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2012, addio senza rimpianti: e il 2013?

30 dicembre 2012

2013Chi l’ha detto che ad Alessandria e dintorni non succede mai nulla? Basterebbe, come controprova, provare ad immaginare di essere rimasti lontani (e dinsinformati) per un anno, e di rientrare ora.

Accidenti, se ne sono successe di cose in questo 2012. Gli archivi dei giornali on line (e anche un po’ i commenti e le analisi del nostro blog) sono una formidabile cartina di tornasole, come si diceva alle medie con la prof. di scienze.

Tutto è cambiato in peggio, direte voi. Ed è in buona parte vero, anche se non dobbiamo farci travolgere dal facile pessimismo di chi sta alla finestra, e attende il miracolo. Diciamo che molti nodi sono venuti al pettine, e altri stanno venendo. Era inevitabile, ed è certamente così, pur con diverse gradazioni di difficoltà, per tutto il Paese.

Un anno di governo Monti ha davvero salvato l’Italia dal baratro, se non altro per un mutato atteggiamento nell’Europa nei nostri confronti? Ad analizzare i dati macroeconomici del Paese, è evidente che solo il famoso e nauseabondo spred (leggi: indice di affidabilità dell’Italia per i mercati finanziari europei. Ma anche straordinario strumento di pressione antidemocratica, o post democratica) ha avuto un miglioramento. Tutto il resto è ulteriormente franato: dall’occupazione ai salari, dalle tasse ai massimi storici alle aziende che collassano.

Il nostro territorio (non solo Alessandria, ma tutta la provincia) paga un costo salatissimo allo “spirito dei tempi”. L’economia pubblica e parapubblica su cui in buona parte è stato costruito il “sistema Alessandria” non ce la fa più, e non è questione di solo dissesto di un ente. Per contro, l’economia vera, ossia quella privata in grado di produrre valore e ricchezza (e di mantenere anche quella pubblica: non scordiamocelo), ha retto finora solo grazie all’export, mentre anche nelle ultime settimane non sono mancati casi clamorosi di marchi storici (come Cerutti a Casale Monferrato) in tragica difficoltà. Per non dire di chi lavora come artigiano, piccolo imprenditore, libero professionista.

Allora va tutto male? Diciamo che, chi si fosse risvegliato dopo un anno (o anche  due) di sonno, troverebbe un territorio più “franoso”, e in preda all’incertezza. Non che le risorse private siano scomparse, per fortuna: Alessandria è pur sempre una delle province con il maggior risparmio pro capite, non dimentichiamocelo. Ma “il soldo” non gira più, e i capitali privati sono soggetti ad erosione (soprattutto fiscale, diretta e indiretta) non rapidissima ma neppure trascurabile. Il famoso ceto medio, che poi da noi significa piccola borghesia impiegatizia, ha un benessere generato per lo più da rendite e pensioni, mentre il reddito da lavoro (specialmente per le persone dai quarant’anni in giù) appare sempre più marginale. Ed è questo naturalmente l’aspetto più preoccupante: siamo passati in qualche decennio da un sistema sociale in cui a vivere di rendita erano pochissimi, ad un altro in cui la rendita (in forme diverse) è diventata un pilastro diffusissimo, una delle “travi” del nostro benessere.

Un modello, in fondo, per niente sgradevole. Però alla lunga insostenibile. Il punto è se sia possibile invertire, ad Alessandria come altrove, questa tendenza, senza arrivare alla demolizione dello stato sociale così come lo conosciamo. Perché, non scordiamocelo, accanto a chi vive di rendita c’è comunque una fascia sempre più ampia di popolazione che arranca, e che già oggi fa fatica ad immaginare il proprio futuro, e quello dei propri figli.

Insomma, urgono statisti, e forse anche qualche “visionario” capace di generare un nuovo ciclo virtuoso. Non puntando però su istrionici personalismi (ne abbiamo conosciuti anche troppi), ma su processi e progetti collettivi e condivisi che, anche sul nostro territorio, sappiano rimettere in moto un circuito di risorse finanziarie e competenze umane che ci sono, eccome.

Se questi spiriti illuminati (non ciarlatani, attenzione, ma portatori di idee concretizzabili) ci sono battano un colpo: in questo 2013 che va a cominciare, ne sentiamo davvero il bisogno!

E. G.

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  1. Graziella (gzl)
    30 dicembre 2012 alle 02:56

    quando “qualcuno” ha cercato di portare qualcosa di utile in un certo ambito per l’economia della città e a vantaggio dell’intero Piemonte fornendo suggerimenti e chiedendo appoggio, è stato deriso dai preposti a farlo, e quando “qualcuno” in solitudine ci è riuscito, i preposti non hanno più deriso ma si sono tuffati a piene mani godendo dei risultati ottenuti da quel “qualcuno” che chiedeva solo di essere aiutato a portare avanti il suo progetto. come mi piacerebbe fare un elenco dei reali ciarlatani, nullità, che da anni riveriti ed ossequaiati vivacchiano senza idee e progetti….caro Corrieral, statisti un pò difficile ma “visionari” capaci ce ne sarebbero, solo che ciarlatani e nullità li soffocherebbero.

  2. Maciknight
    30 dicembre 2012 alle 15:36

    Per come siamo messi attualmente sarebbe come chiedere ad un soldato volontario in trincea di alzarsi in piedi per vedere se ci sono cecchini avversari appostati … Prima preferirei attendere un bombardamento a tappeto delle linee nemiche e possibilmente un ammutinamento interno per far fuori gli alti ufficiali che hanno trattato i soldati come carne da macello

  3. luigi
    30 dicembre 2012 alle 17:24

    a me hanno insegnato che se c’è qualcuno che vive di rendita, occorre che ci sia qualcun’altro che paga questa rendita. Dato che l’attività economica produttiva non rende più ed è confermato dal fatto che se un giovane ha un genitore che gli lascia in eredità un’azienda è più o meno come se gli lasciasse un debito o comunque un grattacapo di cui disfarsene al più presto, cosa rimane a sostenere le rendite in Italia? Ho forti dubbi che sia il patrimonio immobiliare, perchè se una persona fisica paga tutte le tasse che deve pagare e pretende di tenere in ordine gli immobili che possiede, non gli resta nulla della sua rendita, a meno che non si tratti di immobili di prestigio o di posizione commerciale (corso Roma e dintorni) tale da rendere veramente le cifre che sappiamo. Sento ogni giorno che passa gente che si lamenta ed amministratori che non riescono ad incassare le quote condominiali e soprattutto le rate del riscaldamento. Il mercato immobiliare alessandrino è avviato quindi verso la morte per inedia. Le uniche rendite che corrono regolarmente sono quella pagate dal debito pubblico, che peraltro sono fiscalmente favorite. Ma c’è un paradosso: se è vero che il ceto medio non è più in grado di risparmiare, la quota di debito pubblico posseduto dai pensionati sarà destinato ad assottigliarsi sempre di più fino a scomparire. I grossi cagnoni sappiamo già che il patrimonio se possono lo occultano all’estero, magari solo nella vicina Austria se non più in Svizzera o in Lussemburgo. Allora per sostenere lo stato sociale ed i pensionati nel frattempo diventati poveri al 90%, non ci resterà che sperare negli investitori esteri, che però,(il signore li strafulmini), hanno nella testa quel maledetto spread che ci frega. Come potremo sperare di uscirne noi di Alessandria che come il nostro meridione viviamo di pensioni e di sussidi? Come farà in sindaco a gestire la raccolta dell’immondizia?, (differenziata o no non importa più a questo punto). Dovremo attrezzarci in maniera volontaria?

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