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[BlogLettera] Salvaguardare il Bene Pubblico

12 dicembre 2012

L’argomento che più hanno sentito le mie orecchie dai tempi delle primarie del
centro-sinistra per le elezioni amministrative di Alessandria è stato quello che si andrà incontro a sacrifici, “lacrime e sangue” è stata la definizione più spesso usata durante le riunioni di coalizione prima e di maggioranza in seguito.

Indiscutibilmente la situazione non è facile e non lascia molto spazio di manovra, però non si deve scartare a prescindere ogni strada che possa portare ad esercitare una volontà politica di salvaguardia del Bene Pubblico. Decretare di vendere tutto ciò che resta del patrimonio pubblico, perchè così ci chiede l’esigenza della situazione, i Commissari, le leggi antisociali del governo Monti, o l’Europa, significa darsi degli alibi che possono mascherare una mancanza di progettualità, o di una volontà di non produrla. Vendere ciò che si ha in patrimonio per fare cassa è più semplice che progettare piani industriali per le Aziende partecipate o piani strategici per la città, anche minimali, che aiuterebbero in qualche modo ad uscire da questa situazione, e proiettarsi in un futuro, si spera non lontano, verso una nuova Città, libera da tutti i retaggi del passato fatto di trasversalità e collusioni.

Pensare di risolvere i problemi della macchina comunale e delle Aziende partecipate tagliando gli organici di queste è semplicistico ed eticamente ingiusto, chiedere ed imporre sacrifici ai cittadini ed ai lavoratori mentre girano per la città personaggi che hanno preso rimborsi da capogiro per gratificare professionalità e capacità inesistenti, chi ha affidato consulenze inutili ad amici e congiunti, chi si è magnificato con sfarzi e grandezze del tutto inopportune, ciò è ingiusto.
Se si chiedono sacrifici ai lavoratori, cioè andando a toccare il lavoro che è un diritto Costituzionale in questa Repubblica, bisogna garantirgli il diritto di avere giustizia, ed equità nella presa a carico del sacrificio. Sarebbe un buon segnale porre un tetto di retribuzione ai funzionari e manager pubblici, ciò conforterebbe sicuramente, per esempio un dipendente ASPAL od AMIU, a cui si chiede un sacrificio sui suoi 1000-1200 euro al mese sapere che si
sacrifica anche chi di euro ne percepisce 100.000, o più, all’anno.

L’attuale Maggioranza che guida il Comune di Alessandria ha un compito duro da svolgere, scelte difficili, un forte bisogno di coraggio, ma tutto ciò deve essere affrontato non ascoltando le sirene che fanno sbagliare rotta, ma bensì tenendo saldo il timone e seguire la bussola che gli abitanti ed i lavoratori di Alessandria gli hanno affidato con speranza qualche mese fa.

La Coalizione di Maggioranza non deve comportarsi come un Comitato di salute pubblica, anche perchè è facile in questo modo di operare spianare la strada ai comitati d’affari.

Saluti a pugno chiuso.

Massimo Orero
Segretario del Circolo “Oscar Romero” del Partito della Rifondazione Comunista di Alessandria

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Categorie:BLettere
  1. Ettore Grassano
    12 dicembre 2012 alle 17:10

    Caro Massimo,

    non ti conosco personalmente ma mi permetto di darti del tu, come facciamo spesso tra amici, in questo blog.

    Sollevi un tema importantissimo: quello del lavoro, e dei diritti dei lavoratori.
    Ebbene io credo che questo debba fare una persona di sinistra (comunista o meno: lì sui modelli ormai c’è da discutere per giorni): essere sempre dalla parte dei più deboli, e offrire loro possibilità tendenzialmente eguali rispetto ad altri privilegiati da un sistema oscenamente diseguale.

