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Alessandria avanguardia d’Italia?

11 febbraio 2013

Comune di AlessandriaUn’idea mi gira in testa da qualche tempo: ossia che Alessandria una volta tanto rischi di essere davvero avanguardia d’Italia, sia pur sul fronte poco gratificante dell’emergenza occupazionale, e sociale.

Avevo già scritto e pensato il titolo/sintesi di questo post, quando ho guardato su AlessandriaNews una video intervista all’assessore comunale Nuccio Puleio, che utilizza la stessa esatta espressione: segno evidente che comincia ad essere un sentire diffuso.

Scioperi, fischietti, sindacalisti che attaccanno i dirigenti comunali che guadagnano più dei primari ospedalieri, e francamente si fa fatica a capire perché: tutto sacrosanto, e condivisibile. Comprensibili anche, ma francamente per nulla eccitanti, certi slogan, tipo “Rita Rossa di vergogna”, invece. Non sono mai stato e non sono del partito del sindaco, in maniera acritica: né con Rita Rossa, né tantomeno prima con Piercarlo Fabbio. Ma quello che oggi i lavoratori vorrebbero, ossia la conservazione assoluta dello status quo, in termini di piena occupazione a Palazzo Rosso e nelle partecipate, e alle stesse condizioni salariali, mi pare francamente un miraggio. Naturalmente ognuno deve fare la propria parte, a partire dai diretti interessati, ossia i dipendenti che difendono con le unghie e con i denti il posto di lavoro (facciamolo però diventare, e sempre, lavoro vero e non solo posto, ok?). E dai sindacati, che fanno il loro mestiere.

Ma se critica si può avanzare a questa amministrazione è di aver atteso anche troppo prima di muoversi con un progetto organico, e anzi di non avere ancora chiarito adeguatamente come davvero intende riorganizzare la galassia comunale. Tanto che i gestori delle partecipate “brancolano” nel buio. E, naturalmente, c’è stata un po’ troppa demagogia in campagna elettorale (ma chi non lo fa? Guardate cosa sta succedendo in queste settimane a livello nazionale), lasciando intendere ciò che ognuno ha voluto intendere. Ma anche lì, bastava fare due più due, cari contestatori del 2013.

Però oggi non si scappa, la coperta è davvero troppo corta. E, come dice anche Puleio, l’impressione è che siano centinaia gli enti locali messi più o meno come Alessandria. Per cui, nei prossimi mesi, altro che ripresa: chiunque vinca le elezioni (e avremo, vedrete, un minestrone tale per cui alla fine Pd e Pdl governeranno insieme, con Monti: ossia come oggi), dovrà assumere decisioni drammatiche, e far fronte al dilagare dell’emergenza, e della protesta. Puleio, da sindacalista di provata esperienza qual è, invoca una risposta politica centrale, a tutela della piena occupazione pubblica. Io però temo che si tratti di una ricetta inapplicabile su vasta scala (altro, naturalmente, sarebbe considerare Alessandria un unicum: ma perché dovrebbero scusate? Per essere la Nusco della terza repubblica dovremmo almeno partorire un De Mita, non vi pare?), e che per forza di cose, considerato come sta andando l’economia reale del Paese, dipendenti pubblici e pensionati non potranno più essere le isole di piena tutela che sono state finora. Perché tutt’attorno, nell’economia reale, infuria uno tsunami di dimensioni epocali, e ci sono aziende che chiudono quotidianamente, nella quasi indifferenza generale. E’ chiaro che “il contagio” toccherà presto anche la PA, e i pensionati.

Ma, naturalmente, non fatelo sapere agli italiani per altre due settimane. Anzi, dite loro che “la ripresa partirà nel secondo semestre”. Senza specificare di che anno, of course.

E. G.

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Categorie:In primo piano
  1. John Doe
    11 febbraio 2013 alle 07:15

