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Cittadella luogo del cuore: e adesso?

19 febbraio 2013

CittadellaE adesso che il Fai l’ha incoronata luogo del cuore, e bene nazionale da salvaguardare, che ne facciamo della Cittadella?

54 mila firme sono tante, tantissime, e testimoniano che gli alessandrini così indifferenti e qualunquisti non sono. In tanti hanno la consapevolezza (magari vaga, magari storiograficamente non così precisa e dettagliata: ma mica siamo tutti laureati in Storia…) di un luogo prezioso, certamente di grande valore sul piano culturale e della memoria, ma che potrebbe anche diventare vòlano, un po’ più prosaicamente, di un rilancio turistico-economico del territorio.

Lo so, è una vecchia questione, e qui c’è il dissesto, si discute di licenziare centinaia di dipendenti comunali e affini, per non dire delle migliaia di precari e disoccupati che, invece, non “si fila” proprio nessuno.

Ma proprio per questo, probabilmente, la Cittadella potrebbe rappresentare il fulcro di un grande progetto di rilancio, anche occupazionale, e di sviluppo della città.

Il punto è in che direzione e, naturalmente e conseguentemente, con quali risorse, private o pubbliche. Guardate, una cosa è certa: se il rilancio della Cittadella fosse affidato a un qualsiasi ente o neo costituito comitato pubblico finirebbe “a schifìo”. Gli esempi, anche locali, metteteceli voi: non mancano, sono sotto gli occhi di tutti.

Il che non significa, naturalmente, che non debbano essere “intercettate” risorse pubbliche, a partire dall’Unione Europea. Ma il motore di un qualsiasi, vero, progetto di rilancio deve essere una Fondazione privata: che abbia la forza, la visione, le competenze di immaginare per quell’area un futuro vissuto e contemporaneo (pur rispettoso della storia, naturalmente: non facciamo un centro commerciale insomma), e anche una fonte di business. Il punto è: esistono oggi, sul territorio alessandrino ma anche altrove, soggetti davvero interessati, e appunto portatori di un’idea, di un progetto complessivo concretamente realizzabile?

L’alternativa è, due o tre volte l’anno, ritrovarci a discutere della Cittadella in maniera rituale, come ciò che fu, e ciò che poi avrebbe potuto essere, e non è stato. In questo senso, in effetti, quel complesso splendido e decadente è un emblema assolutamente rappresentativo dell’Alessandria di oggi. Un vero cambiamento, per la struttura e per l’intera città, è possibile e realizzabile?

E. G.

Categorie:In primo piano
  1. Giorgio
    21 febbraio 2013 alle 12:44

    Bella riflessione. Ne condivido i contenuti e gli auspici. Difficile dire come fare, con quali risorse e quali risultati. Di certo ci vuole un ente superiore formato da una forte componente privata e pubblica che possa intercettare risorse europee, statali, regionali e che sia in grado di redigere un progetto sostenibile e credibile.
    Forse bisogna aprire i propri orizzonti e spingersi con la mente e gli occhi al di là del Tanaro. Guardare esempi di riutilizzo di strutture militari come il Castello del Monferrato a Casale M.to dove al suo interno hanno realizzato un’enoteca del Monferrato, una biblioteca per ragazzi, un servizio giovani, internet… etc..
    Vi lascio il sito:

    http://www.comune.casale-monferrato.al.it/flex/cm/pages/ServeBLOB.php/L/IT/IDPagina/1805

    Oppure se siamo così arditi da andare oltre regione e oltre ai “campanili” (il vero male dell’Italia) ecco l’esempio del Forte di Bard in Valle d’Aosta:

    http://www.fortedibard.it

    O del Castello Sforzesco a Milano o del Castello Visconteo a Pavia:

    http://www.milanocastello.it/intro.html

    http://scuderiepavia.com/

    Spazi enormi riutilizzati, messi a reddito, vissuti dalla comunità e che creano attrattiva, turismo e rilancio economico. Certo, ci vuole un po’ d’intelligenza e di senso pratico. Non è possibile investire milioni di euro in restauri e nella struttura se poi non c’è un piano di promozione, di eventi, di marketing con una giusta e adeguata pianificazione sul futuro.
    Si rischia di avere delle cattedrali nel deserto, capaci di costare soldi e di non dare quel ritorno d’immagine che meritano. Vedi Marengo Museum o Palazzo del Monferrato dove sono stati spesi una marea di soldi e poco, anzi, pochissimo è stato investito in personale qualificato, “open mind” e capace di instaurare relazioni con importanti enti, privati e fondazioni culturali.
    Non c’è altra via per preservare al meglio un tale patrimonio, mi sembra che l’intento del FAI sia stato centrato in maniera eccellente. Complimenti a loro per l’impegno e per il forte messaggio che hanno lanciato alla città…. ORA SVEGLIAMOCI!!

  2. Giorgio
    21 febbraio 2013 alle 12:55

    Ho dimenticato Venaria Reale a Torino:

    http://www.lavenaria.it/web/

    Gli esempi di spazi enormi e riutilizzati in maniera consona sono tanti come vedete.

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