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L’economia della slot machine

7 febbraio 2013

Slot machineCertamente è vero che Berlusconi la fa facile, quando dice “i soldi del gettito Imu, oltre che dalla Svizzera, li prendiamo tassando il gioco d’azzardo”. Però guardate che, a prescindere dagli intenti e dalle promesse di Silvio, davvero è impressionante constatare che nel segmento scommesse, slot machine e lotterie (quelle lecite, intendiamo: ossia su cui lo Stato esercita già a piene mani la propria egemonia fiscale) corre veramente un fiume di denaro.

Se ho ben interpretato i dati che ho letto ieri sul Piccolo, ogni abitante della provincia “scommette” mediamente 1200 euro all’anno, a fronte di un reddito medio “pro capite” che sul territorio sta intorno ai 20 mila euro. Confesso, ho strabuzzato gli occhi, e chiesto conferma all’amico e collega Massimo Brusasco, perché pensavo ad una svista. Pare proprio di no, tutto confermato. Quindi, considerato che qualcuno come il sottoscritto (zero euro di investimento annuo nel comparto slot e affini) in giro ci sarà ancora, e che comunque i bambini in genere non scommettono, significa che davvero esiste una porzione significativa di cittadinanza che affida buona parte del reddito da lavoro e forse anche i risparmi alla “dea bendata”.

Francamente, però, di fronte a numeri simili a me viene in mente anche un’altra possibile spiegazione, ossia che il comparto suddetto possa anche essere (naturalmente senza generalizzare, ci mancherebbe: viva gli operatori onesti, no a criminalizzazioni) un canale per “ripulire” denaro malavitoso. Come spesso succede peraltro anche in locali della ristorazione, semivuoti da sempre, ma sempre miracolosamente aperti. Il che, cinicamente, significa comunque per lo Stato introiti certi, e a volte mi chiedo davvero cosa succederebbe se, in Italia, la malavita organizzata smettesse di reinvestire i propri proventi sul mercato regolare, tassandoli. Ma non avventuriamoci su strade pericolose.

Certamente però non possiamo ignorare che un Paese, e un territorio, in cui quasi tutte le attività imprenditoriali boccheggiano, mentre il gioco d’azzardo trionfa, qualche forma di forte malessere, sia sociale che economico e forse anche etico (concetto pur da prendere con le pinze) lo sta manifestando. Qualcuno è davvero interessato a cogliere il segnale, e ad analizzarlo?

E. G. 

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Categorie:Economia
  1. Giancarlo
    7 febbraio 2013 alle 05:57

    E’ la forza della disperazione, quella che invoglia moltissime persone a sfidare probabilità matematiche quasi impossibili (tanto da rendere la roulette dei casinò uno dei giochi più onesti) per avere un qualcosa in cui credere (in questo caso la fortuna).
    Questo aspetto sociale dell’italiano medio Mister B. lo ha capito benissimo, e lo sfrutta appieno.
    Quello del gioco e delle scommesse, è un tentativo (costoso) per ingannare la realtà, una via molto più comoda rispetto all’impegno civico, alla lotta per la conquista di un maggiore benessere collettivo.
    Dunque per ritornare al tema, spiace dirlo ma vince sempre il banco (cioè lo stato) e, aggiungo io, meno giochi più vinci, nel senso che non butti più soldi dalla finestra.

  2. francop dell'alba
    7 febbraio 2013 alle 11:38

    Anche se so di offendere qualcuno dico quello che penso: secondo me coloro che affidano il proprio destino alle scommesse, siano da 1 euro di gratta e vinci che centinaia nei locali appositi, sono degli emeriti imbecilli per i quali non c’è giustificazione alcuna al proprio fallimento.
    Detto questo la media va modificata al rialzo, proprio perchè mi auguro che, anche nella nostra provincia, ci siano almeno una manciata di persone che proprio imbecilli non sono! 😀

  3. maria
    7 febbraio 2013 alle 16:04

    anche io penso che chi gioca alle slot sia un imbecille e basta..

  4. giuseppe raggi
    7 febbraio 2013 alle 21:21

    Sui diversi aspetti del problema di cui tratta questo post e’ impressionante leggere nel numero di gennaio del mensile Terre di Mezzo la dettagliata inchiesta del giornalista Dario Paladini, il link e’
    http://magazine.terre.it/upload/documenti/8/85/852/8520.pdf

  5. 7 febbraio 2013 alle 21:38

    Grazie per la segnalazione Giuseppe. Confermo: assolutamente da leggere!