    Prima di sputare sentenze del tipo “facciamolo però diventare, e sempre, lavoro vero e non solo posto, ok?” alza il culo e vieni a vedere di persona cosa fanno i lavoratori delle partecipate, come sta facendo la troupe di Presa Diretta – Raitre che sta seguendo i lavoratori di Aspal, è andata negli uffici, si è informata e sta seguendo tutto l’evolversi della crisi. E’ facile sputare sentenze gratuite “alla brunetta” come quelle dei lavoratori fannulloni, piazzati dai partiti, etc etc…. I lavoratori a cui ti riferisci sono seri professionisti che hanno già subito la prima inculata di essere stati esternalizzati (o meglio dire: svenduti) nel 2008 ad una partecipata con tutte le garanzie di allora. Garanzie che ora servono solo a pulirsi il c@@o, visto che la clausola di rientro in Comune non vale niente dato che il comune è in dissesto e fuori dal patto di stabilità. Adesso che il comune è “a bagno” arriva la seconda inculata con il rischio di perdere il proprio lavoro da un giorno all’altro. Ogni lavoratore va tutelato, ha una famiglia, figli, mutuo da pagare e deve anche poter mangiare.
    Chiedo solo un poco di rispetto verso i lavoratori che stanno protestando e che giustamente rivendicano i propri diritti.

  2. John Doe
    11 febbraio 2013 alle 07:20

    Ah, dimenticavo.
    Prego il “compagno molotov” di astenersi dalle solite cazzate, non è il momento di scherzare. Le nostre famiglie stanno vivendo questo momento come in un incubo, come se fosse arrivato un terremoto che ha raso al suolo la nostra casa, la nostra vita ed il nostro lavoro. Siamo incazzati, perchè dobbiamo noi pagare gli errori degli altri, e quelli che hanno sbagliato rimangono impuniti ?

    • 11 febbraio 2013 alle 08:42

      Caro Doe, alza il culo lo dici a tua sorella, come efficacemente dicevamo da ragazzi. Alla prossima espressione simile ti cancello dai commenti, e amici come prima, perché qui si usa così. Per il resto già ti ha risposto Franco, e del resto lo diciamo in maniera costante. Non ce l’abbiamo con l’impiego pubblico in generale: ma certo l’approccio retorico sindacalese, secondo cui i quasi 4 milioni della Pa italiana (e i 1.600 tra Palazzo Rosso e partecipate) sono tutti grandi lavoratori indispensabili alla comunità non fa neanche più sorridere: fa pena. Se siamo arrivati a questo punto è perchè gli enti locali, per vent’anni, sono stati imbottiti anche di clientes e fancazzisti. Che sono ancora tutti lì, nonostante il dissesto, e a scapito dei lavoratori seri, che naturalmente ci sono, eccome. Quindi: da questa empasse si deve uscire senza buttare nessuno in mezzo alla strada (ma pensiamo anche ai lavoratori privati please: dai licenziati ai precari in provincia sono minimo 40 mila), ma anche senza raccontarci troppe frottole. Non è più il tempo, ripeto, di confondere posto di lavoro e lavoro vero. Nell’ente pubblico non sempre coincidono. Ma, per favore, lasciamo il poetico Molotov (che su questi temi peraltro la pensa assai diversamente da me) al di fuori e al di sopra. Lui ci va bene così com’è: anche perché sa bacchettarci tutti senza mai offendere nessuno.

      E. G.

  3. ffranco dell'alba
    11 febbraio 2013 alle 08:25

    Jhon, con tutto il rispetto che meriti, l’articolo va oltre. Sottolinea che si può fare tutto il soffoco che si vuole ma che la famiglia del commerciante che chiude non è peggiore di quella del precario e nemmeno di quella dello statale e che, nella popò, ci siamo tutti in egual misura. Se mi sai spiegare perchè i lavoratori delle PA vanno assolutamente tutelati mentre i finanziamenti alle piccole imprese sono cazzi delle piccole imprese, allora possiamo disciuterne. “Non nel mio giardino”, oppure “divide et impera” funzionano alla grande e ci mettono tutti con le spalle al muro.
    Se continuiamo a difendere la nostra casetta senza vedere cosa accade fuori non andiamo lontano, e se usiamo l’arma del ricatto per vincere la nostra battaglia alla faccia degli altri (spazzatura insegna) non facciamo altro che renderci odiosi nemici della comunità.
    Io non so se tutti gli statali non lavorano come dovrebbero, ma se sta voce circola una ragione ci sarà, o è solo un pregiudizio? Non so se le coperative sono tutte o quasi paraculate (o, meglio, erano) ma se sta voce circola una ragione ci sarà. I primi in assoluto a doverci rimettere lo stipendio (leggere in senso letterale: a dovere restituire il maltolto a noi cittadini) a mio avviso dovrebbero essere i dirigenti delle partecipate, delle Cooperative e dei sindacalisti della Triplice che si sono occupati delle PA in tutti questi anni. Per quel che ne sò non hanno fatto assolutamente nulla per portare a conoscenza del vasto pubblico lo stato di degrado in cui versavano le loro casse già da molto prima che scoppiasse il bubbone o, se lo hanno fatto, è stato poco e male.
    Ma qui si torna a bomba sull’argomento….la morale imperante da sempre è: lo Stato deve provvedere e lo Stato provvederà……ma oggi c’è una novità: lo Stato non ce la fa e quindi o ci arrangiamo tutti insieme o che ognuno si fotta, e, hamè, voi compresi!

