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Il superstite (121): Gotico piemontese

12 gennaio 2013

Arona 2di Danilo Arona

L’ottimo amico ovadese Stefano Priarone, giornalista de “La Stampa”, ci ha offerto da par suo in data 4 gennaio un prezioso articolo sulla serie di culto American Horror Story, approfondendo l’analisi sull’affascinante territorio del gotico americano i cui ingredienti tipici sarebbero case infestate, manicomi ed esplosioni di follia  destinate a contagiare le coscienze e l’immaginario collettivo per decenni a seguire. Se il gotico americano certi miti deve proprio inventarseli (esemplare anni fa il caso della Strega di Blair a ridosso di un mockumentary capostipite quale The Blair Witch Project), si potrebbe ricordare senza neppure troppo sforzo che  in Piemonte abbiamo un gotico territoriale che, se fosse catalogato e studiato, offrirebbe messe di materiali per appassionati e cultori, nonché spunti fantastici per operazioni editoriali e film.

La differenza con l’analogo americano (stiamo ovviamente generalizzando data la vastità tematica) è che le nostre storie sono ben radicate nel presente e, ciononostante, il sornione e quasi impassibile atteggiamento piemontese tende a minimizzarle, a metterle in ridicolo o a chiuderle in qualche armadio a mo’ di scheletri da dimenticare. Però esistono; da trent’anni me ne occupo e, andando alla caccia di virtuali plot da spettacolarizzare in fiction, come non citare il tipo di Orsara che conviveva con la mummia della madre in pieno stile Norman Bates all’interno di una casa tappezzata da scritte deliranti? O il tipo che anni fa nella campagna di Sezzadio uccise un vicino di casa convinto che fosse un vampiro in procinto di resuscitare per Pasqua? O la casa infestata a pochi passi dalla stazione di Vercelli sotto le cui fondamenta giacciono ancora i resti di un drappello di austriaci passati all’arma bianca, ossa inquiete che provocherebbero poltergeist in grado di far impallidire Steven Spielberg? O quel Paolo Provera che si fece seppellire in piedi nella sua cappella funeraria di San Salvatore?

Casa-AbbandonataIn decenni di indagini dylandoghiane ne ho raccolte di testimonianze e di “storie” da raccontare alla notte davanti a un camino acceso, ma poche per complessità e suggestione, e anche per qualche intrinseca “pericolosità”, valgono quanto il metafisico e il fosco mistero della Valcerrina, sul quale sta indagando e scrivendo una dolce amica che abita da quelle parti e che si chiama Sara, un enigma sul quale spero quanto prima di poter riferire.

Concludo, salutando con molta tristezza un amico di Casale che di gotico piemontese ne sapeva più di chiunque altro e che ha illuminato con la sua presenza tanti, preziosi incontri tenutisi anni addietro al Museo della Gamberina. Parlo del grande Teresio Malpassuto, un insostituibile pozzo di cultura e di memoria, enciclopedico raccoglitore di tradizioni popolari, entusiastico ragazzino racchiuso nel corpo di un uomo curioso e brillante.
Per quanto l’anagrafe possa affermare il contrario, Teresio ha lasciato il pianeta sul serio troppo presto. Ci mancheranno troppo la sua verve e il suo sapere, e il dirlo non è retorica.

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