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Alessandria, ieri: ma anche oggi!

18 dicembre 2012

Pessot libro copertinaLa crisi di Alessandria dura da quarant’anni. E da quarant’anni la politica ha le stesse facce, è in mano alle stesse famiglie. E’ questa la prima considerazione che ti viene da fare, dopo una lettura rapida ma attenta di “Alessandria, ieri: un passato ancora presente”.
Bel libro scritto dall’alessandrina Debora Pessot, che tra l’altro sarà presentato venerdì alle 17 nella Sala Lauree dell’Università Avogadro, a Palazzo Borsalino (via Cavour): se ci riuscite, fateci un salto. Ne vale la  pena.

Il volume, con prefazione del prof. Maurilio Guasco, è l’evoluzione di una tesi di laurea, ma scritto in modo avvincente, per nulla accademico o noioso. Si legge con piacere insomma, e il tema rappresenta, per tanti amici di questo blog, una sorta di pane quotidiano: si parla infatti di politica alessandrina, dal primo dopoguerra al 1997.  Un percorso fra cinquant’anni di vita amministrativa, sviluppo della città e crisi che mostra alcuni elementi di sorprendente ciclicità, e forse di immobilismo.

L’analisi del dopoguerra, e poi degli anni Cinquanta e Sessanta, rappresenta per chi non li ha vissuti una bella cavalcata di sintesi, fra nomi e progetti che poi spesso sono alla radice della contemporaneità cittadina. Sindaci come Giuseppe Moccagatta, Giovanni Porta, il “mitico” (e inossidabile: fu primo cittadino di Alessandria dal 1947 al 1964) Nicola Basile, Amaele Abbiati e Pietro Magrassi sono ormai un ricordo sbiadito nel tempo.

Ma è dal 1972, con l’ascesa a sindaco di Felice Borgoglio, che la vicenda si fa più coinvolgente. Nel senso che, davvero, analizzando emergenze e scontri, progettualità e lotte intestine, visioni e lotte di fazioni, si scopre che, negli ultimi quarant’anni (mica poco, no?), i problemi sul tappeto sono stati sempre pressapoco gli stessi, come pure le persone  (e le famiglie) chiamate, o autoconvocatesi, a gestirli e a (non) risolverli.

La crisi del tessuto produttivo, la disoccupazione crescente, la progressiva vocazione di Alessandria a trasformarsi in città di servizi (ossia tanti impiegati, in buona parte pubblici, e sempre meno creazione reale di ricchezza in termini di prodotto tangibile), nascono lì. Come lì, negli anni Settanta, nasce lo “slancio di modernità” di tutte quelle partecipate comunali (Amag, Amiu, Atm ecc) del cui futuro tanto si dibatte in questi mesi.

Fa quasi sorridere leggere del progetto di parcheggio sotterraneo in piazza Garibaldi, e non manca persino (e siamo nel 1973) un caso eclatante di watergate alla mandrogna, con intercettazioni telefoniche utilizzate come strumento di lotta politica locale.

Per chi gli ultimi decenni li ha vissuti come elettore, come osservatore o come “attivista” politico cittadino, il libro della Pessot è un bel tuffo nella memoria, ricco di aneddoti e ben contestualizzato nello scenario nazionale. Passano davanti agli occhi i protagonisti locali della vita politica della prima repubblica, e del primo lembo della seconda. L’analisi e i giudizi si fanno comprensibilmente più cauti a partire da Tangentopoli: anche perché i personaggi in questione sono ancora tutti più o meno in circolazione, sai com’è. E il libro si ferma al 1997, alla fine del primo mandato Calvo. Chissà se l’autrice vorrà cimentarsi, in futuro, anche con gli anni a noi più prossimi. Ma forse analisi come queste, su territori locali, hanno davvero bisogno di un distacco temporale che consenta di inquadrare le vicende in una prospettiva più serena, lontana dalle polemiche della cronaca quotidiana. Comunque una lettura che vi consiglio assolutamente. Oltretutto, il ricavato dalle vendite del libro sarà interamente devoluto all’Associazione Fulvio Minetti Onlus. Un altro buon motivo per un regalo di Natale che stimola la riflessione.