    • precario
      11 febbraio 2013 alle 16:34

      la gente sostiene che i commenrcianti evadono le tasse, quindi la parte che i commercianti evade la pagano i dipendenti, i pensionati e soprattutto i disoccupati… sarà vero? mah.. però così si dice…

  4. Sandro
    11 febbraio 2013 alle 09:31

    egregio signor doe… io sono disoccupato da un anno, e lavoravo del mio.
    La smetta di fare la vittima, perchè non è abituato a tribolare dal suo bel posto fisso che ora è a rischio.
    Perchè in TV di voi, come degli “esodati” dipendenti, almeno si parla, e qualcuno anche a livello di sparate promesse pre-elettorali si ricorda.
    Delle partite iva chiuse per la crisi dovuta agli sperperi pubblici, e siamo milioni, nessuno gli frega nulla. Zero entrate, e zero pensione.
    Come vede, non siete vincenti nemmeno nella sfiga.

  5. Agatone
    11 febbraio 2013 alle 09:40

    A me dispiace molto per chi sta perdendo il lavoro o non riceve stipendio. E’ veramente un dramma.
    E rimango stupito dai sindacati: difendono a spada tratta i dipendenti pubblici e non capiscono che la coperta è corta per tutti, non solo per loro. Non dovrebbero, i sindacati, difendere i lavoratori tutti? Difendere soprattutto chi ha meno possibilità di farlo? E adesso chi ha meno possibilità di difendersi da questo tsunami? Non i dipendenti pubblici a tempo indeterminato (seppur anche loro, chissà, potrannoi avere problemi) ma i privati che lavorano col comune e non ricevono i soldi promessi, le cooperative che svolgono servizi sociali e hanno crediti milionari che non prenderanno mai e rischiano di lasciare a casa centinaia di operatori etc.
    Difendere una parte a discapito delle altre porta alla guerra tra poveri, purtroppo.
    Se poi si allarga la visione oltre i problemi comunali attuali si arriva…. dove dice Franco Dell’Alba.

  6. Centro!
    11 febbraio 2013 alle 10:09

    I primi in assoluto a doverci rimettere lo stipendio (leggere in senso letterale: a dovere restituire il maltolto a noi cittadini) a mio avviso dovrebbero essere i dirigenti delle partecipate, delle Cooperative e dei sindacalisti della Triplice che si sono occupati delle PA in tutti questi anni. Per quel che ne sò non hanno fatto assolutamente nulla per portare a conoscenza del vasto pubblico lo stato di degrado in cui versavano le loro casse già da molto prima che scoppiasse il bubbone o, se lo hanno fatto, è stato poco e male.
    Parole sante!

  7. Giancarlo
    11 febbraio 2013 alle 11:42

    Boh…, a me pare che questo sia solo l’inizio della grande guerra tra i poveri, quando invece la domanda di fondo del ragionamento dovrebbe essere la seguente: era veramente necessario avviare la procedura di dissesto??
    Badate bene, nel Nord Italia solo due Comuni sono tecnicamente falliti nel 2012, cioè hanno deliberato il dissesto, vale a dire Riomaggiore (SP) e Barni (CO), eccoVi la fonte:

    http://www.corriere.it/Primo_Piano/Politica/2012/10/06/pop_comuni.shtml

    A me la cosa pare molto strana, pertanto come cittadino attualmente apartitico, attendo delucidazioni e precisi chiarimenti in merito dagli amministratori che governano questa città.
    p.s. anche su questo blog eventualmente!!