    Ma, accidenti, perchè (lo chiedo a te, o ad altri più preparati di me) nel corso degli anni la sinistra italiana (comunista o post) è diventata soltanto parastatale, e pubblica?
    Perchè ho sempre l’impressione, leggendo certe lettere, che a sinistra si pensi che gli enti pubblici esistono per erogare posti di lavoro? Lasciamo perdere che sono spesso posti clientelari, frutto di mafiette da mendicanti.
    Ma se anche non lo fossero. Se anche fossero tutti posti frutto di legittimi concorsi trasparenti ecc ecc. non ti pare che un ente pubblico, di qualsiasi tipo e natura, debba esistere per erogare servizi di qualità ai cittadini, e in primis ai più deboli?

    Perchè ostinarsi a strapparsi i capelli in pubblico per difendere piccole e grandi oasi di fancazzismo conclamato, riconosciuto dagli stessi uomini di sinistra in privato? E al contempo abbandonare, o passare in second’ordine, le battaglie per i poveracci veri, che arrancano, che non ce la fanno, che muoiono di cancro nelle fabbriche di Taranto o di Alessandria, o che nelle cooperative si fanno il mazzo per pochi euri, e neanche ormai incassano più quel poco che è loro dovuto?

    Posso dirti, senza offesa personale naturalmente, che questo “comunismo parastatale” oscilla tra il cretino e l’osceno? Caspita, il mondo è pieno di ingiustizie vere, terribili: lì vorrei che il comunismo, con il suo carico di ideali e di battaglie straordinariamente giuste del passato (italiano intendo) battesse un colpo…bah, dico scemenze?

    E. G.

    • Rael
      12 dicembre 2012 alle 23:12

      Egregio Dott. Grassano, il suo discorso parrebbe filare tutto liscio, e Le dico parrebbe perchè a parere mio, ma non penso solamente mio, in realtà così liscio tutto il filo non è. Per essere conciso arrivo subito al dunque, un dunque che però mica è da poco, un dunque che probabilmente regala l’insonnia a centinaia se non a migliaia di dipendenti pubblici o para-pubblici (e relative famiglie, magari in parte a carico) rei solamente di essere tali e non certo di essere ladri o fannulloni. Eccolo il dunque: una volta che si son licenziati questi (e queste, dato che ci son pure le donne in ballo), i servizi pubblici resi miglioreranno? Come? In che misura? Le tasse e le tariffe diminuiranno? L’IMU sparirà? Cioè, dal momento che esistono nel mondo, in italia, vicino a casa nostra, delle ingiustizie “vere”, degli inquinamenti, delle precarietà e dei licenziamenti di altri lavoratori, allora, la risposta è: licenziamo i dipendenti pubblici. E’ questo il nesso causale? A leggerla, parrebbe di sì. E la sinistra, dato che vi sono nel mondo, in italia, vicino a casa nostra, delle ingiustizie “vere”, degli inquinamenti, delle precarietà e dei licenziamenti di altri lavoratori, che pensi a risolvere tali problemi e la smetta una buona volta di tutelare i dipendenti pubblici: che vengano licenziati, visto che in giro c’è una marea di problemi non risolti. Se poi i dipendenti pubblici nulla hanno a che fare con queste ingiustizie “vere” et simila e il loro licenziamento nulla risolve, beh… chi vivrà vedrà, no? Dopo – o in contemporanea – ai dipendenti pubblici saranno accomunati i diritti sociali di tutti. Stesso iter. Da quando dico queste cose su questo blog un pochino di fatti sono avvenuti, e penso che anche i più ostici debbano ammettere ora che queste non sono propriamente delle fantasie. Magari sbaglio però, in tal caso mi si corregga senza timore. Io non “difendo” i dipendenti pubblici, io affermo il diritto di questa categoria a non essere resa capro espiatorio in quanto è l’ultimo baluardo contro la deriva sociale, culturale ed economica in atto nel paese (e in Europa, sì anche nella tanto decantata e solidissima e lucentissima Europa del nord).

