateci. Ormai sapete che ci piace affrontare temi seri con professionalità, ma anche scherzare e divertirci il giusto. E allora davvero grazie, un ideale abbraccio a voi tutti e tanti sinceri auguri per un 2013 sereno e, perché no, ricco di soddisfazioni. Anche per contrastare il clima generale, un po’ “disfattista”. Noi che Alessandria e la sua provincia possano avere un bel futuro ci crediamo ancora, eccome: e abbiamo in cantiere grandi novità, che scoprirete presto!

Ettore e Andrea

Categorie:In primo piano, Video

Pittaluga: “per un farmacista l’etica viene sempre prima del business”

31 dicembre 2012 Commenti disabilitati

Pittaluga Marcello 1Come è cambiata negli anni la professione del farmacista? Quanto pesa oggi la sua valenza “sociale”? Dal caso “fustelle” di Novi Ligure alle parafarmacie, dalle liberalizzazioni all’aumento del numero di “esercizi”, l’analisi del presidente provinciale dell’Ordine, Marcello Pittaluga (nella foto). Con un commosso ricordo del padre Michele. Buona lettura su AlessandriaNews!

E. G.

Categorie:In primo piano

“Parlamentarie” centrosinistra: chi ha vinto, e chi ha perso?

31 dicembre 2012 13 commenti

Bersani PierluigiOra diranno che hanno vinto tutti, a cominciare dagli elettori. Il che è anche mezza verità, naturalmente. Però, come sempre, dalle “parlamentarie” (e dalle precedenti primarie) del centro sinistra escono in realtà vincitori e vinti. Ma quali?

Ha vinto, in primo luogo, il Pd. Il Partito Democratico esce dalla doppia liturgia (primarie più parlamentarie) con una centralità assoluta. Sia mediatica, che in quel che resta del dibattito pubblico: popolare, si sarebbe detto un tempo. Il Pd è l’unico vero partito organizzato di questo Paese, là dove un centro destra completamente annichilito da 5 anni di (mal) governo rimane aggrappato alla “macchietta” di Berlusconi, a questo punto però più carnefice che salvatore. Solo liberandosi definitivamente del Cavaliere, e passando attraverso almeno 5 anni di opposizione purificatrice, il centro destra italiano potrà tentare di diventare una cosa seria. Il che, badate bene, è assolutamente necessario, rimanendo l’Italia sempre e comunque un Paese a maggioranza popolare di centro destra, con rappresentanza politica allo sbando. Di Monti (altro uomo di destra, ma elitaria, attorno a cui si sta cercando di costruire un consenso artificiale e artificioso) e di Grillo abbiamo detto spesso, per cui rimaniano sulle Primarie del centro sinistra.

Dentro il Pd, e attorno a Bersani, ha vinto l’apparato del vecchio Pci, che regna sovrano praticamente ovunque, sia pure con un graduale e intelligente rinnovo generazionale. Doveva essere, il Partito Democratico, la sintesi delle culture del Pci e della Dc. Ma i cattolici sono rimasti  foglia di fico, con alcuni vecchi arnesi (Bindi, Fioroni, ecc: sempre quelli insomma) imposti con atti di forza, e nulla più.

Il sindaco di Firenze, Matteo Renzi, sta tra i vincitori o gli sconfitti? Ha vinto, certamente, a livello personale, poiché ha imposto il suo nome praticamente in ogni casa italiana, e saprà capitalizzare la notorietà. Ha perso il suo progetto di rinnovamento non tanto generazionale (lì kronos e “la livella” faranno via via il loro corso), ma di metodo e approccio su tanti temi. Che questo sia un bene o un male, e che Renzi sia o meno di sinistra, è altra complessa questione.

Tra gli sconfitti di questa fase politica c’è sicuramente, invece, Nichi Vendola. Non più di due anni fa, e forse anche meno, Vendola sembrava davvero sul punto di riscrivere il percorso della sinistra italiana, e il Pd impaurito era in procinto di sfaldarsi al suo cospetto. Due anni fa, insomma, alle primarie tra Vendola e Bersani non ci sarebbe stata storia, ma a parti invertite. Oggi Sel si appresta a diventare niente più che un cespuglio del Pd, e magari ad esserne “fagocitata” nel corso della prossima legislatura. Mentre buona parte dell’elettorato potenziale di quell’area ondeggia senza convinzione tra movimento Arancione (un flop annunciato?), Grillo (ma senza crederci davvero) e astensione.

