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Cari sindaci, la vostra è fantasanità!

24 gennaio 2013

Corsia ospedaleIn fin dei conti, chi ha saputo fare più rumore, ossia Novi Ligure, ha limitato i danni rispetto al resto della provincia, ottenendo di mantenere qualche reparto in più rispetto a Tortona o Ovada.
Ma lo snodo, in questa “razionalizzazione” della sanità sul nostro territorio, sta nel fatto che la politica continua ad essere ondivaga: avalla tagli a livello nazionale e regionale, e poi si “straccia” le vesti di fronte agli elettori su scala locale. Ma così non funziona, non se ne esce. Chi scrive è stracovinto che la sanità pubblica debba restare gratuita (tranne magari per i ricchi veri: ma quelli per il fisco spesso neanche esistiono, come noto), e che vada migliorata costantemente in qualità. Diffidate di chi sostiene in contrario, tipo “gli italiani hanno un welfare insostenibile”. Che taglino le spese agli armamenti semmai, o pensino a ridimensionare le grandi opere che costano tre volte il loro valore di mercato.

Ma pensare questo non significa ritenere che un modello di ospedale ogni 20 o 30 chilometri sia sostenibile. Da un po’ di tempo sto cercando di raccontare alcune eccellenze della sanità alessandrina, intesa come azienda ospedaliera. E scopro via via professionalità e competenze di valore assoluto. Ma anche limiti oggettivi in termini di risorse per il personale, per le tecnologie, per reparti che potrebbero essere assai migliori, più moderni in termini di location, o di migliorìe solo all’apparenza banali come aria condizionata, servizi igienici, e via dicendo. Chi, ahimé, ha la disdetta di aver frequentato in maniera non puramente occasione un ospedale sa bene quanto anche certi dettagli possano fare la differenza.

Ebbene: i sindaci la smettano di fare gli ipocriti, perché la provincia di Alessandria non può permettersi 6 o 7 ospedali moderni, è evidente. Non almeno se si esige che in un ospedale esistano competenze e strumentazioni di primo livello, in grado di garantire il meglio a tutti i pazienti, a prescindere dal loro reddito.

Naturalmente nessuno è mai disposto a rinunciare ad alcunché, ed esistono senz’altro, in un Paese di anziani come il nostro, anche esigenze di persone di età avanzata (sempre più numerose), che spesso non sono in grado di trasferirsi a curarsi in una città diversa da quella di residenza. E per loro dovrebbero esistere forme di assistenza domiciliare, e di trasporto gratuito casa-ospedale in caso di necessità di “pendolarismo sanitario”. Però sostenere che ogni cittadina di provincia debba avere a disposizione veri ospedali, con tutto quel che ciò significa in termini di risorse e competenze, vuol dire davvero sognare ad occhi aperti. So che molti di voi non saranno d’accordo: via al dibattito!

E. G.

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Categorie:In primo piano
  1. Maurizio Fava
    24 gennaio 2013 alle 08:44

    per una volta NON sono d’accordo con te, Ettore.
    Non quando dici “la provincia di Alessandria non può permettersi 6 o 7 ospedali moderni, è evidente”.
    Io credo invece il contrario: la sanità pubblica (al netto della corruzione e degli sprechi che ben conosciamo) potrebbe assolutamente esistere in Italia.
    se pensi che con il costo di soli 500 metri di INUTILISSIMA (e pericolosissima per la salute, per cui gli ospedali dopo serviranno eccome!) linea del TAV terzo valico (che porterà container di merce cinese da Voltri ai magazzini di Gavio a Rivalta con uno sconto di soli 30 minuti sul lunghissimo viaggio, punto e basta) si finanzierebbe in toto un ospedale da 1200 posti letto…
    Le risorse ci sono, Ce le estorcono ogni giorno a mezzo irpef, IMU, Tares, accisa sui carburanti, assicurazioni, tariffe acqua e gas, contributi previdenziali, pedaggi autostradali,
    Anzi, ci sarebbero, se i partiti di potere e di inciucio, PD assolutamente incluso, non avessero deciso che i sette miliardi tolti alle nostre pensioni debbano andare tutti al faraonico progetto di cociv-impregilo, mentre tagliano assistenza sanitaria e posti di lavoro per comprare 14 miliardi di cacciabombardieri da guerra T-35 (quelli che Canada e USA non vogliono perchè sono pure scadenti) e 3 miliardi di sottomarini.
    Per non parlare di corruzione, grande elusione e evasione fiscale (quella di chi porta i soldi all’estero, mica il vecchietto che non prende lo scontrino del caffè) costi della politica e regalie e sconti a potenti piccoli stati stranieri e alle banche fallite…

    • Maurizio Fava
      24 gennaio 2013 alle 08:46

      certo, vedere i politici, che stanno belli grassi nei partiti artefici dei tagli e del disastro, atteggiarsi a “salvatori dei cittadini e degli ospedali”, è davvero troppo.
      E’ come ascoltare da Erode una bella conferenza sulle violenze ai minori.

