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Non è la fine del mondo: ma molte cose cambieranno…

20 dicembre 2012

Fine del mondoSe non è la fine del mondo, come dicono in questi giorni molti lavoratori del comune di Alessandria, delle partecipate e delle cooperative, certamente poco ci manca, e il caos regna sovrano.

Del resto però, dopo mesi di “palleggio” e “melina”, mascherati da emergenza, era inevitabile arrivare al punto. Ora ci saranno tanti scontenti, e speriamo non troppi disperati. Però se non altro la questione della riorganizzazione vera della macchina comunale è nel piatto, e non la si può più eludere.

Nei prossimi giorni e settimane, tra messe in liquidazione di società, accorpamenti e piani industriali, vedrà la luce un modello di gestione della macchina pubblica locale che speriamo possa essere (al contrario di oggi) economicamente sostenibile, e in grado di erogare a tutta la cittadinanza servizi di qualità, a costi equi.

La sfida è riuscirci sacrificando al minimo i livelli occupazionali, e senza comunque lasciare nessuno per strada. E, speriamo, senza fare figli e figliastri.

Del resto, sfogliando qualsiasi giornale on line o cartaceo non si può far finta che attorno sia tutto a posto. E non si può non constatare che notizie drammatiche di chiusure o drastici ridimensionamenti di aziende private (ultimo caso, le Officine Meccaniche Cerutti di Casale Monferrato) fanno meno rumore del ritardato pagamento di uno stipendio comunale. E, senza voler stimolare la guerra tra poveri (so già che questa è l’obiezione), dobbiamo comunque ricordarci che i lavoratori hanno tutti gli stessi diritti ed esigenze, che abbiano o no vinto un concorso pubblico. Non solo: un territorio che non si batte per difendere il lavoro produttivo, e che pretende di campare di pensioni e servizi parastatali, cari miei, fa la fine che non a caso stiamo facendo.

Ma c’è un’altra categoria di lavoratori che in questi mesi ho imparato a conoscere un po’ più da vicino, e che mi pare particolarmente debole, poco rappresentata a livello mediatico, e forse non solo. Ed è quella dei soci/lavoratori delle cooperative.

Me ne sono occupato per AlessandriaNews, ho conosciuto numerosi protagonisti del comparto, sono stato anche “sul campo” a vedere, in particolare, qual è il lavoro che queste persone svolgono nell’ambito di comunità per minori, o nella gestione di case di riposo. E consiglio a tutti, se ne avete occasione, di fare lo stesso. Solo “toccando con mano”, infatti, si riesce ad intuire di cosa stiamo parlando. Un migliaio di lavoratori soltanto nell’ambito delle cooperative sociali alessandrine, tra cui molte persone svantaggiate. Stipendi non certo da nababbi. Motivazioni e, spesso, competenze assai elevate. E una serie di servizi essenziali svolti a favore della collettività. Eppure la situazione è quella che sappiamo, e all’emergenza finanziaria si affiancano qua e là segnali di insofferenza nei confronti del settore. Da parte dei dipendenti pubblici perché temono di poterci finire a lavorare, facendo un passo indietro sul piano delle garanzie contrattuali. E li posso capire. Da parte dei sindacati (o di qualche sindacato), invece, capisco meno questo scarso coinvolgimento nei confronti dei “cooperatori”. Quasi fossero lavoro “finto”, altro rispetto alle categorie da tutelare. Ma magari sono solo distratto: d’ora in poi osserverò meglio, e spero di cogliere segnali diversi. Senza dimenticare, peraltro, che la cooperazione non è solo quella sociale (oggi alle prese con i problemi maggiori), e che il comparto non lavora solo con gli enti pubblici. Esistono la cooperazione edile, agricola, la grande distribuzione e altro ancora: insomma, un bel pezzo dell’economia del Paese.

Intanto, vediamo come evolve la situazione di diverse partecipate comunali alessandrine, che sono sul piede di guerra.