Poi ci sono le donne. E’ un successo avere imposto un’ampia quota rosa, con l’obbligo di votare necessariamente un candidato e una candidata alle parlamentarie? Solo apparentemente: il successo vero si avrà quando le donne faranno in massa politica perché ci credono (ma io continuo a pensare che, nella vita, spesso le donne stesse preferiscano fare scelte più qualitative), e quando gli elettori le voteranno perché le preferiscono agli uomini sul piano delle proposte. Nel frattempo, via libera a questo “giro” di “miracolate”, detto naturalmente senza astio, ma con oggettività: le prossime parlamentari del centro sinistra saranno tante, ma “diversamente elette”.

E a casa nostra? Le parlamentarie del Pd”incoronano” un politico di lungo corso come Daniele Borioli, con alle spalle  esperienze importanti in Provincia e Regione. E con lui la casalese Cristina Bargero, che ha fatto un bell’exploit superando (e non so quanti se l’aspettassero) la favorita della vigilia, Oria Trifoglio. Un po’ di amarezza (ma anche porte ancora aperte: dipenderà dal risultato delle urne, e anche dalla distribuzione delle candidature tra Camera e Senato) per l’altro “uomo forte” del partito, il sindaco di Castelletto d’Orba (e vice segretario regionale del Pd) Federico Fornaro.

Solo “piazzati”, invece, i candidati renziani, che erano Germano Marubbi (ha fatto l’exploit, ma solo nel novese), Piero Mega, Cristina Mazzoni.

Da non dimenticare: alle primarie hanno votato in Provincia circa 18 mila elettori, alle parlamentarie 6622. Che comunque è il massimo coinvolgimento pre elettorale sperimentato ad oggi: i prossimi parlamentari dei 5 Stelle, per dire hanno raccolto un numero di preferenze personali estremamente esiguo (ma là votavano solo gli iscritti al Movimento, alle primarie del centro sinistra potevano partecipare tutti i simpatizzanti).

In ultimo, ma non per importanza, una riflessione sulla decisione di Paolo Filippi di uscire dal Pd. “Distacco” maturato nel tempo, e nell’aria da un po’. Con grande scelta mediatica, il presidente della Provincia si è guadagnato la scena proprio nel week end che (se fosse stato candidato) avrebbe potuto vederlo tra i vincitori delle parlamentarie. Filippi ha ampiamente chiarito le motivazioni politiche della sua scelta: “Il Pd se ne frega di noi e io me ne frego del Pd”, per sintetizzare la protesta sull’atteggiamento del Partito Democratico nei confronti degli enti locali. Ma naturalmente i percorsi politici sono fatti anche di legittime ambizioni personali, e di delusioni rispetto a scelte altrui. Certo, a posteriori fa un po’ sorridere che il Pd, dopo aver “scaricato” Paolo Filippi come possibile parlamentare del territorio (perchè è chiaro che se il partito lo avesse sostenuto con decisione Filippi si sarebbe candidato, e avrebbe vinto), pare abbia deciso di non candidare i ministri finti tecnici del finto governo tecnico di Monti. Ergo: è out (ripescato dal centro montiano?) anche quel Renato Balduzzi da mesi oggetto delle ironie e del sarcasmo del Presidente della Provincia.
Ma ora Filippi resterà presidente di Palazzo Ghilini per un altro anno? E il Pd lo sosterrà ancora, o gli toglierà la fiducia? Il presidente della Provincia parla di “forte senso di responsabilità”, ma poi non nega che “se il Pd mi molla, pazienza. Mi dimetterei subito probabilmente”. Ma per lasciare la politica, oppure….Torneremo a parlarne presto.

E. G.

Categorie:Politica

Il “sogno cinese”

30 dicembre 2012 1 commento

soro_1di Bruno Soro
www.cittafutura.al.it

“… il caso cinese ci mostra come il mercato senza democrazia produca diseguaglianze gigantesche, difficilmente contrastabili, probabilmente insostenibili”.

Vittorio Emanuele Parsi, “La fine dell’uguaglianza”, Mondadori, Milano 2012.

