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Porrajmos

27 gennaio 2013

Porrajmosdi Vjačeslav Michajlovič Skrjabin (Molotov)

«Ciò che implica tristezza, esprime un tiranno»

«Il tiranno parla il linguaggio della legge, non ha altro linguaggio. Ha bisogno dell’ombra delle leggi»

Gilles Deleuze

E’ molto difficile per me parlare degli olocausti, mantenendo la lucidità… ma tenterò di dare il mio piccolo contributo a questa giornata importantissima. E il perché è chiaro; a noi sicuramente. La necessità impellente, però, è che il cerchio si allarghi, che si esca dall’estemporanea attenzione politica e mediatica, oserei dire, sicuramente di maniera. Poiché a poco vale l’incredibile e meritorio lavoro di associazioni e singoli, di cui non sto a fare l’elenco, ringraziandone una per ringraziarli tutti, Enrica Bocchio, che domenica 27 gennaio, alle 16,30, sarà alla Sinagoga di Alessandria con le letture e le musiche de “Le porte della speranza”, se non si ritorna, veramente, all’educazione, alla trasmissione e alla condivisione dell’ “humanitas” e della “pietas”, soprattutto rivolgendosi alle nuove generazioni. Non bastano i proclami e i discorsi altisonanti tenuti in questa manciata di giornate, quando, per tutto il resto dell’anno, commentatori e sicofanti vari, politici di lungo e di medio corso, conservatori ed innovatori progressisti, tollerano o legittimano azioni, scritti e pensieri inenarrabili, per fini particolari. Ci torneremo sopra, ma per capire meglio voglio cominciare il mio personale giorno della memoria, ricordando uno dei tanti olocausti dimenticati, quello delle etnie Romani, principalmente Rom e Sinti, ma anche Kalè. Non essendo, per ovvi motivi, organizzati e strutturati come gli Ebrei, risulta impossibile avere dati certi sul “Porrajmos”(o porajmos), il “grande divoramento”, l’equivalente Romani della Shoah, l’olocausto, la distruzione; le stime comunque si attestano tra il mezzo milione e gli ottocentomila martiri, immolati sull’altare della razza dalla cecità e dall’indifferenza dell’uomo. Una cosa sicura è che la persecuzione verso gli “Zingari” sia stata l’unica, insieme a quella perpetrata verso gli Ebrei, di pura matrice razziale. Un fatto che molti non conoscono o che, anche sapendo, non vogliono ammettere, è che la persecuzione sia stata permessa da leggi promulgate molto prima dell’avvento dei nazifascisti. Lasciamo perdere, per adesso, che il rifiuto e l’odio per “l’altro da sé” vengano dall’alba dei tempi e i nomadi, quelli che non si piegavano alle normali modalità del vivere comune, erano (e sono) visti come bersaglio ideale, un po’ come successe agli Ebrei durante le varie epoche dell’uomo, sul quale indirizzare l’ottusità e l’ignoranza delle comunità, tenute scientemente, dal potere, in uno stato semibestiale. Ma le leggi e gli editti che hanno permesso il “Porrajmos”, almeno la maggior parte, sono state promulgate durante la Repubblica di Weimar, quando il movimento nazionalsocialista era ancora embrionale. Uno per tutti: nel 1920 Alfred Hoche, psichiatra, e Karl Binding, uomo di legge, avevano pubblicato un piccolo, vomitevole ed atroce, libro intitolato: “Il permesso di annientare vite indegne di essere vissute”, che avrebbe fornito fondamenti legali e medici per gli olocausti nazisti. Quindi in un grande crescendo di provvedimenti legislativi, identificazioni, prelevamento di impronte digitali, domiciliazioni coatte e via discorrendo, si arrivò alla persecuzione razziale vera e propria e all’annientamento. Lo storico tedesco Wachsmann ebbe a scrivere: «la criminologia di Weimar e la prassi penale contribuirono a forgiare la politica nazista». Quindi, come richiamato dalla citazione iniziale di Deleuze, si vede bene che il tiranno si muove sulla base delle leggi, non ne può fare a meno e quando, poi, il conservatorismo strisciante, proprio dell’essere umano, gliene fornisce un substrato, anche psicologico, già preconfezionato, il compito è ancora più agevole. E quindi mi chiedo come sia possibile che, in un recente passato, personaggi pubblici, che ora si atteggiano come illuminati riformatori del nord, abbiano proposto schedature dei bimbi rom (impronte digitali), che amministratori pubblici abbiano discriminato ed affamato bambini per motivi razziali, che parlamentari si siano macchiati di reati razzisti e facciano propaganda xenofoba e fascista in tutta Europa. E il tutto impunemente?, senza che alcuno protesti?.

