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Archive for the ‘Economia’ Category

“Chi assume un disoccupato paghi solo lo stipendio netto”

23 febbraio 2013 Commenti disabilitati

Traverso MauroLa detassazione per le imprese che assumono nuovo personale in questo clima pre elettorale la sottoscriverebbero in tanti. Ma il sindacalista alessandrino Mauro Traverso (Cisl) questo percorso lo propone da un anno: “da Berlusconi a Balduzzi, in tanti hanno in mano il mio progetto: mi risponderanno?” Buona lettura su AlessandriaNews!

E. G.

Categorie:Economia

“Le imprese più reattive supereranno la crisi: ma niente sarà come prima”

18 febbraio 2013 Commenti disabilitati

Taverna E.1“Il consumo dell’energia in forte contrazione è un termometro del pessimo stato di salute del mercato”, spiega Enrico Taverna (nella foto), direttore generale di Confapi Energy. Con cui parliamo del percorso di espansione del consorzio, ma anche dell’economia alessandrina, e delle possibili ricette con cui affrontare il futuro. Buona lettura su AlessandriaNews!

E. G.

Categorie:Economia

Martinotti: “basta emergenza, alle imprese serve programmazione!”

14 febbraio 2013 Commenti disabilitati

Martinotti  1Numero di imprese in calo costante, e il timore che la disoccupazione cresca ulteriormente. Ma anche l’exploit dell’export alessandrino, fiore all’occhiello del territorio. Il presidente della Camera di Commercio Piero Martinotti (nella foto) analizza dati e settori produttivi, e denuncia: “da troppi anni in Italia manca una seria politica economica”. Buona lettura su AlessandriaNews!

E. G.

Categorie:Economia

Istruzione globale on line: la rivoluzione silenziosa

12 febbraio 2013 1 commento

Formazione globale on lineIl nostro orticello di casa non è il mondo. Dobbiamo tenerlo ben presente, noi che viviamo in una periferia disastrata di un Paese in crisi profonda e strutturale. Evitando di credere, erroneamente, che il disastro sia planetario, e quindi magari di autoassolverci grazie al classico “mal comune, mezzo gaudio”.

Sempre più spesso infatti mi tocca ascoltare persone (che all’estero ci sono andate magari giusto al villaggio vacanza in offerta speciale) pontificare sul fatto che “sta crollando il modello occidentale”, “siamo alla fine dei tempi”, e via dicendo. Ma quando mai! La crisi (gravissima, di sistema) riguarda alcuni Paesi malconci e debosciati, come il nostro, da decenni in mano ad un mix di incompetenza, cialtronaggine, fatalismo. Quante volte di siamo cullati (e ancora la tentazione c’è, ogni tanto) con la retorica del genio italico, che consente sempre di cavarsela al meglio, e magari di fregare il prossimo, inteso come altri popoli? Ignorando bellamente che il percorso di un Paese non si costruisce o risolve con un contropiede vincente in una partita di calcio, ma necessita programmazione, investimenti, scelte strategiche di lungo periodo.

Tutto ciò, insomma, che da noi è mancato, a Roma come ad Alessandria, almeno negli ultimi vent’anni. Per cui oggi ci apprestiamo a pagare il conto, e assai salato.

Ma, appunto, se guardiamo a quel che succede nel mondo, oltre a constatare che Stati Uniti e Germania, per fare due nomi di peso, sanno investire sul futuro assai più di noi, non possiamo non constatare un altro elemento essenziale: mentre l’Italia sta disinvestendo pesantemente su istruzione e sistema formativo, altrove succede il contrario.

E c’è un concetto, da noi semisconosciuto, che pare destinato, nel giro di un quinquennio, a mutare le sorti di buona parte del pianeta. Si chiama istruzione globale on line aperta a tutti, con corsi gratuiti (i Mooc:  l’acronimo sta per Massive open online course) che già oggi pare stiano trasformando, e accelerando, le modalità di “acquisire conoscenza” di milioni di persone, giovani e residenti in tutto il pianeta. Eccone un esempio: www.coursera.org

La lingua “franca” è, come sempre, l’inglese. Anche perchè le piattaforme e le proposte formative sono frutto dell’elaborazione di numerosi atenei prestigiosi come Stanford, Columbia, Duke, Brown, MIT, Princeton, Harvard.

Ma non è detto che, con la diffusione capillare del fenomeno, non si sviluppino percorsi anche in altre lingue, magari persino italiano.  Il punto, però, è la potenzialità che questo nuovo percorso formativo sembra destinato ad avere su intere aree del pianeta, dall’Asia all’Africa, dalla Nigeria alle Filippine. Unico recquisito necessario, un’adeguata connessione Internet. Alla faccia di chi pensa che il web sia solo pettegolezzo da bar o da cortile, o sfogo di frustrazioni sui social network. La Rete è strumento rivoluzionario, dalle potenzialità enormi. Come sempre, puoi usarla molto bene, o molto male. Tutto lì.