Il ritratto del mondo delineato dall’intelligence Usa e sintetizzato nel dossier pubblicato su La Stampa di mercoledì 12 dicembre porta il seguente titolo: “Nel 2030 l’Asia dominerà il pianeta”. In esso si prospetta che l’economia cinese sorpasserà quanto prima la potenza economica degli Stati Uniti e che entro il 2030 la Cina avrà superato gli Usa e l’Europa messi assieme (in pratica l’Occidente) diventando così la prima potenza economica mondiale. Inoltre, lo stesso giorno in cui qualche gonzo si è lasciato incantare dalla bufala mediatica della “fine del mondo”, su quello stesso quotidiano la sinologa bolognese Ilaria Maria Sala ci informava che la parola ed il carattere che simboleggiano per i cinesi  l’anno che sta per concludersi è “sogno” (“E per la Cina è stato l’anno dei sogni”, La Stampa, venerdì 21 dicembre 2012).

Ora, nulla da eccepire sul “sogno cinese”, dal momento che oltre ai primati che il Paese di Mezzo può vantare, che vanno – come ci rammenta la stessa Ilaria Maria Sala – dall’assegnazione del Nobel della Letteratura a Mo Yan, al varo della prima portaerei made in Cina, al primo posto conquistato nel medagliere delle Olimpiadi, all’aver dato il via alle esplorazioni spaziali, la Cina è la prima potenza demografica e, grazie alla sua impressionate rincorsa economica, in poco più di vent’anni è diventata la seconda potenza economica, preceduta soltanto dagli Stati Uniti. E tuttavia, come capita per tutti i sogni, poco importa che siano quello “cinese” o quello “americano”, al risveglio occorre fare i conti con la realtà e spesso con le sue contraddizioni.
[Per leggere l’articolo completo clicca qui]

Categorie:Editoriali

[BlogLettera] Un primo salutare stop al traffico in piazza della Libertà

30 dicembre 2012 4 commenti

Leggo di proteste per la decisione presa dalla giunta del Comune di Alessandria di non consentire più alle auto e, in generale, al traffico privato di “ruotare” attorno a piazza della Libertà, così come per l’adozione di maggiori restrizioni alla “libertà” di parcheggiare ovunque, come oggi capita,  attorno alla medesima.
Ritengo, al contrario, che questa presa di posizione si muova lungo un indirizzo corretto e, se mai, vista l’indecente e caotica condizione nella quale versa la principale piazza della città, arrivi in ritardo e sia – come riconoscono gli stessi amministratori – un primo parziale e limitato intervento.

E’ infatti troppo tempo che questa centralissima zona risulta occupata abusivamente da auto che sostano in doppia e terza fila e stazionano ovunque – compreso lo spazio di fronte allo stesso Municipio – senza che i vigili tenuti ai controlli, quasi intimiditi da tanto sfacciata sregolatezza, sanzionino adeguatamente tali comportamenti.

Adesso, e in tempi che consiglierei brevi, dalla giunta va predisposto un piano organico per la mobilità sostenibile di Alessandria e, in particolare, del suo centro urbano. Da sottoporre alla più larga e partecipata consultazione dei cittadini e, comunque, da attuare in tempi certi. Possibilmente evitando, come già successo in passato, di impegnare l’ultima fase del mandato amministrativo.
Anche qui, come in altri delicati e decisivi campi – penso alla gestione dei rifiuti urbani – tocca all’attuale governo del Comune ripartire un’altra volta “da capo” vista la fallimentare, in tutti i sensi, gestione della precedente amministrazione. La quale, con la politica del “laissez faire” e di nessun limite posto al traffico privato, ha favorito una situazione caotica dove a primeggiare sono i comportamenti arroganti di chi disprezza le norme comuni, e ha realizzato, in polemica con la Regione,  una Zona a traffico limitato (Ztl) in zone periferiche, assurda e del tutto inutile.
Non riuscendo, anche per questo, a presentare alcun progetto alla Provincia e perdendo il previsto finanziamento di 300 mila euro. Che con il debito accumulato sono, devo ammettere, ben poca cosa.