Poi, arrivando ad oggi, non mi pare neppure immaginabile vedere i rinnovatori, quelli che vogliono scacciare i mercanti dal tempio, riconoscere lo status di interlocutori credibili a movimenti neo-nazisti, tra l’altro qualche giorno prima che ne arrestino una ventina di componenti a Napoli, magari molti incensurati (unico requisito per essere, a quanto pare, persone degne), che tra le altre cosucce da niente progettavano di “violentare una ragazza Ebrea”. Nel 2013?, violentare una ragazza Ebrea?… Allora vedete che è in atto un cortocircuito culturale, il limite è saltato ed invece dovrebbe essere invalicabile. Nel mentre, le folle, acritiche e passive, continuano ad osannare i loro piccoli profeti. Questo spirito acritico, purtroppo, viene da lontano, viene dalla famiglia e dalla scuola, viene da una società plasmata su di un concetto predominante, della morale e dell’essere, che non favorisce di certo l’accettazione dell’altro. Come spiega molto bene il filosofo ebreo Levinas, la concezione ontologica occidentale è quella che raffigura l’essere come immutabile ed eternamente fermo: un essere parmenideo spiegato e ricondotto ad un’unica regola razionale, senza spazio per le diversità, che devono essere circoscritte nell’ambito della norma. Invece non è così, il filosofo ha una sua concezione, quella che condivido: non esiste un solo essere, ma una molteplicità di esseri distinti e diversi, ognuno plasmato dalle proprie esperienze, che hanno un qualcosa di inaccessibile e misterioso che si svela all’altro solamente attraverso la comunicazione interpersonale. Nella vita di tutti i giorni, gli uomini, per vari motivi, educazione famigliare, scolastica, consuetudine, idea dominante, per la maggior parte ragionano in base ad un pensiero omnicomprensivo e sono veramente convinti di conoscere l’altro a priori, di poterlo spiegare con il proprio sentire, ma non è così.

Ognuno sta solo sul cuor della terra
trafitto da un raggio di sole:
ed è subito sera.

Sono gli intramontabili versi di “Ed è subito sera” di Salvatore Quasimodo: la solitudine irriducibile di ogni essere umano, nella mia personale interpretazione, illuminata in un fugace momento, prima del tramonto della coscienza, da un raggio di sole, una speranza vera. E quale è questa speranza?, una sola: conoscere veramente “l’altro da me”, perché solo tramite la conoscenza, l’accettazione della diversità, mi sentirò un po’ meno solo e arricchirò la mia “humanitas”. Niente di quello che è umano mi è estraneo (nihil humanum mihi alienum puto)…

Ricapitolando, l’etica dell’ “altro da sé” di Levinas, che faccio mia, dice una cosa importantissima: ogni individualità deve rispettare le differenze delle altre, differenze che sono mistero incommensurabile, in quanto inconoscibili. Quindi ogni uomo deve contrarre una responsabilità nei confronti del mistero costituito dagli altri (che si rivela solo con il dialogo e la conoscenza). L’indifferenza, il fare finta che non succedano le cose, non è una strada eticamente percorribile e proprio Levinas ebbe a dire. «A forza di temere di essere delle anime belle, si diventa delle anime villane».

Bimba rom schedataPurtroppo ci si sta dimenticando del passato, si manipola, si nega, ma ancora peggio si cala, scientemente, un velo di indifferenza e silenzio sulla storia. Non è indispensabile cambiare i libri di testo a scuola, basta quella bella pratica tradizionale, molto in voga ultimamente, di far studiare solo quello che l’insegnante dice di sottolineare. Così facendo, tra le lacune dei testi, i silenzi e l’orientamento indotto, interi accadimenti, magari importanti, della storia umana, scompaiono dalle menti dei nostri figli. Il potere ha già cominciato, anche dal tentativo di eliminare alcune festività importanti, per i valori che rappresentano, come il 25 Aprile, dato che, mi pare, sia quasi obbligato a tollerare le celebrazioni del 27 Gennaio: sarebbe troppo cercare di cancellare un momento così importante. Meglio svuotarlo di significati veri, con un’opera continua di smantellamento delle coscienze e degli intelletti che parte da molto lontano, da tutte le riforme della scuola pubblica, come denunciava già Calamandrei nel 1951.  Lui, tra le altre cose, diceva, in un passaggio, esattamente così: “Quello che soprattutto spaventa sono i disonesti, gli uomini senza carattere, senza fede, senza opinioni. Questi uomini che dieci anni fa erano fascisti, cinque anni fa erano a parole antifascisti, ed ora son tornati, sotto svariati nomi, fascisti nella sostanza cioè profittatori del regime”. Ci penso spesso, ma in particolare quando vedo, ogni anno, questi personaggi, i profittatori del regime, commemorare le vittime delle fosse Ardeatine, addirittura sfoggiando la kippah. E vi garantisco che, in queste occasioni, mi sento quasi male fisicamente. Se fossi religioso mi verrebbe da urlare: “Dio degli eserciti!…ma dove sei?”.

E la base, la “conditio sine qua non”, per l’esistenza della  tirannia era, ed è, la tristezza che permea la vita, la “passione triste” di Deleuze, che così la definisce: “ …è un complesso che riunisce l’infinito dei desideri e il turbamento dell’anima, la cupidigia e la superstizione. Il tiranno ha bisogno della tristezza delle anime per riuscire, così come le anime tristi hanno bisogno di un tiranno per sovvenirsi e propagarsi. Ciò che li unisce è in ogni caso l’odio della vita, il risentimento contro la vita…”.

