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Torna Superclassifica Show: ma gli anni Ottanta sono lontani!

5 dicembre 2012

Oscar supertelegattoneL’altro giorno, per puro caso, ascolto dal televisore la notizia: “Torna Superclassifica Show”, e mi parte una risata,e un sarcastico “No, dopo Bersani e Berlusconi, pure Oscar, il supertelegattone“. Chiunque sia stato ragazzo negli anni Ottanta non ha bisogno che gli si ricordi di cosa si sta parlando.

Essenzialmente, direi, nostalgia allo stato puro: come quella del mio amico quarantenne che, dopo una dieta ferrea, finalmente riesce di nuovo ad infilarsi i jeans e le camicie di quando andava a far nottata al Majerling. E pure qui, scusate, non c’è bisogno di tante spiegazioni.

Il fatto è che, se i quarantenni di vent’anni fa, quelli immortalati dallatrilogia della fuga di Salvatores, sognavano l’altrove, quelli di oggi anelano  “all’indietro”. E non solo loro, direi: un po’ tutto il Paese mi pare acchiappare farfalle, sognando la serenità e il posto fisso che non c’è più, o è a rischio pure negli enti pubblici, col crollo un altro caposaldo dell’ideologia nazionale: “ho vinto il concorso, sono a posto per sempre”.

Quell’Italia, badate bene, era in realtà ben più povera di quella di oggi, ma credeva, con entusiasmo un po’ naif, nel futuro.  Mentre oggi siamo tutti lì, terrorizzati dall’idea di perdere l’acquisito: e meno è, più si ha paura di non averlo domani, paradossalmente.

La politica è l’emblema forse più palese di questa condizione di smarrimento: i suoi protagonisti, nazionali e locali, hanno spesso perso la bussola, lo slancio, il senso del loro impegno. Ma nessuno se ne va volontariamente, tra deroghe, giochetti dialettici per cerebrolesi (pensano loro, almeno) e lifting facciali. E i primi a volerli comunque lì, presenza rassicurante da disprezzare in maniera puramente rituale, è l’italiano medio.

Che naturalmente li insulta se li vede in tv, ma se poi ha la fortuna di conoscerne uno di persona, anche di seconda fila, beh allora cambia tutto. Omaggi, ossequi, vanterie con gli amici.

Ma, soprattutto, se domani ci svegliassimo senza Berlusconi, Bersani, Casini e Rosi Bindi, mamma mia ragazzi, che panico sarebbe, no? Così, invece, ci illudiamo che gli anni Ottanta non siano mai finiti. E se ci serve un moralizzatore dove andiamo a cercarlo? Ma in un comico di quei tempi là, è chiaro, che nel 1986 già gliele cantava chiare ai socialisti dell’epoca, un po’ troppo furbetti.  E allora viva l’Italia di Oscar, il supertelegattone!

E. G.

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Categorie:In primo piano
  1. Giorgio
    5 dicembre 2012 alle 18:03

    Scusate, si parla tanto del fallimento del Comune di Alessandria…. ma quando c’è una notizia importante non la si da?
    Proprio oggi la stampa NAZIONALE dichiara che il decreto “taglia costi della politica” è approdato alla CAMERA che entro il 9 dicembre dovrà votarlo.
    C’è scritto:

    “Una norma specifica è dedicata al salvataggio del comune di Alessandria, che potrà avere un prestito di 40 milioni da restituire in tre anni.”

    Quindi avremo un prestito di 40 milioni di Euro? E’ questo che ha chiesto il nostro Sindaco al Governo? Saremo in grado di restituirlo entro 3 anni?

  2. Ettore Grassano
    5 dicembre 2012 alle 18:24

    Immagino che i giornali locali stiano per rilanciare, ma se ne era già parlato in realtà. La novità, se è come dici tu, sarebbe che si parla specificamente di Alessandria. Quanto alla cifra, sindaco e maggioranza immagino sappiano bene che si tratta di prestito, e da restituire in tre anni, ossia durante il loro stesso mandato. Speriamo si comportino di conseguenza. Anche se, parliamoci chiaro: per fare dismissioni di livello bisogna che sul mercato ci siano acquirenti interessati alle aziende (e ne dubito, a parte il gas) e agli immobili comunali (ed escluderei). Ergo, o si fanno drastici tagli alle uscite (leggasi personale) o si incrementa ulteriormente il debito, con “prestiti” che non si restituiscono. Cambia qualcosa che il prossimo premier sia Bersani o Monti, rispetto a queste strategie? Forse sì, boh, vedremo.

    E. G.

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