Il nuovo piano di mobilità dovrà, a mio giudizio, avere tra gli obiettivi che lo ispirano quello di una riduzione dello “smog” e il miglioramento della qualità dell’aria – uno dei fondamentali “beni comuni” – nell’interesse primo della salute dei cittadini. E muoversi lungo un indirizzo capace di favorire la ciclabilità: riproponendo un rinnovato e più partecipato “bike sharing”, le zone pedonali, la valorizzazione del trasporto pubblico, l’impiego di mezzi non inquinanti e prevedere un numero adeguato e fruibile di parcheggi. Non solo per il Centro.
Credo anche che questi anni, contrassegnati dalla crisi economica e dalle ridotte capacità di acquisto di molte persone, abbiano fatto comprendere alle stesse categorie del commercio quali siano le vere cause delle pesanti difficoltà che attraversa il settore. E come la piccola distribuzione per combattere la supremazia dei centri commerciali non debba più considerare così indispensabile avere le auto di fronte al proprio negozio, ma, con l’aiuto del pubblico, saper offrire ai clienti – come del resto fanno gli “outlet” – insieme alla qualità indispensabile dei loro prodotti, zone più curate ed attraenti, libere dal traffico, con più verde e dotate di diversi e moderni servizi.
Del resto la stessa categoria ha saputo di recente apprezzare la saggia decisione del Sindaco di mettere uno “stop” all’apertura dei negozi durante le principali festività laiche e religiose.

Renzo Penna – Alessandria

Categorie:BLettere

2012, addio senza rimpianti: e il 2013?

30 dicembre 2012 3 commenti

2013Chi l’ha detto che ad Alessandria e dintorni non succede mai nulla? Basterebbe, come controprova, provare ad immaginare di essere rimasti lontani (e dinsinformati) per un anno, e di rientrare ora.

Accidenti, se ne sono successe di cose in questo 2012. Gli archivi dei giornali on line (e anche un po’ i commenti e le analisi del nostro blog) sono una formidabile cartina di tornasole, come si diceva alle medie con la prof. di scienze.

Tutto è cambiato in peggio, direte voi. Ed è in buona parte vero, anche se non dobbiamo farci travolgere dal facile pessimismo di chi sta alla finestra, e attende il miracolo. Diciamo che molti nodi sono venuti al pettine, e altri stanno venendo. Era inevitabile, ed è certamente così, pur con diverse gradazioni di difficoltà, per tutto il Paese.

Un anno di governo Monti ha davvero salvato l’Italia dal baratro, se non altro per un mutato atteggiamento nell’Europa nei nostri confronti? Ad analizzare i dati macroeconomici del Paese, è evidente che solo il famoso e nauseabondo spred (leggi: indice di affidabilità dell’Italia per i mercati finanziari europei. Ma anche straordinario strumento di pressione antidemocratica, o post democratica) ha avuto un miglioramento. Tutto il resto è ulteriormente franato: dall’occupazione ai salari, dalle tasse ai massimi storici alle aziende che collassano.

Il nostro territorio (non solo Alessandria, ma tutta la provincia) paga un costo salatissimo allo “spirito dei tempi”. L’economia pubblica e parapubblica su cui in buona parte è stato costruito il “sistema Alessandria” non ce la fa più, e non è questione di solo dissesto di un ente. Per contro, l’economia vera, ossia quella privata in grado di produrre valore e ricchezza (e di mantenere anche quella pubblica: non scordiamocelo), ha retto finora solo grazie all’export, mentre anche nelle ultime settimane non sono mancati casi clamorosi di marchi storici (come Cerutti a Casale Monferrato) in tragica difficoltà. Per non dire di chi lavora come artigiano, piccolo imprenditore, libero professionista.

Allora va tutto male? Diciamo che, chi si fosse risvegliato dopo un anno (o anche  due) di sonno, troverebbe un territorio più “franoso”, e in preda all’incertezza. Non che le risorse private siano scomparse, per fortuna: Alessandria è pur sempre una delle province con il maggior risparmio pro capite, non dimentichiamocelo. Ma “il soldo” non gira più, e i capitali privati sono soggetti ad erosione (soprattutto fiscale, diretta e indiretta) non rapidissima ma neppure trascurabile. Il famoso ceto medio, che poi da noi significa piccola borghesia impiegatizia, ha un benessere generato per lo più da rendite e pensioni, mentre il reddito da lavoro (specialmente per le persone dai quarant’anni in giù) appare sempre più marginale. Ed è questo naturalmente l’aspetto più preoccupante: siamo passati in qualche decennio da un sistema sociale in cui a vivere di rendita erano pochissimi, ad un altro in cui la rendita (in forme diverse) è diventata un pilastro diffusissimo, una delle “travi” del nostro benessere.

Un modello, in fondo, per niente sgradevole. Però alla lunga insostenibile. Il punto è se sia possibile invertire, ad Alessandria come altrove, questa tendenza, senza arrivare alla demolizione dello stato sociale così come lo conosciamo. Perché, non scordiamocelo, accanto a chi vive di rendita c’è comunque una fascia sempre più ampia di popolazione che arranca, e che già oggi fa fatica ad immaginare il proprio futuro, e quello dei propri figli.