Niente di più vero: nei regimi, i tiranni per governare hanno bisogno della tristezza, degli uomini tristi. Nei regimi, i preti, i giudici e i guerrieri si occupano solo di giudicare e mutilare la vita, hanno bisogno di popoli che siano animati, più o meno scientemente, dalla “passione triste” di cui si accennava poco sopra. Sommiamola all’indifferenza delle genti, procurata in gran parte grazie agli artifizi di cui si parlava precedentemente e capiamo come siano possibili atrocità come il “Porrajmos”.

Una delle riduzioni più belle dei versi del pastore Martin Niemöller parla proprio di questo:

Prima di tutto vennero a prendere gli zingari
e fui contento, perché rubacchiavano.

Poi vennero a prendere gli ebrei
e stetti zitto, perché mi stavano antipatici.

Poi vennero a prendere gli omosessuali,
e fui sollevato, perché mi erano fastidiosi.

Poi vennero a prendere i comunisti,
ed io non dissi niente, perché non ero comunista.

Un giorno vennero a prendere me,
e non c’era rimasto nessuno a protestare.

A furia di chiudere gli occhi, di blandire qualsiasi movimento al di fuori dell’etica, quella vera, oggettiva, che stabilisce dei confini morali uguali per tutti e non dettati dai gruppi dominanti…

a furia di corteggiare e tollerare (magari per una malriposta “sufficienza culturale”) singoli, gruppi, partiti ed associazioni al di fuori della storia e della costituzione, al di fuori dell’umanità, vuoi per cupidigia, per opportunità, per sete di potere o per semplice ignavia…

a furia di essere indifferenti, perché tanto sta capitando ad altri…

a furia di essere vittime tristi di superstizione, passioni bestiali, cupidigia dell’animo…

sono successe, durante le età dell’uomo, atrocità inenarrabili come il “Porrajmos”.

Gli Tzigani si videro riservato un trattamento terribile fatto di esperimenti scientifici e torture, umiliazioni senza fine e barbarie di un’efferatezza assoluta. Ma veramente triste e preoccupante fu ciò che accadde dopo la liberazione: il loro olocausto, per lungo tempo fu dimenticato, “paria” anche nel dolore. Poi per fortuna qualcosa si mosse, grazie a singoli e associazioni volenterose. Io ritengo che sia funzione importante di questa giornata ricordare e testimoniare tutti gli olocausti, restituire dignità a tutte le vittime, che per me formano un tutto unico, senza distinzione alcuna. Fare in modo che si realizzi e si perpetui, con la parola, con l’esempio e con l’educazione al rispetto dell’ “alterità” di ogni essere, l’accettazione dell’ “altro da sé”, unico mezzo per ricondurre la società ad una vera “emancipazione umana”. E si badi bene: accettazione e non tolleranza, perché tolleranza è un termine da bandire totalmente che, a mio parere, riduce il tutto alla mera sopportazione del prossimo. Così non può funzionare, nessuno può convivere con altri mediante la condiscendenza: l’ “altro da sé” va accettato come fratello nello spirito, portatore di valori e cultura, motore di arricchimento del nostro soffio vitale, non c’è altra strada.

Un ultimo pensiero rivolto ad una “grande anima” moderna, Charlie Chaplin: quando durante la guerra gli chiesero se era ebreo, lui rispose “Non ho questo onore”. Ecco io, in conclusione, voglio solo dire una cosa, tutte le volte che avviene una prevaricazione su uno qualsiasi dei nostri fratelli, possiamo pensare e testimoniare la stessa cosa: anche io non ho l’onore di essere ebreo, nero, sinti, rom, kalè, palestinese, musulano, cristiano, buddista, ortodosso, siriano, ceceno…, ma è come se nello spirito, condiviso e senziente, lacerato e sanguinante, lo fossi”…

T’nas velto har sinto

T’nas velto har sinto
na kamavas i lixta,
naj vaves but
u farvi fon u blumi.
T’na lajdiomes
naj kraves pre
u jis ap hofnuga,
na vaves baxtale
ti vap jek sinto.
Naj ohne kamlaben
na šunaves zorle
i frajda fon jek galin,
i šmaxta fon jek duxo,
ketne fon smajxla.
Ti na viomen srakardó
krat har sinto…
na vaves froh
ti vap jek rom sinto.

Se non fossi nato zingaro

Se non fossi nato zingaro
non amerei la luce,
non godrei appieno
i colori dei fiori.
Se non avessi sofferto
non potrei aprire
il cuore alla speranza,
non sarei felice
di essere zingaro.
Se non fossi stato senza amore
non sentirei cosi forte
la gioia di un abbraccio,
la potenza di un respiro,
l’intensita di una carezza.
Se non fossi stato calpestato
proprio perché zingaro…
non sarei felice
d’essere un uomo zingaro.