E. G.

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Categorie:In primo piano
  1. Lino Baudo
    20 dicembre 2012 alle 08:55

    figli, figliastri e amanti…
    garantito al limone.

  2. luigi
    20 dicembre 2012 alle 10:25

    se non vogliamo che le cose cambino nostro malgrado dobbiamo darci da fare, ma parecchio, per farle cambiare come vogliamo noi. Però prima mettiamoci un poco d’accordo sennò per ogni testa ci vuole un partito e, allora, meglio Monti o Bersani che qualcuno peggio di loro. La fine del mondo è solo per chi muore, purtroppo, gli altri bene o male se la sono sempre cavata, anche in situazioni peggiori di quella che stiamo vivendo. Molti dipendenti pubblici dovrebbero farsi un esame di coscienza.

  3. Agatone
    20 dicembre 2012 alle 10:26

    Io mi chiedo quale possa essere il futuro di Alessandria. Fa qualcosa per attirare qui qualche attività produttiva? Non dico produttiva e inquinante. Dico produttiva. No, mi pare di no. Cosa faranno i nostri figli? Se ne andaranno oppure aprirannpo un bar o tabaccheria. Oppure cercheranno un posto in comune. No, neanche più quello.

    Per esempio visto che qui c’è l’università con un polo ingenieristico perché non dare la possibilità di aprire delle start up a costo zero per tot anni riguardo le tasse comunali e magari dare il wifi gratis a chi impianta nuove attività.

    Visto che gli affitti costano meno che in altri capoluoghi, il costo della vita è contenuto rispetto alle grandi città, la posizione strategica perché non invogliare la giovane imprenditoria?
    E’ un processo lungo ma se non si comincia?

  4. luigi
    20 dicembre 2012 alle 10:38

    quale posizione strategica? è un discorso che sento da quando avevo i pantaloni corti, ma so che la meglio gioventù continua ad andarsene altrove per trovare lavoro (e non solo da quando c’è Monti). Vogliamo parlare ancora del fumuso, più che famoso, triangolo industriale? Genova ha già le sue difficoltà e se andiamo avanti così avrà le sue aree industriali da riempire altro che riallocare le pochissime aziende che possiede ancora, Torino non ha mai fatto niente per Alessandria, se non riempirla di caserme e aree militari, Milano si interessa a noi solo quando c’è da speculare sulle aree commerciali e poi adesso è diventata una cloaca di interessi da basso impero e deve guardarsi per conto suo.
    Che il nostro futuro sia nelle mani dei cinesi?

  5. nenni
    20 dicembre 2012 alle 11:27

    le alienazioni delle quote in Atm, Gruppo Amag e Aral. “Valuteremo in futuro se mantenere o meno la maggioranza in queste società”, ha precisato ancora l’assessore.
    sulle prostitute in città tanta cagnara sulle partecipate nemmeno una parola. la solita sinistra parolaia e inconcludente. godetevi il giro che fra 4 anni scendete spero senza farvi male.

  6. Maciknight
    20 dicembre 2012 alle 13:11

    Sono d’accordo con te che i lavoratori delle cooperative sono tra i più penalizzati nel loro ambito, ma quelli che lo sono in assoluto di più sono i lavoratori autonomi onesti e precari (ex CO.CO.CO. a progetto, occasionali, ecc.), anagraficamente prossimi ai 60 anni, tagliati fuori da qualsiasi considerazione e cultura sindacale o mediatica, colpiti dalla Fornero con 5 anni di slittamento dell’atà pensionistica, quindi esodati a tutti gli effetti ma non riconosciuti tali, senza lavoro, senza reddito, senza ammortizzatori sociali e senza pensione per parecchi anni, e senza nessuna attenzione mediatica e politica (ma quest’ultima assenza forse è positiva, perché altrimenti farebbero solo ulteriori danni)

    • cittadino
      20 dicembre 2012 alle 13:33

      condivido al 100%
      ci sono tanti “paria”, che hanno il solo e unico torto di non avere MAI lucrato sui soldi pubblici.

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