      • Ettore Grassano
        13 dicembre 2012 alle 08:28

        Sono di stracorsa, e ne riparliamo di sicuro stasera/domani. Ma io non auspico licenziamenti di nessuno, ci mancherebbe. Se qualcuno, oltre a lanciare proclami, presenta un progetto risolutivo e sostenibile, a pienissimi organici vigenti, sarà il primo a sostenerlo. Dico solo che, non essendo realisticamente così, ed esistendo tanti precari e lavoratori veri spesso ignorati (vedi le cooperative, vedi i lavoratori a rischio di certe fabbriche a cui fanno il lavaggio del cervello, vedi valanghe di finte partite iva ecc) è urticante, per me persona di sinistra, vedere che la sinistra italiana si è ridotta alla difesa ottusa e acritica del parastato (d’accordo: non tutti fancazzisti, ma tanti. E con organici stragonfiati ovunque: mica dico che sia colpa dei singoli addetti). Una fine miserrima.

        E. G.

  2. 12 dicembre 2012 alle 17:15

    Siete in maggioranza, partecipate alla maggioranza, siete schierati con la maggioranza dalle primarie, fate il ponte meier con la maggioranza, fate il terzo valico con la maggioranza, fate respirare lo smarino del terzo valico ai miei figli e alle mie figlie con la maggioranza, lascerete a casa precari e dipendenti del comune e delle partecipate con la maggioranza, non presenterete un piano credibile per riassestare Alessandria con la maggioranza… non vorrei che qualcuno non aduso al nostro (di noi marxisti, non di voi radical chic) saluto, vi prendesse sul serio e vi salutasse davvero come voi scrivete…magari anche a mano aperta (si sa, a volte l’inesperienza fa gioco).

  3. mandrogno
    12 dicembre 2012 alle 18:13

    notevole.
    pronto per SEL

  4. 12 dicembre 2012 alle 23:00

    C’era una volta…in un paese lontano lontano, ai confini orientali della Rus di Kiev, una malvagia sovrana che tartassava i suoi sudditi più fedeli, sottoponendoli a balzelli e gabelle fuori misura. Lei amava il suo popolo, ma molto di più amava i suoi impiegati. Il suo nome, nella vostra lingua, era Casta Politica, ma non fatevi ingannare, “avidità esosa” avrebbe dovuto chiamarsi. Lei aveva un visir, Pubblico, che, insieme al suo fidato ciambellano Impiego, teneva il paese in ostaggio, imponendo sacrifici fuori misura ai sudditi. Invano la baba-jaga buona che rispondeva al nome di Partita, insieme alla sorella Iva, e i due principali protettori magici del regno, Nonno Libero e Professionista si affannavano per proteggere gli Ivati, cioè i mercanti, gli artigiani, i latifondisti, i grandi proprietari di opifici, proprietari di centinaia di dacie, in poche parole i chupacabras della nazione. Pubblico e Impiego proprio non ci sentivano. Continuavano a nuotare nell’oro, con i loro sodali, dandosi alla follia nel paese di Fankazziev, impedendo agli Ivati di fare quello che più bene riusciva loro, durante i precedenti regni: accumulare, accumulare e accumulare, comprare isbe su isbe, mandare i soldi nel vicino Canton di Suiss, viaggiare su carrozze d’oro, più e più carrozze a persona, fingendo che servissero per il lavoro, per non parlare dei velieri e degli oggetti di lusso. Ma la Casta zarina Politica non dimenticava gli amici veri: per loro consultazioni a pioggia, a temporale, a monsone tropicale, in tutta la nazione. Bastava guardare nelle liste degli amici provinciali, regionali e nazionali, ma in realtà sempre si trattava dei veri impiegati pubblici, quelli non sacrificabili, sotto mentite spoglie, Ah!, quanto poco sarebbe bastato per farsi un’idea. Molto meglio, per gli ivati, con il proprio gruzzoletto, il proprio fieno in cascina, messo da parte, come formichine operose, avide e insaziabili, insofferenti di qualsiasi regola, coccolati languidamente a destra e sinistra, officianti i riti di Sorella Elusione e Madre Evasione, scatenare una strenua caccia ai seguaci di Pubblico ed Impiego, accusandoli di tutti i mali della contrada. Naturalmente, dimentichi di avere appoggiato qualsiasi potere politico, fin dalla notte dei tempi, continuando ad incamerare, accumulare e nuotare nell’oro. Per non parlare dei Sinistri Sacerdoti, che nonostante i nomi altisonanti delle loro chiese, come “Culto della rifondazione del Pensiero Sinistro” erano ambidestri e celebravano i loro riti, producendo da destra solo oscure ombre (sinistre anche quelle)…