Vittorio “Spatzo” Mayer Pasquale

 

 

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Categorie:Editoriali
  1. Maurizio Fava
    27 gennaio 2013 alle 09:42

    le varie “giornate di … ” hanno sempre, non so perchè, un certo sapore di IPOCRISIA.
    Si parla di una tragedia una volta l’anno, la coscienza viene tacitata, e per i restanti 264 giorni ci si comporta malissimo come al solito.
    Nella fattispecie, poi, l’ipocrisia è doppia, perchè anzichè ricordare tutte le vittime del fascismo e della sua feroce follia superomistica, si parla sempre e solo di Shoah, termine che si riferisce al genocidio degli Ebrei.
    Rom, Sinti, etnie intere, oppositori politici e loro familiari, anarchici, socialisti, comunisti, o militari lealisti che non vollero vendersi al mostro, a volte anche nazisti e fascisti dissidenti.. le vittime di mussolini e hitler furono multietniche, e multiculturali.
    Occorrerebbe ricordarsene, per non essere strumento di informazione tendenziosa e strumentale.
    Dedico i miei pensieri di oggi a Vicki.
    Vittoria Nenni, morta a Auschwitz nel 1943. Il padre la volle credere viva ogni giorno, ricordandola con immensa e quotidiana tenerezza nei suoi “Taccuini”, fino alla notizia definitiva nel 1945, a guerra finita.

    http://it.wikipedia.org/wiki/Vittoria_Nenni

  2. Enrica Bocchio
    27 gennaio 2013 alle 10:44

    Sì, è vero: “i nazisti e i fascisti dissidenti” non li ho proprio considerati.
    Tutti gli altri sì, li ho anche rappresentati con i simboli e i colori con l quali venivano contraddistinti.
    .

  3. 28 gennaio 2013 alle 20:57

    questo lo dedichiamo allo smemorato di arcore…

  4. Enrica Bocchio
    29 gennaio 2013 alle 03:16

    E’ uscita la 2^ edizione del libro sul prof.Giovanni Maconi, figura importante nell’ambito della sanità alessandrina.Ciò che stupisce è il fatto che a curarne la riedizione sia proprio l’ISRAL (Istituto per la storia della Resistenza). Non mi risulta sia mai stato “fascista dissidente” o pentito, anzi credo proprio che apprezzerebbe senz’altro la riedizione, ma certamente non il rieditore.

    • anonimo (luigi rossi?)
      29 gennaio 2013 alle 09:18

      Il prof Maconi MAI proferì una parola di dissenso.
      Non a caso lasciò eredi ben schierati.

    • Enrica Bocchio
      30 gennaio 2013 alle 19:45

      come mi ha fatto giustamente notare TM, parliamo del libro DI Maconi e non SU Maconi. Data l’ora in cui è stato scritto, mi avrete perdonato…anche perchè credo di avere poi spiegato chiaramente il motivo della segnalazione, per chi ha voluto capire.

  5. 29 gennaio 2013 alle 09:44

    Dai, posto che chi aveva ragione e chi torto nel Ventennio lo si è acclarato (e io su questo tema sono schieratissimo), non possiamo mica continuare a vivere con il collo girato all’indietro. Mi procurerò il libro citato, che non ho ancora letto: ma se parla di sanità e territorio, non trattiamolo come un manifesto politico. Questa cosa che l’Italia affonda, il nonnino Silvio tira fuori dal cilindro il peggio del suo repertorio, e la controparte abbocca (o ci marcia?) a me sembra “una distrazione di attenzione” da temi un po’ più contemporanei. A voi no?

    E. G.

    • Enrica Bocchio
      29 gennaio 2013 alle 10:33

      ma sì, hai ragione: volemose ben, superiamo la definizione, rilasciata NON nel ventennio, ma nel 2000 ” gli ebrei deportati a Fossoli? tutti pezzenti, tutta gentaglia!”

      Ribadisco: non mi riferisco alla storia dell’ospedale e della sanità alessandrina, altrimenti avrei messo il commento all’articolo sulla Sanità, ma è indigesto che sia l’ISRAL (e sottolineo Istituto per la Storia della Resistenza) a ripubblicare Maconi. Per questo lo sto postando qui.

      Sto ascoltando Vaime in tv in questo momento: magari l’olio di ricino veniva dato per curare la stipsi… magari l’esilio a Ventotene era considerato come ” ferie”…

      • Carla Nespolo
        30 gennaio 2013 alle 11:03

        E’ comunque sempre un errore parlare di un libro senza averlo letto. Infatti il volume in questione si occupa proprio (come suggerisce Grassano) della storia delle Istituzioni sanitarie alessandrine dal 1600 alla fine degli anni 60. Esso, fu già stampato nel 2003 dall’Isral, che non a caso è Istituto “per la storia della resistenza e della società contemporanea” e siamo particolarmente impegnati nelle ricerca di storia locale. Solo il fatto che. il volume fpsse esaurito ha indotto l’ISRAL ad accogliere la richiesta dell’Ospedale di Alessandria per una ristampa aggiornata. Tale volume è stato finanzianato essenzialmente dalla Fondazione Cassa di Risparmio.
        Chi voglia leggere tale testo può averlo (sino ad esaurimento) recandosi presso l’Isral in via Guasco 49 ad Alessandria. Non si tratta, lo scrivo per inciso, di un testo sul fascismo ma, anche se lo fosse stato, sarebbe stato cura di una istituzione cultuirale non settaria e non censoria, di ristamparlo, se ve ne fossero state ravvisate le qualità scientifiche. Questa è la linea dell’Isral, sia per la ricerca che per le pubblicazioni; nè il comitato scientifico, nè i nostri ricercatori, nè io stessa, ci siamo mai sognati di chiedere ai nostri autori di quale orientamento politico o ideologico fossero. Altra cosa sono le opinioni personali che accomunano tutti noi dell’Isral in un solido praticato e meditato Antifascismo, di cui è testimonianza il nostro agire quotidiano, anche criticando nelle vicende attuali (Berlusconi, Grillo, ecc) le risorgenti nostalgie fascistiche.
        Carla Nespolo Presidente ISRAL

