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Commercio: a chi giova il “mucchio selvaggio”?

7 gennaio 2013

Negozi sempre apertiDice un mio amico: “ma cosa vogliono questi sindaci, perché pretendono di regolamentare gli orari di apertura dei negozi? Ormai per tanti di noi andare all’ipermercato il sabato o la domenica è una grande comodità”.

E’ un punto di vista che nei giorni scorsi ha trovato una sponda importante: perché la Corte dei Conti, come avrete letto, ha dichiarato “non fondate le questioni di legittimità costituzionale relative alla deregulation degli orari e aperture inserite nel decreto Salva Italia”.

Insomma, stop ai ricorsi di diverse regioni, tra cui il Piemonte. E tana liberi tutti, ossia ognuno apre quando vuole, e come vuole.

E’ giusto, o è sbagliato? Davvero è questa la strada per stimolare una sana concorrenza, e per andare incontro alle esigenze dei clienti?

Preciso: io non sono imparziale. Sto con il commercio tradizionale, e mi fanno quasi paura queste grandi strutture che mirano a far soldi (legittimamente), ma attraverso modalità che spingono le persone a investire in semplice consumo (o contemplazione dello stesso, in mancanza di sghei) tutto il loro tempo libero.

Mi torna alla mente la vecchia storiella di quel padre di famiglia che, a fronte di una povertà dignitosa ma oggettiva, proponeva a moglie e figli: “domani vi porto a guardare mangiare il gelato”. A quei tempi là speriamo di non tornare, ma insomma i segnali di una sorta di “voyerismo da consumo” ci sono tutti.

Dopo di che, il mio amico mi dice: “senti, i commercianti in Italia si sono ingrassati per trent’anni evadendo bellamente le tasse, e imponendo regole e prezzi al mercato. Ora per loro la festa è finita, ma non trasformiamoli in vittime”.

E pure lì c’è naturalmente del vero, sia sul fronte dell’evasione che del “cartello” dei prezzi. Ma se ci mettiamo a discutere di queste (e altre) “storture” da prima repubblica non ne usciamo più.

In questi casi, è sempre più interessante guardare avanti, al futuro. Vedremo, intanto, quale sarà (al di dell’enfasi mediatica dei primi giorni, in buona parte per retorica “da format”: alla Befana si scrive e parla di saldi, punto. Facile e indolore) il comportamento dei consumatori. A fronte di un “caro vita”, tra tasse e bollette, che rischia davvero di bloccare i consumi, come elementare antidoto a cui ogni famiglia dotata di un po’ di razionalità farà ricorso.

A quesoto punto però, mi pare di capire, andranno a decadere iniziative  “di territorio” come quella dei sindaci di Alessandria e Casale, che avevano optato per un elenco (invero limitato, e di assoluto buon senso) di giornate festive con chiusura obbligatoria.

Quanto tutto ciò possa aiutare la società italiana, anche in semplici termini di crescita del Pil (ma, ripeto, esistono altri aspetti non meno importanti da considerare), è tutto da verificare. Chi mai prevede di spendere di più, di questi tempi, solo perché i negozi sono aperti 7 giorni su 7, anziché soltanto 6?

E. G.

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  1. Graziella (gzl)
    7 gennaio 2013 alle 06:18

    Il commercio tradizionale ha sempre offerto e offre un prodotto selezionato, molte volte tecnico-specifico e con il dialogo: venditore-prodotto-cliente. Ci si rivolge al commercio tradizionale quando occorre acquistare un prodotto che la grande distribuzione non è in grado di fornire. Faccio un es. : se mi occorrono un paio di guanti in pelle blu, non lo troverò mai in un centro commerciale lo stesso vale se mi occorre una matita da disegno con mina HB, quindi tipologie particolari di merceria, drogheria, tessuti ecc. perchè nel centro commerciale si trova ciò che la moda detta al momento e alla stagione specifica, diversamente e facendo un es.: se mi serve una borsa frigo ora a gennaio, dovrò cercarla nel negozio tradizionale che andrà a prenderla in magazzino….magari la pagherò un pò cara, il prezzo può cambiare tra lo scaffale del magazzino e all’arrivo al banco di vendita, ma se mi serviva……….

    Il centro commerciale offre parcheggio garantito e gratis, a volte coperto e riparato dalle intemperie e nelle sue gallerie vi è un pò di tutto, dal gelato al tabaccaio/edicola, al trancio di pizza e ai servizi igienici… sconti e offerte speciali, sia pure civetta per attirare ma se uno si riserva di acquistare solo le offerte risparmia. E’ aperto tutto il giorno e offre la possibilità di poter fare acquisti a quelle persone che lavorano e fanno gli stessi orari dei negozi.

    Ambedue, sia il commercio tradizionale e la grande distribuzione hanno dato il colpo di grazia ai consumatori con l’arrivo dell’euro, la differenza tra i due è che almeno la grande distribuzione all’inizio forniva i due valori, mentre il commercio tradizionale ha radoppiato di botto: mille lire divennero un euro. Nessun controllo neanche dalle prefettute con il compito di controllo, tutti insieme appassionatamente hanno radoppiato anche le giacenze di magazzino….posso dirlo tranquillamente perchè contraria all’euro da sempre e per niente tifosa di far parte della UE, inesperta sì, ma vedevo già la nostra perdita di indipendenza, quindi attenta e critica per ogni cosa impositiva che proveniva dalla UE che nel caso delle furberie delle nostre attività commerciali e artigianali nulla centra, siamo in Italia e “tutto va ben madama la marchesa” …..

  2. 7 gennaio 2013 alle 09:55

    Ogni tanto la corte dei conti si fa’ sentire(ma questa è una battuta personale). Poi come giustamente evidenzia il sig.Ettore i soldi sono sempre quelli,anzi diminuiscono . A livello personale non condivido queste aperture. Penso alla gente che lavora sono mamme,papa’ ma questi hanno diritto di stare in famiglia passare la domenica con i figli.Io per principio non vado mai a fare la spesa di domenica.

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