    Una grande favola morale di un vate del regno orientale; un solo appunto, il popolo lanuto, le ultime volte, aveva votato i lupi…

    In un regno; in uno stato
    Tutto che ben ordinato
    Di statuti ben fondati,
    Se i ministri e i deputati
    Non han fede nè coscienza,
    Quando parla l’interesse
    Salveran si l’apparenza,
    Citeran le leggi stesse,
    Ma, scaltriti taceranno
    Una grave verità,
    E alla propria posporranno
    La comune utilità.

    Quando le bestie avean parola e regno,
    Un Lupo astuto fra le selve un dì
    In suo pensiero il nobile disegno
    Dì governar gli agnelli concepì:
    Stese dunque con grand’arte ed ingegno
    L’inchiesta, e al re Leone l’esibì:
    E sottomano molti amici sui
    In corte s’impegnarono per lui.

    Dicesi ancor che a Monna la Regina
    Per mezzo della Tigre gran-metresse
    Al suo lever parlare una mattina
    Con grande zelo a suo favor facesse:
    E che sua Maestade leonina
    A lei graziosamente sorridesse;
    E infatti senza indugio la seguente
    Notte al re accomandollo caldamente.

    Ma sapendo il Leon, che buona fama
    Non ha messer lo Lupo infra gli agnelli;
    La grazia che in suo cor conceder brama
    Vuol che giustizia, e non favor s’appelli.
    Onde i ministri a pien consiglio chiama
    Per consultar l’opinion di quelli
    Si dice in caso tal, che il re travaglia
    Con tutti i suoi ministri, e allor non sbaglia.

    Prima di tutto ei vuol ch’ognuno voti
    Sul merto e qualità del candidato,
    Raccoglie l’Orso segretario i voti,
    E un contro il Lupo, un sol non fu trovato.
    Così i meriti suoi fur chiari e noti,
    Onde il real decreto fù emanato
    Che il Lupo vada, e sia riconosciuto
    Governator del popolo lanuto.

    Ma che disser gli agnelli? alcun mi chiede:
    Tacquer, rispondo, quelli sventurati.
    Ma nessun d’essi il voto suo non diede?
    Nessun, perchè non furono invitati

    L’Assemblea, o il Consiglio di Stato-Ivan Krylov

  5. lisistrata
    12 dicembre 2012 alle 23:49

    caro Molotov hai partecipato alla dissoluzione degli ideali e delle pratiche del marx che peraltro non condivido . Fai il piacere ripensa alla tua di coerenza!