      • mandrogno
        30 gennaio 2013 alle 11:50

        segnalo alla compara Nespolo che dell’utri ha scritto pregevolissimi saggi… hai visto mai che si possano pubblicare anche quelli.

  6. 29 gennaio 2013 alle 12:20

    No, no, sul passato drammatico non si scherza, e non lo si riscrive. Però al contempo guardiamo avanti, o siamo davvero un Paese di vecchi rancorosi, e giovani inetti. Se così fosse, il naufragio, oltre che certo, sarebbe meritato.

    E. G.

  7. 29 gennaio 2013 alle 13:26

    Il problema è sempre lo stesso: in molti stanno cercando di non permetterci neanche più di guardare al passato con spirito di verità, alzando una cortina fumogena, di confusione e disinformazione. Qui non si tratta di abboccare o non abboccare all’amo del solito guitto piazzista ed imbonitore, e non mi riferisco a Grillo, ma a silvio. Io sono stufo di assistere al continuo scempio della nostra memoria. La trappola è la “sufficienza culturale” che ci spinge a dire, ad esempio: “ma sì, sono stupidaggini, chi vuoi che ci creda?”, oppure, che so, assistere agli sproloqui di giovanardi e, sotto sotto, essere compiaciuti, perche per la maggior parte degli italiani gli omosessuali sono dei poveri “invertiti” ( e non mi venite a raccontare che il popolo è maturo per accettare l’ “altro da sè”). Se non dobbiamo voltare la testa, che senso avrebbe studiare Platone, o Aristotele, la storia dei popoli o, che so, Nietschze o Marx, aldilà delle proprie convinzioni. Allora ogni epoca fa per se, azzeriamo tutto e rincominciamo, guardiamo avanti, solo avanti. E’ proprio non avendo radici culturali che si forgiano generazioni di inetti, è proprio ignorando il passato che non si costruisce il miglior futuro possibile. E’ proprio quello che, da tempo, stanno cercando di farci fare; ma, per voltare pagina si è saltato un passaggio intermedio fondamentale. Perchè, in realtà, in Italia, è successa la stessa cosa che in Argentina ed in Cile, ed in molti altri paesi, anche del blocco ex sovietico, dove in nome di strane politiche di “pacificazione nazionale” si è passato un colpo di spugna sugli orrori del passato. Non funziona così, l’essere rancorosi (anche se, più che rancorosi, parlerei di assetati di giustizia) deriva proprio da questo: pochissimi hanno pagato, anche in Italia, anche solo a livello morale. Amnistie, indulti, conversioni post-liberazione, allontanamento dei “veri patrioti”, reintegro di gerarchi e prefetti fascisti, migliaia di vittime e famigliari senza giustizia (non vendetta, semplice giustizia, come in un vero stato di diritto). Io non penso a nulla di cruento, c’è anche il metodo sudafricano, con le confessioni pubbliche degli aguzzini, se non altro un modo, civile, di dare pace alle famiglie delle vittime.
    Non possiamo passare oltre, caro Ettore, perchè non ce lo permettono.
    Non ce lo permettono quando cercano di raccontarci che la guerra di liberazione è stata una sorta di guerra civile, in cui alcuni la pensavano in un modo rispetto ad altri…
    non ce lo permettono quando fanno ambasciatore un picchiatore fascista…
    non ce lo permettono quando erigono un mausoleo a graziani…
    non ce lo permettono quando ricordiamo che fini ebbe a dichiarare che Mussolini era un grande statista…
    non ce lo permettono, quando vediamo grillo che dialoga, come se nulla fosse, con un neonazista (e ripeto che mi sono guardato tutto il video, non ho frainteso)…
    non ce lo permettono quando ricordiamo berlusconi, uomo di un ignoranza storica abissale, dire che conoscerebbe volentieri papà Cervi (aggiungo io: “e perchè non Cornelia, la madre dei Gracchi”)…
    Potrei continuare, ma non voglio tediarvi, abbiamo avuto di nuovo, al governo, razzisti e fascisti per lungo tempo, hanno tentato e stanno tentando di cancellare la storia, scientemente, in maniera becera da “ventennio”. Allora la domanda è questa: “Possono continuare a farlo impunemente?. Dobbiamo glissare ogni volta?”.
    Ci sono limiti invalicabili ed imprescindibili e, secondo me, chi li supera è fuori, dalla storia, dall’umanità, dal comune sentire.

