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Come sono “stanche” queste elezioni!

15 gennaio 2013

Berlusconi Bersani MontiAncora pochi giorni, e le liste dei candidati alle prossime elezioni politiche saranno complete. Con le loro tante conferme, e magari qualche piccola sorpresa dell’ultima ora. Soprattutto sul fronte del centro destra, dove l’incertezza (diciamo pure il caos) che ha regnato in questi mesi all’interno del Pdl nazionale ha condizionato non poco gli sviluppi anche territoriali.

Non so voi, ma io ho come l’impressione che queste saranno elezioni davvero in tono minore, e per nulla risolutive. Perché le persone in campo, all’interno dei diversi schieramenti, sono sempre quelle: solo più vecchie, e consumate. Come il Paese. E perchè appunto non si avverte, dal basso, nessuna reale spinta alla trasformazione, al cambiamento vero e drastico, come ci si aspetterebbe in un Paese in caduta libera come il nostro.

Invece niente, appunto. Il popolo italiano continua (minoranze rumorose a parte) a delegare, a consegnare ad altri, ossia a pochi consumatori mestieranti della politica, la definizione delle linee guida del Paese, e quindi il futuro della collettità. E’ un fenomeno di sostanziale disimpegno e menefreghismo autolesionista assolutamente interessante da osservare.

Voteremo con una legge che tutti ormai definiscono “Porcellum”, o porcata, e che però naturalmente in cinque anni nessuno ha davvero voluto modificare. Per cui a Roma ci vanno persone non realmente scelte dal popolo, ma dai vertici di partito (e in qualche caso da una sola persona).

Così come non si sono fatte riforme di altro tipo peraltro, e ci si è ben guardati dal “toccare” i privilegi di quasi mille parlamentari tra i più pagati, inutili e improduttivi d’Occidente. Tutte affermazioni, appunto, su cui credo almeno il 90% dei cittadini italiani sia d’accordo da tempo. E tuttavia (qui sta la curiosità del fenomeno) in pochissimi davvero sono, siamo, pronti a metterci in gioco per modificare lo status quo.

I tre principali competitor per la premiership del Paese sono vecchi, anagraficamente e ancor più culturalmente. Tutta gente che “trafficava” già nella prima repubblica, a testimonianza di un Paese che non solo non ama le rivoluzioni, ma cerca sempre la soluzione ai propri problemi nel passato, glorioso solo a posteriori.

Certo, per gli scontenti ci sono Grillo e Ingroia. Ma costoro già si pongono, e vengono vissuti dagli italiani, come testimonianza, grilli parlanti appunto. Nulla più.

Quanto al legame tra politica e territorio: è semplicemente scomparso.
Eleggeremo senatori e parlamentari che in buona parte, se si presentassero alle urne a qualsiasi livello, chiedendo preferenze personali, prenderebbero i voti di amici, parenti, in qualche caso aficionados di partito (vedasi parlamentarie del centro sinistra).

Del resto, fateci caso, coloro che in passato hanno preso preferenze vere, legate alla persona, in questo “giro” hanno preferito non esserci, piuttosto che accettare di essere “infilati” come riempitivi, oppure di dover sottostare a scelte di partito effettuate da pochissimi decisori nazionali.

La nostra democrazia, diciamocelo, non vive uno dei suoi momenti migliori. E il guaio è che il popolo, rendendosi conto di non contare granchè (poichè le decisioni vere vengono prese sempre altrove, a prescindere: il governo Monti ne è stata la dimostrazione più eclatante), non si indigna, non rovescia il tavolo. Si ritrae invece, come se fosse una partita persa, o che comunque non gli interessa più giocare. Fino a quando, e con quali conseguenze, però? E’ un tema su cui ci piacerebbe tornare: anche con i vostri contributi.

E. G.

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Categorie:Politica
  1. Giancarlo
    15 gennaio 2013 alle 06:35

    Detto in tre parole: siamo semplicemente italiani.

  2. 15 gennaio 2013 alle 08:29

    Però ci sono stati altri momenti storici, caro Giancarlo, in cui se non tutto il popolo, quantomeno significative avanguardie (altro termine d’antan) hanno avuto atteggiamenti meno passivi, più innovatori o anche ribelli. Oggi il fenomeno di eutanasia di massa è davvero interessante: secondo me è il prodotto di trent’anni di lavoro sulle menti e sui bisogni, veri e finti. Ma ognuno qui dice la sua, è chiaro.

    E. G.

  3. franco dell'alba
    15 gennaio 2013 alle 09:41

    Beh, intanto assistiamo all’assordante silenzio imposto dai media al Movimento 5 Stelle e non, guarda caso, a Ingroia. Se qualcuno avesse avuto ancora bisogno di dimostrazioni di stampa di regime ora dovrebbe essere sazio.
    E poi non è detto che questo silenzio coincida davverro con la mancata “””rivoluzione””” che questo Movimento potrebbe portare all’interno del sistema; nella peggiore delle ipotesi sarà una pesante azione di disturbo che qualche effetto positivo lo porterà comunque.
    Vi faccio un piccolo esempio in salsa locale: in queste ore presentiamo la proposta di modifica allo statuto che prevede l’introduzione del referendum deliberativo e l’abbattimento del quorum. Nessun’altro schieramento si sognerebbe mai di farlo, un conto è la democrazia proclamata un conto è quella applicata. Ora, grazie al Movimento 5 Stelle, si dimostretrà come la parola Democrazia abbia interpretazioni le più fantasiose e variegate e, se mai ce ne fosse bisogno, si potrà verificare quanto il Re sia nudo o comunque mostruosamente ipocrita.
    Per i miopi è filosofia spicciola, per gli illuminati è materia politicamente devastante, da qualsiasi punto la si veda.
    Tutto questo per dire che potranno esserci mille ed una perplessità su Grillo e sul 5Stelle, ma il grande, anzi, l’unico vero problema è che non c’è, in assoluto, alcuna alternativa migliore di questa per chi abbia voglia di votare senza buittare il suo voto nel ….si può dire cesso in tv? 😀