  8. Precari Provincia Alessandria
    11 febbraio 2013 alle 11:44

    Beh questa volta Ettore, dobbiamo ringraziarti per averci almeno citato… Per il resto il ragionamento mal Comune mezzo gaudio non regge più! O ci rendiamo tutti conto che dobbiamo velocemente cambiare mentalità e rimboccarci le maniche oppure coleremo sempre più a picco. Inizio a parlare con persone, che non hanno quasi più nulla da perdere, sappiamo bene che una persona non ha più nulla da perdere è disposta a tutto, anche a passare un po’ di tempo nelle patrie galere per affermare un proprio diritto. Non vorrei essere troppo pessimista, ma l’episodio dell’ascia nel bar sotto il Comune mi pare un segnale concreto… Chi ci governerà dovrà capirlo immediatamente oppure verrà travolto, e già sabato prossimo in Piazza Perosi da Grillo ci sarà un forte segnale!!! Lo capiranno???

  9. 11 febbraio 2013 alle 12:18

    Sicuramente serve (e non solo a livello alessandrino) una proposta, una visione, un progetto di Paese. Poiché quello finora è mancato, e siamo in mano a politici anziani, che ragionano guardando indietro, e non sanno provare ad immaginare nuovi modelli. Il rischio è davvero la guerra tra poveri che cita Giancarlo. Gli italiani, e gli alessandrini, sono stati finora fin troppo pazienti e civili, accontentandosi al più di borbottare sui social network, che sono i bar sport di questi anni. Il dissesto, mi rendo conto, farà sempre discutere, e magari davvero puntando i piedi si poteva almeno provare a prendere tempo. Ma i debiti sono debiti, e una struttura che non sta in piedi non sta in piedi. Non lo dico solo per il Comune, che oggi è sotto i rilfettori: guardate che, come dice anche Puleio, sono centinaia gli enti che stanno per esplodere!

    E. G.

  10. 11 febbraio 2013 alle 12:29

    Alleggeriamo un po’ la tensione dai. Pare che da oggi Berlusconi potrebbe avere un nuovo obiettivo:
    http://www.repubblica.it/esteri/2013/02/11/news/papa_lascia-52388156/?ref=HREA-1

  11. Popov
    11 febbraio 2013 alle 12:49

    Si è liberato un posto a Roma. Borioli lo dica a Filippi

  12. mandrogno
    11 febbraio 2013 alle 14:25

    se è per quello, ad alessandria c’è anche un posto vacante da vicesindaco…

  13. Graziella (gzl)
    11 febbraio 2013 alle 15:27

    Forse Alessandria in questo momento necessita di una guida capace, seria e apartitica.

    Il Papa ha datto un grande segnale: “non sono più in grado lascio”, forse fatto unico nella storia della Chiesa.

    Un: “lascio perchè non sono in grado”, non sarebbe così umiliante da parte di chi crede, o tenta di radrizzare una situazione compromessa negli anni, taciuta per interesse , peggiorata per supponenza fino ad affondare ed annegare senza scampo.E questo vale anche per ognuno di coloro che governano province, regioni, governo con Napolitano in testa : tutti fuori perchè non sono stati in grado, non hanno avuto capacità.

    Invece no! vivacchiano tra dissapori interni e attendono di arrivare alle politiche poi per che cosa? Alessandria da queste politiche non ci guadagnerà nulla visto il campionario umano che mandiamo là a trovare anche una soluzione per noi….

