Home > Politica > Dopo Ratzinger, tocca a Rita? Io dico di no……

Dopo Ratzinger, tocca a Rita? Io dico di no……

13 febbraio 2013

Rossa RitaLa battuta ad Alessandria gira, e alzi la mano chi non l’ha ancora fatta o sentita: “adesso che si è dimesso pure il Papa, se il sindaco e la giunta facessero un passo indietro, nessuno si scandalizzerebbe”. Qualcuno, ossia i “ragazzacci” dell’Usb, lo ha anche chiesto formalmente. Mentre dall’opposizione a Palazzo Rosso (ma quale opposizione? Sembra ci sia soltanto Piercarlo Fabbio, peraltro sempre più battitore libero…) tutto tace, alcuni “stimoli” arrivano poi dalla Federazione della Sinistra, dove sia Carla Nespolo che Stefano Barbieri non le mandano a dire all’attuale giunta, chiedendo di operare scelte decise, e naturalmente di sinistra. Ossia preservare l’occupazione prima di tutto, muovendosi nella logica del “lavorare meno, lavorare tutti”.

Una strada che peraltro, pare di capire, Rita Rossa sarebbe ben disposta a percorrere, attraverso un percorso di contratti di solidarietà che, però, non piacciono a tutti, a partire dai sindacati.

Questa la situazione fino a ieri pomeriggio, quando da Palazzo Rosso è stata diffusa la notizia dell’arrivo, entro pochi giorni di 11 milioni e 600 mila euro dal fondo rotativo del governo, Cifra che secondo le prime dichiarazioni del sindaco sarà in buona parte destinata alle esigenze del Cissaca, e delle cooperative.

E, francamente, sarebbe difficile non essere d’accordo, considerata la vera emergenza in cui si trova il comparto delle cooperative sociali, che svolgono un ruolo delicato ed essenziale, e vantano un credito enorme dal Comune di Alessandria, tale da metterne ormai a rischio la stessa sopravvivenza.

Detto ciò, non scordiamoci che le risorse in arrivo da Roma sono un prestito (anche se, certo, i prestiti possono poi tramutarsi in donazioni a fondo perduto tramite condoni vari), e comunque rappresentano un finanziamento una tantum, che non risolve l’emergenza strutturale.

Torniamo allora alla “questio” di partenza: Rita Rossa, la “papessa” di Alessandria, potrebbe davvero decidere di dimettersi? E cosa succederebbe in quel caso?

La mia risposta al primo interrogativo è no, il che dovrebbe rendere superfluo anche rispondere al secondo. Comunque: non mi pare che il sindaco di Alessandria sia intenzionato a gettare la spugna a breve. Semmai ad effettuare qualche rimpasto di giunta: si parla insistentemente “dell’uscita” dell’assessore Bianchi, destinato alla presidenza Amag, con Gian Piero Borsi gradito rientro all’Atm, in sostituzione di Gian Paolo Cabella, ormai “in proroga” e nominato due anni fa dalla giunta Fabbio in quota Lega Nord.

Tutto ciò significherebbe vittoria dell’ala sinistra della maggioranza comunale, e della logica “lavorare meno, lavorare tutti”? Ed è una scelta davvero risolutiva, e conciliabile con un recupero di efficienza del “sistema” Palazzo Rosso?
In più: ogni diversa partecipata farà storia a sè, o il principio del “salviamo tutti i posti di lavoro” sarà applicato anche lì, a partire da casi drammatici già sul tappeto come Aspal e Fondazione Tra?

Tutti interrogativi che vi giro, e a cui risponderanno, è ovvio, le cronache dei prossimi giorni e settimane. Ben sapendo che, se si concretizzasse invece la (remota?) ipotesi delle dimissioni del sindaco, si aprirebbe la strada ad un non breve percorso tecnico, con l’ente affidato ad un commissario animato una logica puramente amministrativa, e non politica. E con un rischio ulteriore: la “montizzazione del tecnico”, ossia la sua trasformazione in politico alle elezioni successive. La sorte, o Dio per chi ci crede, ce ne scampi.