    E. G.

  6. 7 febbraio 2013 alle 22:04

    Io non penso niente, anche se noi russi siamo una razza di giocatori d’azzardo, compulsivi, con una propensione, terribile, a perdere. La cosa tragica è che gli esseri umani, fatte salve le dovute eccezioni, non sentono alcun anelito alla vittoria (soprattutto morale), anzi…
    La vera slot machine globale è quella del 24 e 25 Febbraio, nessuno aspira a vincere, nessuno vuole la scala o il poker, si accontentano tutti di una doppia, al massimo un tris. Il bluff è all’ordine del giorno, ma nonostante si tratti di bari professionisti, nel momento in cui qualcuno, veramente, andasse a vedere le carte degli altri giocatori, si accorgerebbe dell’inconsistenza dei punti in possesso degli avversari. Ma, dato che si tratta di stirpi di perditori compulsivi, è molto meglio continuare a rilanciare, il nulla contro il nulla, una doppia di mussolini contro un cazzaro di casa pound, un tris di imu contro la limitazione delle spese per gli armamenti, un monti contro un vendola, un casini contro un matrimonio gay, i nipotini contro un abbraccio al cagnolino, le tasse…l’abolizione della malattia, della fame… panini imburrati anche all’esterno, come diceva Collodi: “Questo paese non somigliava a nessun altro paese del mondo. La sua popolazione era tutta composta di ragazzi. I più vecchi avevano 14 anni: i più giovani ne avevano 8 appena. Nelle strade, un’allegria, un chiasso, uno strillìo da levar di cervello! Branchi di monelli da per tutto: chi giocava alle noci, chi alle piastrelle, chi alla palla, chi andava in velocipede, chi sopra a un cavallino di legno: questi facevano a moscacieca; quegli altri si rincorrevano: altri, vestiti da pagliacci, mangiavano la stoppa accesa: chi recitava, chi cantava, chi faceva i salti mortali, chi si divertiva a camminare colle mani in terra e colle gambe in aria: chi mandava il cerchio, chi passeggiava vestito da generale coll’elmo di foglio e lo squadrone di cartapesta: chi rideva, chi urlava, chi chiamava, chi batteva le mani, chi fischiava, chi rifaceva il verso alla gallina quando ha fatto l’ovo: insomma un tal pandemonio, un tal passeraio, un tal baccano indiavolato, da doversi mettere il cotone negli orecchi per non rimanere assorditi. Su tutte le piazze si vedevano teatrini di tela, affollati di ragazzi dalla mattina alla sera, e su tutti i muri delle case si leggevano scritte col carbone delle bellissime cose come queste: viva i balocci! (invece di balocchi): non voglamo più schole (invece di non vogliamo più scuole): abbasso Larin Metica (invece di aritmetica) e altri fiori consimili”.

    Questo è il paese che vi stanno promettendo, peccato (o meno male) che non sarà mai così, peccato che le orecchie da asino che spuntarono a Pinocchio siano solo una invenzione letteraria, ma…non si sa mai!.

    In ultimo, una piccola notazione che, credetemi, mi genera un misto di avvilimento e arrabbiatura, che non ve ne fate un idea. Purtroppo sembra non accorgersene nessuno!.
    Sono settimane che, soprattutto i media, per non parlare degli stessi politici, si sperticano in disamine sulla posizione in lista dei candidati, possibile che non ci siano differenze?, cosa sono cloni?. Ma vi pare possibile?, ma di cosa parlano?, ma cosa ha a che fare con la democrazia tutto questo?. Io mi rifiuto!, categoricamente. Ognuno, secondo me, dovrebbe giocarsela (tanto per rimanere sul tema del post), con i suoi pregi e i suoi difetti, con le sue idee dovrebbe mettersi in gioco a tutto campo, e dovrebbe vincere il migliore (o perlomeno colui che ha veramente delle risposte per i bisogni della gente). Sicuramente, non chi è stato miracolato da uno di quei 4 o 5 leaders, al quale dovrà per sempre riconoscenza (e ricandidatura)…
    Il problema è proprio questo, sta tutto lì, pensare al di fuori degli schemi: da quand’è che, tutti, abbiamo abdicato ai diritti fondamentali?, io mi ribello!!, non ci sono le condizioni minime di trasparenza, uguaglianza, non ci sono le possibilità per esercitare una libera scelta, assolutamente!. Quindi io passo, perchè so che il gioco è truccato, e il problema non è il mio, anzi…

  7. blackbird
    7 febbraio 2013 alle 23:20

    Gentile Grassano, temo che il valore di 1.200 euro da lei indicato includa anche i soldi rigiocati da chi vince. Mi spiego : se uno gioca 10 euro, ne vince 100 e poi li rigioca, per queste statistiche ha giocato 110 euro (e li perderà tutti, prima o poi).
    Altrimenti ci sarebbe da spararsi.

  8. 7 febbraio 2013 alle 23:24

    Spero sia come dice lei: in caso contrario, oltre ad un evidente disagio sociale, potrebbe esserci sotto altro. Comunque il dato mi è stato confermato, ed è inquietante: molta di questa gente probabilmente si straccia le vesti se deve pagare 10 euro di ticket in più per la sanità, e magari rinuncia a far studiare i figli perché costa troppo.

    E. G.

  9. cittadino
    8 febbraio 2013 alle 09:12

    un amico che fu per molti anni direttore di alcune case da gioco su navi da crociera mi raccontava che al casinò il giocatore perde sempre, con la probabilità (per lui era la “resa” dei diversi giochi) che va da un 60% del tavolo del black jack (quello che rende meno al biscazziere) all’85% della roulette al 95% delle slot machines.
    Una pacchia, per gli incassi.

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