    Voi che vivete sicuri
    nelle vostre tiepide case,
    voi che trovate tornando a sera
    il cibo caldo e i visi amici:

    considerate se questo è un uomo,
    che lavora nel fango,
    che non conosce pace,
    che lotta per mezzo pane,
    che muore per un sì o per un no.
    Considerate se questa è una donna
    senza capelli e senza nome,
    senza più forza di ricordare,
    vuoti gli occhi e freddo il grembo
    come una rana d’inverno.

    Meditate che questo è stato:
    vi comando queste parole.
    Scolpitele nel vostro cuore,
    stando in casa andando per via,
    coricandovi alzandovi;
    ripetetele ai vostri figli.

    O vi si sfaccia la casa,
    la malattia vi impedisca
    i vostri nati torcano il viso da voi.

    Se questo è un uomo-Primo Levi

  8. 29 gennaio 2013 alle 13:32

    E poi una notazione di attualità, dato che non ho parole : la commissione consiliare della provincia alla manifestazione della Giornata della Memoria con il gettone di presenza?, mah…

  9. Enrica Bocchio
    29 gennaio 2013 alle 14:09

    Grazie Molotov!
    Anche per aver citato l’incontro alla Sinagoga, dove abbiamo concluso proprio con “shema”, sfumando “ripetetele ai vostri figli, ripetetele, ripetetele, ripetetele…” seguito da un gospel (nobody knows) che accomuna tutte le tribolazioni dell’umanità.
    Ho anche lanciato un “grazie Molotov” alla fine tra gli applausi di una folla inverosimile, abbarbicata anche sulle scale (nessuno ne parla: non abbiamo sponsor finanziatori alle spalle) pensando che se c’è, lo sente, se non c’è lo “sente” (telepaticamente) lo stesso.

    • 29 gennaio 2013 alle 14:28

      Grazie… tanto (anzi è troppo), sarei voluto venire, ma alla fine non ce l’ho fatta. Spiritualmente c’ero e l’ho sentito sicuramente… Purtroppo dovrebbe essere così, è così, ripetere e trasmettere, basta farlo poco alla volta. Ci pensavo l’altro giorno, vedendo mia figlia 13enne leggere un libro che le ha regalato mia moglie Polina, penso due anni fa, “Le tue antenate” di Rita Levi Montalcini….

  10. Enrica Bocchio
    29 gennaio 2013 alle 15:08

    “Tutto dipende da chi trasmetterà il testamento alle generazioni future, da chi scriverà la storia di quest’epoca. In genere, la Storia viene scritta dai vincitori. Se i nostri assassini vinceranno, il nostro annientamento sarà presentato come una delle più belle pagine della storia mondiale. Ogni loro parola sarà Vangelo. Allora potranno decidere di cancellarci completamente dalla memoria del mondo, come se non fossimo mai esistiti.”
    Ignacy Schider -morto a Mojdanek-
    (da “Auschwitz spiegato a mia figlia”)

  11. 30 gennaio 2013 alle 13:11

    Sono rimasto senza parole, davvero, se anche l’Isral non si preoccupa dell’orientamento politico di chi viene pubblicato…ma forse io continuo a guardare indietro, sono rancoroso e retrogrado, non riesco a concepire il futuro.
    Senza scomodare le varie interpretazioni di Vico, la storia è destinata, veramente, a ripetersi: cambiano, almeno apparentemente, le condizioni, ma le risposte che danno gli esseri umani sono le stesse…Il problema continua ad essere la “sufficienza culturale”, una sorta di autolesionista correttezza politica e culturale di una parte della sinistra italiana.
    Tanto a Casale dedicano i giardini ad un gerarca, che non voglio neanche nominare, distintosi in Etiopia per “atti filantropici” e ci è mancato poco che patrocinassero i negazionisti… Chissà, magari il relatore della conferenza aveva da dire qualcosa di interessante, sono stati troppo precipitosi ad annullare, hanno dato troppa importanza agli orientamenti storico-politici. Ma del resto, questo è il paese dei tanti democratici, peripatetici, fascisti con i fascisti, antifascisti con gli antifascisti, che hanno percorso le età contemporanee sulla breccia dell’onda, senza mai pagare dazio, anche solo moralmente, essendo molte volte elevati al rango di maestri da intere generazioni.
    Questo è il paese che considera il continuo messaggio xenofobo che viene da parti rilevanti della partitocrazia, blandite e coccocolate per motivi elettorali, come folclore, mentre nel resto dell’Europa gli stessi movimenti vengono considerati con preoccupazione. Quindi se anche coloro che devono vigilare, soprattutto culturalmente, non ne avvertono, di sicuro legittimamente, la necessità, ci permettano, almeno nel merito, di dissentire…

    • Sergio Pom
      30 gennaio 2013 alle 14:00

      Ma di cosa stiamo parlando?! E’ stato ripubblicato un libro che parla della storia degli ospedali di Alessandria….e non è un libro che fa apologia di fascismo
      Cosa volete fare? Tornare alla censura? Quella la applicò proprio il fascismo!!