  6. 13 dicembre 2012 alle 00:01

    Se è per quello ho partecipato, anche e in incognito, alla caduta del muro di Berlino, ma forse tu ti riferisci a Groucho Marx…

  7. 13 dicembre 2012 alle 00:14

    Mi hai fatto venire in mente una reminiscenza dei miei studi a Kukarka: “e se Vittorio Alfieri si fosse fatto dare lezioni di coerenza dal Metastasio?”.
    Pensa che all’astigiano accadde di vedere “il Metastasio a Schoenbrunn nei giardini imperiali fare a Maria Teresa la genuflessioncella di uso, con una faccia sì servilmente lieta e adulatoria, ed io giovenilmente plutarchizzando, mi esagerava talmente il vero in astratto, che io non avrei consentito mai di contrarre né amicizia né familiarità con una Musa appigionata o venduta all’autorità dispotica da me sì caldamente aborrita”…
    Mah!, vuoi l’ora tarda, vuoi la Pepperskaja, vuoi i tuoi rimproveri, va a finire che stanotte mi catapulto in uno di quegli incubi, magari con la “Maestrina dalla Penna rossa” che bacchetta Alfieri sulle nocche, speriamo bene, ho il terrore delle “muse appigionate o vendute alle autorità dispotiche”…

  8. potus
    14 dicembre 2012 alle 01:32

    Io invece inorridisco, da un pò di tempo a questa parte, nel leggere continui insulti ed attacchi per i dipendenti pubblici. E inorridisco ancora di più, quando dinnanzi a documenti ufficiali della Corte dei Conti sul Pubblico impiego, si fanno orecchie da mercante pur di sostenere le proprie idee (si vedano interventi vari in questo blog e nello specifico quelli di Molotov in merito all’argomento).Inorridisco quando si parla di oasi di fancazzismo (come si permette!!!).Il comunismo parastatale!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!! La difesa dei poveracci veri!!!!!! E non dei dipendenti pubblici, ricchi e benestanti??? E non dica che lei non parla di licenziamenti, perchè non è vero. Lei ha sempre parlato di carrozzoni, di numero eccessivo di dipendenti… A casa mia gli eccessi significano esuberi…. E degli esuberi cosa si fa in genere, sia nel privato che nel pubblico??? Poi vorrei anche capire: i dipendenti pubblici sono troppi però si è solidali con i precari del pubblico impiego?? Ma allora sono troppi o no?? Perchè sa, si può anche dire che sono troppi, ma con coerenza. Guardi il dipendente pubblico è un povero cristo alla stregua di quegli stessi poveracci veri che lei cita. La vera sinistra ha sempre difeso i diritti dei lavoratori, di tutti i lavoratori pubblici e privati. Questa è sempre stata la sua prerogativa principale. Il Sig. Orero ha ragione nel sostenere che è eticamente e moralmente ingiusto far pagare il peso degli errori altrui sulle spalle dei soliti…. Ed io aggiungo che è persino grottesco… Ed è grottesco non pensare che riduzioni di organico avrebbero delle conseguenze tragiche sulle vite di queste persone e dei loro figli. Significherebbe rubare le loro vite, la loro dignità e quella della loro famiglia figli compresi. Qui non si tratta di difendere di più il pubblico rispetto al privato. Qui si tratta di salvare il salvabile, che sia pubblico o privato, e non di attuare il detto mal comune mezzo gaudio, senza creare altre sacche di povertà.Perchè considerare sempre e solo il dipendente pubblico come il cancro della società???Perchè non dire, invece, dell’evasione fiscale fatta dalla cosiddetta parte produttiva del paese?? Di quell’evasione fiscale che rende i servizi pubblici scadenti?? Sa lo stesso livore suo per i dipendenti pubblici l’ho riscontrato in un ministro del passato governo ovvero il ministro brunetta e di fannulloni ne parlò un assessore della passata giunta (sempre centro destra). Pensiero coincidente????

  9. Ettore Grassano
    14 dicembre 2012 alle 09:03

    U signur. Per provare livore, caro Potus, se assicuro che il sottoscritto deve ricevere qualche sgarbo personale brutto brutto da qualcuno. Nel qual caso, prima o poi, vendetta arriverà. Sono fatto così. Ma si figuri se provo livore per una categoria di persone, e di lavoratori. E anzi sarei lieto se anche i tre milioni di attuali disoccupati potessero trovare riparo sotto l’ombrello pubblico, se qualcuno spiega però come si fa. Guardi, se avessi ambizioni di facile consenso, suonerei lo spartito a cui il suo intervento si intona. Ma siamo seri, per favore. Ovvio che i singoli dipendenti pubblici (e le loro famiglie) non possono essere lasciati in mezzo ad una strada, e per fortuna non lo saranno. Come invece sostiene costantemente a tanti altri deboli veri, che sembrano non rientrare (più) fra le priorità di quasi nessuno. Tranne forse il nostro Molotov, che preserverei da polemiche di bassa lega: prendetevela con me piuttosto, che va benissimo. Però è ipocrita negare quanto è successo negli ultimi vent’anni: l’impiego pubblico è stato gonfiato a dismisura, tra tempi indeterminato, determinato, collaboratori e consulenti si è arrivati a 4 milioni di addetti, senza produrre valore corrispondente per gli altri 50 e passa milioni di italiani. Certo, è un discorso grossolano, c’è caso e caso. Ma Alessandria non è, da questo punto di vista, così lontana da Reggio Calabria, se vogliamo essere onesti. E infatti le due città stanno facendo la stessa fine. Lei dice: ma perché ve la prendete con l’impiego pubblico, e non con l’evasione fiscale? Ma qui ce la prendiamo con entrambi, creda, stanchi della logica del “ben altro è il problema”, che serve ad ognuno per spostare altrove l’attenzione. L’evasione fiscale è un grave problema: che si sta risolvendo all’italiana. Ossia fino a qualche anno fa la si ignorava, considerandola motore dell’economia reale. E lo era, in un Paese malato che, al contempo, gonfiava gli organici pubblici di dipendenti inutili.
    Oggi i grandi evasori sono più protetti e tutelati di prima, e si fa cassa sui piccoli: quelli che hanno investito in case il cui valore si va dimezzando, ma le tasse rappoppiando. Gli stessi che via via decidono peraltro di dismettere le attività ormai galleggianti, e di vivere di rendita, o puntare sul nero. Occhi aperti sul 2013, e tra un anno ne parliamo. Che periodaccio, vero?
    Ma nulla succede per caso. Ci voleva una classe dirigente irresponsabile e disonesta, e un popolo di complici, per fare tutto ciò. E abbiamo avuto entrambi gli elementi. Oggi i nodi vengono, e sempre più verranno, al pettine caro Potus. Noi continueremo a commentare la situazione preoccupati ma liberi, senza padroni o padrini. Ci segua, e contribuisca: ne saremo lieti.

    E. G.

  10. 14 dicembre 2012 alle 11:13

    Forse non riesco a capire le varie obiezioni, soprattutto quelle di scarsa coerenza, ma io è una vita che difendo, come posso, i dipendenti pubblici e, anche, tutti gli altri lavoratori in difficoltà, senza discostarmi dalla linea. La mia favoletta di cui sopra è totalmente dalla parte dei lavoratori pubblici, magari il paradosso non è comprensibile, mah… Io, anche sforzandomi, non arrivo a comprendere le motivazioni di chi sta in una maggioranza democristiana e manifesta contro la stessa maggioranza che, con i suoi voti, sostiene, tutto qui…rimanendo sull’argomento.

    Qui c’è una parte (lunga) del mio pensiero sul pubblico impiego, definiamola in chiaro, con dati, cifre e valutazioni:
    https://corriereal.wordpress.com/2012/11/01/province-che-tira-e-molla/#comment-12558