Bene. Ma quale sarà la nuova frontiera? Cosa genererà tutto questo flusso di formazione, di know how, di sapere condiviso? “Sta a vedere che tra cinque anni si saranno ulteriormente moltiplicati i laureati sapientoni, e i lavori meglio pagati saranno sempre di più quelli manuali che nessuno vuole più fare”, commenta sorridendo un mio amico, non senza buonsenso.
Ma questa è una visione localistica, da periferia di un Paese in caduta libera, quale siamo e quale dovremmo cercare di non essere più.

La realtà è che il futuro del mondo si sta ridisegnando vorticosamente, mentre l’Italia è un Paese in mano ad anziani (in politica, in economia, nelle tante articolazioni della società) che difendono con le unghie e coi denti, comprensibilmente, un modello socio politico economico che hanno visto crescere ed affermarsi. Ma che non sarà, temo, quello di domani. Parliamo dunque pure di diritti acquisiti, e continuiamo ad essere convinti (almeno in questo blog) che è necessario difendere sempre e comunque i più deboli. Ma chiediamoci anche come, in un mondo che, tra cinque anni, non sarà quello di oggi, e tantomeno quello di dieci anni fa, come questi anziani aspiranti leader nostrani vorrebbero farci credere (magari credendoci loro per primi, naturalmente).

E. G.

Categorie:Economia

Atm: una storia esemplare?

11 febbraio 2013 1 commento

Autobus AlessandriaQuarant’anni tondi tondi, per un’azienda pubblica piena di “acciacchi”. Ma è solo colpa dei trasferimenti in ritardo, e ora dei tagli, o c’è anche dell’altro? Un piccolo viaggio nell’ultimo tratto di storia della società alessandrina di trasporto pubblico, tra presunte assunzioni “facili” e “autisti non idonei”. Su AlessandriaNews l’analisi del presidente Gian Paolo Cabella.

E. G.

Categorie:Economia

Pompe bianche: “Puntiamo sul prezzo, ma anche sull’innovazione”

8 febbraio 2013 Commenti disabilitati

Ratti 1Fra i protagonisti del territorio nel settore dei distributori di benzina fuori dal circuito dei “grandi marchi”, il gruppo Ratti di Tortona è anche titolare dell’unico impianto piemontese con miscele di bioetanolo di seconda generazione. “Eravamo semplici gestori, oggi siamo imprenditori che guardano oltre la crisi”. Buona lettura su AlessandriaNews!

E. G.

Categorie:Economia

L’economia della slot machine

7 febbraio 2013 9 commenti

Slot machineCertamente è vero che Berlusconi la fa facile, quando dice “i soldi del gettito Imu, oltre che dalla Svizzera, li prendiamo tassando il gioco d’azzardo”. Però guardate che, a prescindere dagli intenti e dalle promesse di Silvio, davvero è impressionante constatare che nel segmento scommesse, slot machine e lotterie (quelle lecite, intendiamo: ossia su cui lo Stato esercita già a piene mani la propria egemonia fiscale) corre veramente un fiume di denaro.

Se ho ben interpretato i dati che ho letto ieri sul Piccolo, ogni abitante della provincia “scommette” mediamente 1200 euro all’anno, a fronte di un reddito medio “pro capite” che sul territorio sta intorno ai 20 mila euro. Confesso, ho strabuzzato gli occhi, e chiesto conferma all’amico e collega Massimo Brusasco, perché pensavo ad una svista. Pare proprio di no, tutto confermato. Quindi, considerato che qualcuno come il sottoscritto (zero euro di investimento annuo nel comparto slot e affini) in giro ci sarà ancora, e che comunque i bambini in genere non scommettono, significa che davvero esiste una porzione significativa di cittadinanza che affida buona parte del reddito da lavoro e forse anche i risparmi alla “dea bendata”.

Francamente, però, di fronte a numeri simili a me viene in mente anche un’altra possibile spiegazione, ossia che il comparto suddetto possa anche essere (naturalmente senza generalizzare, ci mancherebbe: viva gli operatori onesti, no a criminalizzazioni) un canale per “ripulire” denaro malavitoso. Come spesso succede peraltro anche in locali della ristorazione, semivuoti da sempre, ma sempre miracolosamente aperti. Il che, cinicamente, significa comunque per lo Stato introiti certi, e a volte mi chiedo davvero cosa succederebbe se, in Italia, la malavita organizzata smettesse di reinvestire i propri proventi sul mercato regolare, tassandoli. Ma non avventuriamoci su strade pericolose.

Certamente però non possiamo ignorare che un Paese, e un territorio, in cui quasi tutte le attività imprenditoriali boccheggiano, mentre il gioco d’azzardo trionfa, qualche forma di forte malessere, sia sociale che economico e forse anche etico (concetto pur da prendere con le pinze) lo sta manifestando. Qualcuno è davvero interessato a cogliere il segnale, e ad analizzarlo?

E. G. 

Categorie:Economia
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