E. G.

Categorie:Politica
  1. Graziella (gzl)
    13 febbraio 2013 alle 08:16

    …mah! …leggi La Stampa di oggi e pagina dopo pagina ci trovi solo corruzzione, ruberie; delinquenti legalizzati che si sono pappati il paese ma non demordono e pretendono che noi diamo loro la possibilità con il nostro voto di continuare nell’opera dell’autoingrasso.

    Chiedo scusa se esco dall’argomento ma qui non si salva proprio più nessuno, ed inutile arrampicarsi sugli specchi incolpando la crisi o i mancati trasferimenti di Stato ecc., forse se ci fosse stato più controllo al tempo che le vacche erano grasse, controllo su uomini con incarichi politico/dirigenziale, controllo se lo scopo di tali Enti fosse utile e fornisse reali servizi ecco CONTROLLO….i nostri Enti Comune, Provincia, Regione non sarebbero nelle condizioni fallimentari e sotto lente della Giustizia come sta accadendo. …ma chi ha il compito nelle P.A. di controllare? Questà entità è il primo responsabile!

    Chi ha avuto ogni tipo di ruolo nel pubblico sia politico e amministrativo su il non CONTROLLO sia in veste politica che burocratica di ogni Ente , in passato e in presente un passo indietro no? Solo voglia di continuare a creare danni?

    http://www.alessandriaoggi.it/primo-piano/il-fatto/5422-i-conti-farlocchi-di-palazzo-ghilini.html

  2. 13 febbraio 2013 alle 08:55

    Povero Monti: leggo ora che sarà ad Alessandria sabato, lo stesso giorno di Grillo. Credo che gli convenga rispolverare, parafrasato, il vecchio slogan socialista: “i partecipanti ad un comizio elettorale si pesano, non si contano”.

    E. G.

  3. punilux
    13 febbraio 2013 alle 09:54

    Basta che non sia tutto finalizzato alla “politica del ponte”… ovvero sacrificare posti di lavoro.. aumentare tasse… solo per riuscire a costruire il ponte tanto caro al gruppo Gavio….

    • anonimo (luigi rossi?)
      13 febbraio 2013 alle 10:36

      credo che la tua analisi sia assolutamente e tristemente quella giusta.
      I burattini hanno sempre un solo burattinaio, da ste parti.
      e chissà perchè, la poltrona amag è sempre il refugium peccatorum di chi ha dato prove pessime in precedenza.

  4. 13 febbraio 2013 alle 19:56

  5. Charlie
    13 febbraio 2013 alle 21:27

    Bah, dove sta la verità? Non lo so savvero. Io sono un comunale di bassa lega, lo so. Capisco poco, ma sapere con serenità che non serviamo a niente se non a far guadagnare soldi a Gavio, mi umilia non poco. Se domani chiudiamo non se ne accorge davvero nessuno? Non lo so, però mi sembra un po’ riduttivo. Se è così è giusto che andiamo a casa tutti.

    • Graziella (gzl)
      14 febbraio 2013 alle 07:50

      Credo che Gavio o un Pincopallo alla pari siano utili se oltre all’appalto di un’ opera pubblica
      fanno muovere lavoro e imprese minori oltretutto in momenti come questi . Il problema è il ponte Maier, chiunque fosse chiamato a costruirlo. Ho sempre sostenuto che se Francesca Calvo avesse dato l’incario di progettare il ponte a sostituzione dell’ex ponte sul Tanato detto Cittadella ad un rinomato Studio locale nulla era, sia l’abbattimento che la costruzione….Francesca Calvo ha voluto volare alto, se si accontentava di veleggiare nel rasoterra locale nulla era anche se poi l’appalto lo vinceva Gavio. Poi su questa vicenda noto tanta ignoranza , la non conoscenza dell’argomento in toto: solo proteste sterili da bar.

      Parlando di lavoratori, si è tutti utili nel pubblico come nel privato laddove esiste davvero la necessità di produrre o di coprire un servizio. Purtroppo nel pubblico ogni amministrazione che è subentrata ha aggiunto all’esistente suoi fedeli, parenti e amici….quindi persone in più non necessarie che nel quinquiennio sia in una regione, che provincia o comune sono stati assunti a tempo pieno in qualche modo. E’ pure risaputo che se non c’era il posto veniva creato ad ok anche se non era chiaro a che scopo servisse….purtroppo è così e tutto questo è andato a discapito di quei lavoratori pubblici entrati con un concorso legale e senza santi in paradiso, lavoratori capaci e preparati a lavorare anche per gli “esuberi”…..sono smentibile? Il guaio è che in momenti come questi potrebbe “rimetterci le penne” il vero, capace e preparato lavoratore pubblico senza santi in paradiso.