  11. potus
    15 dicembre 2012 alle 14:22

    Ma credo sia abbastanza chiaro che il mio intervento sia in difesa dei lavoratori pubblici. E credo sia altrettanto chiaro che il riferimento a Molotov vada in quella direzione. Sig. Grassano, stento a credere che lei abbia capito il contrario. E non è certo Molotov quello che parla di oasi di fancazzismo o di carrozzoni. Nessuno tocca Molotov e men che meno io. Ma per un motivo semplicissimo: la penso come lui. Guardi che i dati cui faccio riferimento nel mio intervento sono esattamente quelli che Molotov ha appena riportato!! Ed il riferimento alle orecchie da mercante dinnanzi a tali dati è riferito, come la logica vuole, non a colui che, in modo diligente e serio, li riporta ma a coloro che nonstante li leggano continuano a sostenere il contrario e sostenere che siano troppi. Ed ancora. Il riferimento alla coerenza va anche esso nella direzione di coloro che un giorno dicono che gli organici sono gonfiati (i dati della Corte dei Conti dicono esattamente l’opposto) ed il giorno dopo si dolgono per i precari del pubblico impiego a rischio licenziamento. (E giusto per non generare fraintendimenti confermo la mia piena solidarietà a tutti i precari sia pubblici che non). Mi scuso sinceramente con Molotov se, per qualsiasi motivo e non voluto, gli ho dato l’idea di non condividere le sue idee. Le condivido pienamente e le condivido non perchè qualcuno mi dice di farlo, ma perchè sono in assoluta sintonia con le mie. In caso contrario esprimerei, entro i canoni di un civile confronto, il mio dissenso.
    . Sig. Grassano, la seguo da tempo e mi permetto di dirle che Alessandria è assai lontana da Reggio Calabria in quanto a pubblico impiego. E le ripeto. La Corte dei Conti in merito al personale del Comune ha definito tale parametro l’unico in regola.

  12. Ettore Grassano
    15 dicembre 2012 alle 14:51

    Per carità, confrontiamoci e discutiamo sempre civilmente. Sull’impiego pubblico io rimango della mia opinione, lei della sua…e Molotov sta ad un altro livello. Ci illumina con sprazzi di filosofia, e di coscienza civile. Speriamo che chi ha ruoli decisionali, locali e nazionali, abbia gli strumenti, le capacità e la determinazione di scegliere un percorso, e di assumersene la responsabilità, fornendo soluzioni. Ieri il sindaco di Alessandria ha annunciato “due anni di dieta ferrea, per poi ripartire”, e da lunedì cercheremo di entrare un po’ più nei dettagli, per capire cosa significa.

    E. G.

  13. luigi
    15 dicembre 2012 alle 22:17

    la dieta ferrea secondo me consisterà in poco mangime e tanto purgante

  14. potus
    15 dicembre 2012 alle 23:39

    Certo Sig. Grassano, ognuno ha la propria opinione e ci mancherebbe. Rimane il fatto che il mio pensiero coincide con quanto sostiene Molotov e con quanto afferma la Corte dei Conti riguardo al personale della pubblica amministrazione e, nello specifico, con quanto ha affermato la stessa Corte in merito all’organico del Comune ovvero che non esistono esuberi. Le opinioni sono tutte rispettabilissime, ma i fatti sono fatti, idem per i numeri.

  15. Ettore Grassano
    16 dicembre 2012 alle 09:28

    Caro Potus,
    viva la Corte dei Conti, viva i dati ufficiali di questo Paese e, se si trovano le risorse, rimpolpiamo pure gli organici della PA, per evitare a chicchesia stress da iper lavoro e sfruttamento. Mi consenta tuttavia di continuare a ritenere, su base assolutamente empirica (comprese testimonianze dirette di chi ci lavora, e vorrebbe anzi lavorare di più e meglio, e spesso viene invitato a starsene tranquillo) che, ad Alessandria come a Reggio Calabria, il pubblico impiego sia stato spesso utlizzato come ammortizzatore sociale. Con risultati che sono, mi pare, sotto gli occhi di tutti coloro che vogliono vederli. Dopo di che, ognuno ha il sacrosanto diritto di difendere in tutti i modi possibili i propri piccoli o grandi “diritti acquisiti”. Finché la barca va, come cantava la grande Orietta. Buona domenica a tutti!

    E. G.

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