Insomma, urgono statisti, e forse anche qualche “visionario” capace di generare un nuovo ciclo virtuoso. Non puntando però su istrionici personalismi (ne abbiamo conosciuti anche troppi), ma su processi e progetti collettivi e condivisi che, anche sul nostro territorio, sappiano rimettere in moto un circuito di risorse finanziarie e competenze umane che ci sono, eccome.

Se questi spiriti illuminati (non ciarlatani, attenzione, ma portatori di idee concretizzabili) ci sono battano un colpo: in questo 2013 che va a cominciare, ne sentiamo davvero il bisogno!

E. G.

Categorie:In primo piano

[BlogLettera] Alcune considerazioni di fine anno

29 dicembre 2012 5 commenti

Le nuove elezioni politiche sono alle porte, e forse ci sarà un nuovo segnale  politico per il paese, almeno questo è quello che molti di noi auspicano. Ma cosa rimane delle riforme degli enti locali ed in particolare delle province?

Tirando le somme oggi cosa rimane della tanto discussa riorganizzazione  delle province del governo Monti? Nulla di fatto  ! (come era tra l’altro abbastanza prevedibile).
Anzi mi correggo, alcuni risultati importanti il governo comunque li ha ottenuti, grazie  al sostegno dei principali partiti di riferimento (PD, PDL) e la solerzia di alcuni presidenti provinciali.
In particolare  per quanto riguarda la nostra provincia, il licenziamento dei giovani precari, e la destrutturazione dell’organizzazione dei servizi a fronte di una ipotetica riorganizzazione dopo l’eventuale riforma e relativi tagli del personale.

Il risultato che ne deriva oggi è una situazione di grave insufficienza nella gestione del sistema pubblico, con una forte immobilità sulle funzioni rimaste,e che purtroppo non saranno più erogate in modo efficiente ed efficace.
Ulteriore beffa nei confronti di tutto il sistema socio economico provinciale ( cittadini, imprese sistema scolastico, piccoli comuni ecc).
La scelta politica di accelerare e di eseguire immediatamente le indicazioni  governative da parte del PD e del presidente Filippi (a differenza di altre realtà provinciali più prudenti) si sono rilevate inadeguate e sbagliate politicamente.
Filippi, pur nelle prese di posizione di contrarietà sui mezzi d’informazione per le scelte  Monti/Balduzzi, è indubbio che è stato tra i primi attuatori della riforma.
La grave e forte preoccupazione che oggi  dobbiamo riscontrare (non essendo stato convertito il decreto) che il sistema provinciale non subisce modifiche, ma nei fatti l’accelerazione introdotta, ha destabilizzato e reso inefficace il ruolo della Provincia sia in termini istituzionali che operativi.

Obiettivo questo del governo Monti  “l’inutilità dell’ente stesso” , che risponde perfettamente alle logiche del grande potere economico e finanziario,” meno pubblico più privato”.
La grande (in)capacità di visione politica è stata proprio questa, di aver avviato un percorso distruttivo che oggi con la caduta del governo non esiste più.  Purtroppo però le risultanze delle azioni avviate nella pratica di governo locale, e la  forte volontà politica di attuare precocemente e celermente  la riforma (tra l’altro non condivisa)  su tutti i fronti comprese  quelle ipotizzate, ma mai formalizzate (ne dall’ex Governo o Regione) come ad esempio lo “smantellamento” delle  funzioni delegate  dalla Regione alla Provincia, oggi sta determinando un ulteriore grave danno al sistema pubblico del nostro territorio.
Tra l’altro già drammaticamente sconvolto dalla irresponsabile gestione da parte del centro destra del Comune di Alessandria guidato dell’amministrazione Fabbio.

Oggi quindi la Provincia si trova di fronte ad un bivio: o recuperare nell’prossimo anno  2013 le carenze e inefficienze prodotte dal mix di azioni del governo Monti e conseguenti ed immediate azioni di  Filippi oppure si dovrà purtroppo dar ragione a quelle forze politiche PDL e PD  che hanno sostenuto e voluto questa destrutturazione del sistema provinciale.
Un’altra occasione persa per una  importante governace  publica di rilancio sociale ed economico del nostro territorio, pieno di risorse e potenzialità!

Massimo Barbadoro

Categorie:BLettere
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