  12. 30 gennaio 2013 alle 14:10

    Si parla sempre di qualcos’altro…

  13. 30 gennaio 2013 alle 14:11

    Stavolta dissento dal compagno Molotov, e concordo con Sergio, e con Carla Nespolo. In merito al libro del prof. Maconi naturalmente, perché di quello si stava parlando mi pare. Perché mai chiedersi, in questo caso come in altri, qual è o qual era la posizione politica dell’autore? Guardate che è una logica pericolosissima….attenzione! Tutti i regimi autoritari nascono così, dalla negazione della libertà di espressione! E poi, naturalmente, qui si sta parlando di un saggio sulla storia delle istituzioni sanitarie locali.

    E. G.

  14. 30 gennaio 2013 alle 14:46

    Io stavo parlando di qualcosa di più ampio, basta leggere tutto quello che ho scritto…a partire dal post.

  15. 30 gennaio 2013 alle 15:06

    E poi la chiudo qui, intervista inedita della Montalcini, 1988.

    […]
    Professoressa, che cosa significa oggi essere antifascisti?
    «Significa mantenere vivi quei valori che si stanno perdendo da parte dei revisionisti. Oggi non c’è da opporsi a una persecuzione, a una privazione della libertà come avveniva sotto il fascismo. Antifascisti dovremmo esserlo tutti. Purtroppo non è così. Il fascismo è stato la distruzione di tutti i valori morali. Un revisionista per esempio è lo storico Renzo De Felice. Per lui siamo stati tutti uguali, tutta brava gente, tanto vale passare una spugna su tutto. Un momento: io dico no, ci sono i bravi e i cattivi. Primo Levi è stato formidabile nel denunciare il revisionismo. Le cose vanno ancora peggio in Francia. De Felice afferma che l’Italia è fuori dall’ombra dell’olocausto. Non è affatto vero. Sono amareggiata da queste affermazioni. Oggi, nel 1988, antifascismo è avere dei principi etici».

    Teme ancora il razzismo?
    «Il razzismo è sempre in agguato. In molte parti del mondo si assiste a persecuzioni non diverse da quelle che abbiamo avuto in Europa mezzo secolo fa. Ci sono ritorni di antisemitismo, persino in Italia. Tutto ciò denota un basso livello di valori etici. I razzisti sono persone frustrate, che pensano di rivalersi perseguitando persone che ritengono inferiori. Questi rigurgiti del passato non mi toccano, ma mi addolorano».
    […]

    Non si tratta di censurare nessuno, anche perchè mi sembra che ce la stiano mettendo tutta per convincere le popolazioni che si tratta di “cose vecchie”, senza importanza.
    Non è possibile, per me, dedicare un giardino ad un gerarca e poi presenziare alle celebrazioni per l’olocausto. Delle due… una bisogna scegliere.

  16. 30 gennaio 2013 alle 15:16

    E prima parlando di orientamento politico non mi riferivo assolutamente al partito politico a cui uno può, liberamente e giustamente, essere iscritto, ci mancherebbe altro. Parlavo della concezione della vita, della struttura dello stato, della filosofia e della storia…

  17. Enrica Bocchio
    30 gennaio 2013 alle 15:25

    Noto che si sta facendo una ossessiva e pretestuosa speculazione sul contenuto del libro, sul quale invece, come abbiamo dichiarato in più commenti, non abbiamo nulla da eccepire, mentre abbiamo molte, moltissime riserve su chi l’ha scritto. E’ proprio inutile continuare a far finta di non capire ed aggirare disinvoltamente il discorso.
    Quindi aspettiamoci che l’Isral pubblichi magari un trattato che so, sulle farfalle della Fraschetta o sulle coccinelle della Filippona, scritto da Almirante, anzichè una relazione sul suo comizio in Piazza Marconi, quando a suon di manganellate, concluse la sua encomiabile performance. Ma trattandosi di insetti, nulla da dire sull’autore, anzi l’Isral potrà curarne anche la riedizione.

    • 30 gennaio 2013 alle 16:41

      Sono d’accordo, a volte scrivo fiumi di parole mentre ne basterebbero meno (il tuo commento ne è prova).Mi sa che se ad indicare la luna fosse un monco, la maggior parte degli Italiani riuscirebbe a vedere il dito…

      • Enrica Bocchio
        30 gennaio 2013 alle 19:49

        fiumi di parole? Sempre poche per chi riconosce di non saperne mai abbastanza

  18. TM
    30 gennaio 2013 alle 18:22

    non ho ritrovato il libro DI maconi padre (non SU) ma, se non ricordo male, nell’elenco dei benefattori abbondano i nomi di esponenti della comunità ebraica alessandrina.
    a puro titolo di memoria personale ricordo che mio nonno (ragazzo del ’99 e operaio sila, fieramente socialista del canton di rus, non un balilla) nominava con rispetto maconi, come medico, anche se rimpiangeva sempre il professor finzi. lo ricordava nel ’39, insieme agli altri ebrei, costretto a zappare gli orti dei matti, ‘con quelle mani da chirurgo’. ecco, mi sfugge se maconi, nel suo libro, ricorda anche che molte belle carriere ai ss. antonio e biagio partirono dalle leggi del ’38.

    • Enrica Bocchio
      30 gennaio 2013 alle 19:00

      e altre finirono.