  4. anonimo (luigi rossi?)
    15 gennaio 2013 alle 10:36

    in effetti, ingroia non esisteva fino a ieri in politica, ma ha già avuto spinte mediatiche dalla stampa e dalle tv di regime ben maggiori rispetto agli sprovvedutissimi cinquestelle e al loro ormai imbolsito e autolesionista monarca, che passerà alla storia non come quello che rinnovò l’Italia, ma come quello che non la rinnovò per errori grossolani solo ed esclusivamente suoi.
    Ingroia, che si è già dichiarato prontissimo a inciuciare con chicchessia dopo le elezioni, sta imbarcando tutto il ciarpame che vede galleggiare sulle acque nere della cloaca politica, ed è anche utile al sistema della castqa perchè altrimenti sarebbe mancato un avversario da definire “comunista”.
    Non sia mai che avessero dovuto fare la fatica a studiare qualche parola nuova, per uno scenario vecchissimo.

  5. Agatone
    15 gennaio 2013 alle 13:16

    Però gli italiani quando hanno dimostrato di essere in altro modo? Direi di più. La cultura occidentale, portatrice di benessere economico (ho più dubbi su quello esistenziale), allontana le rivoluzioni. Perché le si fanno in genere quando si ha la pancia vuota e niente da difendere.
    E poi anche il Risorgimento è mica stato fatto dal popolo ma nell’indifferenza della maggior parte della gente. E anche la resistenza era fatta da una minoranza. Di giovani, ancora senza famiglia. Chi tiene famiglia le rivoluzioni non le fa, a meno di rimanere senza mangiare.

    Chissà che tra 100 anni nelle scuole non facciano studiare l’Europa unita come grande momento di progresso dell’umanità.

    Quello che non sento più io nella campagna elettorale è la riforma dello stato: eliminazione di enti inutili (province?), dimezzamento dei parlamentari etc. Tutti a urlare contro l’austerità ma nessuno che dica che se non si tagliano le spese tutto il resto, tipo abbassare le tasse, non si può fare

  6. TM
    15 gennaio 2013 alle 14:57

    mi scusi dell’alba, ma mi era parso di capire che i 5 stelle sdegnavano il sistema mediatico a favore della dinamica democrazia della rete, e ora si lamenta dei media cattivi che neanche il berlusca dei tempi d’oro?

  7. franco dell'alba
    15 gennaio 2013 alle 16:19

    Grillo può maledire tutti i giornalisti del mondo, come del resto fanno tutti quando non vengono messi in prima pagina, ma questo non esime loro dal dare notizie se è vero, come loro stessi dicono, di essere al servizio della comunità. Quindi parlare di protagonisti ignorando Grillo è quantomeno faziosetto non trova sig TM?
    Del resto non è una novità quella di far vedere comizi e convegni da venti persone ed ignorare piazze da centomila. O mi sta forse dicendo che Grillo dovrebbe partecipare alle pagliacciate per imbecilloni chiamate talk show: quei teatrini d’avanspettacolo per marionette telecomandate? Dove l’ultimo furbone di turno si lascia scappare che l’altro “non si attiene ai patti”?
    Non sono io a difendere questo sistema, mi limito a fare osservare che c’è tanta gente che crede ancora che ci sia una qualche forma di democrazia e che, in questa illusione, continua a menatenere questi illusionisti da strapazzo.

  8. 15 gennaio 2013 alle 16:36

    E tuttavia, caro Franco, i dibattiti “combinati” tra finti nemici o avversarsi, e più in generale quel vecchio contenitore di bugie che è la tv, gestiscono ancora un sacco di voti, credimi. E chi si informa in gran parte o esclusivamente sul web rischia di vivere in un universo autoreferenziale e minoritario. Per poi risvegliarsi di botto, e masticare amaro.

    E. G.

  9. TM
    15 gennaio 2013 alle 17:45

    caro dell’alba, con tutte le cautele del caso, poiché non voglio farla inalberare ma capire, se possibile, credo che notare le contraddizioni – ove sussitano – non sia né imbecille né fazioso. a costo di farmi di nuovo mettere sotto monitoraggio 😉 le farei notare che chi ha votato, per dire, i consiglieri 5 stelle nel comune di alessandria nella democrazia ha evidentemente creduto. come la mettiamo?

  10. 15 gennaio 2013 alle 23:12

    Qualcuno ha detto se il nostro voto fosse determinante non ci lascerebbero votare. Forse aveva ragione.

  11. Proletario
    16 gennaio 2013 alle 08:26

    da Barberis a Diliberto un solo grido : ” La poltrona”
    Ferrando P.C.L. mai compromesso !

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