  14. 11 febbraio 2013 alle 18:32

    Potrei ricordare che, per mesi, sul blog sono stato uno dei pochi a difendere sempre e comunque, dati alla mano, i precari, i dipendenti, in particolare quelli pubblici, quelli alessandrini e soprattutto quelli delle partecipate (ad esempio in questo commento: https://corriereal.wordpress.com/2012/10/25/palazzo-rosso-i-nodi-vengono-al-pettine/#comment-12351);
    potrei dire che per dare dell’imbecille o del cazzaro ad una persona bisognerebbe leggere quello che scrive (non solo le prime due righe) e magari, anche, capire quegli strani simboli che stanno in mezzo alla punteggiatura;
    potrei ricordare che avevo scritto che non avrei mai parlato della mia situazione, ma può essere che io sia uno dei tanti, dei 2500 o 3500 lavoratori che rischiano lo stipendio, il posto, o tutti e due, quindi parlo e scrivo, e nessuno mi censura, nella vita e su internet (sul blog di Ettore e Andrea, chiaramente, nel momento che loro, e solo loro, decideranno di averne abbastanza [come ben sanno] basta che me lo dicano);
    potrei dire che, magari, nella mia vita, è qualche anno che mi batto per sensibilizzare e segnalare quello che stava succedendo, non solo ora che la situazione sta precipitando, ma “nemo propheta in patria”;
    potrei ricordare che, quando mi sono permesso di dire che le fiaccolate e gli scioperi “gialli”, quelle belle iniziative fatte con il “padrone” non avrebbero portato a niente, perchè il “padrone” e l’operaio (o l’impiegato) raramente hanno gli stessi fini, sono quasi stato insultato, però l’idillio è finito;
    potrei dire che, mai e poi mai, ho scherzato, fatto satira o clips, sulla brutta situazione che è anche la mia, in cui versano i lavoratori di Alessandria;
    potrei ricordare che ho sempre rivolto l’ironia verso i politici e i loro sodali, saldamente in sella da 30 anni, che hanno accompagnato la parabola discendente di Alessandria nel tempo, perchè la satira è un arma e questo è il mio modo di reagire (catartico, come direbbe Oreglio);
    potrei dire che mi pare molto strano essere attaccato, io marxista, in mezzo ad un mucchio di persone di orientamento liberista, per i quali la macchina pubblica è il più grande problema dell’Italia… in base a che cosa?, sinceramente, non lo capisco;
    potrei ricordare che Giovenale diceva: “Dat veniam corvis, vexat censura columbas” (la censura risparmia i corvi e tormenta le colombe);
    potrei dire che sono, sempre e comunque, dalla parte dei lavoratori dell’ Aspal, delle partecipate, del comune, delle cooperative, dei precari e di tutti gli altri che si trovano in sofferenza, pubblici e privati (nessuno escluso).
    Però non mi viene in mente alcunchè, quindi eviterò di commentare…

  15. 11 febbraio 2013 alle 18:35

    Ah!, dimenticavo, una cosa ce l’ho da dire.
    Prego John Doe di andare a dire “di astenersi dalle solite cazzate” a sua sorella (citando Ettore, che ringrazio per il suo appoggio e per la sintesi fornitami).)

  16. Enrica Bocchio
    11 febbraio 2013 alle 23:44

    Se i vari “items” di Molotov venissero letti enfatizzando il capoverso (potrei dire che, potrei ricordare che) si trasformerebbero automaticamente in un graffiante soul alla Ray Charles.
    Tanto per cantargliele in musica.

  17. Enrica Bocchio
    12 febbraio 2013 alle 12:23

    obiettivo raggiunto!
    Sommessamente suggerisco anche un graffiante soul in cui Ray scandisce ogni item con il suo corpo come un metronomo. http://www.youtube.com/watch?v=gUulr8w3FPY
    (la mia scarsa agilità tecnica non mi permette di andare oltre il link..)

  18. Precari Provincia Alessandria
    12 febbraio 2013 alle 12:50

    Giù le mani da Molotov, oltre a essere un genio, è stato un nostro valido sostenitore nella perdente battaglia che abbiamo combattutto e un consulente d’immagine web impareggiabile. MOLOTOV SINDACO!!!!

  19. 12 febbraio 2013 alle 17:01

    Così lo spaventate, temo…ah ah..

    E. G.

  20. 12 febbraio 2013 alle 22:50

    Grazie ragazzi, per il sostegno e la simpatia, veramente… ma fare il sindaco no, non sono tagliato per alcuna attività che presupponga il compromesso. Il mio amico Camilo Cienfuegos, il “signore dell’avanguardia”, che tutti avevano dato per disperso nell’oceano, ma stasera era a casa mia a gustare i vareniki di Polina e se vorrà, un giorno, racconterà ciò che gli è realmente successo, mi rinfaccia sempre il mio carattere spigoloso, poco avvezzo a recepire le sfumature di carattere del prossimo. Le elezioni amministrative del 2012, ad Alessandria, infatti, mi hanno generato, fin dall’inizio, una caratteristica sensazione, come una serie di immagini già viste, quasi una clip cinematografica del passato, un déjà vu, dato che non mi capacitavo, viste le premesse, di come alcuno potesse voler governare la città. I risultati, infatti, confortano il mio primigenio pensiero…

    p.s. Camilo, prima di diventare eroe della Rivoluzione cubana, lavorò a bottega, presso alcuni scultori, come “precario”, ma guarda…

    • Enrica Bocchio
      12 febbraio 2013 alle 23:56

      Te canto porque estas vivo, Camilo,
      y no porque te hayas muerto.

  21. p.
    16 febbraio 2013 alle 17:34

    ad Alessandria ci sono molti disoccupati , ma siccome non sono dipendenti delle partecipate non fanno notizia..

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