  6. Lino Baudo
    14 febbraio 2013 alle 08:45

    Molte situazioni analoghe hanno evidenziato che certe aziende NON sono semplici appaltatori, ma “suggeriscono” alla politica quali opere possono accedere al massimo di finanziamenti pubblici, poi “agevolano” le pratiche a tutti i livelli decisionali, “aiutano” a redigere il testo dei bandi di gara inclusi i capitolati e il prospetto costi, infine partecipano alle gare medesime (qualora non riescano a farsele assegnare senza gara, come per il TAV) e poi se le aggiudicano, ovviamente “per caso”.
    Certi lapsus freudiani, che palesano “nervi scoperti” tirando in ballo certi politicanti eterodiretti, sono la conferma e l’evidenza di questo sistema trasversale che costa carissimo ai cittadini.
    Le nostre tasse, infatti, vengono destinate NON alle spese più necessarie o urgenti, ma a quelle che rendono di più a quel sistema e a quei comitati d’affari.
    E si spiegano facilmente anche i motivi per cui i lavori pubblici in Italia costano assai più cari che in tutto il resto del mondo.
    Sempre usando l’esempio TAV: un km di tracciato da noi costa otto volte di più del medesimo km in Francia o in Inghilterra (dove viene considerato dagli inglesi già esageratamente costoso).
    La madre di tutti gli sperperi.
    .

  7. TM
    14 febbraio 2013 alle 11:22

    se non ricordo male fu una stecca ottimma massima a far saltare la prima repubblica. qui i tempi non sono ancora maturi (?)

  8. 14 febbraio 2013 alle 23:10

  9. lisistrata
    15 febbraio 2013 alle 23:56

    Ma non legge l’Unità!

  10. 16 febbraio 2013 alle 09:46

    AhAhAh!, se l’unico rilievo è quello… vuol dire che ci sono andato vicino.
    Non solo l’ala sinistra(?), persino i sindacati, organici al potere, si sono svegliati da un idillio fatto di miele e di rose, dove tutti gli uomini e le donne “erano fratelli”, dove nessuno sarebbe stato lasciato indietro, dove il lupo e l’agnello, lo scorpione e la rana, “fiaccolavano” (licenza poetica) insieme, cominciato alcuni anni or sono.

    Ora l’agnello chiede al lupo: “perchè lo fai?”, ma l’unica risposta possibile è quella che lo scorpione dà alla rana, ricordando sempre una favola (di origini incerte, forse africane, da molti attribuita ad Esopo):
    “Lo scorpione, un giorno, convinse una rana titubante, a giusta ragione, perchè preoccupata per la propria incolumità, a trasportarlo aldilà di un fiume, raccontandole che, se l’avesse punta durante il tragitto, sarebbe annegato anche lui. Mentre la rana nuotava, con l’aracnide saldamente agganciato sulla sua schiena, arrivata a metà del corso d’acqua, venne punta. Anche lei, mentre stava esalando l’ultimo respiro, chiese: “Perchè lo fai?, così morirai anche tu” e lui rispose: “E’ la mia natura!”.
    Chiedere, ora, conto al nuovo potere per i suoi comportamenti ha la stessa risposta: è la natura del potere!, rispondere ai vecchi problemi, creandone di nuovi. Ma non era difficile prevederlo, smarcarsi ora è troppo tardi…

    Oltretutto, tornando al quotidiano in questione, come consolazione, ricordo ancora che, ai bei tempi del “centralismo democratico” del P.C.I., purtroppo, neanche la maggior parte degli pseudo-comunisti leggeva l’Unità, preferivano di gran lunga la “busorda”… Oggi che è l’organo del pd, figurati…

  1. No trackbacks yet.
I commenti sono chiusi.
%d blogger cliccano Mi Piace per questo: