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[BlogLettera] “A Rita Rossa non chiediamo dimissioni, ma la difesa del lavoro”

12 febbraio 2013

Il dissesto del bilancio comunale di Alessandria è un fatto straordinario e richiede risposte e soluzioni all’altezza della sfida.
La sfida di chi ha imposto ad una Giunta nuova ed incolpevole, di pagare i debiti di una precedente, fallimentare e colpevole amministrazione.
Fin qui, son cose che tutti sappiamo.
E che sapeva anche la Signora Sindaco, quando ha accettato di candidarsi.

Ad aggravare il tutto, però, sta un fattore esterno. Cioè la legislazione nazionale sul dissesto che è quanto di più ottuso e insensibile si possa immaginare. Essa va cambiata.
Sarebbe lo stesso, mi chiedo, se anziché pochi Comuni, in dissesto fossero molti, compresi i capoluoghi di Regione, molti dei quali, in quanto a debiti, non stanno meglio di noi?
Non credo.

Il fatto e’ che, in questi mesi, il peso politico di Alessandria, nei confronti di “Roma” e’ stato pressoché nullo. E insensibile e’ stato il Governo.
Dopo una prima fase di lotta (ricordiamo le apparizioni televisive di Rita Rossa, i viaggi a Roma, ecc. ecc.), nella gestione della macchina comunale è prevalsa, ancora una volta, una visione ragionieristica. E allora taglia di qua, taglia di là, ed ora soprattutto la voglia di tagliare i posti di lavoro. Come farebbe qualsiasi commissario.
E qui, finalmente, la città si è svegliata ed i lavoratori sono scesi in piazza a protestare.
Hanno trovato ascolto in due assessori e due consiglieri comunali, nella manifestazione con Antonio Ingroia e persino (ma lui non c’era) in quella di Renzi.

Ora attendono risposte.
Quella di Rivoluzione Civile e’ stata: prima di tutto la difesa del lavoro. Stefano Barbieri ha presentato, in proposito, una precisa proposta politica.
Ora aspettiamo gli altri.
Nella Giunta, sconfitta la visione iper-liberista di chi attribuisce al “costo del lavoro” ogni responsabilità della crisi che stiamo attraversando.
Finitela di navigare a vista e di evocare piani industriali che non vedono mai la luce. Ma soprattutto chiediamo al Sindaco di prendere in mano con decisione la situazione complessiva della città. Cambiando ricetta e possibilmente cambiando medici.

Fuor di metafora, pretendendo dai propri assessori e dai tecnici, un’attenzione maggiore al lavoro e risposte non parcellizzate ed imprecise.
In una situazione di emergenza come l’attuale, servono anche economisti capaci e lungimiranti. E una visione d’insieme del governo della città, che abbia una bussola: prima di tutto la difesa del lavoro.
Poi battiamoci (e votiamo) per avere dal nuovo Governo quell’attenzione al lavoro, ai territori e al futuro dei giovani, quella svolta culturale ed economica, che ci porti dallo sfrenato liberismo, ad una più solida economia di solidarietà sociale.

Non si tratta di chiedere al Sindaco di dimettersi, poiché l’alternativa (lo sappiamo) sarebbe il commissario. Si tratta di lottare, da Sindaco, per difendere il lavoro nella propria città.
Se serve, per fare questo, “dimettere” cattivi consiglieri e superficiali controllori, ebbene lo faccia, Signora Sindaco, e metta al centro del suo agire, senza tentennamenti, i diritti di chi lavora.

Carla Nespolo – Federazione della Sinistra di Alessandria

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Categorie:BLettere
  1. cittadino
    12 febbraio 2013 alle 19:29

    io invece chiedo proprio dimissioni a tutti.
    un commissario prefettizio farà forse meno danni, e di sicuro ci costerà di meno di questi logori comitati d’affari che stanno smentendo tutto quello che promisero in campagna elettorale.

  2. ffranco dell'alba
    13 febbraio 2013 alle 08:16

    Mah! Io mi chiedo se la Nespolo non faceva prima a telefonarle 😀
    Dalle mie parti si chiama “presa di distanze” , in provincia invece si dice “chiamarsi fuori”, sò che, nel tortonese, si pronuncia “salviamo almeno la faccia”.
    Ma la domanda è sempre la stessa: che senso ha tutto questo? Perchè io devo affogare di tasse per salvare un baraccone che mi restituisce quasi nulla? Mi hanno sempre raccontato che le tasse si pagano in cambio di servizi e che il Comune, l’apparato Amministrativo in genere, nascono e vivono al servizio dei cittadini. Oggi, ovviamente sembra ma non è, scopriamo che siamo tutti tenuti a mantenere in piedi il baraccone, indipendentemente da quello che ci dà e a quello che ci serve.
    Datemi una valida ragione per la quale lo debbo fare e, ammesso che ne abbia ancora la capacità economica, e non ce l’ho, lo farò!

    • Enrica Bocchio
      13 febbraio 2013 alle 14:58

      franco dell’alba : Mah! Io mi chiedo se la Nespolo non faceva prima a telefonarle
      Dalle mie parti si chiama “presa di distanze” , in provincia invece si dice “chiamarsi fuori”, sò che, nel tortonese, si pronuncia “salviamo almeno la faccia”.

      E come avremmo potuto venirne a conoscenza, trattandosi di una telefonata?
      Io riassumerei così: è importante il “savoir faire” , ma ben più importante è il “faire savoir”!

  3. ffranco dell'alba
    13 febbraio 2013 alle 08:20

    PS: lo sò che lo Stato mi costringe a farlo, anche se è illogico, illegittimo e fraudolento, e che quindi non ho alcuna scelta.
    In parole povere vengo rapinato in modo legale da un sistema che ormai ha un solo scopo: rubare o, ma solo in via subordinata, sprecare.

  4. Agatone
    13 febbraio 2013 alle 15:35

    Mah, mi pare che in questa lettera al Sindaco appaia come unica soluzione ai debiti del comune chiedere soldi allo stato centrale. Che è già ultraindebitato. Allora lo Stato centrale a chi li chiederà? Ai cittadini, sottoforma di ulteriori tasse. E siamo da capo.

    Non mi pare una buona soluzione.

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