  19. TM
    30 gennaio 2013 alle 19:01

    lapalissiano 🙂

  20. luigi
    30 gennaio 2013 alle 19:06

    come mi darebbe fastidio se uno venisse a dirmi o solo vivamente consigliarmi cosa devo o non devo leggere. Io non mi pongo il problema di chi scrive ma semmai di che cosa scrive. Non ricordo più bene il libro di Maconi, che comunque ho ricevuto dall’Isral qualche anno fa nella sua prima edizione, e che ho ancora sicuramente da qualche parte, ma mi pare di ricordare che fosse pieno di dati e di statistiche. Non era certamente un libro che parlava di politica, ma solo di fatti e come tali non possono essere censurati.
    Confesso di avere anche letto il libro, sempre edito dall’Isral di Alessandria scritto da Angela Maria Guerra intitolato – udite udite – “Ero, sono e sarò sempre fascista”. Ebbene non mi sono affatto scandalizzato, anche perchè ho poi saputo che la Angela Maria Guerra era un personaggio fuori dal comune, che ha fatto solo del bene a favore dei suoi concittadini ed in morte ha lasciato tutti i suoi beni al Comune di Viguzzolo, che pur essendo governato da una giunta di sinistra o giù di lì, ha ritenuto opportuno ricordarla con una lapide sulla facciata del palazzo che fu della sua famiglia e che ora accoglie famiglie disagiate, mi pare che mi abbiano detto così quando sono stato a Viguzzolo per rendermi conto chi era stata la fascista Angela Maria Guerra. A volta sarebbe meglio consigliare a qualcuno di accorciare la lingua e magari dare qualche esempio.

    • Enrica Bocchio
      30 gennaio 2013 alle 19:53

      “A volta sarebbe meglio consigliare a qualcuno di accorciare la lingua” ed attivare il cervello ed il buon senso.

  21. Enrica Bocchio
    30 gennaio 2013 alle 20:55

    Rileggendo l’intervento del Presidente ISRAL sono veramente tentata di sottolineare certi punti e scrivere annotazioni sul margine del foglio protocollo.
    -E’ un errore parlare del libro senza averlo letto (nessuno voleva parlare del libro, l’avevamo già ripetuto all’inverosimile)
    -Richiesta di ristampa aggiornata da parte dell’ospedale, finanziata dalla Fondazione CRA e realizzata dall’Isral. (com’è questo circuito? Tra l’altro, Maconi junior è consigliere di tale Fondazione dall’8 settembre 2009. Perchè non l’ha ristampata la Fondazione stessa?)
    -L’Isral è una istituzione culturale non settaria e non censoria.(credevo che qualche limite se lo ponesse, per questioni di opportunità)
    -Non ci siamo mai sognati di chiedere di quale orientamento politico o ideologico fossero i nostri autori (a parte il fatto che in alcuni casi non c’è bisogno di chiederlo, avete mai provato ad immaginare la reazione del prof. Maconi se avesse saputo che L’Isral, che ha a che fare con la Resistenza e con certa “gentaglia” osava anche solo toccare una sua creatura?)
    -Tutti noi dell’Isral siamo accomunati da un solido, praticato e meditato antifascismo.(no comment )
    -risorgenti nostalgie fascistiche. (appunto, e quindi?)

  22. luigi
    30 gennaio 2013 alle 22:23

    per quanto mi riguarda sono il primo a dare l’esempio: accorcerò la lingua, anzi me la taglierò per far piacere a qualcuno e non scriverò più niente. Per il resto potete stare tranquilli che il cervello lo manterrò ben acceso perchè mi ricordi bene sempre di non ingannare mai i principi del buon senso. ai quali sono stato e rimarrò legato per quel tanto che mi rimane di vivere.
    Adieu

    • Enrica Bocchio
      30 gennaio 2013 alle 23:45

      “non scriverò più niente” questa l’avevo già letta, a seguito di un diverbio con GZL.
      Questa volta mi sembra ci sia una certa aspirazione suicida. Nel caso, se lascerai la casa al comune, ti metteranno una lapide sulla facciata…

      • 30 gennaio 2013 alle 23:55

        Sei eccezionale, troppo, ho cominciato con un sorriso, adesso non riesco più a fermare la risata. Mia moglie, dalla camera attigua, mi chiede se mi sono bollito il cervello e io non riesco neanche a digitare sui tasti. La più bella sghignazzata da un po’ di tempo a questa parte, grazie…

  23. 30 gennaio 2013 alle 23:11

    Ma chi vi vuole dire cosa leggere?, ma leggete quello che volete, ci mancherebbe ancora. Avete ragione, tutti avranno fatto del bene, come dice Benigni, anche il mostro di Firenze avrà detto buongiorno a qualcuno nella sua vita. Bisogna capire anche le sue ragioni…

  24. luigi
    31 gennaio 2013 alle 14:10

    grazie per avermi fatto capire.. scusate il ritardo
    riguardo alla lapide, se permettete mi tocco, ma il suggerimento è del tutto gratuito e lo rimando al mittente

  25. Enrica Bocchio
    31 gennaio 2013 alle 14:44

    mah… è già tornato? O sta parlando dall’altra vita? (anzi, scrivendo: con la lingua tagliata il proferir parola è un po’ difficoltoso, credo)

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