  2. 24 gennaio 2013 alle 11:04

    A parte le piroette incongruenti dei politici, che in Italia siamo abituati a mettere in conto (altrove non è mica così però), se per moderno ospedale intendiamo una struttura in grado di intervenire in maniera qualificata su tutte o quasi le malattie o patologie, e curarle in maniera completa e affidabile (ictus, infarto, cancro, e tutto l’universo delle disgrazie umane che conosciamo) rimango convinto che averne uno, di alto livello, in provincia (ossia l’Azienda Ospedaliera) sia l’unica possibilità. E ragionerei senz’altro su un ospedale ancora migliore, più ricco di risorse finanziarie da trasformare in competenze medico sanitarie: già oggi ad Alessandria ce ne sono di eccellenti, che lavorano benissimo ma in condizioni certo migliorabili da tanti punti di vista. Poi c’è la location: Il Santi Antonio e Biagio è in una posizione assolutamente infelice, ed è una struttura comunque vecchia. So già, e condivido, le obiezioni: se investi 300 milioni di euro in un nuovo ospedale, 100 “se li mangiano”. Ma questa è una “malattia” italiana, da stroncare, e un tema più ampio e diverso. I presidi ospedalieri di zona sono una bella cosa, e una grande risorsa soprattutto per gli anziani: ma il grande equivoco è che molta gente li considera veri ospedali, e si attende poi prestazioni specialistiche e qualitative, ad un livello irraggiungibile rispetto alle risorse messe in campo. Quanto agli sprechi su altri fronti, dalle grandi opere agli armamenti, con me sfondi una porta aperta. Ma anche lì: sono “partite di giro”, pilastri di un sistema politico economico articolato e complesso.
    Che si sta sfasciando, ma che non è in grado di cambiare davvero (e non ne ha vera intenzione). Discorso complesso, ci ritorniamo.

    E. G.

  3. luigi
    24 gennaio 2013 alle 14:52

    premesso che i muri ed i pilastri di cemento armato non hanno mai curato nessuno (se mai lo possono fare solo i medici preparati e soprattutto le strumentazioni sempre più avanzate) posso capire che la struttura del S.Antonio e Biagio sia un poco antiquata e la dislocazione dei reparti non più aderente alla moderna sanità, ma qualcuno mi spieghi perchè non viene utilizzato tutto lo spazio interno dell’ex manicomio, che a prima vista sembra altrettanto vasto come l’Ospedale Civile. Perchè andare a cementificare da un’altra parte? Almeno il nostro ospedale è in centro città e per una popolazione di età media avanzata è un piccolo vantaggio. Ditemi se non è vero.

  4. Maciknight
    24 gennaio 2013 alle 15:19

    Sono anni che se ne parla ed era anche previsto nelle ultime riforme sanitarie, la costituzione di studi medici associati distribuiti sul territorio, in grado di fornire servizi nell’arco dell’intera giornata, con attrezzatura di base per primi interventi diagnostici e di cura, con medici di diverse specializzazioni, secondo le dimensioni dello studio e l’incidenza demografica, soprattutto se costituita da anziani. E’ assurdo che si debba andare al pronto soccorso di giorno per qualsiasi motivo … Dopo di ché occorre potenziare l’assistenza domiciliare qualificata, con tanto di infermieri e medici in grado di assistere pazienti anziani ed allettati direttamente nelle loro case (che è il posto dove vogliono essere e possono più facilmente recuperare la salute o quantomeno condurre una vita di qualità migliore), integrando le risorse del volontariato con quelle sanitarie professionali. Non sarebbe difficile se solo ci fosse la volontà di agire coordinandosi e ripudiando ricatti politici e clientele. Se dipendesse dalla società civile si potrebbe fare in tempi rapidi, ma occorre prima prendere a calci in culo (a voler essere pacifisti) i politici di professione ed i loro sodali, cortigiani e portaborse, che hanno tutt’altri interessi.

  5. 25 gennaio 2013 alle 21:01

    Caro Ettore, concordo, ma sono sicuro che la prova di forza novese è servita solo per poter avere la scusa del “noi ci abbiamo provato” quando domani Novi perderà altri pezzi.
    Proprio perchè nessuno vuole rinunciare al suo ospedale.
    Non tanto perchè serve, quanto perchè fa figo averlo.
    In provincia di Pavia non siamo messi meglio, con ospedalini come quelli di Casorate Primo o Mede, ma si preferiscono chiudere corsie e ridurre posti letto a Vigevano, pur di no chiuderli.
    Stessa cosa ad Alessandria: reparti chiusi a Novi, personale sotto organico per il blocco delle assunzioni, ma guai a voler chiudere Ovada e magari trasferire infermieri e dottori a Novi.
    Così a Novi si buttano via 20 milioni di euro investiti a suo tempo da Ghigo ed entrambi gli ospedali lavorano male (nel senso che non hanno il personale per coprire turni e maestranze).
    Sarebbe ora di capire che questo tenore di spesa pubblica non è più nelle nostre tasche, o meglio che dalle nostre tasche sarà più pesante il prelievo se anche su questi fronti non si inizia a razionalizzare Poi ben venga non fare il Terzo Valico o togliere il rimborso ai partiti, ma da solo non basta

  6. 25 gennaio 2013 alle 21:14

    Già. Il punto è che, nella sanità come per gli enti locali (provinca, comuni e partecipate ecc), si procede senza autorevolezza, per strattoni, un passo avanti e due indietro, senza che nessuno abbia davvero un progetto complessivo, e l’autorevolezza per attuarlo. Ma modificare lo status quo in questo modo, solo con la logica di operare qualche “taglietto” e risparmio qua e là, genera più disagi che benefici. Prossimamente qualche altro approfondimento, promesso. La sanità un tema troppo importante, e che ci riguarda proprio tutti. Buon week end!

    E. G.

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