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Il Superstite (119): Il caso Chico Forti

29 dicembre 2012

Arona 2di Danilo Arona

La giustizia americana viene spesso menzionata qui nel vecchio continente come fulgido esempio di un macchina che ben funziona soprattutto nei confronti di certi reati contro il pubblico patrimonio per i quali laggiù non si va tanto per il sottile e ci si può ritrovare in galera a vita solo per avere frodato dei risparmiatori. Ne sa qualcosa il finanziere Bernard Madoff che nel 2009 è stato condannato a 150 anni di galera per una truffa da 65 milioni di dollari e la cui espressione immortalata in foto al momento del verdetto dovrebbe venire sventolata tutte le mattine al risveglio sotto il naso di un certo signore italico che si chiama Fiorito.

Quel sistema giudiziario però è ben lungi dalla perfezione e certi suoi eccessi appaiono pericolosi e degni dell’inquisizione. Se dopo sette anni, con sforzi immani e una mobilitazione planetaria, si è riusciti a riportare in Italia Carlo Parlanti, laggiù detenuto per una falsa accusa di violenza carnale, oggi l’impegno di tutti coloro che vogliono impegnarsi al proposito è rivolto a Enrico Chico Forti, protagonista di una vicenda a dir poco scandalosa che lo vede condannato all’ergastolo per omicidio in circostanze ambientali che urlerebbero vendetta in un tribunale gestito dagli ayatollah.

ChicoNon occorre essere grossi esperti del diritto per capire che nella costruzione dell’accusa ci stanno buchi colossali grossi almeno quanto la “polpetta avvelenata” gestita dalla polizia di Miami per strani tornaconti personali. Chi vuole può approfondire, giornali e televisioni ne hanno parlato a lungo. Il problema vero di fondo è che il sistema americano sembra ancora applicare il teorema di Sacco e Vanzetti e, se finisci in quell’ingranaggio che non offre appello a fronte di un contesto dove risulta molto facile fabbrica are prove di colpevolezza a fini personali “di carriera” e di comodo (è successo anche in Italia con il caso Tortora...), rischi veramente di scomparire in una cloaca che al mondo proclama di essere limpida. Quel sistema, per capirci, che sbatte in galera preventiva persone perché “potrebbero compiere atti di  terrorismo”, giusto perché islamiche, o che punta il dito nei confronti dell’italica giustizia a proposito del caso di Perugia che vide coinvolta Amanda Knox.

Chico Forti è innocente, a parere mio non ci sono dubbi. In America è molto facile finire preda di questi meccanismi perversi, oliati da corruzione, mazzette e false testimonianze. Soprattutto il loro è un sistema che non si autoassolve e che non ammette mai di poter sbagliare. E questa facciata di acciaio va difesa anche in modello export fin oltre il lecito perché non scaturisca la pasta frolla di cui è composta.

A Chico Forti dedico quindi l’ultimo editoriale di quest’anno triste e costellato da tante altre ingiustizie. Spero che in tanti, nei vari social network o altrove, cediate un po’ di spazio alla sua vicenda. Non è l’unica, sia chiaro; troppe persone innocenti (tra loro parecchi italiani) giacciono dimenticate in oscure prigioni del pianeta. I dati della Farnesina al proposito sono sconcertanti. Siamo quasi a quota 3000 casi e molti di questi appaiono dubbi quanto quello di Chico Forti.

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Categorie:Editoriali
  1. Magda
    29 dicembre 2012 alle 10:05

    Grazie e speriamo che sia per Chico GIUSTIZIA sono 13 anni che attende

  2. 31 dicembre 2012 alle 14:27

    Parlanti ha scontato la pena e Chico Forti è colpevole

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