E. G.

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Categorie:In primo piano
  1. luigi
    18 dicembre 2012 alle 11:15

    del progetto del parcheggio sotterraneo di piazza Garibaldi se ne parlava già fin dal 1973?
    notizia interessante, perché credevo che il record ce l’avesse il sottopasso del Cristo, il cui progetto ce lo siamo portati addietro per tre decenni prima di realizzarlo.
    Alessandria ha i suoi tempi si sa. Meno quando deve abbattere e distruggere qualcosa come il ponte Cittadella o tante altre cose che sono sparire in un amen.
    Siamo in attesa di un eventuale nuovo record. Che sia quello del teatro comunale?

  2. luigi
    18 dicembre 2012 alle 11:43

    il libro di Debora Pessot mi intriga molto e pertanto lo comprerò volentieri.
    Ma visto che si dice che la storia si ferma appena dopo la gestione Calvo, mio sento in dovere di dire la mia sullo stato dei cosiddetti “sobborghi”, alcuni dei quali sono considerati poco più che niente. Vedi ad esempio San Giuliano Vecchio che pur essendo un paese di 1800 abitanti non dispone di marciapiedi nella sua via principale al punto che se uno esce di casa di sera o nella nebbia rischia di essere travolto. Hanno fatto la fognatura, ma anzichè farla nei fossi e poi coprirli con un marciapiede l’hanno fatta al centro della strada ed hanno tenuto dei fossi profondi e pericolosi. Se facciamo un paragone, non voglio dire con certi paesi della collina tortonese o dell’astigiano che hanno fatto progressi ben visibili, ma soltanto con Grava che è una piccola frazione di un piccolo paese come Alluvioni Cambiò (insieme non sono neanche la metà di San Giuliano), ebbene, Grava dispone di un bel marciapiede che parte dalla prima casa del paese ed arriva fino al centro, per circa un chilometro.
    Poi vorrei dire qualcosa su Castelceriolo, che si dovrebbe offendere ad essere chiamato sobborgo.
    “Castelceriolo, che prima veniva indicato sulle targhe come frazione di Alessandria, da qualche tempo è segnato come sobborgo. Non è una differenza da poco. Già il prefisso sub non incoraggia perché vuol dire qualcosa che sta sotto, mentre Castelceriolo esisteva ben prima che Alessandria venisse fondata e quindi avrebbe diritto a stare sopra. Nella lingua italiana il termine sobborgo ha un preciso significato: “zona alle porte della città, dove essa si espande in modo più o meno ordinato.” Quindi il Cristo è un sobborgo, ma non Castelceriolo che non ha ricevuto alcuna espansione dalla vicinanza di Alessandria. Se poi il termine sobborgo lo affianchiamo alla parola latina Suburra, allora apriti cielo! Vuol dire che siamo un quartiere popolare male abitato, cioè da gente sudicia e malfamata. Grazie al signor sindaco che ci ha cambiato qualifica! Come sempre i sindaci ci vogliono bene! Lavorano tutto il giorno nel nostro interesse ed è per questo che li paghiamo.”

  3. 18 dicembre 2012 alle 12:22

    Ho letto la tesi di Debora prima che diventasse libro e mi è stata utile per poter scrivere la mia di tesi. Lo consiglio davvero, in particolare per quel che riguarda il periodo successivo all’era Basile. Qualche gustoso retroscena e un utile spaccato su una prima repubblica che ne esce meglio di quanto si potrebbe immaginare.

  4. Graziella (gzl)
    19 dicembre 2012 alle 07:24

    Se è vero che il libro si ferma dopo la gestione Calvo, mi chiedo perchè? Ci stava bene anche la gestione Scagni e volendo una parte della gestione Fabbio…di informazioni su queste due gestioni ve ne erano a iosa perchè ambedue hanno prodotto il massimo.

    P.S – “stesse facce, stesse famiglie” ……in effetti nella politica locale, ogni individuo asceso al potere sentitosi investito da regnante o feudatario ci ha piazzato mogli prime e/o seconde-conviventi , mariti, figli, nipoti, cognati, sorelle, fratelli, padri, madri, cognati , cugini amici e amiche del cuore….dove? in ogni posto possibile e laddove non vi era il posto è stato creato ad ok. Nella politica come nelle università, come in ogni Ente politico, finanziario, para-pubblico l’occupazione è formata principalmente da famiglie strette e allargate. Infatti l’industria della politica italiana è la più grande industria IMPRODUTTIVA e PARASSITARIA del paese .

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